About: The hateful eight

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[voto: inevitabilmente 8.0/10]

L’ottavo film di Tarantino in realtà è il nono o anche l’undicesimo. Infatti “The hateful eight” si può considerare ottavo solo considerando Kill Bill Vol. I e Vol. II un unico film e ignorando che il buon Quentin ha diretto un episodio di Four Room e uno di Sin City.

“Gli odiosi otto” è un film che, come ci ha abituato il regista di Knoxville, è una miniera d’oro per gli amanti del gore e delle storie pulp, ma soprattutto, come abitudine per i filma tarantiniani, è un florilegio di omaggi e citazioni. Forse anche il fatto che gli odiosi siano nove alla fine potrebbe essere un omaggio al fatto che i tre moschettieri erano quattro. Insomma quando c’è Quentin Tarantino in regia tutto è possibile.

Sinceramente anche tutta la storia ci sembra un omaggio a “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.

Kurt Russel, che aveva già lavorato con Tarantino per “Grindhouse” (che di certo non era stato il film più brillante ne’ di Russel ne’ di Tarantino) stavolta tira fuori tutta la sua bravura e il fascino del caro vecchio Jena Plinskeens. Samuel L. Jackson è come al solito perfetto, Jennifer Jason Leigh forse entrerà nel guinness dei primati per il ruolo femminile trattato peggio nella storia del cinema.

La trama? Fondamentalmente quella che si era vista nel trailer: un cacciatore di taglie John Ruth (Russel) vuole incassare i diecimila dollari che gli spettano per aver catturato la temibile Daisy Domergue (Jason-Leigh), a causa di una tempesta si ritrova in una locanda con altri sette uomini di cui due ne ha raccolti lui per strada: l’altro cacciatore di taglie Marqus Warren (Jackson) e colui che si proclama nuovo sceriffo della città di Red Rock dove stanno andando ovvero il rinnegato Chris Mannix (W. Goggins). Nella locanda si capisce subito che c’è qualcosa di strano e che qualcuno fra: il presunto boia di Red Rock (Tim Roth), il mandriano triste (Michael Madsen), il generale che ha perso la guerra civile (Bruce Dern) e il messicano Bob che sta sostituendo la legittima proprietaria della locanda andata in vacanza (Demian Bichir); sta complottando per salvare Daisy. Chi sarà? Si scoprirà dopo sifde a suon di parole, personalità ed infine piombo come se piovesse.

Qualcuno ha scritto che il film è un “omaggio a un cinema che non c’è più”.

Mah! Noi siamo amanti del genere western e abbiamo un’idea della sua evoluzione. Fin da quella epica che ha visto i suoi migliori interpreti con John Wayne, Yul Brinner, Burt Lancaster e James Coburn. Poi c’è quella Italiana “prima maniera” di Giuliano Gemma e Franco Nero. Poi quella mitica di Sergio Leone che ha lanciato nell’olimpo degli dei Clint Eastwood e anche quella scanzonata e surreale di Bud Spencer e Terence Hill. Poi abbiamo visto il western reinventarsi con Clint Eastwood attore e regista ne “Gli Spietati” (oscar una volta tanto meritatissimi) che ha rivitalizzato un po’ il genere insieme al discutibile “Tombstone”. Insomma per farla breve, a nostro giudizio prima di “Django Unchained” e “The hateful eight” un western paragonabile a quello di Tarantino non c’è mai stato. Ed è per questo che secondo noi questo film pur contenendo tante citazioni (come tutti i film di Tarantino) non è un omaggio a un cinema che non c’è più, ma la prosecuzione di una nuova visione del western iniziata con il bellissimo “Django Unchained”.

Godetevelo, e lasciate perdere le polemiche sul “troppo crudo”, “troppo sangue”, “troppo troppo”. Tarantino o si odia o si ama. E noi lo amiamo finanche al punto di perdonargli “Bastardi senza gloria”.

J. Mnemonic

11 Febbraio 2016   |   articoli, recensioni   |   Tags: , , , , ,