Ho trovato un po' fuori luogo il fatto che si facessero tante domande di tipo dottrinario (e anche con un tono un po' aggressivo) alla studiosa di teologia della Chiesa valdese (che diventerà "pastora"), mentre in occasione della sua presenza si poteva riflettere sul fatto che nella Chiesa cattolica le donne non riescono ad avere ruoli di ministri del culto, a conferma della scarsa considerazione che si ha di loro da parte di UOMINI di Chiesa di ogni tempo. Sembrava che lo scopo della sua presenza non fosse quello di testimoniare un altro modo di essere religioso, un modo che, tra l'altro, riconosce maggiori spazi alle donne, bensì quello di dimostrare che anche in confessioni diverse da quella cattolica si crede in cose che un laico o un ateo non può accettare. Questo è ovvio ed è un po' come sparare sulla Croce Rossa. Mi hanno convinto invece le cose dette da Nicoletta Bernardi a proposito della priorità degli aspetti socio-culturali della discriminazione di genere su quelli ideologico-religiosi. In altre parole non è tanto con il Papa che ce la dobbiamo prendere se la donna nella religione viene disistimata, ma piuttosto dobbiamo indignarci con un sistema di potere maschilista che la Chiesa accetta ai propri fini. Grazie comunque per l'iniziativa.
Cara/o anonima/o,
grazie a te sia per essere stata/o presente all'iniziativa che per aver voluto esprimere qui le tue considerazioni sulla stessa.
Sul fatto che la studentessa al terzo anno di Teologia alla Facoltà Valdese sia stata "bombardata" di domande di tipo dottrinario:
condivido la tua perplessità; aggiungo che ne sono rimasta spiazzata, il che, forse, può servire a parziale spiegazione (ma, forse, non giustificazione) del perché non sono intervenuta per riportare il dibattito sui "binari" dell'argomento dell'incontro (ovvero: donna e religioni).
Ringrazio Noemi, quindi, per la pazienza e la disponibilità che ha dimostrato.
Ti segnalo che tempo fa avevo scritto un breve testo che presenta uno dei due libri su cui ho basato il mio intervento (quello dal quale ho letto la vicenda di Konca Kuris): ISLAM al FEMMINILE
Un altro breve testo sull'altro libro, invece, come forse avrai già visto, è presente nell'ultima pagina del numero 15 della rivista di Civiltà laica (Le donne… di chi?), numero che Sabato era fresco di stampa e che abbiamo cominciato a distribuire.
Buonasera, mi presento. Sono uno di coloro che hanno aggredito la studiosa di teologia Valdese, nel corso dell’incontro su Donne e religioni tenuto sabato 12 marzo, nella sala Laura, di Via Carrara. Per spiegare il mio intervento occorre partire dalla premessa che la Pastora non si è limitata a rappresentare i motivi per cui la Chiesa Valdese ha ritenuto opportuno estendere il sacerdozio alle donne, ma ha fatto una ampia rappresentazione della visione del Cristianesimo, così come lo declina la sua Chiesa, con intenti che non escludo potessero essere, in fondo in fondo, di propaganda e di proselitismo.
Del resto intervenendo ad un incontro dichiaratamente anticlericale, organizzato da Atei, Agnostici e Laici, l’ospite non poteva certo pensare di essere stata invitata a prendere un thè con pasticcini.
E non è stato nemmeno come sparare sulla Croce Rossa. La Pastora mi è sembra culturalmente ben attrezzata e, nonostante il suo aspetto soave, psicologicamente temprata. Del resto questo incontro credo che le farà fare un figurone presso i suoi superiori e potrà essere positivamente inserito sul suo curriculum religioso.
Per il resto il dibattito non mi è sembrato all’altezza del contenuto espositivo dei relatori che hanno rappresentato una realtà che avrebbe dovuto suscitare reazioni e commenti ben più indignati.
Per ultimo vorrei dissentire da quanto espresso in ordine alle cause prime della discriminazione da ricercarci nell’assetto patriarcale maschilista della società, che la Chiesa con il suo atteggiamento ha soltanto accettato a propri fini. Detto in questo modo sembra che la Chiesa abbia commesso un peccatuccio e sia stata solo troppo debole da non saper resistere ai vantaggi che un sistema patriarcale le offriva, mentre invece ha ben altre colpe.
Se il sistema patriarcale della società è sopravvissuto, con caratteri così marcati, fino ai nostri giorni è anche e soprattutto perché la Chiesa lo ha fatto proprio, alimentato, sostenuto e sviluppato in un quadro sessuofobico e repressivo. Nel corso dell'incontro nessuno ha ricordato che la Chiesa Cristiana , diciannove secoli fa, ha trasformato, con San Paolo e gli altri Dottori della Chiesa, un sistema patriarcale in un sistema sessuofobico e misogino, contribuendo a condannare miliardi di persone a non vivere la propria sessualità o a farlo con terribili sensi di colpa.
Modus.
con intenti che non escludo potessero essere, in fondo in fondo, di propaganda e di proselitismo
Se così è stato, Noemi ha avuto un bel coraggio, visto che, come ricordi tu stesso, l'incontro è stato organizzato da Atei, Agnostici e Laici
Ma anche così fosse stato, più o meno consapevolmente, a me non sembra che la cosa abbia preso troppo tempo / spazio (o forse è un'impressione dovuta ad una speranza…?).
Da non credente (in nessun dio, mi viene sempre da aggiungere, giacché credo, ad esempio, alle leggi fisiche, ma non ad entità sovrannaturali), ho apprezzato quella che mi è sembrata una sincerità, appassionata, di credenza, da parte della rappresentante valdese.
Voglio aggiungere, per chi nel pubblico ha insistito nel chiederle se per i Valdesi l'aborto è un peccato:
dopo aver detto che sono a favore della diffusione dell'educazione sessuale e della contraccezione, cosa cambierebbe se aggiungessero che per loro è o non è un peccato?
Ci ha detto che sono a favore della legge 194 che regolamenta l'IVG… per cui, se anche lo considerassero un peccato, si tratterebbe di una questione che riguarda solo i loro fedeli.
Inoltre: se quell'educazione e quelle pratiche anticoncezionali fossero insegnate ed utilizzate, le probabilità di una gravidanza non voluta sarebbero non certo pari a zero ma, sicuramente, inferiori alle attuali.
Ho trovato un po' fuori luogo il fatto che si facessero tante domande di tipo dottrinario (e anche con un tono un po' aggressivo) alla studiosa di teologia della Chiesa valdese (che diventerà "pastora"), mentre in occasione della sua presenza si poteva riflettere sul fatto che nella Chiesa cattolica le donne non riescono ad avere ruoli di ministri del culto, a conferma della scarsa considerazione che si ha di loro da parte di UOMINI di Chiesa di ogni tempo. Sembrava che lo scopo della sua presenza non fosse quello di testimoniare un altro modo di essere religioso, un modo che, tra l'altro, riconosce maggiori spazi alle donne, bensì quello di dimostrare che anche in confessioni diverse da quella cattolica si crede in cose che un laico o un ateo non può accettare. Questo è ovvio ed è un po' come sparare sulla Croce Rossa. Mi hanno convinto invece le cose dette da Nicoletta Bernardi a proposito della priorità degli aspetti socio-culturali della discriminazione di genere su quelli ideologico-religiosi. In altre parole non è tanto con il Papa che ce la dobbiamo prendere se la donna nella religione viene disistimata, ma piuttosto dobbiamo indignarci con un sistema di potere maschilista che la Chiesa accetta ai propri fini. Grazie comunque per l'iniziativa.
Cara/o anonima/o,
grazie a te sia per essere stata/o presente all'iniziativa che per aver voluto esprimere qui le tue considerazioni sulla stessa.
Sul fatto che la studentessa al terzo anno di Teologia alla Facoltà Valdese sia stata "bombardata" di domande di tipo dottrinario:
condivido la tua perplessità; aggiungo che ne sono rimasta spiazzata, il che, forse, può servire a parziale spiegazione (ma, forse, non giustificazione) del perché non sono intervenuta per riportare il dibattito sui "binari" dell'argomento dell'incontro (ovvero: donna e religioni).
Ringrazio Noemi, quindi, per la pazienza e la disponibilità che ha dimostrato.
Ti segnalo che tempo fa avevo scritto un breve testo che presenta uno dei due libri su cui ho basato il mio intervento (quello dal quale ho letto la vicenda di Konca Kuris):
ISLAM al FEMMINILE
Un altro breve testo sull'altro libro, invece, come forse avrai già visto, è presente nell'ultima pagina del numero 15 della rivista di Civiltà laica (Le donne… di chi?), numero che Sabato era fresco di stampa e che abbiamo cominciato a distribuire.
Grazie ancora per la tua partecipazione
Ciao,
Nicoletta
ma dall'altra viene anche da chiedersi.. se Gesù voleva che le donne diventassero diciamo ministre del culto….. perchè non lo ha detto?
luca
oh poretti noi…
Buonasera, mi presento. Sono uno di coloro che hanno aggredito la studiosa di teologia Valdese, nel corso dell’incontro su Donne e religioni tenuto sabato 12 marzo, nella sala Laura, di Via Carrara. Per spiegare il mio intervento occorre partire dalla premessa che la Pastora non si è limitata a rappresentare i motivi per cui la Chiesa Valdese ha ritenuto opportuno estendere il sacerdozio alle donne, ma ha fatto una ampia rappresentazione della visione del Cristianesimo, così come lo declina la sua Chiesa, con intenti che non escludo potessero essere, in fondo in fondo, di propaganda e di proselitismo.
Del resto intervenendo ad un incontro dichiaratamente anticlericale, organizzato da Atei, Agnostici e Laici, l’ospite non poteva certo pensare di essere stata invitata a prendere un thè con pasticcini.
E non è stato nemmeno come sparare sulla Croce Rossa. La Pastora mi è sembra culturalmente ben attrezzata e, nonostante il suo aspetto soave, psicologicamente temprata. Del resto questo incontro credo che le farà fare un figurone presso i suoi superiori e potrà essere positivamente inserito sul suo curriculum religioso.
Per il resto il dibattito non mi è sembrato all’altezza del contenuto espositivo dei relatori che hanno rappresentato una realtà che avrebbe dovuto suscitare reazioni e commenti ben più indignati.
Per ultimo vorrei dissentire da quanto espresso in ordine alle cause prime della discriminazione da ricercarci nell’assetto patriarcale maschilista della società, che la Chiesa con il suo atteggiamento ha soltanto accettato a propri fini. Detto in questo modo sembra che la Chiesa abbia commesso un peccatuccio e sia stata solo troppo debole da non saper resistere ai vantaggi che un sistema patriarcale le offriva, mentre invece ha ben altre colpe.
Se il sistema patriarcale della società è sopravvissuto, con caratteri così marcati, fino ai nostri giorni è anche e soprattutto perché la Chiesa lo ha fatto proprio, alimentato, sostenuto e sviluppato in un quadro sessuofobico e repressivo. Nel corso dell'incontro nessuno ha ricordato che la Chiesa Cristiana , diciannove secoli fa, ha trasformato, con San Paolo e gli altri Dottori della Chiesa, un sistema patriarcale in un sistema sessuofobico e misogino, contribuendo a condannare miliardi di persone a non vivere la propria sessualità o a farlo con terribili sensi di colpa.
Modus.
Ciao Modus,
rispondo alla tua osservazione…
con intenti che non escludo potessero essere, in fondo in fondo, di propaganda e di proselitismo
Se così è stato, Noemi ha avuto un bel coraggio, visto che, come ricordi tu stesso, l'incontro è stato organizzato da Atei, Agnostici e Laici
Ma anche così fosse stato, più o meno consapevolmente, a me non sembra che la cosa abbia preso troppo tempo / spazio (o forse è un'impressione dovuta ad una speranza…?).
Da non credente (in nessun dio, mi viene sempre da aggiungere, giacché credo, ad esempio, alle leggi fisiche, ma non ad entità sovrannaturali), ho apprezzato quella che mi è sembrata una sincerità, appassionata, di credenza, da parte della rappresentante valdese.
Voglio aggiungere, per chi nel pubblico ha insistito nel chiederle se per i Valdesi l'aborto è un peccato:
dopo aver detto che sono a favore della diffusione dell'educazione sessuale e della contraccezione, cosa cambierebbe se aggiungessero che per loro è o non è un peccato?
Ci ha detto che sono a favore della legge 194 che regolamenta l'IVG… per cui, se anche lo considerassero un peccato, si tratterebbe di una questione che riguarda solo i loro fedeli.
Inoltre: se quell'educazione e quelle pratiche anticoncezionali fossero insegnate ed utilizzate, le probabilità di una gravidanza non voluta sarebbero non certo pari a zero ma, sicuramente, inferiori alle attuali.
Ciao,
Nicoletta