Anche in Italia la pillola Ru 486

Pubblicato da

di Alessandro Litta Modignani su L'opinione.it

Una sconfitta per gli integralisti

Il veto oscurantista e anti-scientifico era ridicolo e nei prossimi
giorni verrà travolto dalla realtà. Né il prezzo né le norme previste
dalla legge 194 possono impedire l'uso del farmaco.
Annunciando come ormai inevitabile, fra pochi giorni, l'introduzione
anche in Italia della pillola abortiva Ru 486, e proclamandosi
rassegnata al triste evento, il sottosegretario Eugenia Roccella
sperava forse di sollevare un polverone in extremis, chiamandosi fuori
al contempo dalle sue responsabilità istituzionali. Non riuscirà né
nell'uno né nell'altro scopo.


Un farmaco diffuso da oltre vent'anni in Francia, Gran Bretagna e Svezia e da almeno dieci anni nel resto dell'Europa, sta per entrare in commercio anche nel nostro paese, superando l'ostruzionismo degli integralisti. Tutti i comitati scientifici – assolutamente tutti, nessuno escluso – che in Italia si sono occupati di questo farmaco, non hanno potuto che confermarne la validità. I casi negativi, in tutto il mondo, sono a tal punto rari da essere giudicati trascurabili dall'intera comunità scientifica internazionale. Per intenderci, la stessa gravidanza è statisticamente 10 volte più pericolosa della Ru 486: significa forse che le donne dovrebbero smettere di fare figli e abortire? Valga per tutti l'esempio del Portogallo. Questo paese ha legalizzato l'interruzione della gravidanza solo l'anno scorso e qui l'aborto farmacologico è praticato persino in misura superiore a quello tradizionale. Non avendo alle spalle una pluridecennale consuetudine di aborto chirurgico, il paese ultimo arrivato si è subito adeguato ai canoni più avanzati della ricerca scientifica, senza alcuno scandalo.

Dov'è il problema dunque? Il problema è tutto ideologico e politico, naturalmente. In questi anni la Ru 486 è stata sperimentalmente utilizzata in Italia da circa 40 centri sanitari, dopo la coraggiosa iniziativa del ginecologo torinese Silvio Viale. I vari ministri che si sono succeduti (prima Storace, poi Bindi, ora Sacconi), al di là del solito teatrino propagandistico, si sono guardati bene dall'intervenire. Né del resto si vede come avrebbero potuto. Fra l'altro, il mifepristone (la sostanza che blocca il nutrimento dell'embrione) ha dimostrato proprietà che vanno ben al di là della sua funzione abortiva: dei circa 50 studi in corso attualmente nel mondo, solo 10 riguardano l'interruzione della gravidanza, mentre gli altri 40 sono concentrati sui possibili effetti contro malattie come la depressione, alcune forme di tumore e altre ancora. Di fronte a tutto questo, il veto oscurantista e anti-scientifico era francamente ridicolo e infatti nei prossimi giorni verrà travolto dalla realtà, come è giusto che sia. Se ne deve essere accorta per prima la stessa Roccella, alzando bandiera bianca: "Non possiamo fare più niente per bloccare il farmaco", ha candidamente confessato. Persino il cardinale Barragan non ha potuto fare altro che ribadire che "la Chiesa condanna tutti gli aborti", definendo la pillola Ru 486 "non tanto innocente".

Viale, che ha collezionato una serie di denunce destinate naturalmente a finire nel cestino, spiega che né il prezzo – che verrà verosimilmente fissato a 20 euro – né le norme previste dalla legge 194, possono essere prese a pretesto per impedire l'uso del farmaco. Gli ospedali non sono galere e nessuno può costringere una paziente al ricovero obbligatorio, contro la sua volontà.
Ad abbaiare alla luna è rimasto perciò soltanto il povero Luca Volonté, che in un malinconico comunicato esprime "profonda delusione per l'incomprensibile inerzia dell'attuale governo" e reclama anche la mancanza di iniziative, contro le linee guida espresse dal precedente ministro di centro-sinistra, in materia di fecondazione assistita. "Coerenza vuole – si infervora il deputato Udc – che il ministro Sacconi venga attaccato come lo è stata Livia Turco". Corri, Forrest, corri.

25 Dicembre 2008   |   articoli   |   Tags: