Se questa è la difesa delle famiglie…

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Lettera aperta della Società italiana delle storiche Roma, 11 maggio 2007

Di fronte alla recente mobilitazione sulla famiglia, che ignora le indagini scientifiche più rigorose, è nostro dovere ricordare che:
– la famiglia non è affatto una soltanto, universale e naturale: in società e tempi diversi sono esistiti tipi molto diversi di famiglia; nella storia più recente del nostro paese sono cambiati sia l'istituto familiare – caratterizzato fino al 1975 dalla gerarchia maschile – sia i nuclei e i rapporti familiari concreti. Sostenere un unico modello positivo produce discriminazioni e suscita sensi di inadeguatezza in donne, uomini e minori che in esso non possano riconoscersi;


– le famiglie non sono sempre e soltanto una comunità d'amore e di vita e il fatto di contrarre matrimonio non garantisce una superiore riuscita, anche come genitori, alle coppie coniugate rispetto alle coppie di fatto.
La violenza domestica, fatta anche di abusi psicologici oltre che fisici, è un fenomeno perpetrato in tutti i paesi, in tutte le fasce sociali, da persone normali: solo sul 10% di abusanti si riscontrano disturbi psichici o dipendenza da sostanze (fonti OMS); in Italia, 1 omicidio su 4 avviene in famiglia (Eures-Ansa 2005); quasi 2 milioni di donne hanno subito violenza dal partner o ex partner (ISTAT 2006); gli abusi e i maltrattamenti psicologici ai danni di minori si consumano quasi del tutto in famiglia (Telefono Arcobaleno, 2006). L'aumento dei figlicidi e degli infanticidi, riguarda sempre più proprio i bambini nati dentro il matrimonio ed è correlato a tragiche solitudini familiari (Comitato nazionale di bioetica 2006). Nelle cause di separazione e divorzio hanno gran parte le ostilità della famiglia di origine del coniuge.
Ignorare quello che su violenza domestica ci dicono le statistiche ufficiali e le forze dell'ordine (www.carabinieri.it), quello che su abusi sessuali ai minori la Chiesa sa (www.vaticanradio.org) produce oggettiva connivenza con la violenza e con chi nega o minimizza i fatti, che oltre il 90% delle vittime non denuncia per vergogna, per paura, per incapacità. La preoccupazione di difendere "la" famiglia ad ogni costo -che ha già ispirato anche la legge sull'incesto che lo definisce reato solo se commesso in modo tale da suscitare pubblico scandalo-fa persistere la vecchia mentalità dei panni sporchi che si lavano in famiglia e dunque lascia soli e indifesi proprio i suoi componenti più deboli.
La Società Italiana delle Storiche ricorda che quando prevalgono l'idealizzazione e la difesa di un modello astratto di famiglia, viene meno l'attenzione alle effettive relazioni, alla dignità delle persone, ai loro bisogni e diritti, alla complessità delle politiche necessarie. Decenni di retorica familista hanno prodotto nel nostro paese il più basso investimento finanziario a sostegno delle famiglie e una cultura della genitorialità che ancora riduce ad affare privato l'impegno di donne e uomini per crescere bene i figli: servono piuttosto sostegni alla maternità e alla paternità, forme di effettiva conciliazione tra famiglia e lavoro, condivisione delle responsabilità educative e di cura, educazione al rispetrto reciproco e alla solidarietà perché le relazioni familiari possano davvero offrire cura, benessere, amore.

14 Maggio 2007   |   articoli   |   Tags: