Come nostra consuetudine quando c’è un referendum sul quale la nostra Associazione non ha una posizione “ufficiale” cerchiamo di raccogliere le informazioni che possono esservi utili e diamo spazio a dei pareri competenti (quindi in questo caso avvocati e avvocate oppure dottori e dottoresse in giurisprudenza) che possano aiutare a chiarirvi le idee sperando di non trasformare il nostro sito in luoghi nauseabondi come lo studio di Porta a Porta.
Cose da sapere
- Non c’è il quorum. È un referendum confermativo di una modifica costituzionale, quindi sarà valido a prescindere dalla percentuale della gente che è andata a votare.
- Si vota dalle 7 alle 23 di domenica 22 marzo e dalle 7 alle 15 di lunedì 23 Marzo 2026. (Guarda caso quando non c’è da invitare la gente ad andare al mare per boicottare i referendum con il quorum, quelli abrogativi, appaiono come per magia delle date per la consultazione che non siano a Luglio o a Giugno inoltrato NdR).
- Il Quesito: Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?“
- Gli articoli della Costituzione saranno modificati sono: Si tratta in particolare degli articoli 87 (poteri del presidente della Repubblica in qualità di presidente del Csm), 102 (funzione giurisdizionale), 104 (autogoverno della magistratura – Csm), 105 (compiti del Csm), 106 (nomina di Consiglieri della Corte di cassazione), 107 (distinzione delle funzioni tra giudicante e requirente), 110 (funzione di organizzazione del servizio Giustizia da parte del ministero della Giustizia).
Perché votare sì.
Non sarà certo una svolta epocale ma rappresenta finalmente quel necessario primo passo da tanto tempo atteso per la riforma della Magistratura che, senza intaccarne l’autonomia costituzionalmente garantita, come erroneamente temuto e strumentalmente asserito dai detrattori, deve proseguire nel percorso democratico che porterà al raggiungimento di un processo accusatorio pienamente compiuto.
A.S. – Avvocato
Ho imbarazzo politico, per la mia cultura e formazione, a votare allo stesso modo di molti esponenti del centrodestra nazionale. Credo che politicamente sia comprensibile una scelta diversa, ma nel merito della riforma, benché non si tratti di una svolta epocale, credo che sia giusto che magistrati giudicanti e inquirenti abbiano carriere separate, che l’uno non possa decidere sull’altro, per l’autonomia di entrambi. Si separano le carriere, non le funzioni, che di fatto lo sono già e l’evoluzione, per come la vedo io, è una garanzia di indipendenza per entrambi. Per questo sono orientato a votare si al referendum costituzionale. Mi sono sempre sottratto alla politicizzazione schierata su questi temi e così continuerò.
A.G. – Avvocato
Perché votare no.
Ho sostenuto la separazione delle carriere, ma la riforma Nordio vi ha poco o nulla a che vedere. Questa riforma indebolisce l’autogoverno della magistratura sostituendo l’elezione dei membri del CSM con il sorteggio. Parlare di certezza della pena è propaganda: nel testo non c’è nulla che la riguardi.
W.B. – Avvocato
Non serve neanche entrare nel merito. Una riforma punitiva che mira, esplicitamente, a realizzare il sogno bagnato della peggior fetta del politica, una magistratura (ricordiamo, uno dei tre poteri dello stato) più politicizzata, non meno come si sbandiera aggrappandosi alle paranoie ingenerate nella popolazione. Solo il 10% dei magistrati è parte di associazioni di categoria, lo 0,7 (zero virgola sette) cambia carriera, e solitamente per ricongiungersi alla famiglia dopo aver ricevuto incarichi lontano. Una legge imposta senza concertazione, scritta e voluta dal governo più ignorante, reazionario e rancoroso della storia repubblicana per realizzare l’agognata invasione di campo, esplicitamente sul disegno del padre nobile Berlusconi. Votare NO è un necessario tentativo di autodifesa dalle peggiori pulsioni di questo ed altri governi.
M.P. – Dottore in giurisprudenza

