Laicismo è una parola sbiadita come liberalismo, socialismo e comunismo. Cento anni fa iniziavano le lotte di classe, le masse lavoratrici erano unite contro chi le aveva sfruttate per millenni. Le nuove idee presero piede portando con se i nuovi nomi: socialismo e comunismo. Lo Stato non era solo lo sfruttatore, ma diventava l’entità che doveva fornire servizi a tutti i cittadini, in particolare ai deboli. Cento anni fa lo Stato Pontificio cessava di esistere come entità politica. Era stato abolito il concetto di governare in nome di Dio e nasceva la nuova nazione dal nome Italia. Era un regno ma era un regno laico, o almeno cercava di esserlo, cercava di recuperare gli spazi occupati per mille anni dagli ecclesiastici. Cento anni fa la parola “laico” aveva una sua concreta ragion […]

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Non credo che un partito debba porsi il problema di come arginare individui che intendono farne parte solo per danneggiarlo Non un partito aperto, perlomeno. Per farlo, infatti, dovrebbe gioco forza porre dei vincoli ideologici quali criteri selettivi all’accesso, stabilire una sorta di catechismo cui tutti i membri dovrebbero professare fedeltà. Che é quello che ha fatto il PD, mi pare e che già in passato avevano fatto il PCI o la DC, anche se quest’ultima con formulazione più generica. La mia non è solo una posizione di principio, ma fondata sulla mia esperienza di quale sia la forma partito più valida per costruire una società aperta e laica. Mi spiego. Se si struttura un partito sull’idea che c’é un limite alle posizioni accettabili all’interno, per forza di cose la discussione interna tenderà a […]

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Basta il titolo

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Non leggo mai i libri che recensisco, non vorrei esserne influenzato. (Oscar Wilde) Beh, per una volta posso applicare alla lettera questa boutade. Difatti non trovo un solo motivo che possa spingermi ad affrontare la lettura dell’ultimo lavoro di Giancarlo Bosetti dopo aver letto il titolo, ovvero “Il fallimento dei laici furiosi” e il sottotitolo “come stanno perdendo la scommessa contro Dio” (ed. Rizzoli 2009). Mi limito, per dovere di laico (furioso), a sottolineare quante fesserie sono scritte nella copertina di questo tomo. “Il fallimento…” scrive il Bosetti. Quale fallimento? Forse l’autore non lo sa, ma quando i laici avranno fallito significa che questa repubblica sarà trasformata in una teocrazia. Ora dato che il Bosetti può pubblicare il suo libello senza imprimatur è evidente che questo fallimento non c’è ancora stato. E  dato […]

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Basta il titolo

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Non leggo mai i libri che recensisco, non vorrei esserne influenzato. (Oscar Wilde) Beh, per una volta posso applicare alla lettera questa boutade. Difatti non trovo un solo motivo che possa spingermi ad affrontare la lettura dell’ultimo lavoro di Giancarlo Bosetti dopo aver letto il titolo, ovvero “Il fallimento dei laici furiosi” e il sottotitolo “come stanno perdendo la scommessa contro Dio” (ed. Rizzoli 2009). Mi limito, per dovere di laico (furioso), a sottolineare quante fesserie sono scritte nella copertina di questo tomo. “Il fallimento…” scrive il Bosetti. Quale fallimento? Forse l’autore non lo sa, ma quando i laici avranno fallito significa che questa repubblica sarà trasformata in una teocrazia. Ora dato che il Bosetti può pubblicare il suo libello senza imprimatur è evidente che questo fallimento non c’è ancora stato. E  dato […]

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L’ironia, quando non è strumento del potere, che obbliga alla risata di regime, ma mira ad evidenziare le contraddizioni dello stesso, fa sempre bene; il potere giudiziario, dopo tutto fa parte di quella triade che abbiamo ereditato dalla modernità e che, formalmente divisa, appartiene e concorre a formare la cultura politica di un paese. Da noi le sentenze non fanno legge, come altrove, ma quando sono innovative, quando si inseguono copiandosi a vicenda (ovvero quando fanno dottrina), lasciano il segno o – meglio – rendono visibile un mutamento. C’è una tradizione giuridica, sospesa tra il pensiero marxista e quello realista, che ci dice una cosa semplice: le sentenze sono semplicemente la conferma di quello che vige nella società; il giudice – detto altrimenti – emette un parere di conformità. Sotto questo aspetto […]

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Il 18, 19 e XX Giugno 2009 si è svolta a Perugia la 3^ edizione di "FieraMente Anticlericali", manifestazione ideata dal Comitato Pietro Castellini. Il Comitato è nato tre anni fa per recuperare e condividere la memoria storica sulla figura dell’ "Anonimo martire, fulgido eroe, pessimo tiratore e incauto soggetto della città di Perugia", come viene indicato nei documenti del Comitato stesso. Pietro Castellini è l’emblema di tutti quelli che il XX Giugno 1859 perirono nella difesa di Perugia dall’assalto delle truppe pontificie. Quest’anno, alla manifestazione si sono unite l’associazione culturale "Civiltà laica" e l’Uaar (Unione Atei Agnostici Razionalisti). L’edizione 2009, così come quella del 2007, era articolata in tre giornate. Giovedì 18, alla sera, c’è stata la presentazione sia del libro "Kamasutra per disabili" che del video "Erotika italiana", entrambi sul […]

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Comunicato Stampa

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L’associazione culturale Civiltà Laica, riguardo alla vicenda in corso all’Istituto Professionale ‘Casagrande’ di Terni che vede il professore di Italiano Franco Coppoli impegnato a far valere anche in aula, per lo meno nelle sue ore, il principio della Laicità dello Stato, esprime meraviglia per la baraonda mediatica che si è scatenata di fronte a un semplice cittadino che si espone in prima persona per ottenere l’applicazione di un diritto in cui crede. L’associazione ricorda che, in base a sentenze della Corte di Cassazione che riguardano l’argomento, il simbolo della religione cattolica non si può legittimamente rimuovere dagli uffici pubblici; infatti, contro ogni evidenza, anche lessicale (si veda un qualunque dizionario della lingua italiana), esso è stato indicato come "simbolo di laicità". Civiltà Laica ritiene che tale situazione sia irrispettosa del principio costituzionale […]

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Gli Antitaliani

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Cosa sarebbe successo se, tanto per fare un esempio recente, in una commemorazione dell’eccidio di Nassirya un rappresentante delle istituzioni italiane invece di ricordare i nomi dei militari italiani uccisi avesse ricordato i nomi dei kamikaze islamici che hanno causato il massacro dei nostri compatrioti? Facile a immaginarsi: ci sarebbe stata una sommossa istituzionale che in brevissimo tempo avrebbe portato alla immediata destituzione e allontanamento dello sconsiderato rappresentante, nonchè presumibilmente alla sua incriminazione per vilipendio alla bandiera, nonché al suo isolamento politico. Sarebbe ovvio, in un paese normale, aspettarsi una reazione simile per chi offende la memoria di quei militari italiani che il XX Settembre 1870 realizzarono il compimento dei sogni risorgimentali mettendo fine al potere temporale del Papa (il più aguerrito nemico dell’unità d’Italia) e consegnando alla nazione la sua capitale naturale, cioè Roma. Ma […]

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