Italiani e cultura, verso l’incompatibilità?

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Facile dare la colpa alla crisi economica globale, che sicuramente ha la sua parte di colpe, ma l’ennesimo crollo di vendite di libri nel nostro paese non giunge certo inatteso. I dati forniti dall’Associazione Italiana Editori lasciano spazio a pochi dubbi, -8,7% di fatturato nonostante il calo del prezzo dei libri e 723mila sono gli italiani in meno che hanno comprato almeno un libro nel corso del 2011. In pratica appartiene a questa categoria solo il 45% della popolazione, percentuale che confrontata con il 61% degli spagnoli, il 70% dei Francesi, il 72% degli americani e l’82% dei tedeschi rende bene l’idea di quale sia il livello di cultura medio del “bel paese”.

Le colpe di questo sfacelo sono ovviamente molteplici, e gli stessi editori che estorcono le spese di pubblicazione all’aspirante scrittore per poi mandare le copie al macero senza che queste abbiano venduto una copia (o tutt’al più poche decine) nel 90% dei casi evitando di investire in pubblicità e presentazioni del prodotto, non possono passare certo per santi devoti alla causa della cultura.

Per il bene della nostra sanità mentale preferiamo non guardare le classifiche di vendita dei singoli libri per verificare cosa hanno letto gli italiani che hanno letto qualcosa, sappiamo già che il moccismo è dilagante non solo nel nostro paese (dopo aver visto i lucchetti sul ponte degli artisti a Parigi abbiamo perso ogni speranza per il futuro dell’umanità). Tuttavia questo è un problema che si porrà dopo, prima c’è il dato di fatto che la maggioranza degli italiani non legge neanche un libro l’anno.

A questi dati possiamo aggiungere quelli del cinema e del teatro il primo in calo dell’8% e il secondo del 3% nel 2011 rispetto al 2010.

Tutta colpa della crisi dicevamo? Dipende dai punti di vista, ovviamente la riduzione dei consumi c’è stata in quasi tutti i settori, però sarà un caso se uno dei pochi settori a registrare un vero e proprio boom è quello dei giochi d’azzardo? Nel primo semestre del 2011 il settore è avanzato del 19% tout court, con punte di eccellenza come il +36% del gioco del lotto.

Insomma gli italiani non hanno più un euro eccetto quelli che si giocano nelle slot machine o sulle ruote che promettono miliardi.

Si può far finta di niente di fronte a questi numeri?

O forse occorre ragionare sul fatto che un siamo un popolo che preferisce affidare le proprie sorti ai numeri suggeriti in sogno da San Gennaro piuttosto che ad informarsi e conoscere il mondo circostante?

Di certo c’è ben poco da fare se recentemente anche un sindaco di centrosinistra di una ridente città del centro Italia si è vantato, ricevendo applausi durante un convegno della Cgil, di aver praticamente azzerato il bilancio della cultura del suo comune per evitare tagli più pesanti al sociale. Ci chiediamo, c’è davvero bisogno di una laurea in sociologia per capire che azzerando la cultura entro brevi anni peggiorerà, e di molto, anche la condizione sociale degli abitanti di quella città?

Se anche le parti più progressiste di questo paese trattano la cultura come qualcosa di superfluo, potremo mai avere un futuro?

Difficile, davvero difficile, ipotizzarlo oggi.

 

Alessandro Chiometti

10 Ottobre 2012   |   articoli, riflessioni   |   Tags: , , , ,