Ci ha lasciato il 25 Maggio scorso Walter Peruzzi: scrittore, saggista, critico. Voce lucida e tagliente pronta a stigmatizzare l’ipocrisia della chiesa cattolica e non solo.
Fra i suoi saggi più riusciti ricordiamo “Cattolicesimo Reale” (che da anche il titolo al suo blog e “Svastica verde” sull’ingombrante presenza della Lega in una democrazia fragile come quella italiana.
In collaborazione con il circolo dell’Uaar lo avevamo ospitato tempo fa qui a Terni a presentare il suo “Cattolicesimo Reale” per l’appunto, ma a causa di diversi impegni non avevo potuto conoscerlo personalmente. Il mio rapporto con lui si basava sulle mail che ci scambiavamo come redattori di Cronache Laiche, testata giornalistica con la quale anche lui collaborava, e posso dire che mi ha sempre colpito la sua franchezza e la sua causticità nel tagliar corto su argomenti che non erano di suo gradimento.
Il 27 Maggio a Milano ci sarà una cerimonia di commiato laico.
Addio Walter e grazie di tutto.
Alessandro Chiometti
(Alcuni articoli di Walter Peruzzi ripresi per Civiltà Laica)
L’insostenibile leggerezza dell’infallibilità

Voglio associare la mia voce a quella di Alessandro Chiometti che ha ritenuto giustamente di ricordare su questo sito la figura di Walter Peruzzi con significative parole.
Conobbi Peruzzi in occasione della presentazione a Terni del suo volume “Il Cattolicesimo reale” e mi colpì in quell’occasione la determinazione che l’aveva indotto a sostenere un viaggio oneroso per la sua già precaria salute.
Parlai di nuovo con lui quando benevolmente fece una recensione del mio volume “Il dovere di non credere”. In ambedue le occasioni ebbi subito l’impressione della sua profonda cultura storica che si esprimeva con un linguaggio asciutto ma pregno di significati.
L’eredità che lascia è una serie di opere documentatissime tra cui proprio quel “Cattolicesimo reale” che non è un libro da consumare ma è un’opera da conservare e consultare per ogni persona che abbia interesse a conoscere e soprattutto mantenere la storia vera del cattolicesimo, la cui immagine è, oggi più che mai, oggetto di una sarabanda mediatica che trasforma i persecutori in perseguitati e i dispensatori d’odio in maestri d’amore.