Il banchiere dei Salesiani cerca nuovi partner [Corriere]

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dal Corriere della Sera del 10 giugno 2007

IL PERSONAGGIO
Tra Bloomberg e il Lussemburgo, le strategie dell'economo generale dell'ordine di Don Bosco.
E il banchiere dei Salesiani cerca nuovi partner.
Giovanni Mazzali: in trattative con una banca estera per il maxifondo etico.

MILANO — Classe 1947, laurea, studi all'estero, solida conoscenza delle
lingue, da dodici anni responsabile finanziario di un'organizzazione
presente in 129 Paesi, e da tre anni presidente di una società
d'investimento lussemburghese. È il curriculum di uno «squalo» della
finanza, uno di quei doppiopetto gessati con ufficio ai piani alti
della City londinese? Non proprio. Anzi, proprio per niente.
Niente cravatta di Savile Row, niente mocassini Edward Green. Ma una
semplice tunica da religioso. Lui è Giovanni Mazzali, l'economo
generale dei Salesiani di Don Bosco che pochi giorni fa ha convinto la
Fondazione Cariplo a partecipare a un progetto comune consegnando ben 5
miliardi di euro alla società di gestione (italiana) di Polaris
Investment Sa, la controllante costituita in Lussemburgo
dall'organizzazione di Don Bosco.


La "Sa", nata nel 2004, ha subito suscitato la curiosità della Consob locale, la Commission de surveil-lance di secteur financier. «Quando sono arrivato in Lussemburgo — spiega Mazzali — sono stato convocato dagli uomini della Cssf, stupiti dal fatto che un'istituzione religiosa fosse interessata al lo-ro Paese». Lo stupore, però, si chiarisce presto. Mazzali ammette: rispetto all'Italia ci sono «interessanti» vantaggi sul fronte fiscale. Ma, sostiene, la ragione della scelta della "location" è un'altra: il Granducato è una delle due piazze europee (l'altra è l'Irlanda, dove il salesiano ha studiato teolo-gia) che offrono «maggiore duttilità ed esperienza» nella gestione dei fondi. Oltre ad essere, cosa che certo non guasta, un Paese cattolico.
Così, dal cuore della nuova finanza della vecchia Europa, è partito un fondo e un comparto, l'"ethical balanced", intorno a cui girano nomi decisamente laici. Come Rothschild (i gestori), Cré-dit Agricole (i depositari), Mercer (i consulenti), PricewaterhouseCoopers (i revisori) ed E. Capital Partners, nel ruolo di certificatori degli investimenti etici. Già, perché il fondo si è dato un "codice di autodisciplina": dagli investimenti, spiega Mazzali, sono escluse non solo le classiche industrie d'armi o di pornografia, ma anche i titoli di Stato americani («perché Washington riconosce la pena di morte») e le azioni delle società farmaceutiche che vendono prodotti «non conformi alla morale cattolica».
E' una politica che, per ragioni di semplice immagine o di vera sostanza, sta facendo presa anche sulle banche. «Siamo in trattativa — spiega il Salesiano — con un istituto estero interessato a investire nel nostro "ethical balanced"». Così, aggiunge, il totale delle attività in gestione salirebbe ancora. Senza contare i 5 miliardi destinati alla Sgr (Polaris Investment Italia) dalla Cariplo: una maxi iniezione di liquidità che porterà i religiosi (oltre ai seguaci di Don Bosco, è socia anche la Divina Provvidenza di Don Orione) a scendere dal 52% al 20% circa di Polaris Investment Sa. Che, a sua volta, potrebbe cedere quote della Sgr ad enti no profit.
Per i Salesiani è un grande "affaire", tra dividendi (di Polaris Sa) e rendimenti (dei propri soldi). Tutti girati su nuovi investimenti o «attività istituzionali», che per Mazzali vogliono dire «borse di studio, missioni, scuole e sostegno alle popolazioni colpite da calamità naturali». Il religioso, che mastica i grafici di Bloomberg quasi come la Bibbia, non è però certo il primo ad aver lanciato il binomio Chiesa-fondi d'investimento. Prima di lui, ricorda il "banchiere dei Salesiani", «si sono già messi in pista gli americani con il Christian Brothers Investment Services, e gli spagnoli attraverso un fondo intercongregazionale». Con un occhio all'altare e l'altro alla finanza.

Giovanni Stringa

9 Luglio 2007   |   articoli   |   Tags: