L’Umbria approva la legge di iniziativa popolare sul fine vIta.

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L’espresso

Sky tg 24

Perugia Today (chi e come ha votato la legge)

Umbria On

Corriere dell’Umbria

Umbria24 – amarezza  e delusione dei vescovi umbri (bella la scelta sul chi mettere come soggetto di riferimento)

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, prima del voto.

Dalla pagina facebook di Luca Simonetti consigliere regionale reg. Umbria

Ci sono persone che, proprio mentre scrivo queste parole, stanno lottando con tutte le loro forze per restare in vita. Persone che hanno appena ricevuto una diagnosi capace di spazzare via, in pochi istanti, sogni, progetti e futuro. Persone che vorrebbero soltanto avere altro tempo da trascorrere con chi amano.
E poi ci sono persone per le quali vivere è diventato una sofferenza insostenibile.
È a loro che ho pensato oggi, intervenendo in Consiglio regionale sulla legge di iniziativa popolare sul fine vita.
Noi esseri umani siamo fatti per sopravvivere. Ci aggrappiamo alla vita con tutte le nostre forze. La paura della morte è qualcosa che ci portiamo dentro da sempre. E allora mi chiedo: quanto deve essere grande il dolore di una persona per riuscire a superare persino la paura di morire?
Parliamo di persone che hanno provato tutto. Che hanno ricevuto cure, terapie, farmaci per alleviare il dolore. Persone per le quali la medicina ha fatto tutto quello che poteva, ma che continuano a vivere una sofferenza che non riescono più a sopportare. Nella Bibbia c’è una frase bellissima: «Forte come la morte è l’amore». E forse è proprio dall’amore che dovremmo ripartire. Perché amare qualcuno non significa necessariamente trattenerlo accanto a noi a ogni costo. A volte significa trovare la forza di rispettare una scelta che ci spezza il cuore, che non condividiamo, che vorremmo non fosse mai necessaria. Non significa arrendersi alla morte. Significa rispettare la dignità di chi abbiamo davanti.
E trovo profondamente ingiusto che una persona, dopo aver sopportato tutto questo, debba anche trovare i soldi per andare in Svizzera, pagare un avvocato, affrontare un tribunale e aspettare che qualcuno decida. Perché quel tempo non è un tempo qualsiasi. È fatto di giorni, ore, minuti di sofferenza. E quando ogni giorno è diventato insopportabile, anche aspettare può essere una condanna.
Oggi ho anche chiesto scusa ai cittadini che hanno promosso questa legge. Hanno aspettato tredici mesi, sette oltre i termini previsti. E chi rappresenta le istituzioni deve avere almeno il coraggio di riconoscere quando queste non sono state all’altezza. Non pretendo che tutti la pensino allo stesso modo. So che su questo tema esistono convinzioni profonde, sensibilità diverse, paure e domande alle quali non è facile rispondere. E le rispetto tutte. Ma credo che prima delle appartenenze, delle convinzioni e delle battaglie politiche debbano venire le persone.
Nella mia vita ho conosciuto fin troppo bene la morte. A volte ho la sensazione di aver perso più persone di quante ne abbia ancora accanto. Ho perso amici, anche giovani. Qualcuno per malattia, qualcuno per un errore, qualcuno perché non ce l’ha fatta più. E forse è proprio per questo che so quanto sia preziosa la vita degli altri. Perché quando le persone che amiamo se ne vanno, moriamo anche noi un pezzo alla volta.
Ma proprio perché la vita è così preziosa, non possiamo dimenticare la dignità di chi sta vivendo una sofferenza che non riusciamo nemmeno a immaginare. Nessuno dovrebbe essere costretto a conquistarsi in tribunale il diritto di congedarsi dalla vita con dignità, quando ricorrono tutte le condizioni previste.
E nessuno dovrebbe poterlo fare soltanto perché ha abbastanza soldi. Perché la dignità non si compra, non si mendica e non dovrebbe essere una concessione di qualcuno. È qualcosa che ci appartiene. Fino all’ultimo istante. Grazie all’associazione Luca Coscioni, grazie Stefano, grazie Laura.

 

23 Ottobre 2026   |   articoli, attualità, in evidenza   |   Tags: , ,