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	<title>Posta e Risposta Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Placebit 2 (Albani &#8211; Chiometti)</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/placebit-2-albani-chiometti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 13:57:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[posta e risposta]]></category>
		<category><![CDATA[Posta e Risposta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Prima parte) Egregio dottor Chiometti, il signor Roberto mi ha messo al corrente del recente scambio epistolare che è intercorso tra di voi a proposito dell&#39;Omeopatia. Non&#160; è mia intenzione intromettermi sgarbatamente nella vostra discussione ma semplicemente fornire alcuni elementi utili alla riflessione e alla stessa discussione. Essi, come tutte le cose, potranno essere accettati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/placebit-2-albani-chiometti/">Placebit 2 (Albani &#8211; Chiometti)</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(<a href="index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=897&#038;Itemid=114" target="_blank">Prima parte</a>)</p>
<p>Egregio dottor Chiometti,</p>
<p>il signor Roberto mi ha messo al corrente del recente scambio epistolare che è intercorso tra di voi a proposito dell&#39;Omeopatia.</p>
<p>Non&#160; è mia intenzione intromettermi sgarbatamente nella vostra<br />
discussione ma semplicemente fornire alcuni elementi utili alla<br />
riflessione e alla stessa discussione. Essi, come tutte le cose,<br />
potranno essere accettati o rifiutati in base alle convinzioni<br />
personali. Entrarne a conoscenza, tuttavia, potrà sicuramente<br />
contribuire alla completezza del dialogo.</p>
<p><span id="more-862"></span><br />E&#39; necessario, però, che io mi presenti: sono Giorgio Albani e sono un medico omeopatico.</p>
<p>Nella mail del signor Roberto sono stato presentato attraverso una serie di aggettivi elogiativi e&#160; che, sinceramente, per come sono fatto, m&#39;imbarazzano un po&#39;. Sono persona semplice ed abituata al dialogo. Devo chiarire che non sono uno psichiatra ma semplicemente un medico impegnato dal primo giorno di laurea (e anche un po&#39; da prima) nel recupero della tossicodipendenza e delle malattie psichiatriche. Pertanto, ad oggi, sulle mie spalle ci sono 15 anni di psichiatria pesante.</p>
<p>L&#39;incontro con l&#39;omeopatia, per me , è avvenuto attraverso la scomodissima porta dei pazienti. Ero letteralmente devastato da una psoriasi gravissima che aveva alterato non solo la mia pelle ma il mio rapporto con la vita. Sottoposto a visite e cure dai migliori specialisti non solo italiani ma anche europei, mi stavo totalmente intossicando con la farmacologia classica senza vedere il benché minimo risultato. Eppure, entrando in quei magnifici studi ove ogni luminare mi riceveva come un re seduto sul suo trono, avrei francamente dovuto risentire di un effetto placebo particolarmente accentuato (lei ha ragione quando parla di questo effetto e della sua portata: esso vale per ogni pratica terapeutica). Eppure la mia malattia se ne stava li, senza muoversi di un millimetro. Poi successe che, per caso, un caro amico mi portò (letteralmente prendendomi per le orecchie) da un omeopata. La mia formazione universitaria, estremamente ortodossa e rigorosa, m&#39;impediva di vedere in quella negli omeopati qualcosa di diverso dalla fattucchiera di turno. L&#39;omeopatia, poi, mi dava l&#39;idea di una pratica esoterica strana, condotta da persone senza scrupoli e ben poco affidabili. Entrando in quello studiolo di due metri per due e guardando il povero arredo, la mia prima idea fu di fare un balzo indietro. Ben poco poteva offrire alla mia immaginazione quella presentazione scarna, se pur decorosa e, tantomeno, ben poco poteva influenzare la mia propensione all&#39;effetto placebo. Entrai più per rispetto del mio fraterno amico che per altri motivi. Feci una cura controvoglia, forse neppure troppo rigorosa. Eppure, con mia profonda meraviglia, in circa due mesi, per la prima volta nella mia vita di malato dopo almeno venta&#39;anni, le brutte croste della mia malattia si ritirarono come si ritira la marea (non prima di una settimana di infernale aggravamento come capita in omeopatia) e la mia vita tornò a sorridere.</p>
<p>Quell&#39;esperienza pulì la mia pelle e cambiò profondamente la mia mente, aprendomi alla comprensione che non tutto quello sembra scontato lo è fino in fondo.</p>
<p>Vede gentile amico, io e lei, che le piaccia o meno, condividiamo alcuni elementi caratteriali. Entrambi siamo appassionati per la nostra idea ed entrambi desideriamo difenderla e divulgarla, pur da opposte convinzioni. Entrambi, probabilmente, abbiamo trascorso il nostro momento di sofferenza. Non creda che lo scegliere di essere anche omeopata (dico anche perché il medico omeopata non è uno che dimentica la medicina classica o che non la usa nei casi in cui si rivela necessaria) sia una scelta comoda. Essa porta ad un cammino di sacrifici ed isolamento. Se arriva qualche soldino dall&#39;attività professionale, arriva tardi, e non è mai tale da far diventare ricchi (ci sono certamente anche delle eccezioni). Mentre il disagio della scelta di diversità è comunque presente. Non sono lontanissimi i tempi in cui mi sedevo al tavolo di un bar o di un ristorante, nella mia piccola città, e non ero servito o lo ero per ultimo. Non sono lontani gli anni in cui i miei colleghi mi prendevano per pazzo e, comunque, facevano del tutto per rendermi ridicolo. Oggi ho il piacere di dire che, dopo tanto lavoro serio e forse ben fatto, molti di loro e le loro famiglie si rivolgono a me come pazienti.</p>
<p>Ma non voglio tediarla ulteriormente.</p>
<p>Vorrà scusare la mia lunga lettera ma sa, l&#39;omeopatia esiste da oltre 250 anni e non si può liquidare con poche frasi. Inorridiamo quando qualche politico cerca di liquidare il complesso periodo storico della resistenza (comunque la si voglia pensare) con 4 battute e, in fondo, è durata pochi anni.</p>
<p>Quando a Carlo Alberto fu chiesto di emanare un editto che abolisse l&#39;omeopatia lui, intelligentemente, si rifiutò dicendo: &quot;se l&#39;omeopatia è priva di valore, cadrà da sola in poco tempo, se, invece, mostrerà valore vivrà vita lunghissima, tale da non poter essere interrotta comunque da alcun editto&quot;.</p>
<p>Condivido con lei che l&#39;omeopatia trova una certa difficoltà a mostrare verifiche di laboratorio, Purtroppo le cure omeopatiche non possono essere standardizzate. Venti cefalee uguali possono richiedere, considerate le diverse costituzioni umane, venti farmaci diversi e questo, come ben sa, il laboratorio non lo concepisce. Le stesse prove di laboratorio, studiate in funzione di una logica pur comprensibilmente ritagliata sulla medicina classica, mal si adattano allo studio di efficacia sui rimedi omeopatici.&#160; Veda: è un po&#39; come se stabilissimo come unica misura per dar valore alle persone il loro censo, o i loro studi. Artisti come Ligabue, Van Gog e altri uomini che molto hanno dato all&#39;umanità sarebbero completamente tagliati fuori dagli indici di merito riferiti solo alle due categorie accennate. Si, d&#39;accordo, lei mi dirà, tuttavia un metro valutativo per capire se una cosa è buona oppure no lo dobbiamo pure trovare. Altrimenti si può attribuire valore a tutto.</p>
<p>A ben vedere, carissimo dottore, anche il laboratorio ha creato i suoi bei mostri: a modo suo, per il laboratorio, la Talidomide era un farmaco perfetto e innocuo. Ciò non gli ha impedito, nella clinica vera, di produrre generazione di focomelici. A modo suo il Cronassial era un farmaco eccellente ed innocuo. In Italia c&#39;è voluto un comico e non un ricercatore (Beppe Grillo) per farci accorgere che, laboratorio a parte, nella clinica poteva uccidere le persone. E potrei andare molto avanti intrattenendola per una lunga serata.</p>
<p>Se l&#39;omeopatia ha qualche difficoltà ad essere valutata in laboratorio ( e non sempre quando le esperienze sono condotte secondo una logica propria alla materia) nella clinica, ambito vero ove va condotta la ricerca avanzata, l&#39;omeopatia ha raccolto innumerevoli prove di efficacia. Il problema è che si da per scontato che esse non esistano perché nessuno mai, come dovrebbe essere in una logica di corretto confronto delle idee, le ha pubblicate e divulgate. Ne sono disponibili tantissime, in buona parte registrate e validate, spesso anche da istituti di stato. Non so se lei lo sa ma in passato la stessa rivista Lancet pubblicò diversi articoli che mostravano, in specifici campi, l&#39;efficacia di diverse cure&#160; a base di medicinali omeopatici.</p>
<p>L&#39;ultimo articolo di Lancet, che vorrebbe condannare l&#39;omeopatia, è stato giudicato di qualità non elevata anche da non omeopati. Rispetto al discorso che lei fa sui supposti complotti invocati dagli omeopati nei loro confronti dall&#39;industria tradizionale del farmaco penso che, al solito, la verità stia in mezzo. Da una parte chi si sente isolato e attaccato, percependo l&#39;attacco ingiusto, è portato ad evocare la teoria del complotto. Dall&#39;altra gli interessi che circolano intorno all&#39;industria del farmaco classico sono altissimi (pensi che il bilancio di vendita del solo acido acetilsalicilico supera abbondantemente e di diverse volte il bilancio di tutta l&#39;omeopatia mondiale) è più di una volta hanno creato cortocircuiti in cui l&#39;interesse del paziente era l&#39;ultimo ad essere valutato. Anche qui potrei intrattenerla una lunga serata con esempi vari. Le dico anche che non è ipotizzabile, per vari motivi (e non tutti di carattere tecnico), un ricondizionamento delle industrie farmaceutiche classiche alla produzione di farmaci omeopatici e pertanto questo mercato (perdoni questo brutto termine) è oggettivamente concorrenziale per esse.</p>
<p>C&#39;è anche da dire, sempre a proposito di Lancet, che l&#39;ultimo articolo non è stato il frutto di una vera e propria ricerca clinica ma si è trattato di una metanalisi. Nessun ricercatore in camice, ma esperti informatici che hanno elaborato, per stabilirne la significatività statistica, esperienze in ambito omeopatico già effettuate. Il problema è che la scelta delle prove sperimentali ammesse alla metanalisi ha mostrato un metodo piuttosto inadeguato. Un po&#39; come se, al cinema, vedessimo tre uomini calvi seduti sulla stessa fila di cinque poltrone e concludessimo che tutta la popolazione mondiale è costituita da calvi.</p>
<p>Leggendo ,poi, in originale i risultati scritti dai ricercatori che avevano effettuato le varie prove sperimentali si osservano conclusioni diverse, nessuna delle quali è sfavorevole alla prova di efficace del trattamento omeopatico. Anche questo, condividerà, appare strano.</p>
<p>Un&#39;ultima cosa: lo studio di metanalisi è stato condotto, per quel che ne so, in Svizzera (in genere non sono molti gli studi che giungono da li), in un&#39;area che, se la delimitiamo con un goniometro portato ad un raggio di 50 chilometri, ospita la maggior parte delle sedi delle multinazionali del farmaco classico. Sono convinto che si tratti solo di una coincidenza, pur suggestiva.</p>
<p>Bene, concludo la mia lunga lettera (mi perdoni ma la passione può fare questo, come ben sa), fornendole degli allegati che potranno essere utili al suo dibattito.</p>
<p>Essi annoverano il testo di un mio intervento effettuato presso l&#39;Ordine dei Medici&#160; e degli Odontoiatri di Terni ove, nel contesto di un corso di conoscenza ed aggiornamento riguardante le medicine non convenzionali organizzato dallo stesso Ordine, ho avuto l&#39;incarico di parlare della mia materia e di esporre alcune delle numerosissime prove cliniche documentate sull&#39;efficacia dell&#39;omeopatia.</p>
<p>Le farò una confidenza: all&#39;inizio della serata molti colleghi mostravano di essere pronti alla battaglia. Dopo un&#39;esposizione serena, seria e articolata, per molti di loro l&#39;atteggiamento di evidente iniziale ostilità si è trasformato in curiosità ed oggi, con diverse di queste persone, è in atto una discreta collaborazione con reciproco beneficio.</p>
<p>Due ultime cose vorrei aggiungere.</p>
<p>Lei ha parlato del caso di Wanna Marchi e non vorrei che ci fossero equivoci. Nessun serio omeopata è persona che sfrutta la credulità popolare. Questo non esclude che qualche caso di disonestà non possa verificarsi. Ma si verifica anche tra esimi professori di medicina classica. L&#39;omeopatia vera richiede, quando ben fatta, un periodo di preparazione così prolungato che supera abbondantemente, per tempi e per spese, il sacrificio già fatto per la laurea in medicina. Le garantisco che molti durante questo percorso si scoraggiano e mollano. Consideri anche che l&#39;omeopata vero è sempre un medico, laureato e abilitato e, spesso, dotato di una o più specializzazioni. Purtroppo capita anche in questa materia che alcuni s&#39;inventino omeopati non avendo nulla a che fare con la medicina. Come capita che alcuni odontotecnici facciano, abusivamente, gli odontoiatri. E&#39; materia di questo mondo.</p>
<p>Per quanto riguarda il caso di Piero Angela. E&#39; un divulgatore che ho amato perché è stato al mio fianco, pur dalla televisione, in ogni passaggio della mia vita. Dal liceo all&#39; università. Non l&#39;ho capito quando ha fatto la trasmissione sull&#39;omeopatia. Un po&#39; perché, da omeopata, mi sono reso conto che non aveva adeguatamente approfondito l&#39;argomento. La prova base di quella trasmissione fu quella di diluire un antibiotico per dimostrare che a deconcentrazioni infinitesime non uccideva più i batteri. Ma, secondo il principio omeopatico dell&#39;inversione dell&#39;effetto, se una sostanza a dosi tossiche uccide una colonia batteria, a dosi infinitesime dovrebbe addirittura &#8230;Favorirne la crescita!. Veda bene che la materia non era stata né capita, ne studiata, né approfondita. Inoltre in quella famosa trasmissione, lo dico da cittadino più che da omeopata, è mancato il contraddittorio: non c&#39;era alcun ospite che esponesse un parere diverso. Un po&#39; come se costruissimo un presunto dibattito che ospiti solo Berlusconi (si dice lui ma può essere anche un altro). Che dibattito può essere?Lei, abituato al confronto delle idee, mi capirà.</p>
<p>Tuttavia, lo dico sinceramente, non ho gradito e non ho condiviso che sia stato portato in tribunale. Il confronto delle idee non avviene e non può avvenire in quel luogo. Sul piano ideale non aveva commesso certo alcun reato. Sul piano della correttezza editoriale e divulgativa, invece, il discorso cambia..</p>
<p>Mi consenta di raccontarle un ultimo aneddoto. Essendo Hanneman ancora vivente (lo scopritore del principio omeopatico), un importante ordine dei medici tedesco (credo quello potentissimo di Lipsia) incaricò un illustre professore universitario, il dott. Costantine Hering, noto per la sua acerrima contrarietà all&#39;omeopatia, di ricercare le prove per screditare in modo chiaro e definitivo questa materia. Egli si mise subito al lavoro, come un mastino, e lavorò per diversi mesi sugli scritti di Hanneman, incontrando zelantemente i pazienti e raccogliendo testimonianze. La storia ci narra che, pur intransigente, fosse un uomo intellettualmente onesto. La sua conclusione, inaspettata, tale da farlo radiare dall&#39;ordine, fu che l&#39;omeopatia non solo mostrava efficacia ma superava abbondantemente in termini di risultati quello che poteva offrire la medicina ufficiale dell&#39;epoca. Costantine Hering, ormai perseguitato in patria, fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti e divenne uno dei più grandi omeopati, dando vita alla scuola omeopatica americana.</p>
<p>Samuel Hanneman, scopritore dell&#39;omeopatia, non fu solo un grande scienziato, ma anche, per quanto credo lei possa probabilmente poco condividere quanto da me affermato, un grande rivoluzionario ed un illuminista. In un periodo in cui la medicina era costituita esclusivamente da purghe, veleni e salassi che, più che guarire, uccidevano, lui ebbe il coraggio, rinomato, ricco e in piena carriera, di chiudere il suo ambulatorio dicendo ai propri pazienti che con quei mezzi, più che curarli li prendeva in giro. Dopo anni di studio, caduto in una condizione di indigenza economica, scoprì una medicina fatta di dosaggi rigorosi e di prove sui pazienti che chiamò provings (testare un farmaco su un gruppo di persone). I provings furono il primo esempio a noi noto di una medicina moderna e sperimentale in un&#39;epoca in cui regnavano, come dice Molier riveduto e corretto dal grande Alberto Sordi nel malato immaginario, soprattutto i dottori purgoni.&#160; &#160;</p>
<p>Detto questo, mi sento di ringraziarla, in ogni caso, per il suo interessamento all&#39;argomento dell&#39;omeopatia, pur affrontato da una posizione diversa dalla mia e la saluto cordialmente.</p>
<p>Giorgio Albani</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Egregio Dottor Albani,</p>
<p>mi scuso se non ho risposto subito, purtroppo è un periodo in cui sono molto impegnato.</p>
<p>Come già spiegato al sig. Roberto Massari non sono ancora dottore. Dell&#39;omeopatia ho seguito i corsi tenuti da un omeopata organizzati dalla mia facoltà alcuni anni addietro. Ma questo poca conta perché per spiegare l&#39;effetto placebo o riportare i dati di una pubblicazione non occorre nessuna laurea, l&#39;importante è non raccontare &quot;balle&quot; e questo mi sembra che lei me lo riconosca nella sua cordiale lettera.</p>
<p>Riprendo la conclusione del mio articolo originario per chiarire ancora una volta la mia posizione; ognuno si curi con ciò che ritiene più opportuno ma nessuno provi ad ostacolare la corretta divulgazione scientifica.</p>
<p>Il fraintendimento mi sembra proprio che nasce dall&#39;interpretazione dei dati pubblicati dal Lancet, la metanalisi da loro condotta dimostra proprio che anche i rari studi che danno un pallido &quot;positivo&quot; alla prova del doppio cieco non reggono quando sono confrontati e studiati con più attenzione. Del resto il giudizio è chiaro, come da lei correttamente riportato: &quot;Sulle sperimentazioni in omeopatia esistono cinque importanti meta-analisi. Hanno tutte un unico risultato: escludendo le sperimentazioni inadeguate dal punto di vista metodologico e considerando il bias di pubblicazione, l&#39;omeopatia non ha prodotto alcun beneficio significativamente superiore al placebo&quot;</p>
<p>Questo non vuol dire che invece esaminati singolarmente possono dar luogo a falsi positivi. Come erano ritenuti prima del confronto più attento svolto dal lancet.</p>
<p>Tutto qui.&#160; Del resto come spiego nel mio articolo, l&#39;effetto placebo da risposte molte diverse (da un &quot;misero&quot; 20% fino a punte del 60-70%) , quindi capita continuamente anche con i farmaci normali che alcune cure, studiate nel caso singolo diano &quot;falsi positivi&quot; che poi si dimostrano essere infondati con la ripetizione dei controlli.</p>
<p>In questo caso non si è trattato di &quot;ripetere&quot; l&#39;esame ma semplicemente di esaminarli nella complessità. E questo porta alle conclusioni citate.</p>
<p>Ma del resto stando anche ai dati che lei mi presenta, mi dice &quot;l&#39;omeopatia esiste da 250 anni&quot;, vero. Poi però mi porta solo 12 &quot;prove&quot; di effetti positivi di cui per giunta, a quanto si evince da quello da lei scritto, solo 2 pubblicati da riviste mediche. Mi sembra un po&#39; pochino per una branca della medicina che esiste da 250 anni.</p>
<p>Non voglio poi entrare nel merito dei complotti delle case farmaceutiche, perché l&#39;ultima cosa che voglio è passare per un difensore di queste. Dico semplicemente, non sarebbe da Bayern (un nome a caso) farsi sfuggire un intero settore di guadagno per una posizione ideologica. Ma figuriamoci! Anzi, ipotesi speculativa, non escluderei che già ci guadagnino operando sotto falso nome con il classico metodo delle scatole cinesi.</p>
<p>Quindi tornando a noi, lei mi ammette la difficoltà dell&#39;omeopatia a dare evidenze di laboratorio, quindi siamo al dilemma da me proposto nel mio articolo. La mia acqua di rubinetto curerebbe ALMENO il 30% dei pazienti che presentano &quot;mal di stomaco&quot;, è giusto o no che io la imbottigli e la venda a 10 euro/50cc&#160; sostenendo che l&#39;ho sottoposta a fantomatica &quot;attivazione&quot; che la scienza attuale non è in grado di spiegare?</p>
<p>Io non so dare una risposta definitiva, lascio aperta la riflessione. Quello che dico è che non si può pretendere in alcun modo di far entrare cure di efficacia non dimostrata nel prontuario mutuabile.</p>
<p>Concludo ricordando ciò che ho già ricordato a Massari, è una provocazione ma aiuta a chiarire la mia posizione. L&#39;omeopatia da alcuni anni è entrata a far parte del premio James Randi. Ovvero chi sarà in grado di individuare (non una volta sola ovviamente, ma dimostrando che non è un caso) un medicinale omeopatico fra altri 9 contenenti solo acqua distillata vince UN MILIONE DI DOLLARI. E&#39; possibile utilizzare qualunque mezzo, analitico, clinico e diagnostico.</p>
<p>Se i successi veri, e non dovuti al placebo, sono cosi numerosi non dovrebbe essere difficile aggiudicarsi il premio.</p>
<p>La saluto cordialmente, e le chiedo l&#39;autorizzazione a utilizzare la sua lettera per pubblicarla nel nostro sito e giornale.<br />Alessandro Chiometti</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Caro signor Chiometti,<br />anch&#39;io mi scuso per risponderle con un pò di ritardo. Sembra che entrambi possiamo trovare miglior tempo per le mail nel fine settimana.<br />&#160;<br />Lei pone questioni piuttoste diverse che meritano di essere trattate per gradi.<br />&#160;<br />1) in primo luogo le chiarisco la mia assenza di difficoltà alla pubblicazione di quanto da me scritto, anche se immagino che, per motivi di oggettivo spazio, qualunque contenitore userà, potrebbe non avere possibilità di ospitare per intero quanto precedentemente le ho inviato e che costituisce la completezza della mia risposta.<br />&#160;<br />2) Non ci sono dubbi, come lei afferma, che ognuno può scegliere di curarsi come meglio crede. Fa parte dei diritti dell&#39;uomo. A volte questo principio viene, invece, violato, obbligando il singolo, in vari modi, ai dictat del sistema che vige. Le faccio un esempio: se porta a vaccinare il suo bambino il sistema sanitario nazionale le propone la vaccinazione esavalente ove sono contenuti vaccini obbligatori e facoltativi. Se lei fa notare che desidera solo praticare gli obbligatori, la maggior parte dei centri di salute non dispone di vaccini separati e lei sitrova di fronta a un diritto teorico non applicabile nel pratico. Anche per l&#39;omeopatia esistono questo tipo di problematiche.<br />&#160;<br />3) Altra cosa è parlare dei costi dell&#39;omeopatia e altra cosa è parlare di efficacia.<br />Rispetto ai costi, un tubo granuli di un comune ceppo costa intorno a euro 1,90 e consente circa 20 giorni di terapia. I bravi omeopati preferiscono la prescrizione di ceppi unitari. Le dirò di più: lo stesso prodotto in Francia costerebbe 1,50. Irrisorio costo per un sistema economico come il loro, ben più forte del nostro. Le case farmaceutiche a volte producono, anche in omeopatia, dei complessi che essendo specialità registrate raggiungono costi più alti. Un bravo omeopata ne usa pochi. I costi sono motivati dalle particolari e rigorose procedure di preparazione del medicinale omeopatico previste dalla farmacopea francese. Io sono andato a vedere la catena produttiva di una fabbrica farmaceutica di prodotti omeopatici e le assicuro che il procedimento (indipendentemente dal fatto di credere o meno all&#39;omeopatia) è lungo e laborioso e che i costi sono più che adeguati.<br />&#160;<br />4) Rispetto alle prove di efficacia.<br />Io le ho portato solo alcune prove perchè, oggettivamente, lo spazio a disposizione della mail e questioni di buona educazione mi facevano pensare inopportuno riempire la sua casella di posa elettronica. Ad evitare che io mi debba impegnare in un lavoro certosino di copiatura mi pregio di fornirle alcuni titoli: il primo ce lo ha già. E quello del prof Bellavite sulle prove di efficacia in omeopatia. E&#39; un bel mattoncino da leggere.<br />Glien fornisco un altro della Editions Boiron: &quot;Ricerca in Omeopatia&quot;. E&#39; pubblicato da Boiron ma è la catlogazione di materiale indipendente, anche molto recente e con ricerche di buona qualità.<br />Un altro discorso sulle prove di efficacia.<br />Veda caro amico, io qualche annetto sulle spalle me lo ritrovo ed, essendomi dedicato precocemente all&#39;agopuntura, ricordo ancora i tempi in cui le riviste scientifiche e molti stimati professori universitari la consideravano, con tanto di loro presunte prove alla mano, una sorta di stregoneria.&#160; E pertanto giù ad articoli di condanna e giù a discredito in chi la praticava. Poi qualcuno ha letto meglio le prove che portavano gli agopuntori, si è fatto spiegare il metodo che doveva essere utilizzato per testarne l&#39;efficacia e si è accorto che l&#39;agopunra funzionava benissimo. A quel punto tutti si sono scordati degli anni delle accuse e del discredito. Io che ho buona memoria no. Le dirò di più: alcuni di quegli acerrimi nemici di un tempo ora scrivono artioli favorevoli all&#39;agopuntura. Tutto ciò, inoltre, era avvenuto senza tener conto del fatto che un popolo, i cinesi, l&#39;aveva usata con soddisfazione per 5000. Questo fatto veniva semplicemente ignorato.<br />&#160;<br />5) Altro discorso importantissimo. Lei si muove in uno spazio che è il laboratorio, io vivo nella clinica. Rispettabilissimi ambiti entrambi ad egual dignità. Tuttavia in clinca vediamo gli effetti di una cura sui pazienti e capita spesso di vedere (e di documentare) cose che sfuggono ad altri metri di misura. Per esempio eczemi curati in tutti i modi per venti anni senza miglioramento che si riducono o scompaiono dopo cura omeopatica. Oppure, più banalmente, un acne adolescenziale che migliora puntualmente con una cura omeopatica di 2 euro al mese e che in allopatia sarebbe stato bombardato con una cura ormonale piena di effetti collaterali. Oppure ragadi anali destinate all&#39;intervento chirurgico perchè resistenti alla terapia che si chiudono dopo 10-20 giorni di cura omeopatica. Più di altri sono questi i fatti che convincono medico e paziente. Se gradisce di fornirmi il suo indirizzo le posso mandare una scheda clinica a dedicata agli eczemi, con immagini che non verrebbero supportate dalla mail.<br />Le sarà facile dire, lo capisco, che la statistica non si costruisce sul singolo caso ma sui grandi numeri con debite prove di efficacia. E qui torniamo al problema del metodo peculiare dell&#39;omeopatia che, come già detto, non si confà con i metodi di studio dei farmaci allopatici. In fondo anche l&#39;agopuntura, sinchè i ricercatori non hanno ascoltato gli agopuntori, non mostrava efficacia. Questo è emblematico. Rispetto al premio Randi le ho risposto: richiede un accertamento non proprio all&#39;omeopatia.<br />&#160;<br />Mi stia bene.<br />Giorgio Albani</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Egregio dottore,<br />le garantisco che le sue lettere saranno riportate per intero sul nostro sito, per l&#39;eventuale pubblicazione in cartaceo invece dovranno essere inevitabilmente ridotte.<br />&#160;<br />Tornando al tema in oggetto, sono costretto a farle notare una contraddizione in quanto da lei affermato. In realtà è una contraddizione che si presenta sempre quando si affronta il dibattito sull&#39;omeopatia, probabilmente è inevitabile. Tuttavia sono costretto a fare chiarezza per proseguire la discussione.<br />Lei afferma due cose in antitesi fra di loro, ovvero in alcuni punti sostiene veementemente che le prove che testimoniano la bontà delle cure omeopatiche sono tantissime e riportate in numerosi studi fra cui quelli citati e mi da i testi per approfondire la questione.<br />Nelle sue stesse lettere però poi ammette che l&#39;omeopatia, per usare le sue stesse parole, &quot;non si confà con i metodi di studio dei farmaci allopatici&quot; e con questo mi arriva anche a giustificare il fatto che non si potrà mai vincere il premio Randi perchè i metodi di rilevazione non sono applicabili all&#39;omeopatia.<br />Beh, mi dispiace ma qui siamo di fronte a un classico &quot;non sequitur&quot;, delle due l&#39;una.<br />O ci sono tante prove sperimentali dell&#39;omeopatia.<br />O l&#39;omeopatia non ha effetti rilevabili sperimentalmente.<br />La seconda affermazione rientra nella eterna diatriba medici omeopatici / medici tradizionali che non si mettono d&#39;accordo neanche sul &quot;quando&quot; un malato è effettivamente guarito, che sinceramente non ritengo molto fondata.<br />Forse sarò troppo pragmatico, ma per me il discorso è molto semplice, un malato di ulcera (ad es.) è guarito quando l&#39;ulcera si è richiusa. Si fa una gastroscopia e si verifica l&#39;evento. Stop.<br />Ed è in questo che, non a detta mia ma a detta della medicina ufficiale, l&#39;omeopatia difetta. Per quanto si studi e si producano documentazioni nessuna cura omeopatica ha superato l&#39;esame che testimoniasse un effetto maggiore al placebo, in seguito ad adeguate verifiche (caso Lancet).<br />&#160;<br />Allora la prego di chiarire la sua posizione, o afferma che la sua omeopatia non può essere verificata sperimentalmente (allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, ovviamente), o afferma che è stata ampiamente verificata sperimentalmente. Sostenere entrambe le posizioni non è possibile.<br />&#160;<br />Personalmente, anticipando le sue possibili risposte, ritengo che dopo la verifica sperimentale della (seppur blanda) efficacia dell&#39;agopuntura, arroccarsi su posizioni del &quot;non verificabile sperimentalmente&quot; è quantomeno anacronistico. Si è dimostrato, proprio con una medicina alternativa, che gli effetti sono misurabili e quantificabili.<br />Quindi una volta verificato che tale pratica alternativa, l&#39;agopuntura in questo caso, presentava degli effetti misurabili, si è proceduto ad indagare sulle possibili spiegazioni e si è scoperto che gli astri cinesi non c&#39;entravano niente ma era in realtà il flusso elettronico generato dall&#39;ago nel derma a causare l&#39;effetto anti-infiammatorio.<br />Ma se di effetti misurabili non ce ne sono, come spiegavo al Massari, si applica il rasoio di Occam. Non è necessario andare a ricercare spiegazioni quantistiche, semplicemente di effetti non ce ne sono, non è scienza medica. E&#39; per questo che condivido l&#39;impostazione di Piero Angela.<br />&#160;<br />Cordiali Saluti<br />&#160;<br />Alessandro Chiometti</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Caro&#160; signor Chiometti,<br />&#160;<br />vorrei fare una precisazione. Io non sostengo con &quot;veemenza&quot; le mie tesi. E&#39; un vocabolo che si addice ha chi ha fatto scelte diverse rispetto al curare il suo prossimo. Io sostengo le mie convinzioni con semplice serenità essendo, da uomo, prima che da uomo di scienza, disponibile al dubbio e ben poco al settarismo.<br />Altra necessaria premessa: non ho alcuna difficoltà a rendere pubbliche le mie idee ma non posso autorizzare una sintesi delle stesse condotta da altri. Questo deve essere chiaro perchè è un fatto di etica. Pertanto, considerata l&#39;oggettiva e comprensibile difficoltà a portare sul cartaceo il nostro dibattito, l&#39;unica soluzione che io individuo è che lei indichi sul giornale dei siti ove può essere seguito il dibattito. Gli interessato non avranno difficoltà a collegarsi.<br />&#160;<br />Torniamo alla clinica.<br />Di ulcere che si chiudono dopo una cura omeopatica ne ho viste moltissime. Il metodo sperimentale con cui vengono condotti gli studi sulle cure allopatiche, come già detto (non saprei come esprimermi diversamente) non è adatto all&#39;omeopatia, come non lo è la, pur giusta secondo la sua visione, provocazione di Randi. La clinica, quella affrontata tutti i giorni, consente di vedere il funzionamento pratico di un farmaco. Qalche anno fa un manualetto del ministero della salute fondato sulla cosiddetta medicina basata sull&#39;evidenza, nel caso della distorsione della caviglia, prendeva atto che la ben nota terapia ad ultrasuoni, ampiamente usata sino ad allora, non aveva dato risultati di rilievo mentre un farmaco omeopatico in pomata (pubblicazione del ministero della salute &#8211; appena la ritrovo gliela invio) aveva conseguito risultati apprezzabili. Nessuno dei componenti di quel prodotto avrebbe, probabilmente, consentito di essere sottoposto alla prova di Randi. Mi creda signor Chiometti, indossare il camice e seguire i pazienti per 15 anni da un&#39;idea della malattia (e anche della salute) ben diversa rispetto a quella che si legge sui libri e si studia in laboratorio). In questa luce l&#39;omeopatia si vede funzionare benissimo.<br />E forse, non si offenda, questa è proprio la parte che le manca, considerando che conduce un&#39;esperienza diversa dalla mia.<br />&#160;<br />Sono aperto e disponibile a continuare il dibattito con lei. Tuttavia mi sembra che si stia arenando su alcuni punti che difficilmente potranno essere superati. Io le ho prodotto alcune prove sperimentali accettabilissime, condotte da istituti terzi ed universitari. Non solo: le ho anche prodotto lo studio fatto dalle pollinosi e comparso sulla stessa Lancet, favorevole all&#39;omeopatia. La clinica è questa, c&#39;è poco da dire.<br />&#160;<br />Mi rendo conto che il dibattito ha difficoltà ad andare avanti con interlocutore, pur gradevole come lei, se alcune basi minime vengono rifiutate.<br />Lancet è una rivista importante ma sono altrettanto importanti anche gli altri istituti ove l&#39;omeopatia è stata testata ed ha prodotti risultati. <br />Veda, se mi permette, lei incorre nello stesso errore degli autori della ricerca di Lancet. Effettua una selezione sulle prove da accettare o meno che è piuttosto arbitraria. E&#160; questo è un fatto forse poco scientifico.<br />Poi trascura il valore dell&#39;esperienza individuale. Io ho fatto il medico di medicina classica per molti anni (e in certi ambiti continuo a farlo) ed ho visto funzionare i farmaci tradizionali ove ben utilizzati. Allo stesso modo, nella mia esperienza di omeopata, ho visto risultati analoghi ( e per certi ambiti migliori) con l&#39;uso dei medicinali omeopatici senza mai vedere quegli effetti collaterali che avevo notato a valanga con la medicina classica.<br />C&#39; è, poi, un&#39;altra questione. L&#39;omeopatia è materia complessa poichè, oltre ai suoi farmaci, introduce un fine discorso diagnostico che la medicina tradizionale non sfiora nemmeno.<br />Se mi capitasse, da domani, di tornare a fare il medico di medicina classica, pur senza le mie armi di omeopata, lo farei con un approccio diagnostico completamente diverso e senz&#39;altro più profondo e consapevole.<br />&#160;<br />Affinchè questo dibattito continui ed abbia un valore (non si tratta di un dibattito politico ove la regola è avere l&#39;ultima parola e ove, frequentemente, ci deve essere un vinto e un vincitore ma di un sereno confronto tra garbati uomini di scienza, pur di diversa impostazione) credo sia necessario che lei acquisisca altri elementi di conoscenza della materia di cui stiamo parlando. Non intendo con questo devalorizzare la sua preparazione ma invitarla, da persona seria, a leggere almeno quei due volumi che le ho indicato (potrei indicargleine anche altri ma mi fermo qua) per intero così da disporre di una parte delle informazione che io stesso ho. Altrimenti sarebbe un pò come pretendere di parlare di Dante dopo aver semplicemente sfogliato Auerbach, senza mai aver letto la divina commedia.<br />Non cada nell&#39;errore di superficialità in cui cadono molte persone, anche ricercatori accreditati, che parlano di omeopatia.<br />&#160;<br />Per il resto le auguro ogni bene.<br />Un saluto.<br />&#160;<br />Giorgio Albani</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Egregio dottore,<br />appena mi sarà possibile studierò i volumi da lei indicati, anche se ho alcune riserve al riguardo su quello edito della Boiron (sarebbe come se per conoscere la tossicità del Bactrim mi affidassi agli studi presentati dalla Roche).<br />Per il resto mi sembra di poter dire che anche per me il dibattito si sta arenando.<br />Lei continua a parlarmi di esperienze personali (che non intendo minimamente mettere in dubbio, ci mancherebbe altro) mentre io continuo a parlare di studi fatti su vasta scala e analizzati con metodi statistici.<br />Io continuo a dirle che non si può sostenere contemporaneamente sia la posizione &quot;l&#39;omeopatia non si presta ad essere verificata con metodi sperimentali&quot;; sia quella per cui &quot;l&#39;omeopatia è stata confermata da numerose evidenze sperimentali&quot;, e lei invece continua apertamente a sostenerle entrambe.&#160; <br />Come arrivare a dei punti di contatto?<br />Sinceramente non lo so; il fatto, caro Dottore, è che quando ci si confronta si deve avere una base comune verificabile sulla quale discutere. Ad esempio, se vogliamo parlare di musica, lei può sostenere che una certa musica è pessima, mentre io posso esaltarla. Tuttavia si parte dal presupposto comune che quella musica esiste e l&#39;abbiamo sentita entrambi.<br />Qui invece partiamo da due presupposti completamente diversi, io non vedo gli effetti dell&#39;omeopatia (o per meglio dire non ne vedo superiori all&#39;effetto placebo), lei nega la bontà degli strumenti utilizzati per vedere gli effetti dell&#39;omeopatia. Mi sembrano due posizioni così distanti sulle quali è difficile costruire un dialogo per arrivare ad una conclusione comune.<br />Ora io non voglio togliere legittimità alla sua posizione, tuttavia, il buon senso e la mia razionalità mi dicono di diffidare di chi vuol togliere autorevolezza al metodo scientifico che ha sempre dato ottimi risultati nell&#39;indagare i fenomeni.<br />Le faccio un ulteriore esempio.<br />Recentemente (1996) sono state immesse sul mercato calzature particolari (le c.d. &quot;Masai&quot;) che, a quanto sostiene la ditta produttrice, risolvono la maggiorparte dei problemi di mal di schiena, cellulite, artrosi e circolazione venosa.<br />La ditta produttrice ha presentato circa diecimila (leggasi 10.000) studi che ne attestano la comprovata &quot;efficacia&quot;.<br />Tuttavia gli studi SCIENTIFICI, pubblicati su questo tipo di calzature sono solo quattro. E analizzandoli si trova che non c&#39;è la prova di nessun effetto clinico. (FONTE: supplemento &quot;salute&quot; de La repubblica di Giovedi 13/11).<br />Cosa dovremmo pensare? Il &quot;solito&quot; complotto delle case farmaceutiche che non vogliono vedere calare le vendite dei fans?<br />O più semplicemente l&#39;ennesimo esempio di una cura miracolosa che ha fatto passare il mal di schiena solo grazie al &quot;solito&quot; effetto placebo?<br />&#160;<br />Caro dottore, conlcudo (anche il nostro piccolo dibattito, visto l&#39;arroccarsi sulle reciproche posizioni) ricordando la mia filosofia. Ognuno si curi con quello che ritiene più opportuno, nessuno provi ad ostacolare la corretta informazione scientifica.<br />&#160;<br />Le auguro buon lavoro<br />&#160;<br />Alessandro Chiometti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/placebit-2-albani-chiometti/">Placebit 2 (Albani &#8211; Chiometti)</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Placebit (Massari &#8211; Chiometti)</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/placebit-massari-chiometti/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 13:57:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Posta e Risposta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(seconda parte) Caro Alessandro, leggendo il numero 6 di Civiltà laica (che ti ringrazio di avermi inviato) e giunto alla p. 7 &#8211; quella dedicata all&#39;effetto placebo &#8211; ho dovuto fare un balzo sulla sedia alla lettura del tuo articolo contro l&#39;omeopatia. Io rientro tra quei milioni di individui al mondo (migliaia sono solo gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(<a href="index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=898&#038;Itemid=114" target="_blank">seconda parte</a>)</p>
<p>Caro Alessandro,<br />
leggendo il numero 6 di Civiltà laica (che ti ringrazio di avermi<br />
inviato) e giunto alla p. 7 &#8211; quella dedicata all&#39;effetto placebo &#8211; ho<br />
dovuto fare un balzo sulla sedia alla lettura del tuo articolo contro<br />
l&#39;omeopatia.</p>
<p><span id="more-861"></span><br />Io rientro tra quei milioni di individui al mondo (migliaia sono solo gli omeopati) che hanno da molto tempo scelto la medicina omeopatica. Essa entrò nella mia vita alla fine degli anni &#39;60, quando non ne sapevo nulla, ma mia sorella un po&#39; di più. E poiché sua figlia (mia nipotina, di circa due anni) era data quasi per spacciata dai dottori del Bambin Gesù (così, purtroppo, si chiama a Roma l&#39;ospedale pediatrico) per una bronchite che non si lasciava curare, mia sorella tentò l&#39;omeopatia con uno dei più noti medici nel settore (Carosi, ovviamente laureato e specializzato come medico). La bimba si salvò (senza effetto placebo che a due anni non può ottenere) e da quel giorno passammo tutti all&#39;omeopatia: mia sorella, la bambina, io. Poi Antonella, la mia compagna di un tempo, attuale grande collaboratrice in tutto, laureata in biologia e agopunturista diplomata, nostro figlio Liben. Poi, per fortuna anche la mia nuova compagna era già curata in omeopatia e quindi anche nostro figlio Laris, di anni 4 e mezzo, viene curato omeopaticamente dall&#39;inizio. Quando insegnavo a Fiumicino, convinsi anche un sacerdote a passare all&#39;omeopatia per problemi che da tempo aveva all&#39;intestino. E ogni volta che lo rivedo, non tralascia di ringraziarmi per il consiglio che gli diedi.<br />Nel corso del 2008, il mio nuovo omeopata &#8211; residente a Orvieto, ma noto anche a Terni &#8211; mi ha liberato di fastidiosi dolori che avevo alle articolazioni di braccia e gambe, regolando la terapia per tentativi, finché non ha individuato la cura giusta. E in settimana mi recherò nuovamente da lui con lastre e risonanze magnetiche per curare il dolore al ginocchio. Ti farò sapere come si concluderà la cosa (o, per carità, anche in omeopatia esistono i fallimenti, anche se corrispondono a concezioni diverse dal fallimento delle cure allopatiche).<br />Questa, grosso modo, è la casistica mia, dei miei figli e di alcune persone che conosco.</p>
<p>A questo punto, prima di aprire una polemica con te, devo capire con chi sto parlando.<br />In primo luogo devo chiederti se sei un medico o in generale un operatore in campo sanitario. Ho conosciuto molti medici allopatici, che non curano omeopaticamente, ma hanno un grande rispetto dell&#39;omeopatia (per esempio il mio medico della mutua a Bolsena).<br />In secondo luogo mi chiedo (non te lo posso chiedere così, brutalmente) quanto tu sia informato sull&#39;omeopatia. Esistono libri (troppi), alcuni più seri di altri. Esistono pubblicazioni in lingua italiana ed estera. Ed esistono correnti diverse di pensiero. Esiste poi questo omeopata di Orvieto che è veramente una grande personalità. Il suo curriculum medico è spettacolare e l&#39;omeopatia è entrata solo a un certo punto nella sua pratica terapeutica. Divenuto dottore, specializzato in chirurgia, specializzato anche in psichiatria, agopunturista e infine omeopata (oltre a una serie di altre specializzazioni che ora non ricordo). Un itinerario meraviglioso, con pratiche cliniche tradizionali e un impegno forte in campo psicoterapeutico.<br />Ebbene, questo signore così poliedrico &#8211; Giorgio Albani &#8211; pubblica da un po&#39; di anni un giornaletto autoprodotto in cui affronta la questione &quot;malato&quot; (per l&#39;omeopatia non c&#39;è la malattia, ma l&#39;individuo malato nel suo complesso, con squilibri interni che vanno riequilibrati) sotto molteplici punti di vista. Io non lo leggo, tale giornaletto, ma lo divoro, ricavandone insegnamenti d&#39;ordine umano, filosofico e in ultima analisi anche politico. Lo sto incoraggiando a proseguire e, se possibile, pubblicherò queste sue riflessioni che lui ha già pubblicato in forma autoprodotta. Gli ho detto di mettermi da parte un po&#39; di numeri del suo giornaletto, per mandarteli. In più è stato relatore nella grande conferenza sull&#39;omeopatia che si è tenuta a Terni. E a Terni si pubblica il giornale omeopatico &quot;Il granulo&quot;.<br />Ne ricaverai sicuramente giovamento spirituale. Troverai anche alcune risposte sulle periodiche campagne che vengono lanciate contro l&#39;omeopatia e, in un numero, anche la risposta al presunto esperimento della rivista Lancet. Quando saprai cosa l&#39;omeopatia veramente è, capirai che quel tipo di esperimento non si può nemmeno fare: l&#39;omeopatia non propone rimedi uguali per malattie uguali, ma ha rimedi che cambiano a seconda della stuttura interna del malato, anche quando la malattia sembra apparentemente uguale. Questo è il minimo che ti posso dire da profano (quello che fino all&#39;entrata del tempio poteva avvicinarsi, ma non andare oltre).</p>
<p>Sicuro che dimostrerai anche verso l&#39;omeopatia lo spirito laico e di intelligente curiosità che dimostri in altri campi,<br />ti invio un caro saluto</p>
<p>Roberto</p>
<p>P. S. Ti prego di supporre che sono perfettamente al corrente di tutta la diatriba sulla farmacologia omeopatica (che è solo un aspetto dell&#39;omeopatia) e sul fatto che più aumentano le diluizioni e meno probabilità ci sono che della sostanza originaria non vi sia più nulla. Chi pratica l&#39;omeopatia è perfettamente al corrente di questo fatto che viene considerato per ciò che è: un fatto accertato, ma anche un mistero che la scienza non è ancora riuscita a spiegare. Il fatto esiste anche se la scienza non lo spiega. Ti avrei fatto assistere questo inverno alla malattia febbrile di Laris, mentre gli davo Belladonna alla 30 CH, senza ottenere l&#39;effetto voluto (e cioè che la febbre calasse e se ne andasse). L&#39;effetto l&#39;ho ottenuto invece con Belladonna alla 200 CH, senza che Laris avesse la minima consapevolezza di cosa gli stessi dando. Ma sappi che esistono diluzioni alla 1000 CH e anche alla 10.000 CH.<br />Tu sai, spero, che ogni diluzione viene sottoposta a una dinamizzazione. Ebbene, il mistero scientifico è lì: cosa accade alla struttura molecolare (ma siamo ormai nel campo della fisica subatomica) quando viene dinamizzata (cioè, in parole povere, scossa brutalmente)? La scienza non sa cosa dire ancora (ma un giorno lo dirà). Il fatto però esiste ed è oggettivamente nonché statisticamente misurabile.<br />Come se non bastasse, esiste anche la branca omeopatica della veterinaria.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Ciao Roberto,<br />grazie della tua lettera, ti rispondo volentieri ma prima alcune premesse.<br />1) L&#39;articolo non esprime la posizione &quot;ufficiale&quot; dell&#39;associazione<br />ne&#39; del giornale, noi ci confrontiamo su tutti i temi e cerchiamo di<br />aprire dibattiti interessanti, molti di noi si curano con l&#39;omeopatia<br />e ovviamente hanno opinioni diverse.<br />2) Tu dici: &quot;prima di aprire una polemica con te, devo capire con chi<br />sto parlando&quot;; allora lasciamo stare le polemiche e rimaniamo ad una<br />discussione fra amici. Vuoi sapere i miei &quot;titoli&quot;? Va bene, anche se<br />mi sembra una richiesta un po&#39; &quot;cattiva&quot; fra amici, comunque, sono un<br />perito chimico e un QUASI tossicologo (lo so prima o poi dovrò<br />decidermi a dare questi pochi esami che da più di 3 anni mi<br />impediscono di chiamarmi dottore). Tossicologo vuol anche dire esperto<br />di Farmacologia di cui ho dato tutti gli esami previsti<br />dall&#39;ordinamento. Comunque per sicurezza (mia, glie l&#39;ho chiesto<br />esplicitamente) il mio articolo è stato &quot;approvato&quot; dal Dott. Maurizio<br />Magnani che conoscerai.<br />Inoltre, inerente al tema, ho seguito il ciclo di lezioni che la<br />facoltà di Farmacia di Roma aveva organizzato per i suoi studenti<br />sull&#39;omeopatia (tenuto da un omeopata), quindi so benissimo quali sono<br />le teorie alla base dell&#39;omeopatia (diluizione, dinamizzazione,<br />memoria dell&#39;acqua)<br />3) tu dici: &quot;Sicuro che dimostrerai anche verso l&#39;omeopatia lo spirito<br />laico e di intelligente curiosità che dimostri in altri campi&quot;. Certo,<br />l&#39;ho già dimostrato seguendo i corsi che ti ho detto, però non<br />dimenticare anche che l&#39;aggettivo che preferisco darmi è RAZIONALISTA,<br />ovvero mi baso su quello che vedo, che sento che tocco e che la<br />scienza mi dimostra esistere.</p>
<p>Veniamo a noi.<br />Mi racconti nella tua lettera la tua esperienza personale. Di contro<br />potrei portarti la MIA esperienza personale insieme a quella di mia<br />madre, di mia nonna, di mio padre e della compagna successiva di mio<br />padre. Cinque esperienze personali di tentativi di cura omeopatici<br />andati male.<br />Ma rimangono sempre esperienze singole, non è questo il discorso.<br />Il discorso, semplice semplice, è che nessun farmaco omeopatico ha mai<br />passato la prova di controllo del doppio cieco incrociato per<br />dimostrare di NON essere un placebo.<br />Mi dispiace, ma per pretendere di essere &quot;cura&quot; questa prova la devi<br />passare. E non è vero che la passono solo i farmaci tradizionali, ad<br />esempio, l&#39;agopuntura l&#39;ha passata. Una volta che questa l&#39;ha passata<br />si è capito (andando a ricercarla) qual&#39;era la spiegazione del fatto<br />che non è legata agli astri cinesi ma al flusso elettronico che causa<br />un ago inserito nel derma.<br />Ma quando un farmaco non passa il doppio cieco incrociato<br />semplicemente non è un farmaco. Rasoio di Occam, non serve andare a<br />cercare altro.<br />Poi se vogliamo disquisire delle teorie alla base dell&#39;omeopatia,<br />posso dire che reputo risbile la teoria della dinamizzazzione (quanti<br />campi magnetici ci sono intorno alle diluizioni nelle varie fasi della<br />preparazione? e dopo? quando va in giro il farmaco non fanno più<br />effetto?), ridicola la teoria della memoria dell&#39;acqua (da quando cade<br />a terra l&#39;acqua va in contatto con miliardi di elementi contenuti<br />nelle rocce e nel suolo, perchè si dovrebbe ricordare solo quello che<br />dici tu?), patetica la teoria alla base delle diluizioni (una<br />soluzione diluita 1:10 e poi successivamente diluita 1:10 non è uguale<br />a una diluita direttamente 1:100&#8230;.. vabbè qui siamo nel campo della<br />stregoneria).<br />Interessante sapere poi che l&#39;omeopatia da alcuni anni è entrata a far<br />parte del premio James Randi. In pratica, è in palio 1 milione di<br />dollari per il primo che riuscirà ad identificare fra 10 provette di<br />cui 9 contenenti acqua distillata l&#39;unica che contiene un medicinale<br />omeopatico. Si può usare qualunque metodo: clinico, diagnostico,<br />analitico&#8230; &quot;stranamente&quot; non c&#39;è riuscito ancora nessuno.<br />Quindi non posso che concludere con lo stesso spirito con cui ho<br />chiuso il mio articolo, ovvero, ognuno si curi pure con quello che<br />ritiene più opportuno, però non si può pretendere che altri non<br />raccontino le cose come stanno (vedi Piero Angela), ne di far entrare<br />nei prontuari mutuabili farmaci che non hanno superato il controllo<br />placebo.</p>
<p>Ciao, un abbraccio razionalista e non in dose omeopatica <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Alessandro</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Caro Alessandro,<br />ti ringrazio per la risposta e sono contento di vedere che sei preparato sull&#39;argomento. Credo che la divergenza di fondo rimanga sul fatto che la scienza non è in grado di spiegare il fenomeno delle dinamizzazioni, mentre queste continuano ad esistere come fatto acquisito per migliaia di omeopati e per milioni di pazienti in cura. Come razionalista vedo i limiti delle conoscenze scientifiche attuali in tanti altri campi (Eps, determinate percezioni extrasensoriali), che pure sono fatti reali e sui quali si lavora da tempo col metodo comparativo, sperimentale ecc. E come razionalista mi auguro che le energie scientifiche si applichino seriamente a tali campi, omeopatia inclusa.</p>
<p>Un caro saluto</p>
<p>Roberto</p>
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			</item>
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		<title>AI NOSTRI CRITICI</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/ai-nostri-critici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 13:47:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[posta e risposta]]></category>
		<category><![CDATA[Posta e Risposta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni nostri lettori hanno mosso delle critiche all&#39;ultimo editoriale comparso nel numero 6 di Civiltà Laica, intitolato &#34;All&#39;armi siam laicisti!&#34;. Ammesso che ce ne sia bisogno, ribadisco che non solo chiunque ha il diritto di esprimere il proprio dissenso su qualsiasi cosa, ma anche che sarebbe il colmo che chi fa parte di un&#39;associazione, che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni nostri lettori hanno mosso delle critiche all&#39;ultimo editoriale<br />
comparso nel numero 6 di Civiltà Laica, intitolato &quot;All&#39;armi siam<br />
laicisti!&quot;.</p>
<p>Ammesso che ce ne sia bisogno, ribadisco che non solo chiunque ha il<br />
diritto di esprimere il proprio dissenso su qualsiasi cosa, ma anche<br />
che sarebbe il colmo che chi fa parte di un&#39;associazione, che si chiama<br />
Civiltà Laica, pretendesse che il proprio operato fosse esente da<br />
critiche, che, tra l&#39;altro, quasi sempre costituiscono uno stimolo per<br />
migliorare.</p>
<p>Ed è in questa ottica di dialogo, finalizzato ad una continua crescita<br />
di tutte/i, che intendo fornire delle delucidazioni sulle varie parti<br />
di quell&#39;editoriale.</p>
<p><span id="more-860"></span><br />1) Nei primi due capoversi, ho inteso mettere in risalto quello che, pur essendo un inoppugnabile dato di fatto, era taciuto non solo dai vincitori e dai mass media (prontamente allineatisi), ma anche dagli sconfitti; tacere su questo avrebbe significato non solo non fornire un elemento di riflessione ai lettori, ma, pure, rientrare in quell&#39;omologazione mentale contro cui Civiltà Laica da sempre combatte.</p>
<p>2) Nel terzo capoverso, ho definito la Destra clerico-fascista, perché ritenevo che, al di là della fumosità giornalistica, questa fosse, anche sulla base di precedenti storici, la sua qualifica più pregnante; attualmente, penso che le dichiarazioni, successive all&#39;editoriale, di Berlusconi e di Benedetto XVI, da un lato, di La Russa e di Alemanno, dall&#39;altra, suonino come conferme di quella definizione.</p>
<p>3) Dal quarto capoverso in poi, ho trattato l&#39;argomento per noi di Civiltà Laica sicuramente più importante: la Laicità dello Stato nel nuovo scenario politico determinato dalle elezioni di Aprile 2008.</p>
<p>A noi non sembra che ipotizzare quale fine avrebbero fatto le tematiche elencate (i diritti civili dei cittadini conviventi, il testamento biologico, il divorzio breve) significhi essere mossi da un&#39;ostilità pregiudiziale nei confronti di questo Governo.</p>
<p>Era ed è sufficiente basarsi su tutto quello che le forze politiche, che lo compongono, hanno detto e fatti quando erano all&#39;opposizione.</p>
<p>Soprattutto, nell&#39;editoriale è scritto:</p>
<p>&quot;&#8230; chiunque avesse vinto, avrebbe accantonato argomenti quali i diritti civili dei cittadini conviventi, omosessuali o meno, il testamento biologico, il divorzio breve&quot;.</p>
<p>Questo perché, indipendentemente dalle scelte elettorali di ogni membro, simpatizzante, lettore di Civiltà Laica, è ferma convinzione di, per lo meno, buona parte dell&#39;Associazione che, attualmente, l&#39;egemonia clericale è così forte tra i Partiti presenti in Parlamento che non ci si può attendere da loro un&#39;attenzione reale e produttrice di risultati concreti per le problematiche laiche.</p>
<p>Non a caso, l&#39;editoriale si concludeva con un appello a: &quot;&#8230; tutti coloro per i quali la Laicità è un valore basilare&#8230;&quot; ad impegnarsi concretamente e personalmente.</p>
<p>Infine, se la memoria non m&#39;inganna, Civiltà Laica criticò, e fortemente, come è suo costume, tutte le decisioni del precedente Governo su cui non era d&#39;accordo; a titolo puramente esemplificativo: i DICO; così come criticò la decisione di Veltroni di intitolare la Stazione Termini a Giovanni Paolo II, nonché tutti gli atti di contrizione del Centrosinistra per la mancata visita di Benedetto XVI all&#39;Università La Sapienza di Roma.</p>
<p>In ogni caso, discutere e confrontare i rispettivi punti di vista è senz&#39;altro più gradevole e produttivo dell&#39;asfissiante silenzio con cui, spesso, vengono soffocati/ignorati i problemi veri dei cittadini.</p>
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		<title>&#8220;Per fortuna, io non sono cattolico&#8221;</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/per-fortuna-io-non-sono-cattolico/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 21:48:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho appena letto il numero di Agosto, preso alla biblioteca. Leggo con interesse ma spesso resto sconvolta dal tono degli articoli. Direi, per esempio, che il Magnani usa un tono così perentorio quando denuncia alcuni errori della chiesa romana cattolica (e non tiene conto che ci sono altri modi, ben più laici per capire e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />Ho appena letto il numero di Agosto, preso alla biblioteca. Leggo con interesse ma spesso resto sconvolta dal tono degli articoli. Direi, per esempio, che il Magnani usa un tono così perentorio quando denuncia alcuni errori della chiesa romana cattolica (e non tiene conto che ci sono altri modi, ben più laici per capire e esprimere una fede bibblica) che diventa un esempio di come la libertà venga calpestata dai suoi paladini, come esprime l&#39;articolo di Marcello Ricci. Mi sembra che perdete la vostra efficacia, e chi non la pensa esattamente come voi, non leggerà neppure il vostro giornale, ed è un peccato.<br />Con stima.</em><br />Margaret Gould</p>
<p><span id="more-859"></span><br />Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e giudizi, dunque anche di dissentire, come la signora Gould. Tuttavia, i miei modi ed il mio linguaggio sono sempre stati valutati assai moderati, anche dagli &quot;avversari&quot; e, in verità, faccio molta fatica a trattenermi, cvonsiderate le nefandezze bimillenarie della chiesa di Roma.<br />Cordiali saluti<br />Maurizio Magnani</p>
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		<title>Sul Darwin Day</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/sul-darwin-day/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2006 21:20:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>buona sera. sono rimasto molto deluso dal secondo relatore. l&#39;astrofisica spiegata a quella velocità è risultata, secondo me, incomprensibile e inutile. spiegare la massa e il tempo, i buchi neri e la meccanica quantistica in pochi secondi ci ha reso tutti insofferenti (molti sono subito usciti). sono uscito sapendone come prima di darwin. cordiali salutianonimo&#160; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>buona sera. sono rimasto molto deluso dal secondo relatore. l&#39;astrofisica spiegata a quella velocità è risultata, secondo me, incomprensibile e inutile. spiegare la massa e il tempo, i buchi neri e la meccanica quantistica in pochi secondi ci ha reso tutti insofferenti (molti sono subito usciti). sono uscito sapendone come prima di darwin. cordiali saluti</em><br />anonimo<br />&#160;</p>
<p><span id="more-858"></span></p>
<p>Mi dispiace, purtroppo abbiamo avuto dei problemi tecnici che ci hanno impedito di cominciare puntualmente (la gestione della sala comunale è assolutamente da censurare e non mi faccia dire altro) e quindi i tempi si sono dovuti restringere e il relatore ha dovuto scegliere se rinunciare a <br />due parti del suo intervento (medicina e psicologia, come del resto ha fatto <br />la relatrice successiva rinunciando a parlare dei processi statunintensi) o accellerare leggendo invece che parlare. Lui ha scelto la seconda perchè, mi ha spiegato, probabilmente qualcuno interessava più l&#39;aspetto medico e psicologico che non quello cosmico del darwinismo.<br />Non siamo perfetti e cerchiamo di migliorarci.<br />Sull&#39;evoluzione Darwiniana mi sembra comunque che il prof. Luigi Russi aveva già detto tutto quanto quello che c&#39;era bisogno di dire, quindi se le cose che ha spiegato di genetica &#160;e di selezione naturale e dell&#39;influenza del caso in questa lei le sapeva già meglio per lei. <br />Ad ogni modo mi sembra invece di poter tranquillamente affermare che la maggiorparte delle persone è rimasta fino alla fine nonostante la complessità dell&#39;argomento.<br />Saluti.<br />Alex</p>
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		<title>Fede e scienza</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/fede-e-scienza/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2006 21:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sig. Alessandro, ho seguito un pò da lontano le vostre iniziative per incrementare una mentalità laica in Italia. Se avessi tempo e capacità espressiva, interverrei nelle discussioni, anche perchè sono Protestante, e conosco un modo meno polemico di affrontare la questione di scienza e fede. Intanto, le mando una citazione da C G Jung che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />Sig. Alessandro, ho seguito un pò da lontano le vostre iniziative per incrementare una mentalità laica in Italia. Se avessi tempo e capacità espressiva, interverrei nelle discussioni, anche perchè sono Protestante, e conosco un modo meno polemico di affrontare la questione di scienza e fede. <br />Intanto, le mando una citazione da C G Jung che cade a proposito.<br /></em>Margaret<br />&#160;</p>
<p><span id="more-856"></span></p>
<p>Opere di Jung, vol. 11b pag542: scienza e fede (Capitolo su Yoga)<br />&quot;Questo conflitto (tra fede e scienza) esiste unicamente in virtù della scissione storica dello spirito europeo. Se non esistessero da una parte una coercizione, psicologicamente innaturale, a credere, e dall&#39;altra parte una fede altrettanto innaturale nelle scienze, questo conflitto non avrebbe motivo di essere. Si avrebbe allora una situazione in cui qualcosa si sa semplicemente, e in più si crede quel che sembra probabile per questa e quest&#39;altra ragione. Non c&#39;è comunque motivo di conflitto fra queste due cose, necessarie entrambe, poiché la sola scienza, come la sola fede, non bastano mai.&quot;</p>
<p>Gentile sig.ra Bertolino,innanzitutto grazie per la sua lettera e per seguire le nostre iniziative.Le confesso che le mie conoscenze su psicoanalisi e psicologia analitica non sono tali da consentirmi di affrontare una discussione su questi temi quindi non me ne vorrà se mi limito a fornire un parere sulla frase da lei postata di Jung e non ne sviscero le tematiche in essa intrinseche.Partiamo dalla polemica&#8230; certo non nego che il mio tono dell&#39;articolo edito su la pagina (la lettera per presentare la nostra iniziativa ha un tono polemico, anzi, ci tengo a precisarlo, VOLUTAMENTE polemico.Ma è possibile oggi in Italia parlare di Darwin e di evoluzione biologica al di fuori dell&#39;università (ovvero facendo divulgazione scientifica) SENZA essere polemici? Anzi, meglio ancora, sarebbe giusto? Signora, non siamo stati noi a voler cancellare Darwin dagli insegnamenti scolastici con giustificazioni risibili ed in seguito a reinserirlo in maniera molto ridotta (solo all&#39;ultimo ciclo di studi) modificando e censurando il rapporto della &quot;commissione Darwin&quot; presieduta da R.L. Montalcini.Non siamo stati noi a costringere i giudici americani a pronunciarsi sul fatto che l&#39;evoluzione biologica debba o meno essere insegnata nelle scuole.Ed infine non siamo certo noi che pretendiamo che venga riconosciuta come scientifica una teoria che non ha niente di scientifico come quella dell&#39;Intelligent Design solo per compensare una teoria (questa si) scientifica che contrasta con quanto scritto nella bibbia.Insomma la polemica è oggi, in Italia, inevitabile e non per colpa nostra. Certo, potremmo evitare di farla&#8230; potremmo anche stare zitti e limitarci ad insegnare ai nostri figli l&#39;evoluzione biologica e compensare cosi la mancanza didattica della scuola pubblica&#8230; ma sinceramente abbiamo fondato questa associazione perchè ci siamo stancati di &quot;stare zitti&quot;. Comunque sono molto interessato al suo modo di dibattere di scienza e fede senza fare polemica quindi la prego di esporlo senza paura, anche perchè non c&#39;è bisogno di essere teologi o scienziati per parlare di problematiche sociali e di diritti civili.Lei sig.ra si dice Protestante, non so a quale tipo di protestantesimo si riferisce, personalmente stimo molto i valdesi per la loro idea di laicità dello stato, tuttavia non posso fare a meno di considerare che certe forme di protestantesimo (in cui spero Lei non si riconosca) sono fondamentaliste ed integraliste quanto e più del cattolicesimo e che nella storia i protestanti si sono macchiati in molti casi degli stessi crimini dei cattolici. Noi non siamo un associazione antireligiosa, siamo un associazione anticlericale (o laicista che dir si voglia). Questo vuol dire che ci battiamo per abolire le leggi clericali dello stato italiano (che dovrebbe essere laico) e per impedire un ritorno del potere temporale della chiesa che di fatto è già in atto per lo meno politicamente. Su questo le potrei fare molti esempi, dai PACS all&#39;esenzione delle tasse, alla legge sulla PMA, ma tralascio per ragioni di tempo.Vogliamo uno stato realmente laico, perchè è l&#39;unico modo per garantire che i diritti di tutti (i cattolici che sono la maggioranza, gli immigrati musulmani, i protestanti come lei ma anche gli atei come me che &#8211; per inciso polemico &#8211; vengono sempre dimenticati quando si parla di diverse visioni del mondo) vengano rispettati.E veniamo al rapporto scienza e fede e a C.G. Jung.Non credo sinceramente che il conflitto fra scienza e fede esiste solo in virtù dello scisma dello spirito europeo. Il conflitto esiste ben da prima (tanto per fare un esempio: l&#39;abominevole omicidio della matematica alessandrina Ipazia) ed è intrinseco della natura stessa della religioni assolutiste.Soprattutto è un errore parlare di &quot;fede innaturale nelle scienza&quot;, cosa vuol dire? Anche per me è vero che non ha ragione di esistere il conflitto scienza e fede, ma questo perchè scienza e fede sono due cose distinte e separate. <br />La prima parla di fatti, dimostrazione, verificabilità, ripetibilità.<br />La seconda di misticismo, miracoli, dogmi (non tutte lo so), esperienze psichiche individuali.Allora è verissimo che non c&#39;è bisogno di essere atei per essere scienziati (ce ne sarebbero stati un decimo nel corso della storia&#8230;) ma è altrettanto vero che non si può essere scienziati se si pretende che i risultati delle proprie ricerche coincidano con le proprie esperienze personali mistiche. &#160;E&#39; da questo che nasce il conflitto scienza e fede&#8230; Copernico scopre che è il sole a star fermo nel centro del sistema solare, Galileo lo conferma e la chiesa dice che deve ritrattare. Bruno parla di infiniti mondi e finisce sul rogo. (classici esempi&#8230; Darwin ha avuto la fortuna che i roghi erano spenti).Questa &quot;fede innaturale nella scienza&quot; non esiste; o se esiste è una minoranza cosi esigua degli scienziati che non ha senso parlarne. Lo scienziato e colui che nel 90% dei casi afferma &quot;non lo so&quot; o &quot;è probabile che le cose stiano in questa maniera&quot;, non chi pretende di aver ragione ad ogni costo.Questo non vuol dire che gli scienziati siano tutti &quot;buoni&quot; e che ci si debba fidare ciecamente di loro&#8230; ma questo è un altro discorso.L&#39;attuale Dalai Lama in visita in Italia ha detto che quando la scienza scopre qualcosa che contraddice i precetti del buddismo, quest&#39;ultimo deve fermarsi e correggersi. <br />Una posizione opposta a quella della chiesa cattolica che per bocca del suo card. Ruini dice che: quando c&#39;è una contraddizione fra scienza e fede non è di certo la fede che deve fare un passo indietro.Insomma, per concludere, sinceramente non ritengo esatto dire che la fede e la scienza &quot;da sole non bastano mai&quot; perchè ci sono tante persone come me che vivono benissimo e serenamente senza la fede e tante altre che vivono altrettanto bene e serenamente senza la scienza o per lo meno piegando questa ai dogmi della loro fede.La nostra volontà non è quella di convertire quest&#39;ultimi a &quot;credere&quot; nella scienza, ma che questi non pretendano che tutti si pieghino ai dogmi della loro fede. <br />Ovvero che i diritti di tutti siano rispettati.Oggi a nostro giudizio non è così e lavoriamo perchè lo sia.<br />Distinti saluti,<br />Alex</p>
<p><em>Caro Signor Alessandro, eccomi a lei. Come avrà capito, sfonda porte aperte per quel che concerne la laicità. Se ho citato Jung, era solo per stuzzicarla nella speranza di intavolare una corrispondenza. So che oggi avete un incontro, ma non verrò. Chi partecipa a questo tipo di incontro o è già convinto della cosa, oppure vuole fare polemica.La vera domanda è: come sfondare le porte serrate? E&#39; così difficile fare aprire la mente a chi sa già tutto; ed è impossibile fare ragionare chi ha paura che le proprie impalcature (vedi il letteralismo dei fondamentalisti o la struttura della Chiesa romana, il suo potere temporale, ecc.) cadranno completamente se scalfite in qualche piccola cosa.Ho cugini americani fondamentalisti, con cui non si può neppure scherzare, lasciamo perdere discutere! E ora mi mandano lettere entusiaste delle gite &quot;archeologiche&quot; per ammirare l&#39;intelligenza del &quot;disegnatore intelligente.&quot;<br />Secondo me, qualcuno che loro riconoscono come autorità &#160;è riuscito a farli cambiare posizione ultimamente: qualcuno che ha dovuto imbattersi nel fatto che la terra ha qualche annetto in più del calcolo biblico e ha dovuto inventare una spiegazione che non scandalizzasse i credenti, per carità.Prima, in risposta ad una mia domanda a proposito di siti archeologici, dicevano che &quot;Dio aveva piazzato i referti per prendere in giro gli studiosi.&quot; Sì! Ora aspetto che qualche &quot;autorità riconosciuta&quot; si imbatta nell&#39;assurdità genetica di una razza umana che si è formata accoppiandosi tutti con Eva!! Cosa inventeranno per salvare le scritture che loro prendono come storiche e scientifiche?<br />Questo mi porta alla discussione con lei.Mi sembra che sarebbe utile, e forse anche divertente, confrontarsi anche con chi prende sul serio la Bibbia e Dio, ed ha la stessa posizione laica che avete voi.Credo che avremmo la possibilità di raggiungere più persone in bilico tra una posizione religiosa che non vogliono lasciare e la convinzione che qualcosa non va nell&#39;attuale chiusura verso la ricerca scientifica.Per esempio, se &#160;ci rendiamo conto che i capitoli sulla creazione sono uno, un inno di sette strofe; e l&#39;altro un racconto mitologico/poetico che cerca di rispondere alla domanda: se Dio (&quot;buono&quot;) ha creato tutto, come mai le cose vanno così male?Ora, l&#39;utilità del racconto simbolico è che il suo significato profondo è da cercare: ci vuole un uomo responsabile e maturo per sviscerarlo e trarne di volta in volta il messaggio per lui (con tutti pericoli di auto innalzamento che ciò comporta). Lo stesso vale per la poesia; come le famose (in famose)maledizioni ad Adamo e Eva, che sono scritte in forma poetica.Per esempio: anticamente ci si è resi conto come sia assurdo che una donna debba soffrire per mandare avanti la razza umana; comici si è anche resi conto quanto fosse contro natura (femminile) essere mal trattato da un &quot;padre-padrone&quot; marito e ancora desiderarlo! Troppo illogico per attribuirlo ad un Dio &quot;buono&quot;: ci deve essere qualcuno che ci ha messo la coda!!Bene, basta per ora. Però vi suggerirei di contattare l&#39;attuale Pastore della nostra Chiesa metodista (magari, accennerò a lui &#160;di questa corrispondenza domani in chiesa) oppure il Pastore Eric Noffke, che ha curato la comunità gli ultimi due anni, uomo di grande preparazione ed intelletto. Grazie dell&#39;attenzione.</em><br />Margaret</p>
<p>Gentile sig.ra Margaret, per quello che riguarda il fondamentalismo americano e le problematiche ad esso correlate ne sono a conoscenza perchè, oltre ad avere dei corrispondenti negli USA nonchè ricevere il bright&#39;s bullettin nella mia e-mail, di recente la rivista MicroMega ha fatto degli ottimi lavori proprio su questo tema ed in particolar modo sul conflitto creazionismo-evoluzionismo.Le problematiche sono enormi e non mi dilungo su di esse, ovviamente il bigottismo ed l&#39;integralismo fondamentalista di cui è pregna la cultura di quel paese sono ben lontani dall&#39;essere sconfitti (del resto quando il loro presidente afferma di parlare giornalmente con Dio e/o di sentire i consigli di Dio nella sua testa&#8230; cosa ne può uscire di buono?).Ovviamente i problemi non si limitano a questi aspetti scientifici ma anche nell&#39;ambito culturale abbondano (basta pensare il divieto di proiettare &quot;i segreti di Brokeback Mountain&quot; nello stato dello Utah solo perchè parla di una storia di amore gay).Tornando a noi, mi chiede come si fa ad aprire la testa e il modo di ragionare di chi sa già tutto.Non si può ovviamente, ci sarà sempre chi avrà una visione dogmatica delle cose e nonostante gli si sbatteranno in faccia tutte le evidenze contrarie ai suoi dogmi rifiuterà comunque di cambiare le sue idee. Il fatto è che solo la minorparte di coloro che qualcuno vuole a tutti i costi&#160; riunire sotto l&#39;unico aggettivo &quot;cattolici&quot; ha questo tipo di fede. Anzi, la maggiorparte di loro si dichiara cattolica e neanche sa di essere contraria a quasi tutto quello che direbbe la loro chiesa e quindi la dottrina a cui si dichiarano appartenenti.Poi ci sono gli ipocriti, come la maggiorparte dei nostri politici che si dichiarano (a seconda dei momenti) religiosi, credenti, in cerca di dio, cattolici osservanti, solo per meri calcoli elettorali. Ma a tutti questi noi non ci rivolgiamo, ci rivolgiamo a quelle persone in cui è possibile installare il dubbio. E sono tante.Le nostre iniziative stanno avendo un successo oltre ogni nostra aspettativa iniziale, sinceramente non credevo che la mia Terni (che sembrava una città impagliata, mi perdoni il gioco di parole) fosse in grado di rispondere in tal modo.Ora iniziamo a lavorare anche a Perugia, speriamo di ripeterci.Per quel che riguarda il rapporto con chi rispetta la bibbia e dio ma ha il nostro stesso rispetto per la laicità dello stato, posso dirle che personalmente conosco Nofke che trovo una persona preparatissima ed in gamba (anche se non ho molto apprezzato la sua presa di posizione contro il &quot;Codice da Vinci&quot; nella conferenza tenuta in biblioteca), e abbiamo anche aderito alla campagna di anticlericale.net che consigliava di dare l&#39;8 per mille alla chiesa Valdese.Fra l&#39;altro gli ho regalato un libro dello storico anticlericale K.Deschner e mi ha promesso di farmi sapere che ne pensa.La nostra associazione si chiama &quot;civiltà laica&quot; proprio per sottolineare che il problema della laicità è di tutti non solo degli atei e degli agnostici, non solo da appartenenti a fedi diverse da quella cattolica, ma anche per i cattolici. Quindi non c&#39;è bisogno di essere atei per aderire alla nostra associazione, abbiamo al nostro interno anche Cristiani e Buddisti, tanto per dire. <br />Ovviamente perònon ci si deve offendere se qualche altro&#160;socio scrive un articolo critico verso la religione a cui si ritiene di appartenere.Personalmente io mi ritengo ateo dal punto di vista religioso e agnostico da quello filosofico (prendendo spunto da ciò che diceva B. Russel), e credo che sia difficile accettare che la nostra vita sia condizionata da un libro scritto (e riscritto) quattromila anni fa (parlo dell&#39;antico testamento) e pur avendolo letto (fugacemente lo ammetto) ci trovo ben poco da imparare e da applicare alla mia vita. Le dirò di più, e spero non si offenda per questo, anche nei vangeli ho trovato ben poco da condividere (se non un generale invito al pacifismo peraltro molto interpretabile e difatti interpretato più volte nel corso della storia&#8230; &#160;ma recentemente qualcuno ha anche detto che s. Francesco non era un pacifista sicchè non ci si deve meravigliare di niente), quindi diciamo che personalmente non lo metto fra gli insegnamenti morali e filosofici da seguire.Ma queste ovviamente sono convinzioni personali ed ognuno (anche all&#39;interno civiltà laica) è libero di pensarla come vuole, l&#39;importante è che non pretenda che le sue convinzioni debbano essere condivise anche dagli altri soci. Quello che è l&#39;essenza della laicità, ìnsomma.La saluto cordialmente e spero comunque di vederla un giorno alle nostre <br />iniziative anche per semplice curiosità.<br />Alex</p>
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		<title>Il peso dell&#8217;anima</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-peso-dellanima/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2006 21:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Condivido il fatto che sia un bellissimo film, non quanto l&#39;articolo che mi ha suscitato una certa curiosità. Il fatto che le riviste non parlino della faccenda e che per questo si può capire che non sia stato fatto uno studio&#160; sull&#39;anima, mi sembra un assurdità. Gli scienziati hanno immense lacune nelle risposte a molte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />Condivido il fatto che sia un bellissimo film, non quanto l&#39;articolo che mi ha suscitato una certa curiosità. Il fatto che le riviste non parlino della faccenda e che per questo si può capire che non sia stato fatto uno studio&#160; sull&#39;anima, mi sembra un assurdità. Gli scienziati hanno immense lacune nelle risposte a molte domande che l&#39;essere umano si pone, e così sulla questione dell&#39;anima ancora non si sa nulla. di studi ne fanno da anni, nessuno ne è riuscito a dimostrare l&#39;esistenza dell&#39;anima e per questo si nega ciò che non si riesce a dimostrare. Potrei stare ore a parlarne, ma probabilmente questa mail potrebbe essere rapidamente cestinata, per questo vi porgo calorosi saluti!<br /></em>Michele<br />&#160;<br />&#160;</p>
<p><span id="more-857"></span><br />Innanzitutto ciao e grazie per averci scritto Michele.<br />Sono io l&#39;autore dell&#39;articolo quindi non ho problemi a rispondere alle tue domande e/o perplessità.<br />Però sinceramente mi sembra che, evidentemente, non sono stato abbastanza chiaro a porre l&#39;accento su quello che è il problema.<br />Il problema non è disquisire della non esistenza dell&#39;anima o di ciò che gli scienziati si presume non siano in grado di spiegare.<br />Il problema è come le cose vengono presentate in Italia sui telegiornali. Dato che in tale occasione tutti le maggiori testate giornalistiche hanno esordito con &quot;è stato provato che quando si muore si perdono 21 grammi di peso, quello si ritiene essere il peso dell&#39;anima&quot; questo implica le disquisizioni di cui all&#39;articolo in oggetto.<br />Quali prove ci sono e quali esperimenti sono stati fatti per dire che E&#39; STATO PROVATO che si perdono 21 grammi al momento della morte? <br />Basta fare una rapida ricerca per rendersi conto che non esistono o comunque non sono riportati esperimenti di questo tipo (anche perchè non credo siano molti gli uomini disposti a passare gli ultimi istanti di vita assolutamente in solitudine e immobilizzati al piatto di una bilancia capace di avere errori inferiori allo 0.01% su una massa dai 60 ai 100kg, che tra l&#39;altro, essendo la chimica <br />analitica il mio campo, ti assicuro non sono molto comuni).<br />Quindi non voglio neanche entrare nel merito dell&#39;esistenza o meno dell&#39;anima (che per inciso stando alle teologie deve essere immateriale ovvero senza massa), ma parlare di questo aspetto.<br />Il film &quot;21 grammi&quot; è bellissimo e pone il tema in modo del tutto legittimo e condivisibile (&quot;si dice che al momento della morte perdiamo 21 grammi&#8230; etc etc&quot;), è il COME è stato presentato in Italia ad essere completamente sbagliato e fuori luogo.<br />Se tu sei a conoscenza di esperimenti fatti a tal fine e che io ignoro ti prego di mettermene a conoscenza quanto prima.<br />Nel frattempo ti saluto cordialmente<br />Alex<br /><em><br />Grazie di aver risposto Alex, e della delucidazione.<br />Concordo sul fatto che i mass media presentino la cosa a loro piacere.<br />E&#39; per questo che da tempo ho smesso di accendere la tv.<br />Comunque non escludo il fatto che abbiano fatto sperimenti su questa cosa, non ne ho la minima idea come, la gente non si fa scrupoli. <br />Anche se difficilmente riverrò sul vostro sito, vi faccio i miei auguri. </em><br />Michele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-peso-dellanima/">Il peso dell&#8217;anima</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Fede e religione</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/fede-e-religione/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2006 21:10:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[posta e risposta]]></category>
		<category><![CDATA[Posta e Risposta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salve, volevo solo dirvi&#8230;. non confondete la fede con la religione, l&#39;essere cristiano e l&#39;essere cattolico. Sono due cose diverse. Nemmeno io sono d&#39;accordo con questo papa e con tutti i casini cha la chiesa ha sempre fatto, ma esistono verità che trascendono tutto questo, esiste una spiritualità universale (che la stessa chiesa oscura e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Salve, volevo solo dirvi&#8230;. non confondete la fede con la religione, l&#39;essere cristiano e l&#39;essere cattolico. Sono due cose diverse. Nemmeno io sono d&#39;accordo con questo papa e con tutti i casini cha la chiesa ha sempre fatto, ma esistono verità che trascendono tutto questo, esiste una spiritualità universale (che la stessa chiesa oscura e ostacola) che non può essere negata. <br />Scusate se mi sono permessa di fare questo intervento, leggere che &quot;la vita non è sacra, ecc..&quot; mi ha colpita.<br />Saluti, Regina<br />&#160;<br /></em><br /><span id="more-855"></span></p>
<p>Gentile Sig.ra Regina, sinceramente non so di preciso a cosa si riferisce e dove ha letto sul nostro sito che &quot;la vita non è sacra&quot;, probabilmente in qualche sezione di articoli dedicati al referendum sulla legge 40 in cui si criticava il concetto di vita cosi come la chiesa cattolica apostolica romana pretende che sia accettato da tutti.<br />Ad ogni modo il termine sacro è condivisibile (ne converrà) solo fra credenti, quindi all&#39;interno della nostra associazione ci sarà senz&#39;altro chi la ritiene sacra; personalmente da ateo quale sono la considero la cosa più importante che abbiamo ma di certo non sacra in quanto non credo nel trascendentale da lei menzionato.</p>
<p>Se poi con &quot;sacra&quot; si intende che la vita non è nostra ma di dio, bè allora siamo enormemente distanti in quanto come associazione riteniamo che la vita appartiene all&#39;uomo e a nessun altro, e soprattutto non appartiene a nessuno di coloro che ritengono di parlare per nome di qualche dio.</p>
<p>Non mi sembra inoltre che abbiamo mai fatto confusione fra l&#39;essere cristiani e l&#39;essere cattolici, se ha trovato nei nostri scritti confusione in proposito me la indichi la prego e provvederemo subito a correggerci.</p>
<p>Quello che invece colpisce a me è la sua pretesa di affermare l&#39;esistenza di una spiritualità universale che non può essere negata. Personalmente, e tengo a sottolineare che ora parlo a titolo personale e fra i nostri soci c&#39;è chi la pensa diversamente, la nego eccome in quanto come le ho detto sono ateo, religiosamente parlando e agnostico nel senso filosofico del termine.Spero che non mi ritenga indegno di continuare a parlare con lei per questo.<br />Cordialmente,<br />Alex</p>
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