Non è raro ascoltare l’affermazione secondo la quale il Cattolicesimo non sarebbe contrario all’evoluzionismo Darwiniano. Ma una simile affermazione corrisponde a verità?
Verificarne la fondatezza non è così semplice come potrebbe sembrare.
Prima di tutto perché la posizione del Cattolicesimo è cambiata nel tempo e in secondo luogo perché all’interno della Chiesa è possibile rilevare posizioni diverse tra di loro.
Per tentare di dare una risposta si può cercare tra i documenti ufficiali della Chiesa in cui l’argomento è stato trattato, ma prima è necessario precisare due concetti fondamentali ancora oggi in parte confusi. Mi riferisco all’evoluzione e all’evoluzionismo, che non sono affatto sinonimi tra di loro.
L’evoluzione è un fenomeno biologico secondo il quale tra una generazione e l’altra di esseri viventi può verificarsi una modificazione del patrimonio genetico dell’individuo, di modo che l’organismo figlio può avere caratteri diversi da quelli del progenitore.
L’evoluzionismo è la teoria scientifica che spiega le modalità attraverso le quali avviene l’evoluzione, indicando in particolare i meccanismi dei cambiamenti del genoma e spiegando la funzione selettiva dell’ambiente sull’individuo mutato.
La storia dei rapporti tra evoluzionismo e Chiesa cattolica parte dalla nascita del Darwinismo e dalla pubblicazione de “L’origine delle specie” in cui lo studioso inglese sistematizzava la teoria elaborata nel corso di molti anni di osservazioni naturalistiche.
Sin dal suo primo apparire questa teoria, che faceva discendere gli organismi uno dall’altro in una catena infinita escludendo la necessità di un Dio creatore, suscitò l’immediata reazione dei capi religiosi. L’ostilità nei confronti delle idee di Darwin caratterizzò in particolare l’atteggiamento delle Chiese cristiane non cattoliche, maggiormente legate ad un’interpretazione letterale della Bibbia, ma anche da parte del Cattolicesimo gli atteggiamenti non furono molto benevoli se negli atti del Concilio Vaticano I (1869-1870) è possibile leggere la seguente definizione dell’evoluzionismo “[L’evoluzionismo è] quella turpe dottrina che cerca gli inizi del genere umano da una scimmia irsuta e pone l’avvio del genere umano non nel paradiso ma nello sporco e turpe fango”.
Ma la Chiesa Cattolica nel tempo, più per prudenza che per intima convinzione, passò ad assumere posizioni meno contrapposte e più sfumate.
Per trovare una prima trattazione articolata e ufficiale della questione evoluzionista occorre arrivare alla metà del secolo scorso con l’enciclica Humani Generis di Pio XII. Dopo di lui torneranno sull’argomento Giovanni Paolo II e l’attuale Papa Benedetto XVI.
Nell’enciclica Humani generis del 1950 il papa tracciò i criteri guida con cui la questione avrebbe dovuto essere trattata dai teologi, criteri che come si vedrà verranno seguiti anche successivamente (1). Nell’enciclica, il papa dopo aver minimizzato l’importanza e l’attendibilità della “dottrina”, autorizzava i teologi e gli scienziati ad indagare sulla materia, non mancando di ricordare il consueto principio secondo il quale la scienza deve essere subordinata alla teologia mentre la ragione “alla quale spetta il compito di dimostrare con certezza l’esistenza di un solo Dio personale” deve seguire ben precise regole per operare “rettamente”. I punti fermi dettati nell’Enciclica a proposito di evoluzionismo sono i seguenti:
– la “dottrina dell’evoluzionismo” non è stato indiscutibilmente provata dalla scienza;
– il Magistero della Chiesa non proibisce che si facciano ulteriori ricerche da parte dei competenti (teologi e scienziati);
– i risultati delle scoperte, non solo quelle dei teologi ma anche quelli degli scienziati, devono sottostare al giudizio della Chiesa, a cui Gesù ha affidato l’ufficio di difendere i dogmi della fede.
E’ possibile leggere nelle parole del papa un atteggiamento più conciliante e possibilista rispetto alla chiusura e al rifiuto precedentemente espressi. Traspare inoltre un atteggiamento di prudenza nei confronti dei risultati della ricerca scientifica e in particolare della teoria di Darwin, nei cui confronti la Chiesa era consapevole di non poter andare incontro ad un altro caso Galilei.
Dopo il pronunciamento di papa Pacelli, passarono alcuni anni durante i quali furono piuttosto i teologi che il Papa a sviluppare senza novità sostanziali la posizione cattolica. Si devono attendere altri cinquanta anni ed il pontificato di Giovanni Paolo II per leggere, dopo la Humani generis, qualcosa di nuovo sull’argomento.
In un messaggio indirizzato alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze il 22 ottobre 1996 il Papa, richiamando l’enciclica Humani generis, ritornò sull’argomento e dichiarò che “nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi” (2)
Rispetto alla Humani generis si notano due elementi di diversità.
Il primo è che l’evoluzionismo Darwiniano viene promosso da “mera ipotesi” a teoria, il secondo è che si afferma la coesistenza di diverse teorie dell’evoluzione. Se la Chiesa è stata costretta ad ammettere, sotto il peso di una montagna di conferme ed evidenze, che le ipotesi esplicative dell’evoluzione hanno assunto le dimensioni di una teoria, dall’altro non omette di sminuirne importanza e dignità scientifica, affermando l’esistenza di più teorie a fronte di una pluralità di spiegazioni in contrasto tra di loro.
Le parole del papa se rappresentano un piccolo passo avanti, non possono certo essere interpretate come un’accettazione dell’evoluzionismo e delle sue implicazioni. L’evoluzione, nel senso di una discendenza comune delle specie da un unico capostipite è accettata come un fatto, ma il processo di mutazione selezione secondo il quale si realizza l’evoluzione, nel caso in cui si suppone che avvenga in modo causale, non guidato e senza finalità, è rigettato.
La promozione del Darwinismo da ipotesi a teoria scatenò le fantasie giornalistiche e si diffuse l’idea che la Chiesa avesse accettato la teoria evoluzionistica. Le esternazioni di Giovanni Paolo II furono riprese anche da alcuni ambienti scientifici che videro nel presunto accoglimento della teoria evoluzionistica una prova della compatibilità della scienza con la dottrina cattolica. Del resto in campo scientifico e nello stesso campo evoluzionistico non erano pochi gli scienziati che erano e sono tuttora convinti della conciliabilità tra la scienza e la fede. Basti pensare al più illustre di tutti, Stephen.J Gould e alla sua teoria dei “Magisteri non sovrapposti”.
Non tutte le gerarchie cattoliche ritennero opportuno il riconoscimento espresso da Papa Giovanni Paolo II all’evoluzionismo e da più parti si deprecarono le interpretazioni che erano state formulate su una presunta accettazione della teoria evoluzionista.
Qualche anno più tardi, nel tentativo di recuperare terreno e rimettere a posto le cose, il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna e teologo vicino a Joseph Ratzinger in una intervista al New York Times (3) denunciò quelli che, a suo dire erano stati i fraintendimenti a cui le parole del Papa avevano dato origine.
L’arcivescovo nella sua intervista ebbe a dire che “non è vero” che la Chiesa cattolica aveva accettato l’evoluzionismo perché “L’evoluzione nel senso di una comune discendenza può essere vera, ma l’evoluzione in senso neodarwiniano, come processo non guidato e non pianificato di variazioni casuali e di selezione naturale, non lo è.”
Il Cardinale in quest’intervista prese quindi nettamente le distanze da tutti coloro che volevano forzatamente celebrare il matrimonio tra evoluzionismo Darwiniano e teologia cattolica.
Poco più di un anno dopo papa Benedetto XVI, in occasione del Seminario annuale di Castelgandolfo, dichiarò: “la teoria dell’evoluzione implica questioni che devono essere assegnate alla filosofia, e che esse stesse conducono oltre al campo della scienza” E ancora ”La teoria dell’evoluzione non è una teoria completa e scientificamente provata ed è in gran parte non dimostrabile sperimentalmente in modo tanto facile perché non possiamo riprodurre in laboratorio 10000 generazioni. Ciò significa che ci sono dei vuoti o lacune rilevanti di verificabilità-falsicabilità sperimentale a causa dell’enorme spazio temporale a cui la teoria si riferisce.”(4)
Papa Ratzinger, nel constatare l’esistenza di un fenomeno evolutivo nella natura, mantenne le distanze dall’evoluzionismo Darwiniano con tutti suoi meccanismi di mutazione e selezione casuale. Nelle parole del Papa è chiara l’intenzione di indebolire l’evoluzionismo quando parla di diverse teorie, in parte contrastanti tra di loro e tutte comunque non sufficientemente provate.
E’ esplicita inoltre la condanna per ogni tentativo di trarre e sviluppare considerazioni filosofiche sulle origini dell’uomo dalle conclusioni della teoria evoluzionista ove queste non leggano nella natura un evidente disegno e finalità, Non c’è spazio quindi per una filosofia materialista derivante dalla realtà dell’evoluzione che conduce ad affermare che Dio è assente dalla natura e di lui non c’è bisogno per spiegare la vita.
A proposito di conferma sperimentale, il Papa nel suo intervento dichiarò che non si possono riprodurre diecimila generazioni di individui di specie animali in laboratorio, evidentemente pensando che un numero simile di generazioni sarebbe stato sufficiente a comprovare la teoria dell’evoluzione ma in cuor suo convinto che una simile sperimentazione non è nelle possibilità della scienza. Chiedendo alla scienza una “prova diabolica” credeva di assestare un colpo decisivo alla verificabilità della teoria. Era però in errore perché da quando sono iniziati gli studi sul genoma sono stati allevati a scopo di studio in laboratorio alcune specie animali attraverso numerosissime generazioni. Mi riferisco alla Drosophila Melanogaster. il moscerino della frutta, allevato da oltre un secolo, o al C. elegans, ambedue utilizzati come organismi modello per le ricerche di biologia molecolare di cui sono state allevate oltre quarantamila generazioni, sufficienti per osservare fenomeni modificativi, spontanei o indotti, della specie in laboratorio.
La posizione attuale della Chiesa cattolica sull’evoluzionismo ritiene che:
-sia impreciso e non confermato sperimentalmente,
-non sia unitario e omogeneo in quanto tra gli studiosi della materia esistono numerose posizioni non concordi tra di loro, cosa che di fatto screditerebbe l’ipotesi di fondo;
-deve considerarsi comunque una teoria errata nel caso che, dopo i numerosi studi e ricerche a cui dovrà essere sottoposta, dovesse giungere a conclusioni strettamente biologiche che non tengano conto dell’”evidente disegno” iscritto nella natura.
Non può negarsi che si tratta nel complesso di una posizione fortemente critica poiché ne sminuisce l’importanza, mette in dubbio la sua validità scientifica e tende a costringerla in un recinto angusto dove la libertà di ricerca e di pensiero è abolita, in quanto l’unica ragione consentita è quella che studia e interpreta la natura secondo le indicazioni della teologia cattolica.
Ma quand’anche la teoria evoluzionistica in futuro si rilevasse vera, essa, sempre secondo la Chiesa cattolica, si deve fermare alla spiegazione dei fenomeni naturali senza trarne conclusioni che appartengono ad altri campi come la filosofia e soprattutto la teologia.
Alla luce di queste conclusioni, per rispondere al quesito iniziale sembra ragionevole affermare che la Chiesa cattolica non è affatto favorevole all’evoluzionismo Darwiniano e anche se non assume un atteggiamento di esplicito diniego pone tali e tante obiezioni, eccezioni, limiti e condizioni che equivalgono ad un implicito rifiuto. Rifiuto che emerge esplicitamente ove la teoria non tenesse conto del chiaro disegno della natura.
Il credere che la Chiesa non avversi l’evoluzionismo, più che dai fatti, sembra nascere dal desiderio di alcuni scienziati di veder riconosciuta la loro attività anche da parte di un’autorità il cui giudizio è evidentemente tenuto in massimo conto.
Quello che appare strano nella vicenda è che queste voci favorevoli al connubio Chiesa-evoluzionismo provengono sia da ambienti cattolici che da ambienti laici, così come non è raro rilevare dai medesimi ambienti contrapposti voci che ne affermano l’inconciliabilità.
In linea di massima potrebbe essere naturale per un non credente sostenere – per amore di verità storica – che la Chiesa Cattolica continua a muoversi nel tradizionale solco di una posizione avversa alla scienza e alla ragione tout court, ossia alla ragione senza aggettivi, né “sana”, né “retta” come vorrebbe il papa. In tale tradizione la Chiesa continuerebbe ad avversare, non esplicitamente ma con un elaborato costrutto retorico, l’evoluzionismo che rappresenta una delle più importanti risultati teorico-sperimentali della scienza moderna.
Nella stessa ottica, potrebbe essere interesse della Chiesa mantenere e accreditare una posizione di distacco da una teoria che consente di indagare sulla natura e sull’origine dell’uomo fornendo risposte situate al di fuori della teologia cristiana.
Si assiste invece ad un ribaltamento di ruoli che sconcerta e disorienta. Una parte degli scienziati e appartenenti al pensiero laico sventola come se fosse una vittoria la notizia che la Chiesa ha finalmente accettato l’evoluzionismo e la Chiesa, da parte sua, mantiene un doppio atteggiamento. Uno strettamente dottrinario e teologico, chiuso al grande pubblico, che contiene e avversa l’evoluzionismo. L’altro, più appariscente e mediatico, che non smentisce ufficialmente simili interpretazioni poiché è nel suo interesse far credere al mondo la propria apertura alla modernità e l’assunto che tra la fede e la scienza non c’è conflitto.
Al di là delle dichiarazioni sensazionalistiche, affermare che sia intervenuto un compromesso tra il pensiero cattolico e l’evoluzionismo non appare sostenibile alla luce di una seppur superficiale indagine e sembra solo il risultato dell’acritica accettazione di un luogo comune troppe volte ripetuto.
Una simile affermazione, ove espressa da un laico appare sicuramente eccessiva e frutto di una benevolenza interpretativa non sostenuta da riscontri reali, inopportunamente generosa nei confronti di un’istituzione che ha visto e continua a vedere nella ragione umana – e nella sua più alta espressione, la scienza – un nemico da avversare.
modus
RIFERIMENTI: (1) Enciclica Humani generis, Introduzione e capp. III e IV, P.Pio XII, 1950
(2) Messaggio indirizzato alla Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze il 22 ottobre 1996, punto IV.
(3) The New York Times, 7 luglio 2005.
(4) Papa Benedetto XVI, intervento al Seminario annuale degli ex studenti di Joseph Ratzinger, Castelgandolfo, 2 settembre 2006,

Benedetto XVI e la drosofila.
Se questo articolo intende mettere in evidenza la difficoltà delle gerarchie cattoliche e le fasce fondamentaliste della Chiesa Cattolica ( quelle che trovano asilo in Radio Maria, tanto per intenderci ), ad accettare l’evoluzionismo, è pienamente condivisibile, e corrisponde alla verità storica.
Non ho niente da obiettare.
Se si volesse con ciò concludere che c’è una impossibilità di accordo fra verità scientifica e verità teologica, qualche obiezione la formulerei.
Consentitemi per un momento di fare un ragionamento da “laico cattolico” quale io sono: come cattolico mi riferisco a un gigante del cattolicesimo, Paolo, che nella lettera ai romani così si esprime:
I pagani oggetto dell’ira di Dio
[18]In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, [19]poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.
[20]Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; [21]essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa.
Con questo scritto Paolo ha fissato un criterio con il quale può essere conosciuto sia pure non direttamente Dio: contemplare con l’intelletto le opere da lui compiute.
Per un cristiano l’opera compiuta da Dio è l’universo, che oggi, e Paolo non poteva ancora saperlo, viene ( scoperto ) e contemplato mirabilmente, con la ricerca scientifica; i risultati della ricerca scientifica sono quindi, per un cattolico, una rivelazione delle perfezioni divine, come direbbe Paolo.
Questi risultati non possono essere negati per nessuna ragione da nessuna autorità religiosa che non sia anche abilitata nella ricerca scientifica. Quando l’autorità religiosa nega i risultati della ricerca scientifica in base alla dottrina cattolica, esercita semplicemente un abuso di potere, non può negarli in base alla Bibbia, ma deve dimostrare scientificamente che sono falsi.
Se, sempre per un cattolico Dio è verità, la verità è una, scientifica o teologica che sia, e una volta accertata deve essere accettata, anche se dovesse comportare una revisione totale delle costruzioni teologiche.
Detto questo, vorrei affrontare un altro tema: la chiesa cattolica non si identifica con la sola gerarchia, si identifica con Gesù e con tutti i cristiani battezzati, e nella chiesa cattolica ci sono opinioni molto differenziate a proposito della evoluzione.
In particolare, un prete cattolico, che è stato anche un paleontologo di fama mondiale, ha scritto un libro, finito nel 1948, stampato in Italia nel 1968, che è un vero trattato di evoluzionismo, secondo la definizione data nell’articolo: “Il fenomeno umano”.
A partire da quel trattato è nato un movimento cattolico, decisamente evoluzionista, che può essere consultato liberamente; basta digitare “Teilhard de Chardin” su Google.
Esiste dunque nella chiesa cattolica un movimento decisamente convinto della verità dell’evoluzione. E non si tratta di una furbata della gerarchia, ma della nascita di un movimento di revisione culturale che investe, secondo me, l’intera dottrina cattolica.
Nell’articolo inoltre leggo:
L’evoluzione è un fenomeno biologico secondo il quale tra una generazione e l’altra di esseri viventi può verificarsi una modificazione del patrimonio genetico dell’individuo, di modo che l’organismo figlio può avere caratteri diversi da quelli del progenitore.
Anche nell’ultimo libro di Edoardo Boncinelli ( La scienza non ha bisogno di Dio ) viene espresso questo concetto, che lui definisce evoluzione biologica, sembra quasi che si voglia dire che l’evoluzione comincia all’improvviso col mondo vivente, al che è logico porsi una domanda: prima cosa c’era?, com’è comparso il primo barlume di vita? È nato così spontaneamente dal nulla? Oppure si deve ricorre ad un creatore?
In realtà, l’evoluzione è stata preparata storicamente da una evoluzione pre biologica, che Teilhard de Chardin chiama pre vivente, e comincia da quando l’universo raffreddandosi dopo il Big Bang ha cominciato a trasformare l’energia radiata in materia, e la materia è diventata via via più complessa, partendo dall’idrogeno fino agli elementi più pesanti e ha prodotto quelli coinvolti nelle costruzioni viventi a base di carbonio.
Secondo me è da questo momento che può nascere la disputa se l’universo può spiegarsi o meno con la presenza di un creatore dal nulla, l’evoluzione darwiniana mette la parola fine alla presenza di un creatore del tipo descritto dalla Bibbia, (che costruisce un bamboccetto di fango e ci soffia sopra la vita ) ma non risolve il problema dell’esistenza di Dio, non può cioè spiegare cosa possa aver provocato il Big Bang iniziale.
È a questo punto che il discorso si apre alla filosofia e alla fede, dove non c’è dimostrazione scientifica possibile, ne pro ne contro la necessità di un creatore, e dove il discorso è aperto alle scelte personali sempre non dimostrabili scientificamente.
Con buona pace di tutti, credenti e non credenti.
Luigi Macchiarulo
P.S.
Un laico cattolico non risparmia critiche agli errori delle gerarchie cattoliche, questo è un terreno comune a credenti e non credenti, che non vogliano trasformarsi in “tifosi”, per i quali nessun dialogo è possibile.
Egregio Macchiarlo, le rispondo con ritardo a causa di un guasto alla mia linea ADSL di cui ancora oggi non sono riuscito ad ottenere la riparazione.
La cortesia mi impone di utilizzare una postazione di fortuna per risponderle.
La ringrazio anzitutto per il commento espresso a proposito del mio articolo.
Mi sembra una persona competente di cose religiose e il fatto che non abbia nulla da obiettare può essere ritenuto già di per sé un apprezzamento al mio lavoro.
Per il resto non era mia intenzione dire nulla di nuovo in materia ma soltanto puntualizzare, attraverso una ricapitolazione dei fatti, la posizione della Chiesa sull’argomento. E’ una precisazione che ritengo opportuna in questo momento in cui sono numerosi coloro che, sui due fronti, sono smaniosi di celebrare ad ogni costo la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la parte critica del mondo laico.
Per il resto la sua risposta tocca punti importanti: da Teilhard de Chardin alla prassi delle revisioni dottrinarie da parte del cattolicesimo, per arrivare infine alla grande “questione”, questa volta scientifica, della nascita della vita.
Su tutto ciò si avrà forse in futuro l’occasione per uno scambio di idee.
Cordiali saluti.
Dagoberto Frattaroli
Sig. Frattaroli,
quando una persona scrive utilizzando documenti e fatti concreti, mi aiuta a capire di più o meglio; merita tutto il mio apprezzamento, specialmente se le cose che scrive le condivido.
Il mio problema è più generale, in tutte le discussioni sto cercando di segnalare che la Chiesa è una realtà più grande e ampia rispetto alla gerarchia cattolica, e che le opinioni della gerarchia a proposito di fatti scientifici, sono appunto “opinioni”, che non impegnano la “Chiesa” che di per se trova la ragione della sua esistenza in una adesione al messaggio di Gesù, che è un messaggio di altro tipo: – vi do un comandamento nuovo: “amatevi gli uni altri come io vi ho amato” –
La Chiesa è una comunità di amore ( anche se talvolta si fa fatica a vederlo ) e provo dolore quando la vedo coinvolta in dispite che dividono gli uomini pro e contro qualcosa che di per se alla Chiesa non competono, come una discussione sull’evoluzionismo.
Le discussioni su fatti opinabili dividono gli uomini, il messaggio di Gesù vuole essere un fatto unificante, non nell’omologazione delle opinioni, ma nel rispetto reciproco che si concretizza in quello che chiamiamo “carità”.
In più ripeto ciò che ho già detto: se un fatto di evidenza scientifica, entra in opposizione con opinioni di tipo teologico ( Galileo insegna ), non ci può essere dubbio; le opinioni teologiche sono sbagliate e da correggere.
Le gerarchie cattoliche e anche “un certo mondo cattolico” sono profondamente restie a modificare opinioni che ritengono “immutabili”, questo è vero, ma è un problema loro, che non c’entra niente con la fede della Chiesa in Gesù.
In altre parole il mio problema è: distinguere la discussione teologica dalla fede, le due cose non si identificano.
Il suo articolo peraltro, già mette in evidenza, che lentamente, col tempo, anche le opinioni contrarie più tenaci all’evoluzionismo hanno cominciato a sgretolarsi per fare posto a pensieri più rispettosi della ricerca scientifica: per me è il segno della validità dell’evoluzionismo, che non si limita alla biologia, ma investe tutto l’agire anche umano, e anche le gerarchie cattoliche.
La verità si fa strada comunque, ci vuole un pò di tempo in più per certe persone, e la pretesa che alcuni hanno di poter ipotecare il futuro, prendiamola per quello che è: una pretesa.
Cordialità
Luigi Macchiarulo
PS.
Mi torna utile, a questo punto evidenziare come, l’evoluzionismo stia già provocando un cambiamento di prospettiva nella teologia cattolica più attenta ai fatti scientifici.
Mentre la teologia tradizionale concepisce l’intervento divino come un intervento che investe i fatti “naturali” dall’esterno, si comincia a pensare all’intervento divino come un impulso insito nella creazione che possiede la capacità di svilupparsi per virtù propria, dall’interno.
Ovviamente quì siamo fuori dai fatti scientifici, ma per me sono segnali chiari che i fatti scientifici sono capaci di correggere le opinoni teologiche.