“Sostenere che l’Italia è un Paese laico è una ipocrisia”

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Da chi viene un’esternazione così pesante? Da un mangiapreti incallito? Da un marxista nostalgico? Da un radicale combattivo?

Assolutamente no, viene dall’intervista rilasciata da una pasionaria cattolica nonché avvocatessa che ha combattuto strenuamente per far svolgere in chiesa l’annuale recita scolastica della scuola materna “Falcone – Borsellino” di Terni.

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Testualmente: “Sostenere che l’Italia è un Paese laico è una ipocrisia. Non può definirsi laico un paese che riconosce come festività il Natale, l’Epifania, la Pasqua, il Ferragosto e persino la domenica, il settimo giorno, quello del riposo, per intenderci. Auspico il laicismo delle istituzioni, tuttavia combatto il relativismo assolutizzato mascherato da laicismo politicamente corretto.”

Lasciando da parte facili battute sulla preparazione storica della rampante avvocatessa ternana e limitandoci a ricordare che pressoché tutte le feste citate, fatta salva l’Epifania, hanno un origine pagana precedente al cristianesimo (comprese le domeniche e il Natale), quello che ci preme sottolineare è la parte riguardante la laicità dello Stato.

Che l’Italia sia uno Stato Laico non lo diciamo noi ma ripetute sentenze di giurisprudenza costituzionale, dalla seconda metà degli anni ’80 fino al 2006 quando la famosa sentenza sul crocifisso stabilì che l’esposizione di questo in luoghi pubblici non inficiava la laicità dello stato. Come del resto riporta minuziosamente anche la voce “laicità dello Stato” dell’enciclopedia on line Treccani che sottolinea, anzi, che il principio di laicità e fra i più alti di quelli che governano il nostro Stato. Quindi a prescindere da quello che ne dica la rampante avvocatessa-pasionaria il fatto che l’Italia sia uno Stato laico è assolutamente fuori discussione. Altrettanto fuori discussione è il fatto che se uno stato è tale anche le sue istituzioni devono esserlo e fra queste per l’appunto la Scuola. A questo si deve la legge che proibisce in ogni modo di fare messe e indottrinamento cattolico durante l’orario scolastico.

Ora che la suddetta avvocatessa auspichi il “laicismo delle istituzioni” (in quale modo?) e al contempo promuova recite scolastiche in chiesa è evidentemente un agire non coerente (non ce ne meravigliamo, siamo abituati anche a peggio da parte di alcuni che si professano cattolici), ma se la pasionaria è soddisfatta dell’aver ottenuto una recita in chiesa fuori dall’orario scolastico ne siamo tutti lieti.

Siamo meno lieti nel dover constatare che per l’egoismo dei genitori cattolici non si possa fare una recita inclusiva durante l’orario scolastico che preveda la partecipazione di tutti i bambini in un luogo religiosamente neutro (e quindi laico) come poteva essere la sala del Cesvol per cui il comune aveva messo a disposizione dei pulmini appositi (a questo proposito chi ha parlato di “deportazione” degli alunni si dovrebbe semplicemente vergognare).

Come al solito l’egoismo e l’integralismo di alcuni cattolici sono un grande ostacolo alla partecipazione alla vita democratica di tutti i cittadini di questo paese.

Alessandro Chiometti

16 Dicembre 2014   |   articoli, attualità   |   Tags: , , , ,