L’aborto è la prima causa di femminicidio? Decisamente no

A pochi giorni dalla Marcia per la vita promossa a Roma dai movimenti pro-life, a una settimana dal 40esimo anniversario dell’introduzione in Italia della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza e dal referendum irlandese sull’aborto, la nostra capitale è stata tappezzata di manifesti propagandistici dell’associazione spagnola Citizen Go. Così sulla via Salaria, per esempio, troneggia ora un enorme cartellone con la scritta, lapidaria, che “l’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo”. Con tanto di hashtag #stopabortocome invito alla condivisione sui social. A stupire non è tanto la presenza di una campagna anti-aborto, peraltro in linea con altre battaglie della stessa associazione come quelle relative ai casi Charlie Gard e Alfie Evans, quanto la brutalità con cui sono stati accostati due temi caldi e non direttamente collegati quali le interruzioni di gravidanza e la violenza sulle donne. La stessa Citizen Go, dalla propria pagina Facebook, è parsa voler mettere le mani avanti descrivendo lo slogan come “forte” e “provocatorio”, […]

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La legge contro chi racconta le balle fa arrabbiare chi racconta le balle

Il parlamento francese ha varato una legge che impedirà ai siti internet di fare disinformazione contro l’aborto. Pena: fino a due ani di reclusione per i responsabili legali del sito e trentamila euro di multa. Cosa si intende per disinformazione? In pratica, come annunciava lastampa.it il 29 Novembre scorso: la legge riguarda quei siti internet che «inducono deliberatamente in errore, intimidendo o esercitando pressioni psicologiche o morali» con l’obiettivo di dissuadere il ricorso all’aborto. Quindi non c’è niente di cui meravigliarsi perché in Francia c’è già il reato di “ostacolo all’interruzione volontaria di gravidanza”, cosa che in un paese come il nostro in cui i medici obiettori di coscienza verso l’aborto sfiorano il 65% può sembrare assurdo. In realtà è assurdo, in uno Stato che ha la pretesa di essere laico, ostacolare […]

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L'incoerenza del grande comunicatore

Papa Francesco I verrà ricordato come un abilissimo comunicatore, questa è cosa pressoché certa. Più difficile invece che qualcuno si ricordi l’incoerenza e la schizofrenia dei suoi messaggi. È di nuovo il turno dei giornali pseudo-progressisti ad esaltarlo, suo grande merito avere, dicono, ridimensionato il peccato di abortire. In sostanza l’aborto resta “male assoluto” per il Papa ma da oggi in poi l’assoluzione può darla qualunque sacerdote, non serve andare dal vescovo. L’ufficio stampa vaticano conferma che presto sarà cambiato il codice canonico per dar seguito alla disposizione papale. Dovremmo essere contenti? Probabilmente si, se fossimo in uno stato effettivamente laico. Nel senso che, premesso che noi cattolici non siamo e nessuno ci deve perdonare perché il nostro riferimento è la costituzione e la legge non i dogmi religiosi, non ci può […]

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Con la benedizione del nuovo papa, i pro-life sono tornati ad alzare la voce. La nuova edizione della Marcia per la vita, andata in scena domenica 12 maggio nella capitale, ha visto sfilare noti volti politici (Alemanno, Roccella, Giovanardi, Gasparri, Meloni, Sacconi, Binetti) accanto ad altrettanto note associazioni cattoliche e fasciste (Opus Dei, Forza Nuova, Militia Christi, Movimento per la vita, Legionari di Cristo).

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A. la verità, vi prego, sull'aborto

Dell’aborto si sa, è meglio non parlare. Anche nei paesi dove è legale come il nostro la parola aborto è sufficiente a far calare il gelo e il silenzio su qualunque discussione. I laici che parlano del tema sono in genere sempre sulla difensiva, per aver una minima voce in capitolo devono prima ammettere che si sta parlando di una cosa “brutta” della quale si spera non doverne mai fare ricorso.

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Nell’autunno dello scorso anno avevamo segnalato la paradossale situazione delle aziende sanitarie locali di Jesi e Fano, dove non era più possibile garantire l’interruzione volontaria di gravidanza (ivg) perché tutti i ginecologi in servizio sono obiettori di coscienza.

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Il buon medico non obietta

La sala rossa di Palazzo Gazzoli era gremita di gente; persone di tutte le età con una grande affluenza, e questa è una novità, di giovani. Un segno che questi temi non sono solo appannaggio di uno sparuto gruppo di veterofemministe o di attivisti nostalgici della laicità, ma stanno raggiungendo le nuove generazioni…

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Savita Halappanavar, una trentunenne indiana residente in Irlanda, è morta di setticemia alla diciassettesima settimana di gravidanza. A seguito di complicazioni si era rivolta il 21 ottobre all’ospedale universitario di Galway dove le avevano diagnosticato un aborto spontaneo.

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