Un pamphlet non è una ricerca storica e chi intendesse valutarlo con i criteri di un saggio storiografico commetterebbe un’ingiustizia, oltre che un errore. Semplicemente, userebbe un’unità di misura che non gli si adatta, come pesare la frutta con il centimetro.Il pamphlet é uno strumento polemico e satirico, quello che gli si deve chiedere –  e su cui va valutato – é, piuttosto, l’acutezza e la vivacità, la capacità di colpire il segno.Insomma, appartiene al campo dell’azione, non della contemplazione: quel che conta è che sia una lama affilata, agitata con la debita scaltrezza, non che sia vero.È questo metro che si deve applicare per giudicare “Donna, dicono di te …”, la raccolta curata da Eraldo Giulianelli, coordinatore del Circolo UAAR di Terni, attualmente in distribuzione.L’agile testo ha le caratteristiche per poter […]

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La democrazia rappresentativa si fonda su due ordini di presunzioni.La prima è che le maggioranze che si formano in seno alle assemblee elettive rappresentino la volontà dell’assemblea in quanto tale.Più che di una presunzione si tratta di una finzione: gli organi collegiali, qual è il consiglio comunale, non hanno volontà propria, quindi se ne costruisce una artificialmente applicando il principio maggioritario.L’altra presunzione, più impegnativa, è che la volontà dell’assemblea rappresenti l’opinione pubblica, almeno quella prevalente.Il consiglio comunale di Terni è un’assemblea democraticamente eletta.Fino a prova contraria, quindi, dobbiamo presumere che il voto del consiglio comunale di lunedì, che ha respinto la proposta d’iniziativa popolare promossa da radicali, Civiltà laica ed UAAR, volta ad istituire il registro comunale dei testamenti biologici anche a Terni, rappresenti l’opinione pubblica prevalente, il “comune sentire della città”, […]

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È uscito a gennaio per i tipi de il Mulino, nella collana Voci, “Cattolicesimo romano e forma politica”, un breve testo pubblicato da Carl Schmitt nel 1923, di cui consigliamo la lettura a chi voglia apprezzare la ricchezza di articolazioni e sfumature del pensiero pubblicistico e politologico dell’autore tedesco. Schmitt individua la grande forza della Chiesa cattolica in un suo peculiare carattere formale, che consente a questo mirabile coacervo di complexiones oppositorum di essere estremamente razionale e, ad un tempo, del tutto calato nella realtà materiale ed umana. Questo deriva dalla “rigorosa applicazione del principio di rappresentazione”: il fatto che “rappresenta Cristo stesso in forma personale, il Dio che si è fatto uomo nella realtà storica” le attribuisce un’inusitata capacità creatrice razionale, la capacità di forma in massimo grado. In tal modo, […]

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A Leo Solari

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Il 6 luglio scorso si è spento Leo Solari, uno dei padri fondatori del liberalsocialismo, lo stupendo ircocervo italiano. Non intendo scrivere un coccodrillo, che sarebbe tardivo e inutile, ma credo che un suo piccolo ricordo debba apparire su questo blog, se non altro per la battaglia che ha combattuto, da militante e da medico, per la legalizzazione dell’eutanasia. Proprio per questo, vi invito a rileggere al seguente link una sua intervista sull’eutanasia e il testamento biologico, che rilasciò nel 2002: http://www.radicalparty.org/it/content/intervista-leo-solari Ciao Leo!

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Di recente, Tempusvitae, rubrica clericale ospitata dal sito Terninrete, ha rilanciato uno specchietto tratto da Avvenire, che attacca l’istituzione di registri comunali dei testamenti biologici sostanzialmente con questo argomento: il comune non è competente in materia, che é riservata al legislatore nazionale, per cui i registri comunali sono inutili giuridicamente e rappresentano solo un manifesto ideologico. La tesi é eticamente discutibile e giuridicamente opinabile. Affrontiamo innanzitutto il secondo aspetto, l’altro emergerà da sé. L’articolo afferma l’incompetenza assoluta dei comuni in materia, che sarebbe coperta addirittura da una riserva di legge. Il giornalista si guarda bene dallo specificare quale norma della Costituzione riserverebbe la disciplina della questione al legislatore nazionale, probabilmente perché altrimenti correrebbe il rischio di aprire un dibattito ed un confronto sulla questione, cosa che non vuole. Meglio tirare un po’ […]

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La giornalista Irene Zerbini, italiana emigrata in Canada ci ha raccontato oggi pomeriggio, al convegno “Globalizzazione linguistica”, tenuto a Roma in via Poli 19 e promosso dall’Esperanto Radicala Asocio, come funziona il multiculturalismo canadese. Le politiche canadesi mirano alla massima integrazione possibile dei nuovi immigrati e cercano di valorizzare le differenze culturali, non impongono la rinuncia alla propria identità “etnica” come prerequisito per divenire parte della comunità canadese. A livello linguistico – di questo si parlava al convegno – l’approccio si traduce in massicci investimenti pubblici per garantire, ad esempio, l’insegnamento di oltre cento lingue o l’esistenza di radio finanziate con denari pubblici che trasmettono programmi in tutte le lingue presenti in Canada. La politica d’integrazione sembrerebbe funzionare, visto che non emerge una criminalità alimentata dall’emarginazione etnica e già dalla prima generazione […]

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Le parole davvero importanti non hanno mai un senso univoco, non possono averlo, perché il significato di una parola è dato dal concetto che rappresenta e quindi porta dentro di sé tutta la storia dei contrasti – ideologici, politici, filosofici, etici – che danno sostanza al concetto medesimo. Se a tale ambiguità inevitabile si somma la polisemia di molte parole, sicché spesso una sola rappresenta più concetti, si capirà perché molte discussioni non riescono mai a raggiungere la sostanza dei problemi, arenandosi a questioni nominalistiche. Ci pare che le parole del titolo diano un buon esempio di questa situazione. Quante volte sentiamo contrapporre la “sana laicità” al deteriore “laicismo”? E quante tacciare di mala fede coloro che si dichiarano “laici ma non laicisti”?   Questione puramente nominalistica, direte voi e in effetti […]

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dal sito repubblica.it Dalla mafia devota, ai rapporti con i terroristi, ai costi del Vaticano Quattro libri passano al setaccio gli aspetti più controversi della Chiesa Costi, omertà e pedofilia. L’altro lato della tonaca di MATTEO TONELLI   ROMA – Si parla di Chiesa. Quella che passò attraverso gli anni di piombo. Quella del sequestro Moro e della dissociazione. La Chiesa e Cosa Nostra, la mafia devota e la religione "capovolta". Ed ancora Chiesa e pedofilia, una delle pagine più nere della storia. E i conti in tasca al Vaticano per capire quanto ci costa la Santa Sede.   I costi della Chiesa. Da una serie di articoli a firma di Curzio Maltese su Repubblica, nasce La Questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani (Feltrinelli, 14 euro). Qualche cifra per capire. Un […]

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