PROLETKULT – Era solo il preludio, compagni!

“Un romanzo dei Wu Ming sulla rivoluzione russa è come un libro di Mozart sulla musica” Con queste aspettative abbiamo iniziato qualche giorno fa la lettura del nuovo romanzo del collettivo di scrittura bolognese. Del resto come non avere aspettative quando si parla degli autori di Q, L’armata dei sonnambuli, Asce di guerra, 54 e Manituana? Il problema è che quando si parte così spesso si rimane delusi. Non questa volta. I primi capitoli di un romanzo wuminghiano ci lasciano sempre spiazzati. Anche se conosciamo bene i loro lavori precedenti non abbiamo mai quella sensazione del “Che bello sono ritornato a casa!” come ci capita in genere con i nostri (altri) autori preferiti come Nick Hornby o Stephen King; ci capita invece di pensare “Ma dove vogliono andare a parare questa volta?”. […]

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L'armata dei sonnambuli

  Quando si parla dei Wu Ming e della loro produzione letteraria non si può che essere partigiani di uno dei due opposti fronti. Chi li ama e chi li odia. Ovviamente sono amati dalla gente di “sinistra” o per meglio dire, comunista, socialista, rivoluzionaria o anarchica mentre sono odiati dalle fronde liberal-moderate (o presunte tali) e dalla destra reazionaria.

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Il silenzio su  Don Inzoli

Dopo un anno di latitanza, riappare un nostro articolo sul sito di Internazionale.  Si intitola «Le suore di Trento».Nei commenti sotto, la polemica infuria: mentre scriviamo ci sono già 90 commenti ed è la fiera del «non è questo il punto». Non è mai quello, il punto. E poi l’URSS, la Germania Est, la Stasi… Ma scusateci se cogliamo l’occasione per scrivere due cosette su don Inzoli (#Inzoli). Non c’entra, sia chiaro. È una storia diversa. Non facciamo collegamenti a cazzo di cane, su… Però cogliamo l’occasione. Giusto un rapido riassunto della vicenda, per chi non l’ha seguita via Twitter.

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Q

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«Ieri ho domandato a un pargolo di cinque anni chi fosse Gesù. Sapete cosa ha risposto? Una statua». “Q” è un romanzo storico solidissimo ambientato fra il 1517  e il 1555, prende in esame attraverso le vite di due personaggi inventati (ma sono gli unici del romanzo a non essere realmente esistiti) i movimenti “anabattisti” che consideravano Lutero un traditore delle rivolte da lui ispirate.

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