Così disse nel 2002 nel corso di un’intervista l’allora cardinal Ratzinger. Sante parole, che gli andrebbero ricordate oggi. Lo Stato totalitario cinese si sta preparando ad attuare un massacro inaudito a Lhasa. Un frangente delicato, non solo per i tibetani, ma anche e soprattutto per gli stessi cinesi: la repressione contro il Tibet non può infatti essere letta disgiuntamente dalla grave situazione per i diritti civili in Cina. Un’evoluzione positiva, in senso nonviolento e del rispetto dei diritti della minoranza tibetana, potrebbe essere il primo passo per un cambiamento nello stesso Celeste Impero. Quale pastore di anime potrebbe lasciarsi sfuggire tale occasione per contribuire con la propria parola – sappiamo, ahinoi, quanto pesante! – a dare una svolta positiva alla vicenda? Sappiamo quanto conti in queste occasioni l’attenzione internazionale, quanto contribuisca ad […]

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