I costi della chiesa aumentano anche se per qualcuno non esistono

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Il sito icostidellachiesa.it di proprietà dell’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) è stato aggiornato il 27 Gennaio 2013, poco dopo un anno dalla sua creazione. La stima dei costi annui della Chiesa Cattolica per lo Stato italiano è aumentata passando da 6.086.565.703 euro a 6.277.375.437 ; un aumento della stima quindi consistente, di circa 200 milioni di euro per la precisione, che in tempi di austerity di tasse e di tagli sempre più sonori per gli italiani dovrebbe far gridare vendetta.


250px-Euro_coins_and_banknotesTuttavia, come consueto, nessuna voce politica del folcloristico parlamento fuoriuscito dalla roulette elettorale si leva a indicare riduzioni di spesa clericale per i prossimi anni. Tacciono come sempre centrosinistra, centro e centrodestra e tacciono anche i grillini che evidentemente non vogliono far brutta figura di fronte a un’usanza così ben consolidata.

Del resto per qualcuno questi costi semplicemente non esistono, anzi stando ad alcune recenti coraggiose pubblicazioni, l’Italia risparmierebbe dalla presenza della Chiesa Cattolica sul suo territorio ben undici miliardi di euro l’anno (Giuseppe Rusconi “L’impegno” ed. Rubettino 2013) il che porterebbe a un bilancio economico positivo per noi italiani.

Se vi state chiedendo dov’è il trucco non siete avvezzi al modo di pensare clericale. Il segreto nel presentare dei dati sta nel ribaltare la frittata; in realtà non c’è niente di nuovo l’ha già fatto Umberto Folena ne “La vera Questua”, pamphlet che era regalato tempo fa dall’Avvenire.

Semplicemente, prendendo una fra le tante voci di spesa, ad esempio il finanziamento alle scuole private, il clericale di turno dice: lo stato finanzia le scuole private con un miliardo di euro, ma se tutti gli alunni delle scuole private andassero alle scuole pubbliche lo stato spenderebbe circa cinque miliardi di euro in più di quello che già spende per la scuola pubblica. Questo si ottiene semplicemente dividendo il costo della scuola pubblica per numero di alunni attuali e moltiplicandolo per il numero degli alunni delle private. Et voilà, il gioco è fatto! Lo Stato spende un miliardo (peraltro in modo incostituzionale) per la scuola privata? Per il clericale ne sta risparmiando quattro.

Il ragionamento applicato anche a sanità, servizi sociali, e quant’altro fa giungere alla millantata cifra di Rusconi.

Ovviamente questo modo di pensare non sta in piedi neanche con le stampelle per chi ha un minimo di senso critico, ci limitiamo a fornire tre buoni argomenti per controbattere al clericale di turno.

  1. Lo Stato, per essere degno di essere chiamato civile, deve fornire e assicurare istruzione e welfare a tutti, a prescindere se ci siano o meno organizzazioni che offrono servizi simili, quindi non si può parlare di nessun risparmio. La scuola dell’obbligo deve essere garantita a tutti i cittadini italiani senza affidarsi a nessun altro ente o istituzione religiosa esistente. Se poi un cittadino sceglie liberamente di pagarsi una scuola privata (ammessa dalla Costituzione senza oneri per lo Stato) è una sua scelta.
  2. Prendendo in esame il ragionamento clericale dal punto di vista economico dobbiamo evidenziare che se gli alunni della scuola privata rappresentano (circa il 10 percento del totale) andassero tutti alla pubblica non è assolutamente vero che i costi di questa si alzerebbero matematicamente del 10 percento. Per dirla in modo terra terra comprensibile a chiunque, dove si mangia in nove si mangia anche in dieci.
  3. Ammessa la funzione di ammortizzatore sociale della Chiesa Cattolica nel nostro paese se questo basta a giustificare oltre sei miliardi di euro l’anno di contributi pubblici, allora in primo luogo ogni spesa deve essere documentata e giustificata (cosa che la Chiesa Cattolica non fa neanche per l’otto per mille) in secondo luogo essendo funzione pubblica nelle strutture della Chiesa Cattolica si deve entrare per concorso pubblico regolarmente bandito e verificato, non a chiamata diretta per conoscenza del prete o per “vocazione”.

 

In un paese civile si gioca secondo le regole costituzionali e del diritto. Non secondo la carità di stampo medievale di cui non sappiamo che farcene.

 

Alessandro Chiometti

13 Marzo 2013   |   articoli, attualità   |   Tags: , ,