Amministrative 2023 a Terni: il consueto inaspettato boom elettorale

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Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola!” ammonivano i Monty Python in uno dei loro sketch più celebri.

Così nelle elezioni italiane nessuno si aspetta mai i boom elettorali estemporanei nonostante ormai ci siano praticamente ad ogni elezione. Che si parli di Berlusconi, Sinistra radicale, 5 stelle, Lega, Fratelli d’Italia e in ultimo (per ora confinato come fenomeno locale) Bandecchi.

Questo ovviamente per quel che riguarda le sonnolente segreterie di partito che continuano a pensare che sia sufficiente attivarsi un paio di mesi prima delle elezioni per confermare i voti presi anni prima (chi ha governato) o recuperare quelli persi (chi ha fatto oppos… no niente scusate).

In realtà a chi aveva dato uno sguardo al tessuto sociale sconquassato dalla demenziale gestione nazionale e locale della Covid aveva ben chiaro quello che stava succedendo.

Al di là del folkloristico comportamento dell’istrionico imprenditore livornese e delle risposte date a pendula canis (perdonatoci il latinorum) ai giornalisti nazionali sulla sua gestione dell’Unicusano, Bandecchi non poteva non incassare il lavoro fatto a testa bassa (a differenza dei partiti) sulla città negli ultimi tre anni.

Tralasciando la discutibile gestione con alti e bassi nei risultati della squadra di calcio locale (se la Ternana fosse stata in zona play off per la serie A probabilmente l’imprenditore sarebbe già sindaco dopo il primo turno), i pacchi alimentari regalati a migliaia di famiglie in difficoltà durante la covid, l’acquisizione di aziende che stavano chiudendo e salvando così il posto di lavoro di molti lavoratori, la beneficenza cospicua per le associazioni di solidarietà e anche per quelle culturali (si parla di 150mila euro dati a Narni sotterranea solo per aver apprezzato la visita), hanno dato il loro frutto, ovvero il 28,1% (13600 voti) che lo manda alla sfida del ballottaggio con la destra locale.

 

Se Stefano Bandecchi è un liberale imprenditore fin troppo amante del self made man, la destra locale è invece legata a ideologie ed estremismi quasi incostituzionali che l’hanno paralizzata (e ridicolizzata) in questi cinque anni dopo la conquista del “fortino rosso”. Non a caso neanche questo Masselli, come Latini cinque anni prima e nessuno degli altri assessori circolati in questo tempo è mai riuscito a dichiararsi antifascista e antirazzista, nel rispetto della Costituzione Italiana come pure gli è stato ripetutamente chiesto.

Di certo poi, il sindaco Latini non sarà stato un fulmine di guerra (è riuscito a farsi prendere in giro anche da Barbara D’Urso), ma il suo accoltellamento alla schiena per lanciare l’assessore al bilancio Masselli (geniale la sua idea di aumentare la Taric dell’8% dieci giorni prima delle elezioni) di certo ha portato ad un crollo senza precedenti di una giunta che esce dai primi cinque anni di governo.

Un crollo paragonabile, sia nei numeri che nella stranezza, solo a quello dei 5 stelle con cui si erano sfidati al ballottaggio nelle elezioni precedenti.

Il centrosinistra, tornato quasi unito grazie all’effetto Schlein, recupera un poco ma non abbastanza per tornare a contendere lo scranno del primo cittadino.

Veniamo ai numeri un poco arrotondati (ricordo che preferiamo parlare dei numeri totali dei voti e delle loro variazioni in quanto le percentuali con, un affluenza così bassa sono poco indicative e non rendono molto l’idea di quel che succede). Le variazioni rispetto al 2018 sono sempre riferite al primo turno.

La Destra locale riesce a perdere oltre 8000 elettori dei 25500 che l’avevano votata cinque anni fa; i ternani improvvisamente si ricordano di non essere in Padania e così la Lega passa da 14800 voti ad appena 1900. Un -87% di cui non c’è memoria di simili eventi.

La traslazione di voti guidata dalle strategie nazionali verso i meloniani Fratelli d’Italia (per inciso, l’amministrazione locale il 25 aprile non ha fatto suonare alla banda Bellaciao perché c’era una lista con lo stesso nome… dell’inno nazionale invece nessuno si è posto il problema) è riuscita solo in parte, con quel partito che ha aumentato i suoi voti di 4600 unità arrivando a 8000 circa). Anche Forza Italia continua a perdere terreno passando da 4700 a 2900 voti (-38%), le liste civiche di destra compensano un po’ guadagnando 2500 voti circa.

La rimonta del redivivo centrosinistra riesce in minima parte. Il candidato Kenny prende 10600 voti (+3000 rispetto all’Angeletti di cinque anni prima), ma il PD guadagna solo 400 voti (da 6300 a 6700). L’aumento avviene grazie alla fine dell’esperienza di Senso Civico e il ritorno di Sel e altri nell’ovile, ritorno che però non li premia visto che raccolgono 1500 voti contro i 2000 circa dell’esperienza di cinque anni prima. Le liste di sinistra raccolgono quasi 1000 voti in meno del candidato, a causa del voto disgiunto (anche questo un segnale abbastanza chiaro per chi lo sa cogliere).

Il disastro della Lega è sfiorato dal quasi scomparso Movimento 5 stelle che come lista passa da 12300 voti a 2900 (-76%) mentre il candidato Fiorelli si ferma a 5200 voti (T. De Luca cinque anni prima ne prese 13000). La nuova lista di sinistra radicale Bellaciao (Rifondazione Comunista e PDCI) prende 1100 voti che non sono sufficienti per eleggere, così come la lista civica (600 voti) Terni Conta.

Dell’exploit di Stefano Bandecchi che raccoglie tutti i voti persi da 5 stelle e destra abbiamo già detto, gli altri (Pap che presentava l’unica donna Silvia Tobia, l’ex leghista Fiorini, gli innovatori di Paolo Cianfoni) arrivano tutti intorno a 500-700 voti e non eleggeranno in nessun caso.

Quello che appare evidente, in una città che si contendeva il titolo di Stalingrado d’Italia con le roccaforti rosse dell’Emilia, è la totale mancanza di un progetto a sinistra di lungo termine e in questi giorni l’unica auto-pseudo-critica che si sente da quelle parti è chi si prenderà la colpa fra 5 stelle e PD di aver rotto l’asse delle forze progressiste del bene (di Conte-bissiana memoria).

Nessuno che sembri aver compreso la situazione di pericolo democratico che comporta un astensionismo del 50%, nessuno che sembri aver compreso la disperazione economica di contratti a 400-500 euro al mese, nessuno che sembri aver compreso il disastro sanitario con sempre più persone che hanno bisogno di migliaia di euro per andarsi a curare in cliniche decenti. Tutta gente che è alla mercé della beneficenza del salvatore di turno, che può essere anche una brava persona o meno, ma a cui servirebbe un welfare per cui possano fare a meno dei salvatori. Che siano laici o divini.

Di cosa parleranno le segreterie dei partiti left oriented – oltre a tentare di rispondere alla domanda “a chi diamo la colpa?” – nei prossimi mesi? Di un progetto che non guardi solo alla fine del proprio naso magari anche prendendo spunto dalla lezione che la consueta inaspettata alluvione nei tropici mediterranei ha dato in Romagna, o di come mettere le chiappe al caldo su qualche scranno in regione l’anno prossimo? Chissà perché, ma abbiamo un vago sospetto…

Alessandro Chiometti

 

 

18 Maggio 2023   |   articoli, come è andata?   |   Tags: , , , , , , ,