Per non urtare il Vaticano?!? [Unità]

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A Roma le Unioni civili avranno un altro nome?
Compromesso linguistico del Campidoglio per non urtare il Vaticano
Si chiamerà «Registro delle solidarietà»
di Mariagrazia Gerina dall'Unità del 4/12/2007

Dove
non è riuscita la cattolicissima vicesindaco Maria Pia Garavaglia, si
cimenta ora il "popolarissimo" (nel senso di ex Ppi) Lucio D'Ubaldo.
Ovvero: trovare la formula che non offenda le sensibilità cattoliche,
presenti dentro e soprattutto fuori dall'Aula Giulio Cesare.


Registro
sì, dunque, ma «delle Solidarietà» e non «delle Unioni civili». È
questa l'ultima mediazione simbolico-linguistica messa in campo per
ricucire le spaccature all'interno della maggioranza alla vigilia della
fiaccolata radicale. A suggerirla è stato l'assessore al personale (già
segretario cittadino del Ppi) Lucio D'Ubaldo e il capogruppo del Pd
Pino Battaglia l'ha fatta propria esponendola nel vertice di
maggioranza convocato ieri mattina dal sindaco Walter Veltroni per
tentare di sciogliere la matassa e disinnescare le due delibere già
all'ordine del giorno che chiedono appunto l'istituzione di un
«Registro delle Unioni civili» e rischiano di far deflagrare le
divisioni nella maggioranza e nel Pd. Sia quella di iniziativa popolare
promossa dai radicali, sia quella consigliare (firmata dai capigruppo
di Rnp, Verdi, Prci, Pdci), hanno infatti già raccolto il no compatto
dell'Udeur, quello del vicecapogruppo del Pd, Amedeo Piva e di altri ex
Dl, di un pezzo di lista civica per Veltroni, spaccata quanto il Pd.
Soprattutto si è fatto sentire chiaramente il no del Vaticano,
contrario al Registro anche qualora fosse istituito presso la
Commissione Immigrazione Nuovi Diritti e Multietnicità (la mediazione
tentata dalla vicesindaco) piuttosto che presso l'Anagrafe, come
prevede la delibera di iniziativa popolare.
Per ora le forze che
hanno portato avanti la battaglia (Verdi, Prc, Rnp e Pdci) hanno preso
del tempo. E lo stesso Veltroni ha suggerito a tutti una pausa di
riflessione. «La sostanza è il Registro e non come si chiamerà»,
ragionano intanto tra loro i capigruppo lasciando la stanza del
sindaco. C'è chi è più possilista, come il Verde Nando Bonessio, chi
più pessimista, come la Prc Adriana Spera: «La verità è che in questo
paese non si può pronunciare la parola Unioni civili». Il più
riflessivo di tutti è il pasdaran di Sinistra democratica Roberto
Giulioli, di solito molto irruento. Che ci sia un «registro», comunque
si chiami, e che il tema sia affrontato «in una delibera» sono i punti
su cui non vogliono cedere. Il capogruppo del Pd, però, ha parlato di
un ordine del giorno, in cui si ribadisca prima di tutto che già da
tempo il Comune di Roma non discrimina le famiglie di fatto, prendendo
come criterio di accesso al Welfare la famiglia anagrafica. Poi: che
sulla materia delle Unioni civili è il parlamento che deve legiferare.
Infine: che presto in giunta verrà portata una delibera che riordini il
settore dell'anagrafe e istituisca il Registro delle Solidarietà. In
attesa di capire meglio tempi e rischi della proposta, «le due delibere
restano all'ordine del giorno», dice Gianluca Quadrana (Rnp). Ci sarà
anche lui alla fiaccolata promossa dai radicali per questa sera,
insieme a Pannella e a Grillini e Boselli, che pure hanno aderito per
scandire il termine del 5 dicembre (sei mesi dopo la consegna delle
10mila firme a sostegno della delibera). «Termine perentorio», concorda
Quadrana: «Anche se poi c'è la saggezza politica di essere flessibili
sui tempi visto che stiamo cercando di raggiungere una mediazione».
Mediazione o no, almeno la delibera di iniziativa popolare, con ogni
probabilità, andrà avanti. E al momento del voto la spaccatura sarà
inevitabile. Ma il punto è evitare che faccia troppo male. A questo
servirebbe aver già dato il via libera a un «Registro B», quello delle
«Solidarietà».

4 Dicembre 2007   |   articoli   |   Tags: