La scienza democratica e la libertà di espressione

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Circola in questi giorni una raccolta firme per far revocare la radiazione dall’ordine dei medici di un noto antivaccinista.

Gli argomenti dei promotori sono l’appello alla libertà di opinione e di espressione, salvaguardate dal nostro ordinamento costituzionale e giuridico.

Quello che costoro non capiscono è che nella libertà di espressione non rientra la libertà di diffondere, più o meno in buona fede, notizie false che mettono a rischio la salute dei bambini e della società.

Il fatto che ognuno di noi possa avere la sua idea personale (e sottolineiamo personale) sull’efficacia e sulla pericolosità dei vaccini non comporta che lo Stato possa giustificare una pericolosa campagna di disinformazione che riporti la società indietro di decenni.

Sul fatto che i vaccini siano un validissimo mezzo di difesa contro i virus e che la loro diffusione abbia quasi azzerato la mortalità infantile lo abbiamo già detto qui facendo parlare semplicemente i dati Istat.

Ora volete continuare a credere che i vaccini non siano utili e anzi siano pericolosi. Siete liberi di farlo, ma non siete liberi di seminare il panico sui social network o di istigare le altre persone a scelte pericolose.

Proprio perché siamo in democrazia la nostra libertà di espressione ha dei limiti, come del resto tante altre cose nei nostri comportamenti.

Facciamo degli esempi concreti.

Se un medico si convince che la cirrosi epatica va curata somministrando al paziente un litro di whisky a pranzo e un litro di whisky a cena, non sta esercitando il suo diritto alla libertà di espressione, sta uccidendo delle persone.

Se uno psicoterapeuta o psichiatra si convince che la pedofilia è una forma accettabile di sessualità e consiglia ai suoi pazienti che ne sono affetti di dar libero sfogo ai loro istinti, non sta esercitando la sua libertà di espressione, sta condannando a sofferenze tremende dei bambini.

Parimenti se un medico sconsiglia di sottoporre i bambini alle vaccinazioni obbligatorie non sta esercitando la sua libertà di espressione, sta condannando a morte all’incirca mille bambini ogni anno (dati Istat 1981, mortalità per malattie infettive).

Roberto Burioni, virologo di cui abbiamo condiviso gli articoli e i contributi, una volta si è lasciato sfuggire che secondo lui la scienza non è democratica. Su questo, pur capendo ciò che voleva dire, non siamo d’accordo.

La scienza è democraticissima, lo dimostrano tutte le volte che le teorie scientifiche da minoranze eretiche sono divenute quelle comunemente accettate. Einstein, Darwin, Maxwell, Plank, Tesla etc.

Il problema è che, come ogni democrazia ha una Costituzione che ne definisce i limiti e le “regole del gioco”, la scienza ha le sue regole date dal metodo scientifico. Chi si pone al di fuori di questo e non accetta di fornire i dati e le fonti di questi, di porre a revisione, verifica e ripetizione i suoi esperimenti, cita dati e studi inesistenti, ritirati, confutati o quant’altro; semplicemente non sta facendo scienza. Sta ingannando la gente per un tornaconto personale che può essere di varia natura, economica e non.

Per favore, usate la vostra intelligenza e imparate le regole del gioco prima di pretendere di avere il diritto di diffondere come ripetitori notizie false che mettono in pericolo la vita delle persone.

Alessandro Chiometti

20 Maggio 2017   |   articoli, filosofia e scienza   |   Tags: , , ,