Contro i norcini dello spirito

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Anacleto Verrecchia, filosofo e germanista, è autore di libri che hanno
suscitato vasta eco di critica, in Italia e ancora di più all'estero.
Alcuni titoli: "La catastrofe di Nietzsche a Torino", "Giordano Bruno.
La falena dello spirito",  "Rapsodia viennese",   "Diario del Gran
Paradiso" (contiene la sua filosofia personale), "Cieli d'Italia", "
Schopenhauer e la vispa Teresa".
Verrecchia ha viaggiato molto ed ha vissuto per anni a Vienna, dove è
stato addetto culturale. Ha tradotto Schopenhauer, Nietzsche,
Lichtenberg ed altri; ha collaborato alle pagine letterarie di giornali
italiani e tedeschi.
Nel Febbraio 2006 abbiamo presentato il suo libro su Giordano Bruno, durante la prima Settimana del Libero Pensiero a Terni.
Ha accettato di rilasciarci l'intervista che segue.


Quando Le venne l'idea di scrivere il libro su Giordano Bruno?
Il mio amore e il mio interesse filosofico per Bruno sono di vecchia data, come attestano i miei scritti giovanili. Ma l'idea del libro maturò a Vienna, grazie anche alle sollecitazioni dell'editore Böhlau che lo pubblicò. L'edizione originale è, pertanto, in Tedesco (ed è uscita tre anni prima – nel 1999 – dell'edizione italiana, ndr).

Come fu accolto dalla critica tedesca?
Ottimamente. Non ricordo una sola critica negativa. Piacque soprattutto l'impostazione del libro, che ha più l'andamento di una tragedia che di una biografia o di un saggio critico. Il mio scopo era quello di mettere in risalto non solo il filosofo, anzi il padre della filosofia moderna, ma anche l'uomo.

Perché, secondo Lei, la società, in diversi tempi e luoghi, non ha saputo evitare i roghi di libri e di persone (ma li ha, addirittura, presentati come necessari)?
Perché nel mondo, di regola, regna la malvagità e comanda la pazzia.

Le idee, soprattutto quelle nuove, spaventano?

Sì. La cosmologia di Giordano Bruno, per esempio, faceva paura perfino a un astronomo come Kepler (Keplero). Chi teme la verità, fosse pure la più orripilante, non è un vero filosofo.

Essere anticlericali nel terzo millennio d.C. è cosa anacronistica?
Opporsi all'impostura e agli impostori non è mai anacronistico, visto che gli impostori e l'impostura continuano a prosperare in questo povero mondo obnubilato dalla superstizione. Dinanzi ai chierici, a questi norcini dello spirito, non bisogna mai abbassare la guardia.

Osservandoli con l'occhio di una persona che ha vissuto anche in altri Paesi, l'Italia ed i suoi abitanti come appaiono?
Pur avendo trascorso una parte della mia vita all'estero, io non soffro di esterofilia. Devo però dire che è difficile amare gli italiani. Sono disonesti, perfidi, privi di senso cavalleresco, lamentosi, privi di pudore del male, vili e anche cattivi. I vili sono sempre cattivi, così come lo sono gli stupidi e i malriusciti.
Mi verrebbe da dire che l'Italia sia un bellissimo Paese abitato da una popolazione sbagliata. È storia vecchia. Quando Petrarca decise di abbandonare il suo incantevole rifugio di Vaucluse in Provenza per fare definitivamente ritorno in Italia, scrisse:
"Confesso che non avrei mai creduto che sotto il nostri cielo potessero nascere cialtroni così rozzi e senza barlume di logica".
Nel frattempo, i cialtroni sono aumentati a dismisura, perché in Italia le cose si sviluppano alla rovescia, come la coda dei vitelli. Nessun popolo ha la coscienza così sfilacciata come quello italiano.

Qual è il film più anticlericale che ha visto?
Non sono un frequentatore di sale cinematografiche e non ho alcuna stima dei registi, che se la tirano a padreterni e non sono capaci di inventarsi una storia per i loro film. Di solito si mettono a rimorchio di un nome altisonante, come Giordano Bruno o Nietzsche, per smerciare la loro paccottiglia ideologica. A parte questo, dove sono in Italia, in questo paese impretagliato, gli anticlericali? Gli unici anticlericali sono i cani, i quali abbaiano furiosamente appena vedono una tonaca nera.
Quanto agli italiani, vanno a baciare tutti la pantofola del papa. Forse hanno paura di andare all'inferno. Già, come se Caronte fosse così fesso da caricare la sua barca con individui vili e scadenti come sono generalmente gli italiani, soprattutto quelli che si chiamano intellettuali.

Quali autori consiglierebbe sull'anticlericalismo?
Anzitutto Lucrezio, forse il più grande poeta di tutti i tempi, poi Voltaire, David Hume, Schopenhauer e Nietzsche (l'Anticristo).

"O si pensa o si crede": lei ha dato questo titolo agli scritti di Schopenhauer sulla religione tradotti per la BUR. Potrebbe aggiungere qualcosa al riguardo?
È semplice. Se uno crede alle rivelazioni, ai miracoli, alle Madonne che piangono e ad altre favolette del genere, che se ne fa della filosofia? Non ne ha bisogno. Va in chiesa e là il prete gli spiega tutto.
Il filosofo, viceversa, non crede né alle favolette né agli Dei, al singolare come al plurale. Quindi pensa e cerca la sua via nella nebbia che avvolge la nostra esistenza.
In breve, la religione, come le lucciole, ha bisogno dell'oscurità per risplendere.
Per questo i chierici sono sempre stati contrari alla cultura. Ancora nel 1870, il papa scrisse al re per pregarlo di evitare all'Italia un'altra sciagura, vale a dire l'introduzione della scuola obbligatoria. Bello, no?

Lei ha incontrato svariati scienziati e umanisti. Ne vuole ricordare qualcuno per noi, insieme alle opere che considera più attuali?
Le opere di un grande spirito sono sempre attuali, perché trascendono il tempo. Comunque, è vero: ho conosciuto diverse teste pensanti che hanno lasciato una traccia nella storia della cultura.
Quelli che mi hanno impressionato di più sono stati Giuseppe Prezzolini e Konrad Lorenz.
Del primo ho parlato nel libro "G. Prezzolini, l'eretico dello spirito italiano". Ecco uno spirito laico!
Di Lorenz, laico anche lui, ho parlato a lungo nei miei "Incontri viennesi". Mi è rimasta impressa una sua frase: "Nessuno può definirsi un uomo, se non lavora o manca di curiosità intellettuale".

La vita sul pianeta Terra, ora come ora, vede una squilibratissima suddivisione delle risorse fra i suoi abitanti; in molte aree c'è il rischio (in alcune, già realtà) di sovrappopolazione: cosa pensa del fatto che religioni come quella cattolica e quella islamica siano rimaste al "Crescete e moltiplicatevi"?
La frase, che si trova nella "Genesi", è veramente scandalosa. Schopenhauer la commenta con parole di fuoco. L'aumento sconsiderato della popolazione provocherà, prima o poi, una catastrofe. Faremo la fine dei lemming (il suicidio dei lemming è una metafora assai usata per riferirsi a persone che seguono acriticamente l'opinione più diffusa, ndr).
Ma le stelle non piangeranno, se la Terra, questa piccola muffa alla periferia di una galassia, rimarrà senza l'animale uomo. Gli altri animali, forse perché non seguono le massime bibliche, sono più intelligenti. La loro fecondità aumenta o diminuisce a seconda del cibo che hanno a disposizione. Il numero degli stambecchi delle Alpi Graie, per esempio, tende ad essere costante.
Quanto ai preti, siano essi cattolici o no cattolici, prosperano sull'infelicità umana. Si comportano come Mefistofele, che precipita Faust nei guai per renderlo sempre più suo dipendente.
Ma che strana religione il Cristianesimo! S'interessa alla fecondazione e alle lenzuola cincischiate, mentre dovrebbe trascendere queste miserie e additare all'uomo la via della redenzione.
Quanto è più nobile e profondo il Buddhismo! Esso, a differenza del Cristianesimo, non è latte per bambini.

In un passo del suo "Diario del Gran Paradiso" si legge: «E non ditemi che la cenere di un uomo, nonostante lo sfarzo dei cimiteri, sia diversa da quella di un gatto o di una volpe». Può commentare?
Rispondo così: tutti gli esseri viventi sono fenomeni diversi di un'unica sostanza universale. Si distinguono solo nel grado, ma metafisicamente o intimamente sono la stessa cosa. Giordano Bruno, che dedica pagine molto profonde all'argomento, dice che tra la pianta, l'animale e l'uomo c'è una differenza di quantità e non di qualità.

Un'ultima domanda: la Scienza ha verificato che c'è una parentela stretta dell'Uomo con i Primati (Scimpanzé ed altri): secondo Lei questo fatto lusinga gli esseri umani o denigra le scimmie?
Capisco dove vuole andare a parare. E allora le rispondo subito: denigra le scimmie.
Nessun animale commette le nefandezze che commette l'uomo. Guardi attentamente gli occhi di un primate, specialmente quando palleggia il piccolo, e poi li confronti con quelli di un quattrinaio o di un prete: ne dirà meraviglie (Nietzsche dice che la falsità del prete si rivela già nello sguardo).

25 Ottobre 2008   |   articoli   |   Tags: