Egregio Alessandro, non posso che compiacermi del fatto che l’argomento della sperimentazione animale in medicina ha di nuovo suscitato l’interesse che merita. La questione animalista, in cui la sperimentazione si inquadra, dovrebbe essere uno dei temi più importanti e dibattuti nelle nostre società, ma troppo spesso si parla di animali poco seriamente deformando la questione con la lente del sensazionalismo giornalistico.
Nel tuo articolo prendi decisamente posizione e squaderni l’esistenza di un formulario con dieci domande fatte sulla validità scientifica della sperimentazione animale a cui altrettanti esponenti del mondo medico farmaceutico hanno dato delle risposte. Leggendolo si ha nel complesso l’impressione di una situazione tutto sommato soddisfacente, per cui le nostre coscienze possono stare tranquille. Gli esperti che sostengono la causa della sperimentazione smentiscono in modo articolato e apparententemente convincente quanto affermato dagli oppositori di questa pratica e fanno una bella figura forse per recuperare sul discredito di cui sono nel tempo ricoperti.
Mi è stato arduo se non impossibile capire la portata e la validità scientifica delle risposte, per cui mi astengo dal giudicare il questionario e lo accantono.
Mi stupisce e molto l’opinione di Umberto Veronesi – della cui Fondazione richiami il sito e il blog – noto per le sue simpatie vegetariane e animaliste che invece si pronuncia in un articolo del 5 marzo 2012 “Io non sono un animalista”, a sostegno della necessità della sperimentazione animale. Egli sottilinea e condanna opportunamente la grande tragedia degli allevamenti industriali e della macellazione che avviene con grande sofferenza degli animali coinvolti, ma non ritiene di estendere la condanna alla pratica dell’utilizzo degli animali in laboratori di ricerca. Il dr. Veronesi ritiene che queste pratiche vengono svolte nei migliori centri di biomedica e nel rispetto di un preciso obbligo statuito a livello mondiale, consistente nel principio che “fattore essenziale della ricerca sull’animale e l’assenza di dolore, di angoscia e anche di semplice disagio dell’animale”.
Ho una grande stima del professor Veronesi, tanto che ho dubitato dell’autenticità di simili dichiarazioni, non tanto per l’impatto etico, quanto per l’ottimismo che traspare da tutto il suo intervento. Sembra che la sperimentazione su animali sia un fenomeno necessario, ma controllato e limitato ai soli farmaci destinati alla cura delle più gravi e terribili malattie umane, prime tra tutte il cancro, e si ha l’impressione che ciò avvenga in selezionatissimi attrezzati centri di ricerca nei quali la prima preoccupazione sembrerebbe non solo quella non di far soffrire gli animali che si trovano lì ospitati, ma addirittura di evitare che possano provare il minimo disagio.
Con tutto il rispetto non posso concordare sull’esistenza di questi laboratori adamantini e asettici dove si sperimenta senza causare alcun dolore su pochi animali per verificare l’efficacia di farmaci contro il cancro, la leucemia, la sla, e le più gravi malattie umane.
In realtà le numerosissime documenteazioni e testimonianze filmate ci dimostrano che la sperimentazione animale è quanto di più raccapricciante ci possa essere, ma quel che è peggio è che molto spesso l’esperimento non serve a scoprire nulla di nuovo nè di importante, ma consiste nella ripetizione con qualche piccola variante, per farne un esperimento originale, di prove già più volte effettuate.
Tu ci esorti a superare l’immagine del ricercatore simile ad macellaio sadico che ama torturare gli animali. E’ un immagine popolare che però nasce spontanea di fronte a certe realtà ben documentate che poco si prestano ad essere manipolate da fanatici animalisti. Non so se si possa parlare di sadismo però mi viene il dubbio che chi compie certe attività, o vi partecipa o comunque presta la sua opera affinchè certe avvengano, non credo sia solo animato dall’amore della conoscenza, ma qualche ottundimento della sua sensibilità dovrà pur averlo. Non c’è passione per la conoscenza che tenga di fronte ad esperimenti che causano tanta straziante sofferenza negli esseri viventi, senza che nella maggior parte dei casi si ottengano risultati importanti per la scienza.
E poi al di fuori del contesto strettamente medico-scientifico che dire dei test delle sostanze cosmetiche, detersivi, saponi ecc. che parimenti vengono testati sugli animali finchè non muoiono o diventano ciechi ?
A questo punto vorrei farti io una domanda: a quale sconvolgente scoperta medica utile per il bene dell’intera umanità possono condurre esperimenti del tipo che sinteticamente si deguito descrivo.
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Mettere gli animali in gabbie dal fondo rovente o nel quale viene fatta passare l’elettricità
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Togliere gli occhi ai gatti e ai cani e cucire loro le palpebre
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Togliere i gattini alle madri e segregarli al buio e senza stimoli di nessun tipo per vedere i risultati
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Far nuotare gli animali sino allo sfinimento e alla morte
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Affamare i cani per dimostrare che dopo quattordici giorni muoiono
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Privare i gatti del sonno, mediante gabbie con corrente elettrica sul pavimento, per scoprire che dopo giorni muoiono
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Ripetere per migliaia di volte lo stesso esprimento di far respirare per mesi ai gatti e ai conigli il fumo del tabacco per poi ucciderli e dimostrare che il fumo fa venire l’enfisema o il tumore ai polmoni
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Scoperchiare il cranio delle scimmie e tenerle vive e vigili per infilare elettrodi nel cervello e studiarne le reazioni per cinque giorni alla settimana (per fortuna che c’è la settimana corta).
In tutti questi esperimenti non c’è traccia di anestesia ovviamente.
Non sono un antiscientista e chi mi conosce lo sa perfettamente, ma proprio per evitare che la scienza e la ricerca vengano coinvolote in simili pratiche, ti chiedo se questa è scienza?
Mi sembra che il mondo ovattato e senza dolore del Prof. Veronesi, se esiste, sia solo una piccolissima porzione della realtà della sperimentazione scientifica.
Solo le anime belle o chi è in mala fede può credere alla pubblicità che abbiamo visto recentemente che contrappone la salute di un bambino alla vita di un ratto.
La realtà è ben più complessa e soprattutto molto meno onorevole.
Ce lo spiega il Dottor Ulrich, ricercatore statunitense nel campo dell’aggressività che per anni aveva somministrato nel suo laboratorio all’Università del Michigan, a migliaia di animali scariche elettriche sul fondo delle gabbie (15000 scariche elettriche in sette ore due ratti; oppure scariche elettriche a cinque ratti per 80 gg), che dopo molti anni ha cambiato idea. In una sua dichiarazione ci fa capire i reali motivi per si fanno certe cose.
“Inizialmente la mia ricerca era motivata dal desiderio di arrivare a capire ed aiutare a risolvere il problema dell’aggressività umana. Ma poi cominciai a capire che i risultati non giustificavano la continuazione delle prove. Mi resi conto che ciò che mi spingeva non era il bene dell’umanità o l’amore per la scienza, ma erano diventati ormai i riconoscimenti finanziari, il prestigio professionale, la possibilità di viaggiare.
Le motivazioni nobili che mi avevavo spinto ad iniziare la sperimentazione animale erano ste sostenute dal convincimento che tale pratica fosse assolutamente indispensabile insostituibile. Ma questa idea era il frutto di un condizionamento culturale impartito agli studenti di materie biologiche e scientifiche. Accadeva così che quanti potrebbero essere in grado di contestare sul piano scientifico la sperimentazione aninale ne diventato i più fieri paladini. Ma accanto al fine nobile – continua Ulrich – ne esistevano altri che lo sono molto meno come i soldi e il prestigio. Ma come si arriva ai soldi e al prestigio attraverso la sperimentazione animale? Ve lo spiego. Attraverso un meccanismo che funziona in America come in Italia. Con la sperimentazione si possono pubblicare molti articoli sulle riviste scientifiche che illustrano le modalità e i risultati dell’esperimento. E le pubblicazioni sono essenziali per fare carriera all’interno dell’Università e per ottenere cattedre di insegnamemnto. Infatti nei concorsi per ottenere le cattedre vengono valutate le pubblicazioni di ogni singolo concorrente e ovviamente chi ne possiede di più avrà un punteggio maggiore. Quindi niente di meglio per aiutare la propria carriera che escogitare un esperimento con utilizzo di animali . Questo fatto spiega anche come mai nel mondo vengano pubblicati migliaia di riviste scientifiche ognuna delle quali pubblica centinaia di articoli molti dei quali nulla apportano al progresso della scienza.” (la testimonianza del Dott. Ulrich è riportata da Stefano Cagno nel suo libro “Sperimentazione animale e psiche: un’analisi critica” pag. 80, Ed. Cosmopolis, 2001)
Questo è un quadro della sperimentazione animale ben diverso da quello che ci viene raccontato dai sui apologeti e mi sembra ben più credibile.
Dagoberto Frattaroli

Caro Dagoberto, nel leggere la tua risposta al mio articolo non posso che compiacermi che, a differenza delle reazioni suscitate altrove dallo stesso, i toni sono rimasti pacati e sobri. Credo che questo sia essenziale per discutere di argomenti così delicati.
Detto questo ti devo far notare che alcune tue obiezioni erano già preannunciate nel mio pezzo. Ad esempio dicevo che confutare la posizione ufficiale della comunità scientifica, ovvero “la SA è scientificamente utile”, citando alcuni dissenzienti è atteggiamento analogo a coloro che usano la testimonianza di pseudo-scienziati che hanno la pretesa di confutare l’evoluzione biologica.
Dato che come tu ammetti non hai la competenza scientifica per verificare le risposte dell’istituto Mario Negri, ed essendo questo uno degli istituti di ricerca più importanti di Italia e dell’Europa, credo che laicamente uno dovrebbe prendere atto della situazione. Non citare esperimenti a caso riportati non si sa da chi e non si sa dove magari fatti 50 anni fa quando le norme erano molto meno restrittive di adesso.
Potevano avere un senso gli esperimenti da te citati? non lo so, qualcuno sicuramente si (tanto per dire, gli elettrodi nel cervello dei primati hanno probabilmente reso possibile scoprire quali erano le aree di questo che comandavano il corpo, permettendo cosi di intervenire chirurgicamente e restituire la parola, la vista o il movimento a qualcuno prima che ci fossero RMN, TAC o altri esami alternativi).
Insomma il fatto è che tu rifiuti la testimonianza delle persone competenti nel campo (Veronesi per esempio) basandoti non su dati di fatto ma su informazioni reperite in rete dove sappiamo che si può trovare di tutto, dalle prove provate dell’esistenza dei fantasmi, ai miracoli di medjugorje, al ritrovamento dell’arca di noè.
Ma del resto il fatto che tu abbia pregiudizi nei confronti degli addetti ai lavori lo ammetti a chiare lettere, quindi il resto è una logica conseguenza. Scarti le informazioni che non ti piacciono e tieni per uniche buone quelle che ti piacciono e confermano il fatto che chi lavora nella SA “qualche ottundimento della sua sensibilità dovrà pur averlo” (parole tue).
Io preferisco basarmi su quello che dice la comunità scientifica, come del resto faccio sempre quando devo parlare di tematiche scientifiche: evoluzione biologica, legge 40, aborto, cellule staminali.
Nei venti anni in cui ho bazzicato il mondo della ricerca non ho mai ne visto ne sentito di esperimenti similari e vi garantisco che non ho visto il mondo patinato di Harvard quello molto in difficoltà dell’Italia, un mondo dove poteva migliorare di molto il rispetto per gli animali da laboratorio, ma ciononostante quello che ho visto non assomiglia per nulla al film dell’orrore riportato nel libro.
Sempre riportando esperienze personali, mio nonno venne operato di cuore, ormai tanti anni fa, e questa operazione mi diede la possibilità di averlo con me per diversi anni ancora. Quella operazione era stata resa possibile dalla macchina cuore-polmoni, sperimentata sui vitelli.
La vita vera è diversa dai libri di propaganda, se non si è d’accordo con la sperimentazione sugli animali si chieda di sapere quali prodotti la usano e si organizzi un boicottaggio ma si abbia la correttezza di non dipingere chi la usa come un cattivo da B-Movies con tanto di accento tedesco
Grazie, Dagoberto.
È una lotta impari, ma non per questo non va combattuta (anzi!).
Sui soggetti umani che fanno sperimentazione sugli animali non umani,
sarò breve, ricordando una citazione che reputo fondamentale
e segnalando un testo sulla giustificabilità del sacrificare animali
per una causa superiore (si noti la terminologia RELIGIOSA
utilizzata in ambito scientifico!):
1) “It is difficult to get a man to understand something, when his salary depends upon his not understanding it!”
(da http://en.wikiquote.org/wiki/Upton_Sinclair)
2) Opporsi alla sperimentazione animale: una posizione «incoerente»?
http://musiemuse.wordpress.com/tag/per-una-societa-senza-cavie
Un saluto,
Nicoletta
P.S.
Il fatto che i medicinali, prima di poter essere messi in commercio
per il consumo umano, debbano essere (ri)testati sugli umani stessi,
per me l’ha sempre detta molto lunga sull’imprescindibilità dei test sugli
animali non umani.
Una nota lessicale, il termine “sacrificare” è un termine tecnico che serve a ridurre l’emotività del fatto che si tratta dell’uccisione di un animale, come “vivisezionare” serve invece ad aumentarla.
Sarebbe più onesto usare comunque uccisione.
1) quindi non ha senso pagare per fare ricerca
2) quindi perchè non comprare prodotti da lavoro minorile anche se si è contrari al lavoro minorile? tanto non potrò mai essere sicuro di tutto ciò che c’è dietro a un prodotto e la coerenza è tanto faticosa …
PS sugli animali in genere si studia la tossicità e non la efficacia che si fa sugli umani in doppio cieco una volta che si sa i livelli di tossicità
Caro Alessandro (Sassolini),
sul fatto che sostanze possano risultare non tossiche sugli animali e tossiche sull’uomo, persino una ignorante come me sa che si è già verificato (ma forse tu mi garantisci che non si verificherà più…).
Sulla coerenza: quando hai tempo, leggi il testo di Agnese Pignataro che ho segnalato, così potrai commentare con qualche argomento (non superficiale) in più.
Ciao,
Nicoletta
Ti stupirà ma le sostanze tossiche sugli animali nella stragrande maggioranza dei casi lo sono anche sugli uomini e i limiti di legge delle sostanze tossiche sugli alimenti ecc vengono da questi studi e purtroppo sono in genere confermate dalla epidemiologia. Se non ci credi puoi convincertene seguendo un corso allo ISS di tossicologia.
Poi il testo allegato io lo ho letto e ho letto sopratutto anche David Hume, grandissimo pensatore dell’illuminismo, e Lecaldano (del quale ho letto i testi di bioetica) e concordo con loro che le scelte etiche siano influenzate giustamente dalla emotività oltre che dalla logica, non concordo con l’autrice che da questo fatto discenda che l’emotività sia oggettiva e sopratutto non concordo che si debba rinunciare alla logica e alla volontà di capire quando ci si cerca di vivere una vita retta e quindi continuerò a andare nelle botteghe del mondo per il caffè e a comprare prodotti biologici come le uova da galline allevate a terra.
Il fatto che qualcuno continui a pensare che usare un animale per testare una operazione chirurgica salvavita e per valutare la tossicità di una sostanza prima che provochi tumori nella popolazione sia eticamente lecito è di per se una falsificazione della ipotesi riportata nel testo.
Detto questo è chiaro che chi fa sperimentazione su animali debba sottostare a stretti vincoli peraltro già presenti e non possa ignorare il valore emotivo che altri gli danno ma neanche che questa emotività sostituisca la valutazione razionale della l’importanza dei dati sugli animali oggi. La vita degli animali è “un valore non negoziabile” non vi ricorda qualcuno? vi do un aiutino si parlava in quel caso di aborto e di staminali …
Ciao,
Alessandro
Come diceva il Chiometti, ci sono due vie per discutere di sperimentazione animale, il riconoscerne i diritti o il criticare la qualità della sperimentazione, in questo caso e in molti altri si è scelto il secondo approccio.
In genere non è una strada che ha molto senso percorrere perchè si basa sul presupposto che chiunque usi la SA nella ricerca sia disonesto e sadico e che gli animalisti siano in grado di valutare oggettivamente l’utilità di risultati la cui comprensione in genere è legata a forti competenze tecniche.
Perchè non ripartire dalla altra strada? seguendo la via del filosofo Peter Singer.
Il riconoscimento dei diritti agli animali è ormai praticamente assodato per le scimmie antropomorfe e in questo caso i risultati scientifici sono molto a favore degli animalisti, con i dati sui genomi e con i dati sul comportamento (consiglio la lettura di De Waal) che ormai riconoscono a bonobo e alle altre grandi scimmie una oggettiva contiguità con noi homo sapiens.
A partire da questa certezza si può negoziare e allargare i diritti agli altri animali e trovare un equilibrio condiviso tra animalisti e ricercatori e sopratutto tra tutti i comuni cittadini.
Devo dire che l’intervento di Nicoletta mi è sembrato davvero di pessimo gusto e completamente fuori luogo per quello che riguarda la citazione di Upton Sinclair. Tanto per mettere i puntini sulle i il MIO stipendio non dipende dalla SA.
Per la seconda parte la citazione della filosofa di Musi e Muse l’ho trovata a dir poco imbarazzante, il classico (ab)uso di parole ingarbugliate e complesse per giustificare l’ingiustificabile, ovvero la propria incoerenza. In alcuni pezzi mi ha ricordato il nostro ex amico Arnaldo, tanto per dire.
Il mio articolo ha suscitato più commenti di quanto mi aspettassi e leggendoli ho compreso di non essere stato abbastanza chiaro nonostante questa sia, nello scrivere, la prima delle mie preoccupazioni.
Vorrei pertanto tornare sul mio intervento aggiungendo qualche altra considerazione.
Ribadisco di aver volontariamente escluso qualunque considerazione di tipo etico intorno alla legittimità da parte dell’uomo di utilizzare individui di altre specie per i propri scopi, individuali e collettivi. Sono argomenti che registrano una grande ampiezza di posizioni anche del tutto contrastanti sui quali in Italia e ancora impossibile sperare di elaborare posizioni condivise.
Le mie considerazioni intendevano riferirsi al contesto normativo e a quello scientifico-accademico della sperimentazione su animali.
Per quanto riguarda il contesto normativo, la legge che dovrebbe tutelare gli animali utilizzati per fini sperimentali e scientifici (D. Lgs. N. 116 del 27 gennaio 1992) prevede per gli sperimentatori l’obbligo di comunicare al Ministero della Sanità la volontà di compiere la sperimentazione indicandone la finalità. Questo è il primo punto debole poichè non siamo in presenza di una autorizzazione che viene concessa dal Ministero dopo una attenta valutazione scientifica dell’utilità dell’esperimento nell’ambito di un filone di ricerca approvato, ma di una semplice notifica dello sperimentatore che non richiede alcun nulla-osta da parte dell’autorità sanitaria. Né è previsto che qualche forma di controllo sia esercitata durante l’esecuzione dell’esperimento. Ogni sperimentatore controlla se stesso. Con tale premessa il rispetto della legge è affidato alla sensibilità e professionalità degli operatori e ogni sanzione prevista dalla legge resta di fatto ininfluente.
Per quanto riguarda il contesto scientifico accademico abbiamo già detto, ma giova ripeterlo, che con la sperimentazione si possono pubblicare sulle riviste scientifiche gli articoli che illustrano le modalità e i risultati dell’esperimento. Le pubblicazioni sono essenziali per fare carriera all’interno dell’Università e per ottenere cattedre di insegnamento. Infatti nei concorsi vengono valutate le pubblicazioni di ogni singolo concorrente e ovviamente chi ne possiede di più avrà un punteggio maggiore.
Aggiungo infine che gran parte della ricerca avviene nei laboratori delle case farmaceutiche in cui, come è giusto che sia, è preminente la necessità di contenere i costi e questa necessità non rassicura certo sul fatto che vengano rispettate le già inadeguate norme di legge.
E’ chiaro che in simili contest di scarsità o assenza di controlli sulla conduzione dell’esperimento, in cui accanto alla motivazione di ricerca e scientifica sussiste un interesse privato del ricercatore, si creano le premesse per qualsiasi abusi e irregolarità.
Abusi che consistono sicuramente nella tendenza a produrre esperimenti inutili o ridondanti, ripetuti intorno al medesimo obiettivo con piccole varianti, nella indifferenza della sofferenza e della morte inutilmente inflitta agli animali impiegati. Ma abusi che potrebbero anche consistere nel mancato rispetto delle norme dettate dalla legge per ridurre la sofferenza dell’animale utilizzato nell’esperimento o per assicurare una sua corretta permanenza negli stabulari in cui sostano, anche a lungo, in attesa di dare il loro contributo al benessere dell’uomo.
Che questi abusi di fatto si realizzino lo dimostra la messe di documenti (testimonianze e filmati) facilmente accessibili a chiunque voglia consultarli che confermano come quello che accade in alcuni laboratori, anche europei che dovrebbero sottostare alla restrittiva normativa comunitaria, siano pratiche ben lontane da quelle che la legge vorrebbe assicurare.
Nè si può risolvere la questione affermando semplicemente che non sarebbero credibili, solo perchè reperite in rete, le testimonianze personali ed i numerosi filmati che provano questi gravissimi abusi. Ragionevolmente, non possono essere tutti finzione cinematografica o frutto dell’isteria degli animalisti. Del resto bisogna decidersi: o quello che si vede attiene alla patologia della sperimentazione e in tal caso qualcosa non va nella legge e nella sua applicazione, oppure la sperimentazione su animali è quella che i filmati ci rivelano. In ogni caso siamo ben distanti dai paradisi ovattati evocati dalle parole del Dott. Veronesi o dalle ottimistiche parole del sig. Sassolini che ha avuto la fortuna di non incontrare mai nei laboratori italiani realtà sconcertanti.
Nel caso di ricerca finanziata con soldi pubblici dobbiamo inoltre essere consapevoli che ogni esperimento ridondante o con futili finalità è sempre uno spreco, analogamente a quello che accade per i fondi raccolti attraverso le ormai numerose campagne di sottoscrizione lanciate tra il pubblico.
Il fenomeno della sperimentazione con utilizzo di animali è cresciuto negli anni e ha raggiunto dimensioni gigantesche. Si stima che nel mondo vengano uccisi ogni anno nei laboratori 115 milioni di animali.
Solo in Italia nel 2009, secondo i dati del Ministero della Salute pubblicato sulla G.U. n. 53 del 5 marzo 2011 (occorre essere precisi nel caso di notizie raccolte sul web), sono stati impiegati 830.453 animali di cui 8657 conigli, 607 cani, 502 scimmie oltre a 754.000 topi e ratti.
Secondo la stessa fonte, i cosiddetti esperimenti in deroga, ossia quelli effettuati su animali senza anestesia, sono saliti nello stesso anno a 141. Questi esperimenti che dovrebbero costituire un fatto eccezionale, sono in costante aumento.
Stando ai numeri riportati dal Ministero della Salute sembrerebbe che la ricerca scientifica e medica sia ben lontana dall’essere così depressa come viene continuamente descritta. E’ ragionevole invece credere che gran parte di questi animali vengano sacrificati su esperimenti di rilievo scientifico scarso o nullo, perchè ridondanti o finalizzati a testare le infinite sostanze, naturali e artificiali, con cui l’uomo può venire a contatto.
Sono dell’avviso che occorre rivedere profondamente la normativa e la pratica del settore che mostra chiaramente distorsioni ed abusi intollerabili per una società che si dichiara civile. Ma questo non potrà avvenire sino a quando l’opinione pubblica non si renderà conto che gli animali sono sacrificati solo in minima parte per testare operazioni chirurgiche salvavita o per valutare la tossicità di una sostanza prima che provochi tumori nella popolazione, mentre in troppi altri casi offrono la loro vita e il loro dolore solo per l’ambizione e la vanità dell’uomo.
Dagoberto Frattaroli
Mi preme solo fare questa domanda, al resto risponderò con articolo apposito.
In rete ci sono centinaia di siti che propongono migliaia di articoli secondo cui l’Evoluzione Biologica Darwiniana è un falso, perché in quel caso ci dovremmo affidare agli addetti ai lavori (ovvero alla comunità scientifica) e in questo caso no?
Mi fa molto piacere che Lei abbia parlato di regolamentare diversamente e non di proibire la SA visto che lei stesso conviene che possa essere usata per sperimentare operazioni chirurgiche o la tossicità di farmaci salvavita.
La normativa che regolamenta la SA si può migliorare? sicuramente si, siamo esseri umani tutto quello che facciamo è migliorabile
Si fa uso di SA con eccessiva leggerezza? sono sicuro che spesso si, almeno tanto quanto si gestiscono i pochi soldi pubblici della ricerca con eccessiva leggerezza, gli scienziati sono esseri umani e dipendenti pubblici esattamente come gli altri
Cambiare non è proibire
Alessandro Sassolini
PS – Dai dati che Lei stesso ha postato, come avrà notato su 830000 animali da laboratorio impiegati 829000 sono topi, ratti e cavie mentre in TV vanno i cagnolini di GreenHill, vorrei vedere se la Brambilla andrebbe in TV con un ratto sul tubino …
PPS – gli esperimenti senza anestesia sono 141 su 830000, direi che una regolamentazione c’è e mi sento di dire che continuo a pensare che la mia limitatissima esperienza diretta sia più realistica della sua documentazione su internet …