Creazione senza Dio [Unità]

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L'evoluzione non ha bisogno di Dio.
Un libro di Telmo Pievani spiega perché Darwin è sotto attacco.

Ci sono almeno tre tesi di fondo in
«Creazione senza Dio», il libro che Telmo Pievani ha da poco affidato ai tipi
della Einaudi. La prima è che è in atto un attacco gratuito al darwinismo,
ovvero all'unica teoria scientifica oggi in grado di spiegare i fatti
dell'evoluzione biologica. La seconda tesi è che l'attacco a Darwin è la punta
emergente di assalto più generale alla scienza stessa. La terza tesi di Telmo
Pievani è che si tratta di attacchi molto pericolosi, da non sottovalutare.

Diciamo
subito che la prima tesi è condivisa dalla totalità pressocché assoluta dei
biologi e dei filosofi della biologia. La seconda è percepita solo da una parte
della comunità scientifica. La terza è ancora presa sottogamba, persino
all'interno della comunità scientifica. Ed è per questo che il nuovo libro del
giovane filosofo della biologia in forze all'Università Bicocca di Milano è
davvero prezioso.

Beninteso
le argomentazioni che Pievani porta per sostenere la prima tesi sono molto
lucide e ben documentate, da ogni punto di vista: biologico, storico e
filosofico. Esistono i fatti dell'evoluzione. Tantissimi e convergenti. Che narrano
come la vita sulla Terra vanti lunga data e come la sua lunga storia si sia
srotolata all'insegna del continuo cambiamento.

L'unica
teoria in grado di descrivere questi fatti è la teoria darwiniana. Che si
fonda, sostanzialmente, su cinque constatazioni e tre deduzioni operate da
Charles Darwin e rese di pubblico dominio nel libro «Origine delle Specie»
pubblicato dal naturalista inglese nel 1859. La prima constatazione, matematica
alla mano, è che tutte le specie viventi hanno una fertilità potenziale tale
che se ogni individuo la potesse esprimere con successo la loro popolazione
dovrebbe crescere in termini esponenziale. La seconda constatazione è che
questo semplicemente non accade: le popolazioni di ciascuna specie, pur tra
frequenti fluttuazioni, sono sostanzialmente stabili nel tempo. La terza
constatazione è che le risorse naturali a disposizione degli organismi viventi
sono limitate. In un ambiente stabile le risorse restano stabili.

È
chiaro allora – ecco la prima deduzione di Darwin – che c'è una lotta tra gli
organismi per accaparrarsi le risorse. Solo alcuni in questa lotta per la
sopravvivenza risultano vincitori e possono riprodursi con successo.

Un'altra constatazione, la quarta, è che
nelle popolazioni di ciascuna specie non ci sono due individui uguali. Persino
due fratelli, persino due gemelli sono un po' diversi tra loro. Non c'è dubbio:
il mondo del vivente è caratterizzato da una enorme variabilità.

Ultima
constatazione: gran parte della variabilità biologica è ereditaria. I caratteri
si trasmettono di genitore in figlio, anche se con modificazioni.

Il
che significa, seconda deduzione di Darwin, che il successo nella competizione
per le risorse che si traduce poi in successo riproduttivo non è casuale: ma
dipende almeno in parte dalla costituzione ereditaria degli individui che
sopravvivono. Le condizioni ineguali di partenza nella competizione per le
risorse costituiscono la base del processo naturale di selezione.

Nel
lungo periodo – terza e ultima deduzione di Darwin – il processo di selezione
naturale conduce a una graduale e continuo cambiamento delle popolazioni. Di
generazione in generazione la selezione naturale determina l'evoluzione delle vecchie specie e la
nascita di nuove specie.

Questo
meccanismo che favorisce il successo riproduttivo degli organismi più adatti a
un certo ambiente e che determina, nel tempo, l'evoluzione delle specie è
piuttosto semplice, non è affatto casuale, ma non ha alcun fine. Non premia a
caso, ma non indirizza l'evoluzione verso nessuna meta. Tanto meno verso una
meta predefinita. È necessario, sia pure su base statistica, ma, direbbero i
filosofi, non è teleologico.

L'aspetto
interessante è che Darwin avanzò questa spiegazione senza conoscere né i
processi che consentono l'ereditarietà dei caratteri genetici, né la fonte
delle piccole modificazioni che consentono ai figli di essere almeno un po'
diversi dai genitori (e diversi tra di loro).

Nel
corso di questi centocinquant'anni lo sviluppo della genetica ha consentito di
chiarire sia gli uni che gli altri, fornendo una formidabile corroborazione
alla spiegazione darwiniana. In particolare oggi sappiamo che la variabilità
tra gli individui ha origine nelle mutazioni casuali del Dna. Ecco perché un
quarto di secolo fa il francese Jacques Monod con efficace sintesi ha potuto
dire che l'evoluzione del mondo biologico è determinata dal caso e dalla
necessità.

Prima
di Darwin, dopo Darwin e ancora oggi molti si chiedono: ma è mai possibile che
l'enorme complessità del vivente che vediamo intorno a noi – l'ala di un uccello
efficace per volare, l'occhio di un gatto efficace per vedere e addirittura il
cervello di un uomo straordinario per pensare – sono il frutto di questo
meccanismo cieco? Non è possibile: l'ordine intelligente che vediamo intorno a
noi deve essere il frutto di un disegno altrettanto intelligente.

Molti
questo disegno intelligente lo hanno cercato in leggi naturali da scoprire o in
leggi sovrannaturali: in Dio, appunto.

Telmo
Pievani ha facile gioco nel dimostrare non solo che questa ricerca non è necessaria
– perché l'evoluzione biologica per selezione naturale, insieme ad altri
meccanismi che non contraddicono l'impostazione darwiniana, spiega in maniera
esauriente i fatti noti – ma è stata del tutto infruttuosa. Non c'è alcun fatto
noto che contraddica la teoria darwiniana. Non c'è alcun fatto noto che corrobori
l'idea di una nuova legge naturale o addirittura soprannaturale per spiegare la
complessità che vediamo nel vivente in alternativa alla teoria darwiniana.

L'attacco a Darwin esiste, ma da un punto di
vista scientifico è un attacco del tutto spuntato. E proporre l'intelligent design per spiegare
l'evoluzione biologica è un po' come sostenere che la Terra non gira intorno al
Sole, ma a una teiera cinese. Non ha alcun fondamento nei fatti noti, non c'è
necessità alcuna di proporla ed è del tutto implausibile. Questa è la prima
tesi di Pievani, che appartiene, come dicevamo, alla quasi totalità degli
scienziati e dei metascienziati (storici e filosofi della scienza) che studiano
l'evoluzione biologica.

Molti,
invece, continuano a sottovalutare la seconda tesi del giovane filosofo della
biologia. Che, cioè, l'attacco a Darwin sia l'avanguardia di un attacco più
generale alla scienza, come cultura critica che non ha bisogno di tutele
imposte dall'alto. C'è chi propone visioni assolute del mondo e mal sopporta
una cultura naturalistica, fondata sullo scetticismo sistematico.

Molti,
anche tra gli scienziati, non mostrano di vedere questo più vasto movimento antiscientifico che si estende in
molti paesi del mondo, in molte aree culturali e in molte ambienti religiosi.
Eppure, come sostiene Pievani, esso è reale. Ne abbiamo avuto prova negli Stati
Uniti, dove è diventato il collante culturale della variegata maggioranza della
popolazione che ha mandato George W. Bush per la seconda volta alla casa
Bianca. Ma ne abbiamo avuto prova anche da noi, in Europa. Il contenuto vero
del discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona non era affatto l'attacco
all'Islam, ma il tentativo di negare alla scienza la sua autonomia inglobandola
in una razionalità più vasta.

L'ultima
tesi del giovane filosofo è che questo tipo di attacco più vasto e generale
all'intera cultura scientifica non è affatto da sottovalutare. Ma è piuttosto
pericoloso. In gioco c'è la nostra stessa libertà di decidere, sulla base di
una razionalità critica, intorno a questioni fondamentali. Fondamentali come la
vita e la morte.

Da L'Unità del 9/1/2007

7 Febbraio 2007   |   articoli   |   Tags: