Intervista a Chiara Rapaccini

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Chiara Rapaccini,  autrice di libri per ragazzi, scrittrice e artista, ha accettato di scambiare qualche parola con noi in occasione dell’anniversario della morte del suo compagno Mario Monicelli.

È passato poco più di un anno dalla morte del suo compagno Mario Monicelli, oggi possiamo dire che neanche quel suo gesto così estremo è riuscito a smuovere le torbide acque della politica italiana sui temi del fine vita. Perché è così difficile secondo lei far capire a chi ci governa che la richiesta di una morte dignitosa è un diritto civile?

Direi che il motivo è molto semplice, ed è contenuto nel nome della vostra associazione, semplicemente non siamo in una civiltà laica. La società italiana è perennemente sotto l’ombrello del suo ingombrante vicino, il Vaticano. Anche questo ultimo governo Monti che, per carità, presenta  i suoi indubbi miglioramenti rispetto al precedente, è composto tuttavia da gente cattolica e che fa vanto del suo esser cattolica; e dato che per i cattolici la vita non è nostra ma di Dio, legiferare su questi temi è praticamente impossibile. Di fatto siamo uno Stato cattolico e non laico, dove chi non è cattolico è discriminato. In altri paesi, come l’Olanda, la laicità è una cosa che si respira nell’aria, chiunque c’è stato lo può confermare, e non solo per il riconoscimento del diritto all’eutanasia.

Eppure anche in Italia tutti i sondaggi dicono che la maggioranza della popolazione è favorevole all’eutanasia (si parla di percentuali oltre il 60%), e tuttavia il governo vuole negare finache il Testamento Biologico che è la semplice possibilità di rifiutare le cure. Perché chi governa non è all’altezza dei governati?

Le istituzioni sanno benissimo come stanno le cose. Non solo conoscono le cifre dei sondaggi ma conoscono la realtà in cui l’eutanasia è praticata clandestinamente, a casa o grazie alla complicità di un infermiere pietoso. Tuttavia cercheranno sempre di impedirla, sempre per non importunare i dogmi dello scomodo vicino. Noi a Roma li vediamo i politici che vengono qua, fanno i perbenisti in televisione e poi tradiscono le mogli o sperperano i loro soldi in frivolezze. Ma “il patto” con il Vaticano va portato avanti comunque e a ogni costo.
Poco importa se poi l’effetto di queste decisioni è causare una differenza fra chi ha i soldi per andare a morire in Svizzera come Lucio Magri e chi non ce l’ha. Anche con l’aborto era la stessa storia, e ancora ci sono problemi per una donna che deve abortire e che invece di essere aiutata viene umiliata. I motivi di questo? Beh, rispondendo con una domanda posso dire: perché nella politica lacrime e sangue di Monti non è stata fatta pagare l’Ici alla Chiesa Cattolica?

Ne ha accennato lei quindi glielo chiedo. La scelta di Lucio Magri ha generato negli ultimi giorni molte discussioni, qualcuno dice che questo gesto così premeditato non si può accomunare a quello di Mario Monicelli. Ovvero che non si può accomunare un malato terminale a un depresso, lei cosa ne pensa?

Guardi, io penso che sull’esercito di suicidi che decide di togliersi la vita nessuno, e dico nessuno, ha il diritto esprimere giudizi se non parlarne dal punto di vista politico come stiamo facendo io e lei. Questa storia che un depresso guarisce sicuramente se segue la giusta cura “psicofarmaci più psicoterapia” io la trovo semplicemente assurda. Qui si dimentica che non tutti i suicidi sono dei depressi, c’è chi sceglie razionalmente e lucidamente di togliersi la vita. Di mettere un punto. Di dire basta. E noi che diritto abbiamo di giudicare?
Non parlo degli adolescenti che a causa di tanti fattori non sono in grado di controllare le loro reazioni, ma la storia che un uomo di 60 o 70 anni si toglie la vita solo perché è depresso è una favoletta che si racconta alla gente per esorcizzare la loro paura.
Il fatto è proprio questo, che la gente ha paura della morte. Perché? Questo dobbiamo domandarci. Le faccio un esempio, io lavoro con i bambini e tante volte affronto con loro il tema della morte. Quando dico a scuola “oggi parliamo della morte” le maestre sbiancano e a volte se ne vanno; invece i bambini ne parlano con assoluta serenità per ore ed ore.
La realtà è che siamo in un paese dove di fronte a questi argomenti si fanno ancora i gesti scaramantici, la morte è un tabù. Se lei va in Francia trova centinaia di libri per bambini che affrontano il tema, nel nostro paese neanche uno, a me li hanno sempre rifiutati!
Il mio libro autobiografico che è uscito da pochissimo (“La bambina buona” – Sonzogno editore) racconta anche di questo, di come i miei familiari e anche Mario mi hanno abituato ad essere serena di fronte all’idea della morte. Non è curioso che chi ha ricevuto un imprinting laico non abbia paura della morte e chi ha avuto quello cattolico sì?
E poi le dico una cosa, anche la storia che noi laici non abbiamo riti e che invidiamo il funerale cattolico è una sciocchezza. Chi dice queste cose dovrebbe vedere che cosa abbiamo organizzato in memoria di Mario, quartieri addobbati, il teatro Valle gremito. Noi laici al mondo cattolico non dobbiamo invidiare proprio niente.

Per chiudere le dico solo un nome: Paola Binetti.

Guardi, l’onorevole Binetti ha sbagliato a prendere la palla al balzo della morte di Mario per difendere le sue idee sull’eutanasia. Ma noi l’abbiamo denunciata per un motivo molto semplice, ovvero che lei non doveva permettersi di dire che Mario era stato lasciato solo. Così facendo ha diffamato non solo me ma tutti i suoi amici che non hanno mai smesso di cercarlo e di aiutarlo.
Mi ha chiamato Ettore Scola e mi ha chiesto se volevo partecipare alla denuncia collettiva, ovviamente ho risposto di sì, mi sembrava doveroso. C’era un rione intero a Roma che adorava Mario, cosa ne vuol sapere la Binetti?

Alessandro Chiometti

5 Dicembre 2011   |   articoli, riflessioni   |   Tags: , , , , ,