La Chiesa che mente (pia fraus) – parte II

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Una volta conquistato il potere grazie a Costantino e ai suoi successori la Chiesa cattolica utilizzò la falsificazione quale metodo elettivo per confermare le sue prerogative, accrescerle e rendere ingiudicabile ogni atto , anche il più infamante, dei suoi dirigenti.

ghiaccioLe “ Falsificazioni simmachiane”

Un primo colossale falso risale ai tempi di papa Simmaco ( 498-514) in lotta contro il rivale, aspirante papa, Laurenzio . Nell’anno 501 venne sottoposto a processo , presso il senato di Roma, con accuse infamanti ( ingordigia, sesso con matrone e volgari prostitute dette “muliercule” tra cui famosa la fornaia romana Conditaria, sperpero dei beni della Chiesa). Uscito vittorioso dal contrasto con Laurenzio fece fabbricare dai suoi funzionari un documento, scritto in un latino barbaro, fatto passare per raccolta di atti processuali contro papi precedenti in cui le sentenze finivano con la scagionare tutti i papi: si potevano leggere sentenze (false) da cui si ricavava che” Nessuno può accusare il proprio vescovo perché il giudice non può essere giudicato” – “ Nessuno ha mai giudicato il papa perché il primo seggio non viene giudicato da nessuno” – “ Non è permesso emanare un giudizio sul papa”. Il diacono Ennodio, alleato di Simmaco, rivendicò per i papi addirittura una innocenza e una santità derivate da San Pietro che avrebbe lasciato ai suoi successori una eredità di saggezza e santità tale che qualsiasi anche abominevole delitto sarebbe stato compensato dai meriti acquisiti dal primo apostolo, per cui:  “ …se al papa mancassero i meriti per le sue azioni basterebbero quelli del suo predecessore”.

Queste falsificazioni giocarono un ruolo fondamentale nel diritto ecclesiastico, finirono nel Liber Pontificalis e la falsa formula :” Prima sedes a nemine iudicatur” ( Il sommo pontefice non può essere giudicato da nessuno) divenne la formula magica del primato giurisdizionale del papa ,  cui fece riferimento anche Gregorio VII nel celeberrimo “ Dictatus Papae”del 1075.

Un oscuro falsario cristiano vissuto in Siria tra il 5° e il 6° secolo compose 4 grossi trattati e 10 epistole diventate famose nel medioevo come opere di

Dionigi l’Areopagita

Costui sarebbe stato un convertito di San Paolo, testimone dell’eclissi di sole alla morte di Cristo in croce, accolto dalla Madonna e da San Pietro, diventato vescovo di Atene e di Roma e poi diventato martire, decapitato dopo atroci supplizi. La sua figura leggendaria si distorse e diffuse fino a farne  il martire Dionigi di Parigi, il primo di una lunga serie di martiri che andavano in giro tenendo in mano la propria testa tagliata ( Luciano, Ionio di Chartres, Lucano, Nicasio di Rouen, Massimo e Venerando di Evreux, Claro di Normandia, la vergine Saturnina nell’Artois, Crisolio di Comines, Giusto di Auxerre, i vescovi Frontasio, Severino, Fusciano, Victorico, Silano di Perigueux, Papuo di Tolosa, Marcello di Le Puy, il merovingio Adalbad, l’arcivescovo Leone di Rouen, il principe Fingar di Cornovaglia ecc..)

I suoi scritti truffaldini, noti oggi come Pseudo-Dionigi, per tutto il medioevo ebbero una diffusione ed un prestigio incalcolabili: già nel 6° secolo l’arcivescovo Andrea di Cesarea ammirerà i libri del “divino, grande Dionigi”,

tutto l’occidente cristiano fu conquistato dall’avallo che ne fecero Giovanni Scoto ( Eriugena) e l’abate Ilduino di S.Denis nel 9° secolo. Essi furono studiati religiosamente come testi sacri dai più famosi teologi , Massimo Confessore, Ugo di San Vittore, Alberto Magno e San Tommaso d’Aquino . Quest’ultimo le dichiarò opera “ …dettata dallo Spirito Santo” e ne scrisse un proprio commentario ( De divinis nominibus) accogliendo nel resto delle sue opere 1700 citazioni tratte da quel falso.

Ma la più colossale opera di falsificazione è nota come

I Decretali dello Pseudo-Isidoro

Essi videro la luce intorno all’ 850, creati dai religiosi della corte vescovile di Reims, un’intera centrale teologica di falsari , che li spacciarono come opera del dottore della Chiesa Isidoro di Siviglia, uno dei più celebrati autori del primo medioevo, il santo più prestigioso dell’occidente insieme a sant’ Agostino.

Il complesso dell’opera consta di 4 grandi gruppi e la quarta parte ( nota come Decretales Pseudo-Isidorianae)  è la collezione più voluminosa e importante in quanto ebbe la massima diffusione e riscosse il massimo successo: nella lotta per le investiture il falso venne acquisito e sbandierato per rivendicare il potere sui principi e sull’imperatore da vari papi, Nicolò I, Adriano II, Gregorio V, Leone IX.  Divenne il massimo documento a sostegno del “ Dictatus Papae” di Gregorio VII, già citato, e venne utilizzato perfino da Pio IX a sostegno del dogma dell’infallibilità papale nel 1870. Ma lo Pseudo-Isidoro continua ad avere effetti anche ai giorni nostri: fino al Codice di Diritto Canonico del 1917 che riserva al papa l’esclusivo diritto di convocare un concilio: se ne servì anche Giovanni XXIII che nel convocare il Concilio Vaticano II utilizzò ben 6 passi ricavati di peso dai Decretali.

Scopo dei Decretali era quello di esaltare l’assoluta potenza del papato : solo a lui appartiene la pienezza del potere, su tutti gli uomini e su tutti i nobili, principi, re e imperatori. Lui è l’unico legislatore sia in campo civile che religioso, senza il suo consenso né un metropolita né un concilio possono deliberare alcunché in materia di diritti e fede, egli è il “capo dei capi del mondo” ed anche i suoi diretti sottoposti, i vescovi, hanno lo stesso potere, dopo di lui, su tutti. Nessun vescovo può essere trascinato in giudizio davanti a nessun tribunale: essi sono chiamati “ gli occhi del Signore”, “ sacerdoti supremi”, “ santi”, “ dei in terra”, per cui nessun laico né religioso di rango inferiore potrà mai rivolgere loro alcuna accusa: se ciò dovesse accadere saranno necessari 72 testimoni a carico, il che esclude qualsiasi condanna di un vescovo.

Tale mostruoso falso fu smascherato , per primi, nel 1559  dai Centuriatori di Magdeburgo, nella loro Prima Storia Protestante della Chiesa e definitivamente

dal teologo calvinista David Blondel nel 1628.

I teologi cattolici non possono più negare il falso: tuttavia ne difendono la santità dello scopo finale, parlano di “creazione poetica” oppure di “ abitudine a tenere presente il fine più alto del sapere”, di “nobile e santa falsità”. Il teologo cattolico Hellmann scrive: “ opera meritoria che moltiplicò in misura incalcolabile la posizione e il prestigio della Santa Sede , il regalo più gradito e imprevedibile che il papa abbia mai avuto”.

Insieme, diciamo noi, alla falsa “ Donazione di Costantino”, di cui parleremo nel cap.3 di questa breve storia del cattolico imbroglio a fin di bene ( la pia fraus).

 Eraldo Giulianelli

 

 

9 Luglio 2013   |   articoli, storia   |   Tags: , ,