about: la verità sta in cielo

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emanuela_orlandi_manifesto_2008

Parlare dell’ultimo lavoro di Roberto Faenza è molto, molto difficile.

Se si considera come film allora è quasi inevitabile dargli un voto negativo. Al di là della quasi totale assenza di ritmo narrativo l’interpretazione degli attori secondari è davvero discutibile; spesso forzata a volte scolastica quasi mai credibile. Certo quelli principali: Scamarcio, Sansa, Scarano e Lodovini sono bravi ma proprio per questo si vede ancora maggiormente il gap con gli altri.

Ma se parliamo del valore del film come denuncia allora il discorso cambia rapidamente.

Di Emanuela Orlandi oggi si sono tutti dimenticati nonostante la perenne richiesta di giustizia e informazioni da parte della famiglia. E neanche il nuovo scandalo di Mafia capitale ha rinfrescato la memoria su chi comandava la malavita romana negli anni settanta e ottanta e in quanti “misteri d’Italia” fosse implicata la Banda della Magliana.

Oltre al caso Moro, la strage di Bologna, l’omicidio Pecorelli e chi più ne ha più ne metta, c’è anche il caso di Emanuela Orlandi, scomparsa e mai più ritrovata il giugno del 1983 a Roma.

La sparizione di una cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia (che in poche parole sarebbe l’insieme delle persone che svolgono un servizio diretto alla persona del Papa) è stato probabilmente, un tentativo delle organizzazioni malavitose di farsi ridare dal Vaticano i soldi che erano stati dirottati in Polonia per sostenere la ribellione al comunismo attraverso il crack del banco Ambrosiano di Calvi passando per lo Ior del “gorilla di Dio” ovvero Mons. Marcinkus. Ovviamente all’insaputa di queste organizzazioni.

Questa, che l’Osservatore Romano definisce leggenda urbana, è probabilmente quanto di più vicino alla verità sapremo mai sul caso di Emanuela Orlandi.
Depistaggi, segnalazioni con Emanuela ancora viva, piste bulgare, lupi grigi e prima o poi alieni e warmhole spazi temporali non potranno mai cambiare le ricostruzioni dei fatti supportate peraltro dalla testimonianza di Sabrina Minardi che era la compagna del capo della Banda della Magliana in quegli anni, ovvero Renatino De Pedis (il “dandy” sull’ormai famoso “Romanzo Criminale” libro – film – serie tv).

Il fatto che poi i giudici abbiano giudicato la testimonianza di costei inattendibile per alcune cose e attendibile per altre rientra nella tradizione italica, insomma senza farla troppo lunga, “da noi si ustica così” lo sappiamo.

Ma tant’è, cosa c’è tanto da cercare la verità ci chiediamo, se è ormai assodato che la salma di suddetto Renatino De Pedis ucciso nel 1990 in una delle varie faide della malavita romana ha riposato nella Basilica per ventidue anni, fino a che lo scandalo della presenza del boss della Magliana a fianco di santi e papi non era troppo grosso anche per il Vaticano?

Il problema dell’Italia non è mai stato tanto quello di sapere la verità, ma quanto che una volta saputala tutto resti immutato” diceva Corrado Guzzanti aka gerarca Barbagli in “Fascisti su Marte”.

Ci sembra pleonastico aggiungere altro.

J. Mnemonic

17 Ottobre 2016   |   articoli, recensioni   |   Tags: , , , ,