Crisi di nervi, dimissioni forzate e patetici show. è l’Assurdistan baby.

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“Ho detto: «cazzo che botta!», che botta cazzo! Cazzo che botta!” (Pulp Fiction)

Le dimissioni  di Lady Versilia sono l’ultimo (per ora ovviamente, continuiamo a mettere su i popcorn nel frattempo) atto della ridicola farsa post-referendaria che questo Governo composto da scarti del bagaglino sta mettendo in mostra.

La prima considerazione che possiamo fare è: e per fortuna che non era un voto politico Egregio Signor Presidente (pro tempore) Meloni!

Lo spettacolo di queste ore dimostra quanto è stato giusto andare alle urne per votare “No” a prescindere  da ogni quisquilia tecnica sulla riforma oggetto della domanda referendaria. E per chiarire ogni possibile dubbio a chi ci legge lo diciamo senza timore: fino a un mese fa eravamo abbastanza convinti delle motivazioni tecniche del “Sì”.
Dopodichè la discesa in campo delle figure apicali del governo con le loro rocambolesche argomentazioni (il caso Garlasco, spacciatori e stupratori rilasciati dai giudici comunisti, le Ong che tifavano per il no e finanche i poveri figli della famiglia del bosco) ci ha decisamente convinti che a questi individui andava mandato un messaggio per tentare di fargli capire quanto avessero rotto i cabazisi (en passant  non abbiamo mai capito perché il dialetto siciliano è considerato politically correct, transeat).
Probabilmente il messaggio è arrivato, ma alcuni ci hanno obiettato che, rinunciare ad una riforma ritenuta giusta per l’atteggiamento e il giudizio politico su chi la proponeva,  era paragonabile al famoso marito auto-eviratosi per far dispetto alla moglie. Ci sentiamo di dissentire per diversi motivi.

(1) Non era certo una riforma risolutiva né fatta a regola d’arte.
Per quanto la separazione delle carriere sia doverosa a nostro avviso in un ordinamento giuridico democratico, molto c’era da dire sulla scelta della composizione dei nuovi CSM; e non per il tanto bistrattato sorteggio (anzi) ma per i modi con cui veniva proposto. Non era così che si eliminavano (ammesso che abbia un senso perseguire questa utopia che vorrebbe il magistrato privo di una sua idea politica… o la questione è tutta nel “dover non dire” come l’ipocrisia dell’Assurdistan richiede?) le correnti “politiche” dei magistrati e dei PM. Venendo in parte scelti dal parlamento sarebbero restate tal quali come adesso.
Lo hanno spiegato tutti i tecnici, di destra e di sinistra, quelli contrari e quelli favorevoli, la riforma non cambiava nulla delle PROCEDURE. Quindi non sarebbe cambiata una virgola dei tempi biblici della nostra giustizia, o dei tanto odiati “criminali che vengono rimessi in libertà il giorno dopo”, o sullo spazio di intervento dei giudici nella società.

(2) Quando chi amministra la cosa pubblica racconta balle va fermato. 
Fermo quanto detto al punto precedente, viene da chiedersi allora se i rappresentanti apicali del governo che sono andati in scena nell’ultimo mese sono stati tutti così cialtroni da raccontare balle sesquipedali sugli spacciatori, su giudici paramafiosi, sui casi irrisolti, su Enzo Tortora, sui migranti. La risposta non può che essere sì, senza se e senza ma. In tal senso a distinguersi (in peggio) è stato il solito Salvini che è arrivato a dire che il “no” avrebbe aiutato le Ong e quindi i clandestini (e speriamo sinceramente che anche lui sia arrivato al capolinea visto che è stato contestato dai suoi stessi elettori padani al funerali del non certo rimpianto Umberto Bossi).

(3) Il referendum, la Costituzione e il significato politico.
Tutte le nostre faccende […] sono politiche, che ti piaccia o no” spiega bene una poesia mai abbastanza citata di  Wislawa Szymborska, quindi figuriamoci se un referendum possa non essere politico. Ma senza addentrarci qui nel disastro culturale dell’Assurdistan in cui gloriosa parola “politica” è stata scientificamente infamata al fine di far disinteressare le persone dal partecipare attivamente alla fase decisionale della defunta democrazia, quello che per noi è stato sempre odioso è l’uso strumentale del referendum per mettere in difficoltà i leader e i partiti avversari.
Non siamo peraltro reazionari come alcuni in tal senso, la Costituzione si può sempre modificare e migliorare; magari è meglio farlo con le dovute maniere… coinvolgendo anche le opposizioni e magari raggiungendo quei due terzi necessari affinché la modifica non debba essere sottoposta a consultazione referendaria.
Per questo avremmo voluto limitarci ad analizzare il merito della riforma costituzionale per decidere cosa votare, lasciando perdere le argomentazioni contro la politica generale del governo. Ciò non è stato possibile perché di fronte al Presidente del Consiglio che si appoggia anche agli youtuber più discussi e controversi pur di dire che i giudici sono cattivi e comunisti i discorsi “razionalmente politici” sono venuti meno ed è subentrata la necessità di cercare di fermare lo sfacelo istituzionale sempre più evidente.
Che poi questo sia stato forse il Referendum più politico della storia, con la proposta molto debole di una riforma costituzionale  caricata eccessivamente di messaggi dallo stile “O con me o contro di me” (ormai immancabili dalla perenne gestione della cosa pubblica in emergenza fra crisi, pandemie e guerre), lo dimostrano i demenziali giornalai al seguito del governo di questi due giorni post referendum. Dai quotidiani locali dei soliti noti (“La Tuscia sta con il centrodestra, si al 54%” – Corriere di Viterbo per la serie “confessioni da melodramma radiofonico”) fino al inqualificabile Mario Sechi direttore di Libero  (e noi che pensavamo che il peggio del peggio fosse Littorio Feltri…) la cui prima pagina di martedì non ha bisogno di commenti ma la sola constatazione che tutto sommato l’ha presa bene, come si suol dire.

 

L’Autocritica del Meloni
Da degno allievo della destra più becera (quella che non ha mai accettato la sconfitta dal 1943 e ha continuato a spargere odio identificandosi nelle iniziali di “Mussolini Sei Immortale”) “l’autocritica il presidente Meloni la fa silurando chi gli è vicino. Santanché, Chiorino, Delmastro e Bartolozzi sono le prime testa a rotolare (metaforicamente si intende); Nordio resta inspiegabilmente rimane al suo posto nonostante il fatto che sia stata bocciata la riforma che portava il suo nome
Si fermerà qui il presidente “Barbi – Fascio di luce”? (un saluto da Poggio Mirteto)


Oppure proseguirà con la sua pulizia del governo dagli impresentabili? In tal caso vorremmo segnalarle che ci stanno ricoprendo di ridicolo nazionale e internazionale anche le figuracce di La Russa, Crosetto, Fontana, Valditara, Piantedosi, Lollobrigida e, già che ci siamo, segnaliamo anche il fatto che se un presidente eletto con 12 milioni di voti non si dimette quando la sua riforma più importante e nodo cruciale del suo programma elettorale prende 14,5 milioni di voti contrari…  

Generazione Z, chiedetegli scusa. Tutti.

Il messaggio che arriva dalle urne è chiaro, gli elettori dai 18 ai 34 anni sono la fascia che ha votato intensamente per il No. Il 61,1% per l’esattezza. 
E vediamo molti pro-Meloni chiedersi “chissà perché” … beh, lasciate che vi si dia un’aiutino, visto che ne avete bisogno.

– Forse perché è un governo che sta riducendo la scuola ad un mero terreno di indottrinamento mandando circolari in continuazioni su ciò di cui sarebbe permesso parlare e cosa no? (La Palestina non esiste, ricordiamocelo) 
– Forse perché i giovani ragazzi laureati che vorrebbero entrare nel mondo della scuola si ritrovano precipitati in un mercato annuale della compravendita crediti per improbabili categorie di insegnamento in cui devono puntualmente regalare migliaia di euro, nonostante abbiano già due o tre lauree, per ridicoli corsi di aggiornamento a sedicenti università che in realtà sono diplomifici privati on line ?
– Forse perché perché si trovano a fare i conti con il paese più retrograda e punitivo d’occidente capace di rovinarti la vita per le droghe leggere o per aver guidato sopra il tasso alcolico consentito ma totalmente incapace di assicurarti una rete di taxi, e altri trasporti pubblici che ti permettano di spostarti senza rischiare come succede in ogni paese di Europa?
– Forse perché bisogna spendere centinaia di euro per spostarsi con il treno rendendo così impossibile ogni ritorno a casa per gli studenti e lavoratori fuori sede?
– Forse perché continuiamo a  pagare cifre ridicole per retribuire dottorati di ricerca e borse di studio ma al contempo sfruttiamo per anni questi ragazzi per mandare avanti, a basso costo università e altri enti pubblici?
– Forse perché non c’è volta che i grandi psicologi ospiti della De Filippi o a Domenica In pontifichino su quanto questi giovani siano troppo attaccati al cellulare e di quanto siano asociali per poi narrare di quanto era bello per noi incontrarsi davvero… poi i ragazzi escono e scoprono che avete chiuso i parchi, le sale giochi, i locali, le associazioni e se per caso si siedono su una panchina arriva subito la ronda di vicinato?
– Forse perché mandate quotidianamente chiari messaggi omofobi, mettendoli anche su circolari ufficiali, e vorreste tornare ai tempi in cui l’unica possibilità per sopravvivere alla propria adolescenza era ignorare le proprie emozioni e reprimere la propria sessualità conformandola a quella della maggioranza?
– Forse perché siamo uno degli ultimi paesi occidentali dove se una ragazza decide di abortire deve affrontare la Santa Inquisizione dei consultori gestiti dagli anti scelta e dai sedicenti obiettori di coscienza?
– Forse potremmo andare avanti per ore?

Forse. Ma ci fermiamo qui. E sorridiamo.
Perché solo vedere la vostra reazione isterica dopo la sberla ricevuta è una piccola soddisfazione.

“Non sarò mai abbastanza cinico
Da smettere di credere
Che il mondo possa essere
Migliore di così”.
(Brunori Sas)

 

Alessandro Chiometti

25 Marzo 2026   |   articoli, attualità, in evidenza   |   Tags: , , ,