Ventiquattro ore, neanche.
Tanto abbiamo dovuto aspettare per vedere su facebook i primi “distinguo” e quelli che cominciano a chiedersi se in fondo quelli Charlie Hebdo non se la siano cercata. La domanda delle ventiquattro ore dopo non è più “com’è possibile che un fanatico religioso arrivi a tanto?” ma piuttosto: “non dovrebbe esserci un limite alla satira?”, oppure “è giusto fare una vignetta che dileggi il Corano o altre cose che sono sacre per qualcuno?” Ecco, questo è l’equivalente di chiedere com’era vestita una vittima di stupro. Portava la minigonna? Aveva provocato la stupratore? Gli aveva fatto credere che ci sarebbe stato qualcosa fra loro?
Se grazie alle meritevoli associazioni delle donne queste domande oggi non le fa più nessuno o quasi, a fare quella domanda ugualmente terrificante oggi sono anche degli atei e dei laici. Perché la paura del “sacro” è ancora forte in tutti noi.
Mi dispiace per voi benpensanti di turno, ma di sacro assoluto non esiste niente. Ciò che è sacro per te non lo è per me e viceversa e ognuno ha il diritto di ridere e scherzare su qualsiasi cosa ne ha voglia fin quando non ricade in reati individuali come la persecuzione, la diffamazione o la calunnia. Io sono Charlie Hebdo, ma non lo sono tutti, qualcuno magari inconsciamente sta già giustificando gli assassini
Alessandro Chiometti

Ma non si potrebbe organizzare una mostra con le vignette a Terni?
tutto si può fare se c’è qualcuno che si rimbocca le maniche e ci da una mano ad aggiungere (altri) impegni ai tanti che già abbiamo. 🙂
Beh…nel nostro codice penale esiste l’art.403 …
che punisce il vilipendio… non il diritto di critica o di satira… differenze sempre sottili. comunque penso che ha ragione l’uaar occorre abolire ogni tutela legale del sacro.
Tu hai detto “ognuno ha il diritto di ridere e scherzare su qualsiasi cosa ne ha
voglia fin quando non ricade in reati individuali come la persecuzione,
la diffamazione o la calunnia”.
Non so cosa intendi per “reati individuali”, certo é che, come noto, si può diffamare anche un’associazione.
Ma, a parte questo dettaglio, solo apparentemente tecnico, quel che dici può essere valido de iure condendo: di fatto il nostro ordinamento, con il 403 c.p., appresta tutela penale al sentimento religioso in quanto tale.
La questione non é di poco momento.
Il punto é che la satira può ben essere offensiva, mentre, come dimostra la giurisprudenza relativa al rapporto fra art. 51 c.p. e diffamazione, il diritto di satira trova dei limiti laddove lo sia.
Parrebbe doversi dire, quindi, che l’esercizio del diritto di satira di per sé potrebbe non bastare in Italia ad evitare la tagliola dell’art. 403 c.p.
Per la giurisprudenza in merito al diritto di satira cito Cass. civile sez. III, sentenza n.23314 del 2007:
“Incompatibile con il parametro della verità, la satira è, però,
soggetta al limite della continenza e della funzionalità delle
espressioni adoperate rispetto allo scopo di denuncia sociale
perseguito.
[…]
Nell’esercizio del diritto di critica si possono adoperare espressioni
di qualsiasi tipo che si risolvano in lesione dell’altrui reputazione,
purchè siano funzionali alla manifestazione di dissenso ragionato
dall’opinione o dal comportamento altrui; non sono, invece, ammessi
apprezzamenti negativi che degradino in gratuita aggressione distruttiva
della reputazione, discreditando la vita altrui in qualcuna delle sua
manifestazioni essenziali.”
La giurisprudenza sembrerebbe chiedere alla satira una congruità mezzo fine, sotto la specie della “funzionalità alla manifestazione di dissenso”, che, in sostanza, implica la negazione di ogni forma di satira “gratuita”.
Ma non equivale ciò a chidere alla satira di essere responsabile?
Come coniugare una satira “responsabile” con l’irresponsabilità che non può non caratterizzare l’opera d’arte?
di questi problemi abbiamo parlato molte volte, posso solo ripeterti il mio parere da non esperto di diritto. A mio avviso ciò che non ricade nei reati suddetti deve essere lasciato libero, a quelli aggiungerei anche l’incitamento all’odio razziale. A questo unirei la soppressione di ogni tutela legale del sacro.
Dopodiché come al solito si cade nel giudizio personale, la bestemmia deve essere libera? se piscio sul palco del teatro è oscenità o espressione artistica? A questi problemi non può che esserci una risposta, libertà. Poi saranno gli spettatori a giudicare se è volgarità applaudendo o fischiando.
Questo é ovvio…
Il punto non é questo, ma qual é il confine tracciato nel nostro ordinamento fra ingiuria e diritto di satira. Il vilipendio di cui al 403 c.p. é sostanzialmente diverso da un’ingiuria?
la risposta è no, come ricorda la pagina apposita dell’uaar: http://www.uaar.it/laicita/vilipendio in pratica come sempre succede in Italia tutto è lasciato al buon senso dei giudici, quando questo manca sei in mezzo ai casini.
Mi pare che semplifichi un po’ troppo ir termini della questione.
non mi sembra, la pagina in proposito è molto chiara