Non ho mai ritenuto di avere il diritto di esprimere pareri morali sulle attività sessuali che avvengono fra adulti purché questi siano consenzienti.
Di fronte all’ondata di sdegno neo-moralista che sta crescendo nel nostro paese, a causa delle abitudini private del nostro Presidente del Consiglio, non avrei che da sorridere pensando che quando si attacca un politico sul privato è perché nessun’altra carta è rimasta in mano ai suoi oppositori.
Tuttavia questo sarebbe un ragionamento valido in un paese normale. Ovvero un paese in cui tutti hanno gli stessi diritti senza distinzione di razza, sesso, religioni o gusti sessuali.
Invece non possiamo fare a meno di rilevare che il presunto utilizzatore finale delle varie escort a cui sono dedicate le copertine dei giornali di questi giorni, è diventato Presidente del Consiglio anche grazie a una campagna morale ed etica culminata con il cosiddetto “Family day”, in cui ha attirato sulla sua persona il voto cattolico insoddisfatto del governo di centrosinistra di allora (insoddisfatto di cosa non è dato saperlo, visto che non si ricorda un solo provvedimento contrario alla volontà oltreteverina preso dal professore bolognese).
Quindi, dato che non siamo un paese normale, proprio a causa di chi continua a discriminare migliaia di persone parlando di famiglie “normali” o “naturali” e su questo basa intere campagne elettorali, è giusto, anzi è doveroso pretendere la coerenza da queste persone e sottolineare i loro peccati quando questi si manifestano.
Dato che il cavaliere ha basato gran parte della sua campagna elettorale del 2008 sul rispetto dei valori morali cattolici e ha ricevuto il pieno apporto delle gerarchie vaticane (vedi la ricostruzione della caduta di Prodi alla luce della “cacciata” di Ratzinger dalla Sapienza fatta da Curzio Maltese su “La questua”) dovrebbe, nel caso si confermino le accuse alla sua moralità, dimettersi e ritirarsi a vita privata.
D’altra parte non si capisce perché questo suo aspetto contraddittorio (la sua fragorosa partecipazione al Family day contrapposta alla disinibita attività extraconiugale) non è sottolineata con veemenza dai suoi oppositori. Sembra sempre che manchi un pezzo alla nostra sinistra, si attacca Berlusconi nel privato, ma non si spiega che lo si fa a causa del suo vantarsi nel pubblico di virtù private che non ha.
Le ragioni possono essere due, entrambe non piacevoli.
O i suoi oppositori non vogliono attaccare la sua presenza al Family day per non turbare il solito elettorato cattolico e quindi guai a parlare della ridicolaggine della presenza di pluridivorziati in una manifestazione a favore della famiglia tradizionale (per la consueta serie del “tranquilli, non siamo laicisti”).
Oppure i suoi oppositori vogliono vestirsi da moralizzatori e far credere ai cattolici di essere loro i veri portatori dei valori riguardanti la famiglia cosiddetta “naturale”; e di nuovi moralizzatori che si mascherano con abiti talari, il paese, non ne ha certo bisogno.
Alessandro Chiometti

A questo proposito va citato il precedente storico di Mussolini, all’epoca considerato emblema di virtù, fautore della morale dio-patria-famiglia, uomo della provvidenza per i cattolici, TUTTAVIA al tempo stesso costui aveva una vita sessuale estremamente varia, costellata di amanti, la più celebre Claretta Petacci, ultima di una serie lunghissima. Il recente film “vincere” ha persino documentato una bigamia del duce alla quale egli pose rimedio semplicemente facendo sparire ogni registro e tacitando ogni testimone.
Oltre ad essere simbolo del virile maschio fascista, puttaniere e accanito corteggiatore di ogni essere vivente femmina, il duce presentava sé stesso anche come modello di padre di famiglia, accanto alla fedele donna Rachele.
Si direbbe che agli italiani questa dicotomia piaccia. Esprime creatività italiana, incoerenza patriottica, furberie casarecce.
Il duce, e ora il Silvio, diventano archetipi del desiderio più profondo dei maschi italiani: avere una moglie materna, santa e madonna, sessuata quel tanto che basta per procreare, e al tempo stesso avere una serie di donne-amanti spudorate e viziose, atte a rappresentare gli istinti sessuali più bassi.
Credo che anche questa patologia tipicamente italica sia da addebbitarsi alla nefasta influenza psichica del cattolicesimo, che ha sempre relegato le donne al ruolo di oggetto, dissociando la natura femminile in estremi esasperati: la donna-madonna e la donna-strega.
A questo proposito va citato il precedente storico di Mussolini, all’epoca considerato emblema di virtù, fautore della morale dio-patria-famiglia, uomo della provvidenza per i cattolici, TUTTAVIA al tempo stesso costui aveva una vita sessuale estremamente varia, costellata di amanti, la più celebre Claretta Petacci, ultima di una serie lunghissima. Il recente film “vincere” ha persino documentato una bigamia del duce alla quale egli pose rimedio semplicemente facendo sparire ogni registro e tacitando ogni testimone.
Oltre ad essere simbolo del virile maschio fascista, puttaniere e accanito corteggiatore di ogni essere vivente femmina, il duce presentava sé stesso anche come modello di padre di famiglia, accanto alla fedele donna Rachele.
Si direbbe che agli italiani questa dicotomia piaccia. Esprime creatività italiana, incoerenza patriottica, furberie casarecce.
Il duce, e ora il Silvio, diventano archetipi del desiderio più profondo dei maschi italiani: avere una moglie materna, santa e madonna, sessuata quel tanto che basta per procreare, e al tempo stesso avere una serie di donne-amanti spudorate e viziose, atte a rappresentare gli istinti sessuali più bassi.
Credo che anche questa patologia tipicamente italica sia da addebbitarsi alla nefasta influenza psichica del cattolicesimo, che ha sempre relegato le donne al ruolo di oggetto, dissociando la natura femminile in estremi esasperati: la donna-madonna e la donna-strega.