Sembra che il nostro comunicato stampa sulla decisione del tribunale sul “caso Coppoli” non sia proprio piaciuto.
Alcuni soci hanno criticato il tono irriverente e sarcastico del comunicato, che suonava troppo irridente nei confronti del giudice.
Non parliamo poi delle reazioni esterne, con il Ces.Vol che si è affrettato a cassare il comunicato stampa senza diffonderlo prima perché non riguardava il volontariato, poi una volta appurato che il Ces.Vol non fa solo comunicati stampa sul volontariato questo però non corrispondeva alle finalità statutarie della NOSTRA associazione, poi una volta appurato che nel nostro statuto c’è la difesa dei diritti civili si è stabilito che il Ces.Vol non fa comunicati stampa “sarcastici” ma solo seri.
Sembra davvero che questa società ha perso la capacità di apprezzare l’ironia e soprattutto la satira, che continua a causare problemi seri a chi ha l’ardire di schernire i potenti (vedi Sabina Guzzanti tanto per citare il caso più recente).
Ma insomma ci volete spiegare cosa si dovrebbe dire di una sentenza che sancisce che è giusto che un ateo sia costretto ad insegnare sotto l’esposizione di un crocifisso perché cosi ha stabilito la maggioranza della classe a cui sta insegnando?
Ci sarebbe da piangere, è vero, ma è cosi grave cercare di riderne e nel contempo indicare le grottesche (quanto magari improbabili, ma non impossibili) conseguenze?
Dobbiamo davvero tirarvi giù l’ennesimo messale con cui rimpiangiamo il fatto che gli insegnamenti di Tocqueville siano cosi poco conosciuti da chi amministra il potere giuridico e non?
Bah… personalmente preferisco continuare a credere che una risata vi seppelirà... prima o poi.
Alessandro Chiometti

Forse è vero che non c’è niente da ridere…… si dovrebbe PIANGERE nell’avere una magistratura che praticamente ogni giorno libera criminali perché manca un timbro oppure perseguita innocenti PER ANNI E ANNI magari per casi di omonimia o per errori di identificazione.
Quanto al giudice Barbara Di Giovannantonio, sarei proprio curioso di vedere, nelle motivazioni della sentenza, da quando in qua le sentenze si fondano NON SULLA LEGGE MA SUL PARERE DI UN GRUPPO DI STUDENTI, tra l’altro, credo, minorenni.
Sbaglio, o facendo riferimento al presunto “consenso” dei ragazzi, il giudice ha ammesso di non potersi basare sulla legge? Si ELUDE il problema giuridico forse perché il crocifisso appeso sulle pubbliche pareti fa a pugni con la costituzione?
Allora anche le violenze sugli stadi diventeranno legali, se fossero sostenute dalla maggioranza dei tifosi presenti?
Si dirà: ma quella è violenza, quindi è un reato evidente. PERCHE’, NON E’ VIOLENZA COSTRINGERE UNA PERSONA A LAVORARE SOTTO UN SIMBOLO LEGATO AD UNA STORIA SANGUINARIA E ORRENDA, BEN PIU’ DELLA SVASTICA NAZISTA?
Certamente, chi non conosce la vera storia lo scambia per un innocuo simbolo religioso, non può sapere, o meglio gli è stato negato di sapere, che quel crocifisso rappresenta non solo un tortura operata dall’impero romano antico, ma anche l’oppressione esercitata dall’impero romano attuale.
Se questo giudice è così sensibile alle esigenze dei ragazzi, perché non ha tenuto conto che uno studente BEN DIFFICILMENTE POTRA’ ESPRIMERE PREFERENZE CONTRARIE AL PARERE DEL PRESIDE?
In questa italietta di codardi, dove chiunque è ormai disposto a vendere la madre in cambio di un semplice pronostico del superenalotto, figuriamoci se si trovano dei giovani (o anche non giovani) in grado di esprimere uno straccio di idea, e per quella idea siano disposti non dico a farsi ammazzare, ma a rinunciare alla pausa caffè!
Forse è vero che non c’è niente da ridere…… si dovrebbe PIANGERE nell’avere una magistratura che praticamente ogni giorno libera criminali perché manca un timbro oppure perseguita innocenti PER ANNI E ANNI magari per casi di omonimia o per errori di identificazione.
Quanto al giudice Barbara Di Giovannantonio, sarei proprio curioso di vedere, nelle motivazioni della sentenza, da quando in qua le sentenze si fondano NON SULLA LEGGE MA SUL PARERE DI UN GRUPPO DI STUDENTI, tra l’altro, credo, minorenni.
Sbaglio, o facendo riferimento al presunto “consenso” dei ragazzi, il giudice ha ammesso di non potersi basare sulla legge? Si ELUDE il problema giuridico forse perché il crocifisso appeso sulle pubbliche pareti fa a pugni con la costituzione?
Allora anche le violenze sugli stadi diventeranno legali, se fossero sostenute dalla maggioranza dei tifosi presenti?
Si dirà: ma quella è violenza, quindi è un reato evidente. PERCHE’, NON E’ VIOLENZA COSTRINGERE UNA PERSONA A LAVORARE SOTTO UN SIMBOLO LEGATO AD UNA STORIA SANGUINARIA E ORRENDA, BEN PIU’ DELLA SVASTICA NAZISTA?
Certamente, chi non conosce la vera storia lo scambia per un innocuo simbolo religioso, non può sapere, o meglio gli è stato negato di sapere, che quel crocifisso rappresenta non solo un tortura operata dall’impero romano antico, ma anche l’oppressione esercitata dall’impero romano attuale.
Se questo giudice è così sensibile alle esigenze dei ragazzi, perché non ha tenuto conto che uno studente BEN DIFFICILMENTE POTRA’ ESPRIMERE PREFERENZE CONTRARIE AL PARERE DEL PRESIDE?
In questa italietta di codardi, dove chiunque è ormai disposto a vendere la madre in cambio di un semplice pronostico del superenalotto, figuriamoci se si trovano dei giovani (o anche non giovani) in grado di esprimere uno straccio di idea, e per quella idea siano disposti non dico a farsi ammazzare, ma a rinunciare alla pausa caffè!
Non entro nel merito della polemica, perché sul crocifisso nei luoghi pubblici ho un’idea, sul caso Coppoli un’altra e sulla sentenza del giudice un’altra ancora, quindi non mi ritroverei comunque in una posizione massimalista che giustifichi l’ingresso in un dibattito tanto aspro.
Peraltro questo post riguarda il vostro comunicato, e non la sentenza, giusto?
Ho trovato diversi elementi interessanti. Il primo è che gli stessi soci di Civiltà Laica abbiano protestato. Una cosa che dovrebbe farvi riflettere sul forse eccessivo personalismo delle opinioni espresse su questo blog e nei comunicati, che forse rappresentano più le personali idee del presidente che quelle dell’associazione stessa (Ad esempio, cosa c’entra Terni in jazz con la mission di Civiltà Laica?).
Io ne so qualcosa. Con StraValentino abbiamo rischiato la stessa cosa: ci eravamo fatti prendere tanto la mano da esprimere posizioni concordate in due, massimo in tre, senza pensare che quel nome e quel marchio rappresentavano un gruppo di persone molto più vasto. Ce l’hanno fatto notare, e abbiamo cambiato condotta.
Ma d’altra parte io faccio esattamente la stessa cosa anche con “Adesso”, anche se in questo caso me lo posso permettere perché faccio davvero tutto da solo.
Da solo, sottolineo: senza Cesvol. E’ particolarmente illuminante quello che scrivi a proposito del Centro servizi del Volontariato. Noi, come “Adesso”, ne siamo appena usciti perché dopo 7 anni ancora non avevamo capito a che serve.
E’ legittimo o non è legittimo, da parte del Cesvol, negare un comunicato come quello? Non lo so, io so che ho sempre fatto per conto mio, e il problema non si è presentato!
Quanto alla satira… concordo con te. Questa società ha perso la capacità di apprezzare l’ironia e soprattutto la satira, che continua a causare problemi seri a chi ha l’ardire di schernire i potenti. Pensa che io sono stato attaccato perché – commentando la vergognosa gestione antidemocratica della circoscrizione nord – avevo scritto “Non voglio presidenti rozzi, voglio presidenti alteri”!
Non entro nel merito della polemica, perché sul crocifisso nei luoghi pubblici ho un’idea, sul caso Coppoli un’altra e sulla sentenza del giudice un’altra ancora, quindi non mi ritroverei comunque in una posizione massimalista che giustifichi l’ingresso in un dibattito tanto aspro.
Peraltro questo post riguarda il vostro comunicato, e non la sentenza, giusto?
Ho trovato diversi elementi interessanti. Il primo è che gli stessi soci di Civiltà Laica abbiano protestato. Una cosa che dovrebbe farvi riflettere sul forse eccessivo personalismo delle opinioni espresse su questo blog e nei comunicati, che forse rappresentano più le personali idee del presidente che quelle dell’associazione stessa (Ad esempio, cosa c’entra Terni in jazz con la mission di Civiltà Laica?).
Io ne so qualcosa. Con StraValentino abbiamo rischiato la stessa cosa: ci eravamo fatti prendere tanto la mano da esprimere posizioni concordate in due, massimo in tre, senza pensare che quel nome e quel marchio rappresentavano un gruppo di persone molto più vasto. Ce l’hanno fatto notare, e abbiamo cambiato condotta.
Ma d’altra parte io faccio esattamente la stessa cosa anche con “Adesso”, anche se in questo caso me lo posso permettere perché faccio davvero tutto da solo.
Da solo, sottolineo: senza Cesvol. E’ particolarmente illuminante quello che scrivi a proposito del Centro servizi del Volontariato. Noi, come “Adesso”, ne siamo appena usciti perché dopo 7 anni ancora non avevamo capito a che serve.
E’ legittimo o non è legittimo, da parte del Cesvol, negare un comunicato come quello? Non lo so, io so che ho sempre fatto per conto mio, e il problema non si è presentato!
Quanto alla satira… concordo con te. Questa società ha perso la capacità di apprezzare l’ironia e soprattutto la satira, che continua a causare problemi seri a chi ha l’ardire di schernire i potenti. Pensa che io sono stato attaccato perché – commentando la vergognosa gestione antidemocratica della circoscrizione nord – avevo scritto “Non voglio presidenti rozzi, voglio presidenti alteri”!
nel tentativo di salvare capre e cavoli finischi sempre per mischiarli, caro il mio campione del mondo del salto di palo in frasca.
nel tentativo di salvare capre e cavoli finischi sempre per mischiarli, caro il mio campione del mondo del salto di palo in frasca.
se uno si dichiara ateo il crocefisso non dovrebbe dargli nessun fastidio….
Lo stato italiano è sicuramento uno stato laico, ma dove si professa la religione cristiana…..alla quale non è obbligatorio credere, ma non capisco perchè chi ci crede deve vedersi togliere il crocefisso……
Personalmente credo che a volte si passi da un eccesso all'altro…..
Tanto è risaputo che prima o poi nel momento di vero bisogno IDDIO lo invochiamo tutti…..chi per chiedergli aiuto, chi per ringraziarlo e perchè no chi anche solo per bestemmiarlo….penso che chi è ateo o laico se non crede non dovrebbe neanche bestemmiarlo o esserne infastidito. Come fa ad infastidire qualcuno a cui non credi o di cui neghi l'esistenza?????
Preciso la mia è un'opinione e rispetto chi crede e chi non crede ……io credo in Gesù Cristo e vi assicuro che nella mia vita c'è…anche se anch'io ho i miei peccati…lui c'è….ed è una presenza che non si può spiegare a parole ma spero che tutti un giorno psentendola possano capire le sensazioni che si provano…..
Paola Di Pasquale
Cara Paola,
ho appena letto il libro "Il crocifisso di Stato" (*): è molto interessante.
Fa capire benissimo, citando documenti ed atti storici, perché non è affatto normale che quel simbolo stia lì, ma che ci sta per motivi politici (un'altra delle eredità del Fascismo).
Riscrivici le tue opinioni dopo averlo letto, se puoi.
Ciao,
Nicoletta
(*)
Perché in Italia alle pareti di scuole, ospedali e perfino tribunali stanno appesi dei crocifissi? E perché non dovrebbero? Molte persone non li vedono nemmeno, molte altre ritengono che sia questa una consuetudine innocua. Ma il crocifisso di Stato ha anche fieri nemici, e strenui difensori. Se periodicamente si riaccende la polemica attorno a un simbolo cosi ingombrante, è perché la discussione non può essere fatta soltanto di regole europee, principi astratti, conflitti identitari. Quel "pezzo di legno" non è li da sempre e per sempre: ha tutta una storia, ricca di sorprese, trasformazioni, manipolazioni. "Sta su quelle pareti perché là lo ha preparato a giungere un passato remoto, perché là lo ha imposto un passato prossimo, perché là lo mantiene una specie di presente storico". Il crocifisso sul muro è un problema di storia. Una storia da conoscere, e da raddrizzare.