Il Comune di Terni ha sottoscritto un patto di collaborazione con il Movimento per la Vita – Centro di Aiuto alla Vita di Terni, denominato “La vita è sempre un bene”, che prevede attività di informazione e sensibilizzazione rivolte anche alle scuole del territorio.
Chiariamo subito un punto: non si tratta di un’iniziativa neutrale.
Il Movimento per la Vita è un’organizzazione che da anni si impegna perché si torni a negare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e contro l’autodeterminazione riproduttiva. Formalizzare un accordo istituzionale con un soggetto portatore di questa agenda significa legittimarla politicamente.
Utilizzare lo strumento dei “patti di collaborazione” – pensato per la cura dei beni comuni – per aprire spazi pubblici, e in prospettiva scolastici, a un’organizzazione che contesta diritti garantiti dalla legge dello Stato è una scelta che non può essere derubricata a semplice collaborazione civica.
È un atto politico.
La scuola pubblica non è un terreno da presidiare ideologicamente.
Non è uno spazio da occupare con narrazioni unilaterali sulla vita, sulla fertilità o sulla maternità.
È un luogo costituzionalmente orientato alla formazione critica e alla pluralità.
Quando le istituzioni pubbliche scelgono di dare riconoscimento formale a organizzazioni anti-scelta, non stanno “valorizzando il volontariato”: stanno prendendo posizione in un conflitto che riguarda diritti fondamentali.
Proprio in questi giorni Civiltà Laica pubblica il numero 39, dedicato a “Scuola, potere e democrazia” in cui si analizza come la scuola sia oggi uno dei terreni centrali attraverso cui si indirizza il senso comune e si modellano le generazioni future.
La decisione del Comune di Terni conferma questa dinamica.
Chiediamo che l’amministrazione chiarisca pubblicamente:
• quali criteri adotta nella selezione dei soggetti con cui stipula accordi istituzionali;
• come intenda garantire la laicità degli interventi rivolti ai giovani;
• in che modo ritenga compatibile questo patto con il rispetto dei diritti e dell’autodeterminazione delle donne e delle persone gestanti.
La laicità delle istituzioni non è un’opzione.
È una responsabilità.
