Libertà obbligatoria

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«Si può, siamo liberi e trasgressivi», cantava Giorgio Gaber parodiando quella concezione distorta che fa del rifiuto di ogni regola  la vera sostanza della libertà. E proprio a Gaber e alla sua “Si può” va il pensiero nel leggere della recrudescenza della polemica tra Vasco Rossi e Nonciclopedia, la libera enciclopedia satirica già attaccata dalla rock star. Nelle scorse settimane la denuncia per diffamazione, poi ritirata, ha fatto perdere al Blasco nazionale vari punti persino da parte dei suoi sfegatati fan: come può un plurimiliardario che della trasgressione ha fatto la sua fortuna scagliarsi contro la libera espressione della rete?

Ora Vasco, abbandonati i mezzi legali, attacca nuovamente Nonciclopedia dalla sua pagina Facebook: «andatevela a vedere, prima di parlare, questa nonciclopedia! e piantatela di fare commenti superficiali senza conoscere direttamente quello di cui parlate! non sopporto i pressapochismi! Nonciclopedia E’ una idea “stupida volgare vergognosa ignorante e ipocrita”! Non si può scrivere che Anna Frank se l’è voluta perchè ebrea!! questa non è ironia! questa è porcheria da due soldi volgare e vergognosa! ….altro ke ridere» (citazione testuale).  Poco più in alto, una foto “satirica” di Pietro Taricone, presa dalla stessa fonte.

E così un salto su Nonciclopedia, magari sulla pagina dedicata ad Anna Frank, è d’obbligo, almeno prima che venga modificata. «Anna Frank e gli altri clandestini vennero deportati ad Auschwitz e come se non bastasse il loro treno era un Intercity delle Ferrovie dello Stato. Lì vennero sottoposti alle più indicibili torture: il cuoco cucinava solo piatti tipici tedeschi». E la didascalia sulla foto della ragazzina trucidata dai nazisti recita: «L’ennesima vittima delle macchinette per fototessera. Un minuto di silenzio». Basta leggere frasi di questo tenore – e non sono le peggiori – per rendersi conto che Vasco non ha poi torto a definire tutto ciò una porcheria.

Ma il punto è un altro, ed è il dolente tasto della libertà e del buon gusto sulla rete, lo spazio libero – con tutte le derive positive e negative – per antonomasia. Quali sono i criteri per misurare il “buon gusto”? E perché roba di “cattivo gusto” dovrebbe essere esclusa? In fondo la differenza tra un povero idiota che racconta agli amici del bar le trite barzellette sugli ebrei e il suo pari grado che scrive analoghe bestialità sul web è solo nel potere amplificatore della rete: se le scempiaggini del primo rimangono confinate al bar, quelle del secondo finiscono su una vetrina mondiale. Ma chi può arrogarsi il diritto di negare a un imbecille la libertà di parola?

Fatto salvo il reato di diffamazione, già punito dalla legge italiana, qualsiasi freno alla libertà espressiva in rete avrebbe un effetto boomerang sulla libertà di pensiero e di parola di tutti noi. La rete non è solo libera, è anche democratica. E vive di una selezione dei contenuti che “impara” dalle scelte degli utenti. Più che sulla censura, dunque, si dovrebbe puntare su questi ultimi. Innalzare il loro livello, educare piuttosto che reprimere. Non si può impedire agli imbecilli di parlare, ma si può evitare di ascoltarli. E sul web questa è una vera condanna, più efficace di ogni censura.

12 Ottobre 2011   |   attualità   |   Tags: , ,