In seguito all’incontro tenutosi Sabato 5 Maggio a Palazzo Primavera, durante il quale Stefania Parisi (presidente ISTESS) e il prof. Marcello Ricci (socio fondatore dell’associazione Civiltà laica) si sono confrontati sul tema della bioetica, ritengo opportuno che si rifletta su alcune questioni. La partecipazione all’incontro non è mancata, nemmeno da parte dei giovani. Molto probabilmente perchè l’attualità di temi come l’eutanasia, il testamento biologico e l’aborto non sono del tutto indifferenti alla gente. L’incontro ha costituito un’occasione di confronto tra due prospettive notevolmente diverse tra loro: quella della prof.ssa Parisi, improntata al rispetto della sacralità della vita, e quella del prof. Ricci, sostenitore dell’etica della qualità della vita e dell’autodeterminazione dell’individuo. Tale confronto ha avuto modo di realizzarsi anche nel momento degli interventi, durante il quale ognuno ha esposto in massima libertà il proprio punto di vista suscitando riflessioni e spunti per altri interventi. Come esponente dell’associazione Civiltà Laica, ritengo che l’incontro di Sabato scorso abbia incarnato quello chè è il più profondo spirito della laicità, ovvero quello del diaologo che consiste nel reciproco spogliarsi dai propri pregiudizi, mettendosi in ascolto delle prospettive differenti dalla propria. Certo, la strada da fare è lunga, e ancora permangono dogmatismi in alcune posizioni. Il fatto però, che una cattolica ed un non-credente abbiano accettato di confrontarsi in un incontro, su questioni delicate che molto spesso sono motivo di scontro aspro tra cattolici e non-cattolici, lascia ben sperare che forse la via del dialogo non è poi così irragiungubile.
Federico Piccirillo

E’ molto poco tempo che mi sono iscritto con voi e il tutto è iniziato non ricordo esattamente,ma comunque di pomeriggio di un venerdi ,quando solitamente avete l’appuntamento a radio Galileo,trasmissione che ho sempre apprezzato molto e ascoltando un vostro discorso,mi è piaciuta la politica dei vostri discorsi e ho seguitato a seguirvi di persona ,alla siviera di via carrara e in altri posti,poi ho chiesto informazioni e mi sono tesserato,ma,per me è ancora presto poter esprimere un commento,ma basterà frequentarvi quanto più possibile,per poter entrare anche io ad esprimermi
prima di scrivere un mio commento,vorrei conoscere ancora meglio le vostre argomentazioni,seguendo ogni vostra riunione,perchè come i bambini che devono imparare a leggere quando la maestra gli insegna le basi dell’alfabeto,che forse ,attraverso un lungo periodo,lo potrebbero portare anche a essere un ingegnere e cosi’ sarà per me e per tanti altri,a seconda delle diverse inclinazioni politiche,per cui cortesemente datemi un pò di tempo per capire ciò che in piccola parte ho già inquadrato
Un motivo in più per condannare la manifestazioni come quella di sabato a Roma, pure patrocinata dal Sindaco e che ha visto la partecipazione trasversale di esponenti politici. Mi dispiace solo di non essere stato a Terni per l’iniziativa.
Colgo l’occasione dell’articolo del Sig. Piccirillo per esprimere un mio commento a margine dell’incontro organizzato da Civiltà Laica.
L’esponente del pensiero cattolico Prof.ssa Parisi ha affermato perentoriamente e con convincente precisione, dato che ha citato dettagliatamente alcuni passi dell’enciclica Humanae vitae, che la Chiesa cattolica non è contraria alla contraccezione nel matrimonio.
Poiché l’affermazione non corrisponde a verità voglio rettificare i fatti richiamandomi direttamente ai documenti che da parte cattolica parlano di questo argomento.
Tralasciando i numerosi pronunciamenti della Tradizione, del Catechismo romano (1566), e di Papa Pio Sisto V che introdusse addirittura la pena di morte per chi impediva il concepimento con “medicine maledette”, vediamo cosa dice Pio XI nell’enciclica Casti connubi del 1930: “ Poiché l’atto del coniugio è diretto alla procreazione coloro che lo rendono studiosamente incapace di questa conseguenza compiono un’azione turpe e disonesta” e questo anche nel caso in cui sussistano problemi di salute della madre. Pio XII in una dichiarazione del 12 settembre 1958 ribadisce il concetto dicendo che “le gravidanze non possono essere impedite anche quando l’organismo della madre non potrebbe sopportarle.”
Se queste opinioni possono essere considerate superate vediamo cosa dice Paolo VI nella fondamentale enciclica “Humanae vitae” del 1986:
“Qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita (n. 11)” e “E’ assolutamente da escludere ogni azione che nell’atto coniugale si proponga come scopo di rendere impossibile la procreazione” (n. 14).
Il nuovo Catechismo emanato sotto il pontificato di Giovanni Paolo II nel 1992 riprende letteralmente le stesse prescrizioni dell’enciclica Humanae vitae.
La posizione di condanna per le pratiche contraccettive mi sembra attuale, netta e definitiva. Molti cattolici si riferiscono al concetto di “paternità responsabile” per ritenersi autorizzati ad operare in difformità dalle prescrizioni papali, ma questo riguarda la loro coscienza.
In conclusione vorrei far notare come circolino affermazioni intorno a varie questioni della dottrina cattolica che non corrispondono alla realtà dell’insegnamento ufficiale della Chiesa.
Oltre all’errore sulla contraccezione ricordo l’affermazione secondo la quale la Chiesa avrebbe accettato la teoria evoluzionista, quando invece tutti i documenti dimostrano che nei confronti dell’evoluzionismo la Chiesa prende nettamente le distanze.
Mi sembra legittimo leggere dietro alla diffusione di queste errate interpretazioni del pensiero della Chiesa la volontà di alcuni cattolici di far apparire la loro Chiesa più moderna e aperta di quanto non sia, anche a costo di travisarne la dottrina. Evidentemente costoro si rendono conto che la dottrina della loro Chiesa è impresentabile, si sentono a disagio e diffondono false interpretazioni. Tutto questo nella certezza che poche persone si prenderanno la briga di andare a controllare le loro affermazioni.
Dagoberto Frattaroli
Non ho assistito all’incontro, quindi non posso dire niente sullo stesso.
Per quanto riguarda l’insegnamento della “chiesa” mi sembra di poter concordare col sig. Frattaroli; la cosa sulla quale vorrei insistere un pò, è che la Chiesa Cattolica non si identifica con la gerarchia, e c’è una distinzione fra il catechismo, frutto della teologia, e la fede in Gesù, che spesso viene male interpretato dalla teologia.
La storia è piena delle dispute teologiche che contrappongono interpretazioni bibliche anche contrastanti, e di condanne per eresia, che la gerarchia in un modo o nell’altro si è rimangiata.
L’ultima osservazione di Benedetto XVI che ha recentemente indicato Lutero come esempio di uomo alla ricerca di Dio invitando i cattolici ad imitarlo, la dice lunga sull’argomento.
Nella Chiesa Cattolica ci sono alcuni che difendono le posizioni della gerarchia come tifosi, e magari anche per interesse ( non sono in grado di giudicare ), ma ci sono altri che sono animati da un sincero interesse per la ricerca della verità e lavorano perché la gerarchia riveda posizioni non sostenibili alla luce del Vangelo. (Vito Mancuso, tanto per fare un solo esempio).
Il problema per i cattolici, a mio modo di vedere, non è essere o meno “moderni”, ma essere , o meglio “diventare” sempre più fedeli al progetto di Gesù, anche a costo di rivedere tutte le posizioni dottrinali, non compatibili con esso.
Questo sforzo è ormai diffusissimo nella Chiesa Cattolica ed è dovuto ad una ricerca sincera di verità, anche con il rischio di incorrere nelle ire della gerarchia.
Vorrei che non fosse sottovalutato, prenderne atto è la condizione indispensabile per aprire un dialogo “laico” su una quantità enorme di questioni.
Ovviamente per chi fosse ineressato al dialogo.
Luigi Macchiarulo
Noi, come può constatare in questo sito, ne prendiamo atto. Tuttavia resta il problema che dobbiamo confrontarci con quella struttura gerarchica della Chiesa che ingerisce sulla vita civile dello Stato italiano e che lo rende arretrato dal punto di vista dei diritti civili. Pur prendendone atto, questo lo dobbiamo tener comunque presente.
Combattere le interferenze della gerarchia cattolica nella vita civile e politica italiana, è un obiettivo anche per me.
A questo proposito chiarisco la mia posizione trascrivendo un intervento pubblico che ho fatto qualche tempo fa in occasione della presentazione di un libro:
Io e la gerarchia cattolica.
Il libro di Giovanni Bianchi è ricchissimo di spunti per riflettere sull’essere cattolici in Italia oggi, ma c’è un capitolo che mi ha interessato più degli altri, è quello che tratta della risposta preventiva data da Stefano Rodotà alla nota della CEI (conferenza episcopale italiana), la famosa nota sulla famiglia preannunciata dal cardinale Ruini come vincolante per i cattolici. (vincolante vuol dire: – se io comando tu obbedisci). Sette giorni prima che venisse pubblicata la nota, Rodotà aveva scritto su Repubblica un articolo che risultava essere la risposta puntuale e critica di un laico non cattolico alle tesi sostenute dalla CEI.
Leggendo mi sono chiesto:
ma perché, io cattolico convinto mi sento più in sintonia con quello che dice il laico Rodotà, piuttosto che con quello che scrive la CEI?
Era inevitabile che mi ponessi la domanda:
che rapporto ho, (devo avere) con l’autorità religiosa?
Cosi ho cominciato un lungo cammino alla ricerca di una risposta.
Io sono stato battezzato e poi cresimato.
Che è successo con questi due sacramenti?
Leggo su un dizionario biblico:
se si sintetizzano gli effetti dei riti in generale, si trova
che essi
operano una nuova vita nel cristiano
attuano la completa liberazione dal peccato;
incorporano il cristiano in Gesù Cristo;
conferiscono lo spirito promesso da Gesù.
Dunque, per effetto del sacramento in me vive lo Spirito promesso da Cristo che è lo stesso che vive in ogni cristiano, lo stesso che vive nel parroco, nel vescovo, nel papa.
Allora io, il papa il vescovo siamo tutti uguali? Sembra di no, leggo infatti in una enciclica ( Vehementer nos di Pio X ):
“La Sacra Scrittura ci insegna, e la tradizione dei Padri ci conferma, che la Chiesa è il Corpo mistico di Gesù Cristo, Corpo retto da Pastori e da Dottori;
cioè una società di uomini in seno alla quale si trovano dei capi che hanno pieni e perfetti poteri per governare, per insegnare e per giudicare (Matt. XXVIII, 18-20; XVI, 18-19; XVIII, 18; Tit. II, 15; II Cor. X, 6; XIII, 10).
Ne risulta che la Chiesa è per sua natura una società ineguale, cioè una società formata da due categorie di persone:
i Pastori e il Gregge, coloro che occupano un grado fra quelli della gerarchia, e la folla dei fedeli.
E queste categorie sono così nettamente distinte fra loro, che solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l’autorità necessarie per promuovere e indirizzare tutti i membri verso le finalità sociali;
e che la moltitudine non ha altro dovere che lasciarsi guidare e di seguire, come un docile gregge, i suoi Pastori.”
In altre parole nella Chiesa c’è chi ordina e chi obbedisce,
i laici devono soltanto obbedire, (come dice anche Ruini parlando di nota vincolante) così la situazione è chiara oppure no?
Vado a cercare un testo nel quale S. Paolo descrive il Corpo Mistico:
Ephesini IV, 11
“[11]E’ lui (Gesù) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, [12]per rendere idonei i fratelli (non dice i fedeli o moltitudine, ma fratelli) a compiere il ministero,
al fine di edificare il corpo di Cristo, [13]finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio,
……………….
vivendo secondo la verità nella carità,
cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo,
[16]dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso,
mediante la collaborazione di ogni giuntura,
secondo l’energia propria di ogni membro,
riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.”
Pio X mi dice:
il tuo compito quello di stare buono, devi soltanto obbedire ai capi.
San Paolo invece:
il capo è Gesù, il Corpo di Cristo è un organismo che deve crescere e tu devi fare la tua parte perché è anche grazie quello che fai tu, (anzi, è proprio per quello che fai tu), che il Corpo cresce.
Non è possibile trovare due indicazioni più contraddittorie di queste. Corrispondono a due modi completamente diversi di concepire i rapporti sociali all’interno del Corpo Mistico:
nel caso di Pio X i rapporti si concepiscono secondo uno stile che, definirei in senso tecnico, autoritario, senza dare alla parola nessuna connotazione di valore (buono cattivo, giusto sbagliato).
Io comando, tu obbedisci. (la nota vincolante di cui parla il cardinale Ruini)
Nel caso di Paolo i rapporti sono concepiti secondo uno stile che io definirei partecipativo:
noi abbiamo un obiettivo comune: la crescita del Corpo Mistico, insieme cerchiamo di raggiungerlo facendo ciascuno la propria parte di lavoro, nella carità.
La bontà del metodo si misurerà dai risultati che produce: sarebbe troppo lungo aprire qui una discussione,
il sistema autoritario provoca nel corpo sociale una dinamica conflittuale e le divisioni, e le contrapposizioni sono pressoché inevitabili.
D’altra parte tutti abbiamo presenti i guasti provocati dalle scomuniche reciproche fra cattolici e ortodossi, per esempio, le conseguenze delle quali si vedono ancora dopo mille anni, le condanne per eresia riconosciute ingiuste dopo centinaia di anni (Giordano Bruno, Galileo), le sofferenze di tanti cattolici ai quali è stato impedito di partecipare per decenni alla vita politica del loro paese (non expedit).
In quest’ultimo caso si è dovuto aspettare il 2002 col discorso fatto al parlamento italiano per sapere da Giovanni Paolo II che:
“Davvero profondo è il legame esistente fra la Santa Sede e l’Italia! Ben sappiamo che esso è passato attraverso fasi e vicende tra loro assai diverse, non sfuggendo alle vicissitudini e alle contraddizioni della storia. Ma dobbiamo al tempo stesso riconoscere che, proprio nel susseguirsi a volte tumultuoso degli eventi, esso ha suscitato impulsi altamente positivi sia per la Chiesa di Roma, e quindi per la Chiesa Cattolica, sia per la diletta Nazione italiana.”
(Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Pio IX, anche lui membro del Corpo Mistico)
Ma come, tante liti passate sono state salutari sia per la chiesa che per lo stato? La chiesa poteva anche risparmiarsi tanti inutili anatemi passati? Le tragedie previste non si sono verificate?
E le tante sofferenze inutili imposte ai cattolici?
Ma torniamo a Pio X
Un testo che invita alla cooperazione ( secondo l’energia propria di ogni membro) non può trasformarsi in un testo autoritario ( io comando tu obbedisci ), senza contare che Paolo precisa i termini entro i quali l’autorità ecclesiale è legittima:
“edificare il corpo di Cristo, [13]finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.”
Questo è un obiettivo che non ha niente a che vedere, credo, col tema del quale il papa sta trattando, cioè la protesta per le leggi che la Francia sta promulgando, e che favoriscono la separazione fra chiesa e stato. (anticattoliche secondo il papa).
Pio X sembra non conoscere la risposta che Gesù ha dato a Pilato: – il mio regno non è di questo mondo -.
Oggi la separazione fra stato e chiesa mi sembra un valore condiviso, almeno a parole.
Ma allora a chi devo dare retta? A Pio X o a Paolo?
Trovo un testo di Benedetto XVI, nella lezione che avrebbe dovuto leggere all’università La Sapienza di Roma:
“Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male.”
Sta parlando dell’errore che Marx ha fatto nel valutare la condizione umana, dice che la libertà umana è un bene che si manifesta inesorabilmente prima o poi nei comportamenti umani, che le autorità lo vogliano o no.
(Che sia un valore non negoziabile, la libertà, compreso fra quelli dei quali parla sempre la CEI?).
Mi chiedo: questo discorso sulla libertà, non vale anche per le autorità religiose?
Ecco comunque una indicazione precisa: la mia libertà non può essere soppressa, sono libero di decidere a chi dare retta …… oppure no?
“Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e determinato da convinzioni personali, e non per un cieco impulso istintivo o per mera coazione esterna.”
Così si esprime il concilio Vaticano II parlando della dignità dell’uomo.
è proprio vero, sono libero.
Continuo a leggere nella Gaudium et Spes
“L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità.”
A questo punto ritorno al libro di Bianchi, e alla nota (vincolante) della CEI:
“«i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana, tra i quali rientra «la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna» (n. 83).
In particolare ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, (che intanto è diverso dalle unioni di fatto, eterosessuali) il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge»” (Congregazione per la Dottrina della Fede, 3 giugno 2003, n. 10).
Dunque il parlamentare cattolico non è un uomo libero come recita solennemente il concilio?
Per il parlamentare cattolico, la coscienza è delegata alla congregazione per la dottrina della Fede?
Non più il sacrario dove egli è solo con Dio?
Fa parte della formazione della coscienza retta, la conoscenza della situazione di fatto nel territorio, delle convenienze politiche e sociali del momento, della disponibilità dei soggetti politici ad accettare un tipo di legislazione anziché un altro?
Posso valutare tutto questo e poi decidere, oppure no?
Devo accettare la decisione della congregazione per la dottrina della fede, a scatola chiusa?
Se è così sto a posto, obbedisco e salvo la mia anima, oltre che l’avvenire dell’Italia.
Ma il documento dei vescovi continua:
“Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari.
Siamo però convinti ( non dicono che sono certi, ma convinti) che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare” (che tipo di guasti?).
Allora, sono libero di cercare il modo di dare a quelle persone le garanzie che gli stessi vescovi riconoscono giuste, oppure no?
Non questo il compito specifico del parlamentare cattolico?
Comunque non voglio rischiare il bene della mia anima, obbedir alle indicazioni della CEI!
Mentre sto per votare per mi ricordo dell’intervento che ha fatto Giovanni Paolo II al parlamento italiano nel 2002.
Voglio capire meglio, allora vado a cercare nel discorso che è stato letto a “La Sapienza” a nome di Benedetto XVI:
“Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono”.
Le parole assumono una valenza spesso diversa rispetto alle intenzioni di chi le pronuncia, una volta dette assumono un valore indipendente:
il papa mi sta dicendo che anche il teologo, anche la gerarchia hanno sbagliato in passato, chi mi può garantire che non stiano sbagliando adesso?
Una cosa ALLORA CAPISCO: sono io che devo assumermi le mie responsabilità, devo formarmi (aiutato dalla gerarchia), informarmi, valutare i segni dei tempi (come mi ha insegnato Giovanni XXIII), e non accettare mai che qualcuno decida per me, SOSTITUENDOSI ALLA MIA COSCIENZA.
“Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e determinato da convinzioni personali, e non per un cieco impulso istintivo o per mera coazione esterna.”
QUESTO E’ QUELLO CHE MI HA INSEGNATO LA CHIESA CATTOLICA, ALLA QUALE VOGLIO RIMANERE FEDELE NON A PAROLE, non continuando a gridare: – evviva il papa -, MA APPLICANDONE FINO IN FONDO GLI INSEGNAMENTI.
Luigi Macchiarulo