Darwinofobia!

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Creazionismo ed evoluzionismo per me sono due facce della stessa medaglia. Il fanatismo di chi crede nei dogmi religiosi è lo stesso di quello di chi crede nella scienza!

Così, un filosofo locale, terminava qualche giorno fa la presentazione di un suo libro di poesie e riflessioni in un piccolo locale cittadino.
Essendoci trovati lì in una ristretta situazione quasi familiare, quasi per caso, non ce la siamo sentita di intervenire e ci siamo limitati ad alzarci con discrezione e prendere la via dell’uscio prima dello sviluppo di una discussione probabilmente inutile.

Avremmo potuto anche avviare un confronto socratico con un “amante della sapienza”, ma a cosa sarebbe servito?
Se abbiamo capito qualcosa negli ultimi tempi è che il dibattito ha senso se si condividono e si rispettano le stesse regole. Altrimenti è come giocare una partita di scacchi con un avversario che vuol muovere i pedoni come se fossero regine.
Quando una persona rifiuta, o ignora volutamente, i principi stessi di cui si discute, il confronto è totalmente inutile e peraltro deleterio per se stessi se non si riesce a controllare la propria arrabbiatura di fronte alle inevitabili castronerie.
Se un filosofo rifiuta di riconoscere che il metodo scientifico è il migliore mezzo che abbiamo per conoscere la realtà in modo condivisibile[1], non può esserci dialogo.

Ma perché fa ancora così paura Sir Charles Darwin? In un mondo in cui non ci spaventano le chat GPT che autoaccrescono il loro sapere possibile che la lunga barba del pacato naturalista inglese faccia ancora paura?[2]

Sì. Perché Darwin più di ogni altro ha colto profondamente nel solco psicologico di una delle nostre più antiche paure: quella di non essere la specie preferita da un qualche dio.

Darwin con Galileo e Freud forma quel trittico di pensatori critici che hanno distrutto in modo pressoché irreversibile l’antropocentrismo e tutti i suoi dogmi assolutistici.

A questi andrebbero aggiunti Einstein che ha reso relativo e il tempo ed Heisemberg, in rappresentanza di tutti i fisici quantistici, che hanno reso relativa anche la materia.

Tuttavia la paura che sia il caso a governare, non solo le nostre vite, ma la Vita stessa (quella di cui non sappiamo ancora oggi dare una definizione intrinseca[3]) trova il suo concretizzarsi soprattutto nella comprensione dell’Evoluzione Biologica concepita da Darwin.

Pensateci.

Galileo Galilei è stato ormai ampiamente accettato da qualunque teleologia e annessa cosmogonia (con eccezione dei terrapiattisti, ma non era nostra intenzione scrivere un articolo umoristico); nessuno sano di mente oggi metterebbe in dubbio che sia la terra a ruotare intorno al sole. Certo, si ignora volutamente il fatto che non era quella la rivoluzione galileiana (che non a caso si chiama copernicana) a mettere tanta paura a Bellarmino ma la creazione del primo metodo scientifico della storia. Transeat, Galileo è sdoganato! E non è escluso che fra tre o quattro papi ce lo ritroveremo pure santo.

Sigmund Freud, ultimo del tritico ha tolto l’uomo anche dall’essere al “centro” di se stesso, dopo che Galileo lo aveva tolto dal centro del Cosmo e Darwin da quello della Natura. Brutta botta per ogni concezione divina. Però.
Però la psicanalisi non è scienza e non essendo scienza c’è chi, andando sul mistico ha recuperato il concetto divino con essa.

Einstein e i fisici quantistici. Ovvio che tutto il loro lavoro renda molto difficile pensare a un dio che non governa neanche più il tempo visto che questo è funzione della velocità e della massa dei corpi o che giochi così tanto con i dadi per cui le particelle subatomiche obbediscono a leggi diverse da quelle macroscopiche. Beh… non è una cosa che piace sentir dire agli scienziati ma nessuno, al di fuori delle università, ha mai capito molto della relatività e della quantistica. E allora “Stamo a parla’ de tutto e de niente!” come direbbe il guzzantiano Padre Pizzarro.

Ma con Darwin no. Non ci si riesce proprio a passare oltre.

La sua evoluzione biologica, o per meglio dire il nucleo darwiniano di questa, variazione – adattamento – trasmissione, funziona troppo bene e, accidenti, è stato confermato da ogni scoperta scientifica successiva!
E c’è di più, una volta accettato il cambio di paradigma non ci vogliono complicatissime equazioni differenziali per capirla; certo è una teoria controintuitiva, come il 99% di ciò che è scienza, ma passato il primo approccio si spiega che è una meraviglia.
È rivoluzionaria, ed è per questo che affascina. Noi, poveri Homo Sapiens, da soli contro una natura-universo che non solo non ci ha creati ma che non ci aveva neanche previsto!

È noto che la figura narrativa che rende meglio l’idea della Natura darwiniana è quella data dal Leopardi: il povero islandese incontra per caso la Natura e le chiede perché costringe gli umani a soffrire. La risposta di questa è atroce: “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? [….] Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.”

Atroce, certo! Ma ammettiamolo, in fondo ci piace questa figura del capitano Acab che sfida le forze della natura maligna in mezzo ai flutti di un mare invincibile. Oppure quella del capitano Kirk, che invita i suoi uomini ad esplorare il misterioso universo dicendo: “Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino!

Homo Sapiens contro qualunque cosa e che, comunque, va avanti e riesce a conquistare la Terra; poi magari l’Universo.
Ecco, occorrerebbe spiegare a molti (ancora troppi purtroppo) che non è il caso distruggere il pianeta Terra per vendicarci della Natura matrigna ed indifferente… è un po’ come segare il ramo sui cui si è seduti. Bisognerebbe trovare un modo pacifico di conviverci prima di farla arrabbiare e che questa mandi i suoi leoni a sbranarci. Ma non riapriamo qui i discorsi inevitabilmente pessimisti sul futuro prossimo.

Però è evidente che gli uomini non sono tutti uguali, e molti non sono in grado di raccogliere questa sfida cosmica. Preferiscono consolarsi con un confortevole creazionismo o Disegno intelligente che dir si voglia; “Se siamo qui c’è un motivo e un giorno lo scopriremo!”, sostengono. In bocca al lupo, anzi al leopardiano leone.

Però davvero non è il caso che, voi che non accettate la solitudine e la finitudine di Homo Sapiens, continuiate in modo davvero ottuso a riciclare periodicamente argomentazioni ridicole.

Lo diciamo perché ci è capitato di dare uno sguardo al nuovo fenomenale testo creazionista di italica produzione: Einstein non credeva a Darwin.
Verrebbe da dire: e quindi? Se è per questo Einstein non credeva, sbagliandosi, neanche a Bohr ad Heisemberg e Shroedinger. Dovrebbe essere un’argomentazione? Per l’autore lo è, ed anche la più importante. E va bene tutto caro giovine autore creazionista, uno capisce tutto, necessità di acchiappare i click, voglia di fama o paura di essere soli nell’universo. Ma recensirsi il libro da soli no!
Suvvia, che almeno si usi un po’ di creazionistica creatività.

Alessandro Chiometti

[1] Non è l’unico metodo per conoscere la realtà ma l’unico pienamente condivisibile. Bene ribadirlo.

[2] Ci informano ora che ai governanti dell’Assurdistan le Chat GPT fanno paura. Errata corrige.

[3] Ovvero: alla domanda “cosa è la vita” possiamo rispondere solo con una serie di caratteristiche di cui nessuna è peculiare.

4 Aprile 2023   |   articoli, filosofia e scienza   |   Tags: , , , , ,