In Italia non si può scegliere [Repubblica]

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SASSARI – Nuovo caso Welby in Sardegna. Un pubblico ministero della Procura di Sassari ha dichiarato inammissibile la richiesta di un malato di distrofia muscolare amiotrofica, da sei anni immobilizzato a letto, di staccare la spina del ventilatore che lo tiene in vita. Esattamente come accaduto a Piergiorgio Welby.


Nelle motivazioni della decisione, contenute in tre cartelle, il pm Paolo Piras, dopo aver analizzato la vicenda di Giovanni Nuvoli, 53 anni, di Alghero, ricoverato nel reparto rianimazione dell'ospedale Santissima Trinità di Sassari, ha concluso che "non si può costringere un medico, neppure indirettamente, a compiere un atto al quale la sua coscienza si ribella. Non si può costringere a provocare l'insufficienza respiratoria colui che quotidianamente la combatte, e che non a caso si chiama rianimatore".

Immediata la replica dei familiari di Nuvoli. Dopo aver manifestato stupore per una decisione comunicata prima ai giornalisti che all'interessato, la moglie Maddalena ha commentato: "per noi non cambia nulla". "Non vogliamo – ha spiegato la donna – costringere nessuno. Abbiamo solo chiesto l'intervento di un medico consenziente: può essere sardo o di qualsiasi parte d'Italia".

Ex arbitro di calcio, Nuvoli è ormai ridotto al peso di venti chili. Per il tramite della moglie, si è rivolto diverse volte ai giornali, all'emittente televisiva regionale Videolina, al Consiglio regionale e, infine, alla magistratura il 7 febbraio scorso perchè i medici cessassero "l'accanimento terapeutico" nei suoi confronti.

Ma sino ad ora Nuvoli ha ottenuto solo la solidarietà dei medici dell'Azienda sanitaria locale di Sassari. "La situazione vissuta dal paziente è delicata e difficile e l'Asl – avevano ricordato i medici in una nota – in questi anni, ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità, sia dal punto di vista tecnico che professionale. Sono stati per primi i medici del reparto di Rianimazione, il 4 gennaio scorso, in presenza di un magistrato, ad attestare la volontà del malato di sospendere le cure antibiotiche. Il 20 gennaio poi, gli stessi medici del reparto hanno raccolto dal paziente, attraverso una lavagnetta con la quale comunica, alcune volontà che avrebbero, nell'ottica del malato, il significato di un testamento biologico atipico. Tale verbale, sottoscritto dai medici presenti, è stato inoltrato alla Procura della Repubblica di Sassari".

I medici della Rianimazione dell'ospedale Santissima Trinità avevano anche aggiunto che dal punto di vista deontologico si atterranno all'articolo del nuovo codice dell'Ordine professionale dove si afferma che "il medico anche su richiesta del malato non deve effettuare nè favorire trattamenti finalizzati alla morte", e si erano richiamati all'art. 579 del Codice penale, che punisce con la reclusione da sei a quindici anni chi arreca la morte di un uomo, anche se ha il suo consenso. La pena si aggrava quando si tratta di un minore, di una persona in stato di infermità mentale o di chi è stato costretto a dare il suo assenso con la forza. In questi ultimi tre casi si applicano le stesse disposizioni relative all'omicidio.

da Repubblica del 13 febbraio 2007

14 Febbraio 2007   |   articoli   |   Tags: