Cari amici,
consentitemi di appellarvi con amicizia, chiunque opera per arricchire la cultura delle nostre genti è, a prescindere, mio amico, perciò,
cari amici,
ho partecipato alla riunione nella quale si è parlato di evoluzione da voi organizzata, devo dire che sono rimasto sorpreso per il taglio che sia il presentatore sia Giangi Poli hanno voluto dare alla conferenza:
ridurre il tema dell’evoluzione ad una disputa sull’esistenza di Dio o meno è trasformare un tema grandioso, universale a un fatterello parrocchiale, è come chiudersi gli occhi per non vedere lo spettacolo che invece l’universo ci offre.
L’evoluzione non è una teoria scientifica qualunque, ma è il modo di essere dell’universo; non si limita nel tempo alle specie vegetali e animali, ma inizia dall’origine, risale al momento che le radiazioni, provocate dal big bang, hanno cominciato a materializzarsi e hanno dato corso a tutti gli avvenimenti che hanno proseguito evolvendosi fino a dare origine alla vita e alla genesi dell’intelligenza umana.
Il movimento è grandioso, si presenta con la costruzione di organismi via via sempre più complessi e organizzati che hanno imboccato una via che utilizza l’entropia ( cioè il consumo di energia ), per le sue costruzioni controcorrente (aumento della complessità organizzata ).
Mentre l’universo sembra avviarsi cioè verso l’appiattimento energetico, la quiete assoluta, quindi la morte, l’evoluzione costruisce strutture sempre più ricche e organizzate, che con il crescere della organizzazione fanno emergere una cosa veramente imprevedibile, la coscienza, cioè la consapevolezza del mondo circostante e la conseguente capacità di utilizzarlo per i propri scopi.
Fino a costruire organismi coscienti di se stessi, in grado di capire tutto il sistema.
Ridurre tutto questo ad una disputa con i fondamentalisti che non vogliono vedere questo movimento universale, oltre che inutile ( non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere), ci impedisce di gustare fino in fondo lo spettacolo che si presenta davanti ai nostri occhi; è come bendarsi per non vedere.
Le gerarchie cattoliche non sono disponibili a riconoscere l’evoluzione? Lasciamole perdere, inutile disputarci, quel “dio” che impasta del fango per costruire un pupazzetto e soffiarci dentro la vita non esiste, ormai è acquisito definitivamente, ma esiste comunque un problema che non può essere risolto scientificamente: noi sappiamo che tutto un movimento è iniziato col big bang, ed è proseguito con l’evoluzione, ma sappiamo chi o che cosa ha dato origine al tutto? Non lo sappiamo, scientificamente non sapremo mai chi ha provocato il primo movimento non potremo mai provare scientificamente l’esistenza di questo primo “provocatore”, ma allo stesso tempo non potremo mai provare scientificamente che questo “provocatore” non esiste.
Allora lasciamo perdere le dispute, e godiamoci lo spettacolo dell’evoluzione.
L’evoluzione è una genesi, una nascita, continua tutt’ora? Certamente e non può fermarsi, almeno fino a quando l’entropia avrà provocato l’appiattimento energetico, la morte universale.
Sulla terra durerà fino a quando il sole ci fornirà energia utilizzabile.
Quale esito avrà per noi uomini? Non dobbiamo fare molti sforzi di fantasia per capirlo, basta guardare a quello che sta succedendo:
quando un organismo individuale ha raggiunto il massimo delle sue potenzialità, sembra giunto alla fine del cammino, invece trova una risorsa nella organizzazione, un indizio in tal senso ci viene dall’osservazione delle formiche, delle termiti, delle api, l’obiezione che non si può guardare a questi organismi perché hanno prodotto individui sterili, che non servono a niente perché non si riproducono come diceva Giangi Poli, non ha senso, perché sono proprio quegli individui sterili che si prendono cura delle larve e ne assicurano la sopravvivenza, assicurando con ciò la sopravvivenza della specie, questa obiezione comunque mi tornerà utile in seguito.
L’uomo sembra giunto alla fine della sua evoluzione biologica, difficile pensare ad un cervello che si ingrandisca ancora, probabilmente si estinguerebbe per l’impossibilità del parto, d’altra parte l’uomo non ha bisogno di questo tipo di evoluzione: tutti gli organismi viventi hanno fatto fronte alle sfide dell’ambiente modificando il proprio scheletro per affrontare le proprie necessità ( gli uccelli hanno sviluppato le ali, i carnivori, predatori, le zanne e gli artigli, gli erbivori, prede, lo zoccolo che consente una fuga veloce ), l’uomo non ha più bisogno di modificare il proprio scheletro; quando ha bisogno di uno strumento, costruisce ( inventa ) uno strumento esterno al proprio corpo ed è proprio in questa direzione che si orienta l’evoluzione.
Giunto alla fine della propria evoluzione biologica, imboccata la strada dell’organizzazione, l’evoluzione cessa per l’uomo di essere di tipo darwiniano, e diventa di tipo lamarckiano, trasferisce cioè alle generazioni successive le conquiste fatte; così costruisce organizzazioni sempre più complesse, utilizzando strumenti sempre più raffinati capaci di facilitare la comunicazione e lo scambio delle risorse materiali e culturali, fino a costruire una rete di conoscenze che abbraccia l’intero pianeta.
Oggi, posso comunicare in pochi secondi con mio figlio che vive in Mozambico, e ho acquistato nel giro di una settimana la batteria di ricambio per la mia fotocamera, ordinata in Inghilterra, costruita in Cina, spedita a Terni dalla Nuova Zelanda, pagata con un click, con la mia carta di credito.
L’umanità sta costruendo cioè un organismo che tende ad unificare tutte le intelligenze, e tutte le attività utilizzando strumenti sempre più sofisticati, un enorme organismo fatto di intelligenza e di tecnologia, che annulla le distanze e rende istantaneo lo scambio di informazioni.
Questo è quello che sta succedendo sotto i nostri occhi, la differenza con l’organizzazione delle api e delle formiche sta nel fatto che in questo caso non c’è un individuo che viene atrofizzato, ma ogni persona trova nell’insieme la possibilità di potenziare tutte le proprie capacità.
Potete immaginare come mi sono sentito quando ho visto questa visione grandiosa ridotta ad una disputa fra pigmei che vorrebbero ridurre tutto ad un conflitto fra credenti e non credenti, di taglio ottocentesco, che con l’evoluzione in realtà non c’entra proprio niente.
Naturalmente non tutto quello che accade ci consente toni trionfalistici, non tutto è positivo, ma come in tutte le attività umane c’è progresso mescolato a regresso, c’è “bene” mescolato a “male” c’è esaltazione mescolata a depressione. Questa è la condizione umana, almeno per ora.
L’evoluzione costruirà una umanità “migliore”?
Cari amici, cari saluti.
Luigi M.
Gentile amico, grazie per il suo contributo. in qualità di “presentatore” come lei mi ha definito sono a specificarle il fine del Darwin Day così com’è inteso oggi. Il Darwin Day nasce per difendere l’attacco reazionario alla teoria dell’evoluzione fatto da vari movimenti religiosi, cattolici e non, negli ultimi due decenni. Forse non l’ho specificato abbastanza chiaramente all’inizio della conferenza, mea culpa. Che per gli addetti ai lavori il dibattito creazione/evoluzione sia di retroguardia e privo di interesse l’ho scritto io per primo (cerchi sul ns sito “Darwin oltre la sfida tra fede e scienza”). Tuttavia la funzione del Darwin Day è proprio quella, controbbattere ai sempre più frequenti e feroci attacchi creazionisti. Non tutti hanno le sue basi, e non tutti conoscono i meccanismi contingenti che hanno selezionato la “scimmia nuda”. Il Darwin Day non è una conferenza per addetti ai lavori ma divulgativa, e se si fa un giro sui vari siti fondamentalisti vedrà che le cose dette da Giangi Poli sono ben lontane dall’essere accettate. Sinceramente non penso che il relatore abbia ridotto il tutto a un dibattito sulla esistenza di Dio, forse Giangi Poli ha espresso le sue opinioni in merito (soprattutto rispondendo agli interventi) ma non credo che la sua conferenza può essere ridotta a questo. Sperando di averle chiarito il fine della conferenza la saluto e la invito a continuare a seguirci.
Alessandro Chiometti

Capisco perfettamente la preoccupazione che lei esprime, in ultima analisi la condivido.
Come cattolico sono sdegnato nei confronti dei miei correligionari ( crediamo veramente nello stesso Dio? ) che criticano l’evoluzionismo dimostrando nello stesso tempo di non averne capito niente, e forse di non aver capito niente neanche di religione cattolica. Speriamo che col tempo, l’acqua che passa sotto i ponti trascini con se le scorie che l’evoluzione inevitabilmente produce.
Cordialmente Macchiarulo Luigi.
Bisogna rimanere nella scienza e non finire nella sua caricatura e si fanno gli interessi degli oppositori. Primo l’evoluzione riguarda l’origine e il cambiamento delle specie e non l’universo fisico in generale e nell’ambito di un aumento generale di entropia si possono avere aumenti locali di ordine, Prigogine ci ha preso un nobel dimostrando questo. Il fatto che la parola evoluzione venga usata nel linguaggio comune come metafora non riguarda la teoria scientifica.
Segnalo: http://temi.repubblica.it/micromega-online/cialtroneschi-attacchi-di-lavvenire-contro-micromega-e-la-scienza/
Tanto per sottolineare ancora quanto dicevo nella mia risposta.
Una domanda, anzi tre, per il sig Sassolini.
chi ha deciso che l’evoluzione riguarda soltanto “l’origine e il cambiamento delle specie e non l’universo fisico in generale”?
Come nascono le specie con un atto diretto creatore di Dio? E’ la scienza che mi insegna che tutto è cominciato col Big Bang.
Io dico:
“Mentre l’universo sembra avviarsi cioè verso l’appiattimento energetico, la quiete assoluta, quindi la morte, l’evoluzione costruisce strutture sempre più ricche e organizzate, che con il crescere della organizzazione fanno emergere una cosa veramente imprevedibile, la coscienza, cioè la consapevolezza del mondo circostante e la conseguente capacità di utilizzarlo per i propri scopi”.
Lei dice:
“nell’ambito di un aumento generale di entropia si possono avere aumenti locali di ordine”,
Le due cose, non sono equivalenti? Non è la stessa cosa? A me sembra di si.
Saper vedere e saper capire il movimento grandioso dell’evoluzione è una metafora? Non è in vece prendere atto della “rivelazione” che ci ha fatto la ricerca scientifica?
Io preferisco pensare così.
Le teorie scientifiche hanno dei limiti di applicazione. Tutte. la fisica Classica riguarda certe masse e velocità, per masse molto piccole subentra la quantistica, per alte velocità ci sono correzioni relativistiche, ecc … La teoria della evoluzione che si studia nella facoltà di scienze riguarda soltanto la variazione di specie biologiche, tramite riproduzione differenziale degli individui di una popolazione, se poi Lei la vuole come metafora o come inspirazione è liberissimo di farlo ma a quel punto non credo proprio che i risultati delle meditazioni siano una teoria scientifica.
Per il resto certo che le due frasi successive sono molto simili, mai detto il contrario! ma non hanno nulla a che fare con i meccanismi evolutivi proposti da Darwin che si applicano a individui viventi in competizione.
Più simile al suo approccio termodinamico è quello di Gould in un articolo sulla random walk come meccanismo macroevolutivo uscito anche in italiano su un vecchio Le Scienze, ma alla fine lui ne deduce che i batteri sono le specie dominanti del pianeta.
Dialogo con AlexJC72.
ho seguito il suo consiglio, devo dire che i toni usati mi risultano sgradevoli, all’età di 80 anni non si ha più bisogno di dimostrare che si è più bravi di qualcun altro, ma ho amche imparato ad accettare il mondo cisì com’é.
Entrando nel merito delle questioni, dvo dire che non tutti quelli che si dichiarano cattolici sostengono le cose che dice il signor Liverani, al quale consigierei la lettura del libro ” Il fenomeno umano” di Teilhard de Chardin, prete cattolico, scienziato e maestro di evoluzionismo; al quale, ovviamente, le gerarchie cattoliche hanno proibito di pubblicare i suoi scritto fina a quando era in vita.
Oggi però che anche Giovanni Paolo II è stato costretto a dichiarare che l’evoluzionismo non è più soltanto una teoria, ma presenta ormai delle evidenze scientifiche, (l’evoluzionismo tocca tutti, anche le gerchie cattoliche) si possono trovare su internet .
Detto questo non posso che condividere, se non i toni, (ma è un fatto personale dovuto alla mia età) le tesi del signor Telmo Pievani.
Comunque io considero la religione, la mia religione, al di sopra di queste dispute, che con la fede in Dio non hanno niente da spartire. Sono convinto che io e il signor Liverani, ci dichiariamo cattolici, ma crediamo in un Dio assolutamente diverso.
cordialità
Macchiarulo Luigi
La scienza non ha bisogno di Dio
(È il titolo dell’ultimo libro di Edoardo Boncinelli, titolo che apparentemente non ha senso, o almeno è banale, perché la scienza si occupa di fatti misurabili e verificabili ( o falsificabili, come preferisce Popper ), mentre ogni persona religiosa non ha difficoltà ad ammettere che “Dio non lo ha mai visto nessuno” e quindi per definizione non può essere indagato con gli strumenti della scienza. Non esiste dunque nessuna contrapposizione fra scienza e Dio, come invece sembra sottintendere il titolo.
A meno che non si voglia sottintendere che non essendo misurabile, Dio non esiste, in questo caso il titolo sarebbe semplicemente fuorviante.
La lettura delle pagine da 139 a 143 si presta comunque ad una serie di riflessioni sull’argomento .)
Pag 139
La biologia oggi sta tentando di esplorare le proprietà di esempi di questo fenomeno: nel caso normale c’è una cellula che riceve un DNA e, se si tratta dei virus, c’è un DNA che può inserirsi in qualsiasi cellula, entro certi limiti, e trasformarla completamente. In fondo l’esperimento di Venter imita il comportamento dei virus, ( Venter ha inserito in un batterio svuotato del proprio DNA un genoma prodotto in laboratorio ) perché quando lo scienziato inserisce il DNA, o estratto da una cellula o sintetizzato in laboratorio sulla base di una sequenza nota, in un’altra cellula, si comporta di fatto come se realizzasse un’infezione virale.
Il fenomeno virale in natura e gli esperimenti condotti in laboratorio ci aiutano a capire che se nella vita è tutto fondamentale, c’è certamente un primato d’importanza rappresentato dal DNA, il quale consta di informazione pura: porta pochissima materia, zero energia — anzi bisogna spenderla per mantenerlo anche solo vivo e per farlo replicare — ma conserva il nocciolo di quella forma di vita, cioè di quell’episodio della vita, che noi chiamiamo genoma.
La vita: un evento unico
Attraverso la contemplazione di questo quadro della vita come evento unico con episodi singoli e l’analisi di alcuni casi particolari, per esempio i virus e la loro replicazione o gli esperimenti tipo quelli realizzati da Venter, siamo arrivati a definire, come ci eravamo proposti, il nocciolo della vita che, se come tutte le cose dell’universo ha bisogno di materia, di energia e di informazione, consegna tuttavia il primato all’aspetto informazionale.
( Boncinelli pone a fondamento della vita tre parametri, materia, energia, informazione; nella realtà, dopo Einstein sappiamo che materia ed energia sono equivalenti ( E = M*C2 ), quindi i parametri sono due, energia e informazione, in altre parole, la materia non è altro che energia concentrata intorno ad un centro di aggregazione. L’energia si sviluppa con il Big Bang, ed è inizialmente radiazione. Soltanto con il raffreddamento dell’universo si forma la prima materia, che nel caso specifico è Idrogeno. L’evoluzione quindi non ha inizio con il materiale organico, ma con la produzione di tutti gli elementi che daranno poi i materiali necessari alla genesi del vivente. Evoluzione pre – biologica).
La vita è una fiammata che ha interessato la materia dell’universo attraverso un gioco di portatori di fiaccola che trasportano l’informazione genetica, cioè il genoma. Gli esseri viventi sono fatti di materia e per compiere una qualsiasi azione hanno bisogno di energia, come ne necessita un sasso, le acque del mare o i venti; ma in aggiunta possiedono questo elemento unificante che è dato dalla trasmissione e dalla continuità dell’aspetto informazionale.
L’evoluzione biologica
Quando si parla della vita si tende sempre ad accentuare l’aspetto del cambiamento nel tempo, cioè dell’evoluzione, anche se è ormai ben chiaro che se non ci fosse continuità non ci sarebbe evoluzione, anzi non ci sarebbe nemmeno vita. Tratto fondamentale della vita è una continuità con cambiamenti, come d’altra parte affermò Charles Darwin a suo tempo; eredità con variazione, continuità con cambiamenti: cioè evoluzione biologica.
La parola evoluzione è nata nel Settecento, nel secolo dei Lumi, e sembra implicare un inevitabile passaggio verso il meglio. Effettivamente in alcuni settori della vita questo c’è stato, ma non è una regola generale e, soprattutto, è giustificata solo dal fatto che gli uomini si reputano una specie superiore — oltre che l’unica in grado di studiare e parlare di determinati argomenti.
( Lasciamo perdere la valutazione di “superiore o inferiore”, è assolutamente innegabile che l’evoluzione ha prodotto arricchimento, in alcuni settori, come dice Boncinelli, e cioè nel senso di complessità e autocoscienza, non decidiamo se l’uomo è meglio o peggio, ma è indiscutibile che è l’unica specie in grado di “studiare e parlare di determinati argomenti”. Allora? Possiamo dire che questo fatto non significa nulla? )
Quindi, gli esseri umani considerano esempi di miglioramento tutti quei passaggi che registrano un avvicinamento alle caratteristiche della propria specie.
Esistono però tante altre storie evolutive in cui non c’è stato nessun avanzamento o addirittura s’è verificato un regresso, come nel caso dei virus. I virus all’origine non c’erano, perché non avrebbero potuto agire senza cellule; di conseguenza la loro comparsa è un fenomeno regressivo e non progressivo, cosl come la comparsa dei parassiti, che hanno perso la caratteristica fondamentale dell’autonomia.
Ma in realtà la stragrande maggioranza della biomassa, cioè degli esseri viventi sulla Terra, non si è mossa. È rimasta ferma.
I veri grandi vincitori della lotta della vita sulla Terra sono infatti i batteri, i quali sono rimasti praticamente inalterati da più di tre miliardi di anni.
( Che significa “vincitori”? sono vincitori perché non si sono evoluti? Chi decide che sono vincitori? L’uomo? Non è forse il solo capace di assumere questo tipo di decisioni? Perché non possiamo considerare vincitori quelli che hanno raggiunto la massima complessità? Sono vincitori perché capaci sopravvivere meglio degli uomini? Ma quando il sole esploderà anche loro saranno annientati; che differenza fa, esistere per un milione di anni o quattro miliardi di anni, e poi scomparire? A chi, piacerebbe vivere come un batterio?)
Bisogna quindi sforzarsi di separare l’idea di evoluzione biologica da quella di progresso, di perfezionamento, perché se questo è accaduto in certi casi, è anche vero che l’evoluzione non ha in generale una direzione definita, e soprattutto non ha una finalità. È semplicemente continuità con cambiamento.
( Questo tipo di ragionamento mi pare fasullo: se il cambiamento significa aumento della complessità, dell’organizzazione, della coscienza, vuol dire che l’evoluzione ha prodotto un senso di marcia, che ora si adopera per ottenere un aumento della “organizzazione delle coscienze”. Neghi che ci possa essere un organizzatore? Va bene, ma non si può negare il processo di arricchimento che si sviluppa sotto i nostri occhi. )
È semplicemente continuità con cambiamento. Questo è uno dei concetti più difficili da accettare, perché ci è stato raccontato fin dall’infanzia che il fine della creazione eravamo noi, che il mondo era stato fatto in funzione nostra, per darci tutte quelle opportunità che ci avrebbero permesso di vivere bene. D’altra parte «io tengo per fermo che anche le lucertole e i moscherini si credano che tutto il mondo sia fatto a posta per uso della loro specie» scrive maliziosamente Leopardi.
( Che valore scientifico può avere l’opinione di Leopardi? E’ lecito mescolare scienza e poesia? I moscerini non possono credere niente, perché non hanno lo strumento che glielo consente. E’ possibile confrontare la ricchezza di opere di un moscerino con la ricchezza di opere di un essere umano? Se si fa il confronto, quale vale di più? )
Dio che ci ha creato, ha costruito un mondo fatto apposta per ospitarci.
In effetti, se si è arrivati a questa idea, che poi non è molto diversa da quella di tante altre religioni, è perché gli esseri umani sentono di essere i migliori se non gli unici, e si sono raccontati una storia costruita su questa asserzione.
( OK Le religioni non possono dimostrare che gli uomini sono “migliori”, ma è possibile negarlo con evidenze scientifiche, cioè “misurabili”? Non sarebbe opportuno dire: – neanche io lo so? – Sotto certi punti di vista però gli uomini sono certamente “più ricchi”. )
Centocinquant’anni fa il mondo fu scosso dalla teoria dell’evoluzione proposta da Charles Darwin, secondo la quale non c’è stata nessuna creazione, non c’è nessun progetto, nessuna finalità, nessun disegno nella storia della vita, possiamo registrare solo un numero incredibilmente alto di esperimenti fatti dalla natura, in maniera inconsapevole, che ha portato sulla Terra un’enorme quantità di specie differenti.
( Come si fa ad affermare che questo fatto non deve essere stato provocato da un qualche progettista? Come spieghi l’origine dell’universo? Darwin può affermare soltanto che non c’è stata nessuna creazione “biologica”, non nessuna creazione toucour. Chi ci autorizza a negare che possa esistere un progetto? Non si può sapere!!! )
Si calcola che oggi sulla Terra ci siano almeno dieci milioni di specie diverse, un buon quinto delle quali rappresentate dagli insetti. Questa stima, quasi impossibile da definire con precisione, rappresenterebbe poi una frazione minuscola — dall’un per diecimila all’un per un milione —delle specie che sono vissute in questi quattro miliardi di anni. Molte sono scomparse o stanno scomparendo, anche per colpa nostra.
In origine la nostra specie era composta di pochi individui dispersi qua e là che incidevano ben poco sul bilancio complessivo del pianeta, che ancora nel Medioevo appariva infinito e dotato di risorse illimitate. In seguito le cose sono cambiate e si è avvertito sempre più il nostro impatto su un ambiente che oggi ci appare tutt’altro che illimitato. La nostra responsabilità per quanto riguarda l’andamento del sistema sulla Terra, e in particolare la prosperità delle altre specie, è ormai più che evidente.
( Appunto!!! Questo fatto non suggerisce niente? “Posto nel paradiso perché lo coltivasse”, come dice la Bibbia, non equivale adire: – sei tu il responsabile? Perché dovrei essere io il responsabile, se il vincitore per la lotta per la vita è il batterio, come hai appena sentenziato? )
Finora ne abbiamo solo discusso in generale; ma esiste anche una vera e propria teoria dell’evoluzione che ripercorre a grandi linee gli avvenimenti verificatisi sulla Terra negli ultimi quattro miliardi di anni. Tale teoria prende le mosse da Darwin, anche se oggi si dovrebbe più propriamente far riferimento al neodarwinismo, perché in questi centocinquant’anni l’originale teoria darwiniana è stata perfezionata e articolata in una potente ed egemonica proposta scientifica. Il nocciolo di questa proposta è quello che noi abbiamo assunto fin dall’inizio di questo libro: l’evoluzione è trasmissione di genomi interessati da cambiamenti.
( Questa definizione trascura appunto tutti cambiamenti che precedono l’evoluzione biologica, cioè la costruzione del genoma; chi autorizza questa trascuratezza? Il genoma è sempre un concentrato di energia come ogni tipo di materia, e deriva dai cambiamenti precedenti della materia, oppure dobbiamo ricorrere per la vita all’azione creatrice di Dio? Se si percorre a ritroso la storia dell’intero universo, si giunge al Big Bang oggi, almeno per ora, universalmente accettato come l’inizio di “tutto”, la domanda che possiamo porci è : “perché il Bing Bang e non il “nulla”? E’ qui che la scienza non può, almeno per ora fornire risposte; se si ipotizza che potrà fornirne domani, perché non si può ipotizzare che la risposta potrebbe essere : Dio ha creato il tutto? )
Ora ci sembra ovvio, ma non lo era affatto due secoli fa quando si riteneva che le specie fossero immutabili.
( Dunque, dove stava l’errore? Semplicemente nel credere che Dio avesse creato specie immutabili!!!! Mentre è più plausibile che possa aver creato specie in evoluzione, – a partire però dal Bing Bang – la scienza non ha bisogno di Dio, ma l’universo, per nascere, forse si. )
Macchiarlo Luigi.
Darwin non amava, almeno all’inizio, la parola evoluzione, e quindi parlò di «trasmutazione delle specie». Scopri che esse non erano fisse, cioè sempre uguali nel tempo, ma si modificavano. Poiché si associa il cambiamento al miglioramento, la spinta dei media di allora portò poi a privilegiare la parola evoluzione piuttosto che trasmutazione, che in realtà sarebbe la più corretta, per-ché indica il cambiamento genomico trasferito sull’organismo.
La proposta di Darwin è riassurnibile in due semplici affermazioni: innanzitutto, tutti gli organismi viventi nella nostra epoca discendono da un certo munero di organismi primitivi vissuti un tempo. Darwin ignorava il periodo, ma noi invece sappiamo che si tratta di tre miliardi e otto-cento milioni di anni fa La seconda sostiene che tutta la ricchezza e la varietà degli esseri viventi presenti sulla Terra sono state prodotte da due sole forze: la variazione (per noi mutazione) e la selezione naturale.
Queste due asserzioni sono ancora adesso il cardine del-la teoria evoluzionistica, nonostante tutti i progressi fatti dalla genetica, dalla biochimica, dalla fisiologia e dalla biologia dello sviluppo.
I genomi tendono per loro natura a rimanere invariati, ma di fatto questo non succede, perché c’è sempre un’alta pro-babilità che compaia qualche mutazione, cioè qualche cambiamento in un punto o nell’altro del genoma. Le mu-tazioni avvengono di continuo; non c’è popolazione né generazione in cui non se ne sia verificata qualcuna. Dar-win non poteva conoscere le ragioni, ma noi sì.
Il meccanismo che copia il DNA quando questo si deve duplicare è quasi perfetto, ma, come abbiamo già visto, non del tutto. Si verifica un errore ogni miliardo di carat-teri nudeotidici copiati. Buona parte di questi errori non ha alcun effetto e non si può notare, ma quando è eviden-te i risultati sono deleteri, così che i portatori della nuova mutazione hanno poche probabilità di trasmettere il pro-prio genoma ai discendenti. Talvolta però, le nuove com-binazioni sono più vantaggiose delle vecchie — o perché la nuova mutazione si mostra favorevole in sé o perché sono cambiate le condizioni ambientali in cui un organismo vive — e finiscono per soppiantare, rapidamente o lentamente, il genoma che esisteva prima.
In genere è difficile che in una specie ci sia una variazione brusca. e totale da una forma a un’altra, è invece molto più probabile che la popolazione si divida in due sottopopolazioni, una costituita dagli organismi portatori del vecchio genoma e una formata dagli organismi portatori del nuovo, modificato dalle nuove mutazioni.
Con il passare delle generazioni le due sottopopolazioni divengono due specie differenti. Ci sarà quindi una biforcazione e nascerà una nuova specie, o addirittura due nuove specie. Biforcazione dopo biforcazione, da poche specie originarie si è arrivati al numero incredibile di specie presenti oggi sulla Terra.
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