Scout e omosessualità, la punta dell’iceberg

La bufera che ha investito l’Agesci a qualche giorno dalla pubblicazione degli atti del seminario “Omosessualità: nodi da sciogliere nelle comunità capi” fa riflettere ancora una volta su cosa significhi definirsi cattolici, visto che l’aderenza richiesta alla dottrina della Chiesa sembra stupire i suoi stessi adepti, ignari, o forse solo troppo dediti a una più comoda religione faidaté, dei principi che sono chiamati a rispettare.

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Procreazione, abbandono, adozione: oltre il lessico della legge 40

L’episodio accaduto nei giorni scorsi al Centro di Procreazione medicalmente assistita (Pma) dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma,  in cui per un guasto dell’impianto di crioconservazione sono andari distrutti 94 embrioni, 130 ovociti e 6 campioni di liquido seminale, apre nuovamente le porte a una riflessione sulla legge 40sulla fecondazione assistita o ciò che ne rimane. Senza nulla togliere, ovviamente, a quelle coppie oggi disperate che riponevano in quegli embrioni la loro unica speranza di diventare genitori. Nessuna indagine e accertamento di responsabilità sull’accaduto ridarà loro, soprattutto alle donne, il calvario fisico e psicologico che hanno subito per aspirare a essere genitori.

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La corsa a ostacoli della contraccezione d’emergenza

Non è ancora giunta a termine la tortuosa strada di EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo. Approdata nelle farmacie italiane alla fine dello scorso novembre dopo tre anni di rimpalli tra commissioni parlamentari, Consiglio Superiore di Sanità e Aifa (Agenzia italiana del farmaco), il contraccettivo di emergenza da assumere entro 120 ore da un rapporto a rischio è ancora oggetto di veti e strali, ricatti e minacce. 

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Il suicidio assistito di Lucio Magri dello scorso novembre ha suscitato i più disparati commenti. Tra chi ha condannato e chi ha semplicemente scelto il silenzio, unica espressione di rispetto per l’altrui libertà, non sono mancati quelli che si sono permessi di sindacare sulle modalità del gesto, declassando il suo suicidio alla serie B solo perché  non avrebbe avuto il “coraggio” di buttarsi dal quinto piano,

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San Privilegio prega per noi

Chissà se si riempiranno le chiese di  gente che affida il portafoglio vuoto alla verginemaria, o se gli italiani cadranno in massa nelle perverse maglie del superenalotto e del poker online rincorrendo una più che improbabile vincita che risolva in una botta sola il problema della pensione e del lavoro, della casa e del figlio di quarant’anni che sta ancora con mammà. Questi i possibili scenari che traspaiono dietro a una manovra economica volta a colpire lavoratori già al limite del tracollo economico e non chi considera le tasse un problema solo degli altri.

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Quella della pillola dei cinque giornidopo è una storia emblematica per il nostro paese, sempre così attento, al di là di chi lo governa, a non calpestare la sensibilità di quei pochi che vorrebbero convertire in legge l’oscurantismo della loro religione. Partiamo dall’inizio. È il maggio 2009 quando l’Emea, l’agenzia europea del  farmaco, autorizza la commercializzazione di EllaOne (ulipristal acetato), un contraccettivo d’emergenza che ritarda o inibisce l’ovulazione se assunto entro 120 ore da un rapporto a rischio. Nel gennaio 2010 la casa produttrice fa richiesta all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per ottenere i relativi permessi su suolo italiano, ma il ministro della Salute Ferruccio Fazio interrompe l’iter per chiedere che il Consiglio superiore di sanità chiarisca se Ellaone è davvero un farmaco contraccettivo o non, piuttosto, abortivo.

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Sconfitti, tutti

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Sulla manifestazione di sabato scorso a Roma è stato già scritto tutto e forse anche troppo. A parte la stima dei danni a persone e cose che sarà più precisa nelle prossime ore e l’incremento della lista degli arrestati grazie alle registrazioni video che nessuno si è degnato di vedere quando potevano essere davvero utili, cosa altro aggiungere ai fatti e alle analisi di ogni colore e fazione che abbiamo letto e sentito in questi giorni su tutti i media? Nulla, se non che da questo sabato “indignato”  usciamo tutti perdenti. Ne escono perdenti i manifestanti, ai quali un pugno di teppisti ha tolto la voce, quella voce di pacifica protesta alla quale non è stato dedicato un solo titolo di giornale. Ne escono perdenti i romani, che hanno subito la devastazione […]

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