«There are no atheists in foxholes» può essere tradotto in italiano come «non ci sono atei in trincea» ed è un comune modo di alludere al fatto che quando gli esseri umani sono posti di fronte a situazioni tragiche in cui la propria o altrui esistenza è in grave pericolo, viene naturale credere (o semplicemente sperare) che qualcosa di più grande, qualcosa che non debba interrompersi in un modo così sporco e banale, così poco dignitoso,possa esistere, da qualche parte nell’universo.

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Si avvicina anche quest’anno la festività del 25 dicembre, oggi conosciuta come Natale commercial-cristiano. Dal punto di vista storico la ricorrenza era associata alla celebrazione di divinità antecedenti Cristo di secoli: è il caso degli dei babilonesi Tammuz e Shamas (3000 a.C.) e più in generale di divinità associate al sole che confluirono nella festività romana, egiziana e siriana del Sol Invictus. L’associazione con la rinascita del sole dal buio invernale (anche Sol Indiges) ha collocato queste celebrazioni intorno al 21 o 22 dicembre proprio per ricordare il solstizio invernale, cioè il giorno in cui, a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’eclittica, la notte ha durata massima per poi ciclicamente diminuire fino al solstizio estivo del 20 o 21 giugno, giorno in cui sono le ore di luce ad avere il loro […]

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