La scienza ai tempi della Covid19? In Italia non è pervenuta

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Cosa sapevamo dell’efficacia dei sistemi di distanziamento fisico prima che iniziasse la pandemia della Covid19?

A differenza di quanto urlava qualche esperto in tv per cui bastava chiudere i voli con la Cina per essere sicuri di non far arrivare il virus (sic) era ben noto il fatto che fin dai tempi del medioevo nessuna alzata di ponti levatoio avesse mai salvato una città dalle epidemie. Ed erano tempi in cui era molto più facile chiudere una città.

Fondamentalmente ciò che si sapeva, scientificamente parlando, era ben riassunto nell’articolo del 3 Marzo 2020 del Dott. Salvo di Grazia.
A conti fatti il distanziamento sociale, una delle armi più diffuse (e tra le poche) per contrastare epidemie di malattie infettive ha una bassa efficacia ma sembra avere comunque un certo impatto nel ridurre l’entità e la gravità di una epidemia. Per questo, in mancanza di altre soluzioni e soprattutto in caso di urgenza di intervento, i vari mezzi di distacco sociale possono essere presi in esame. Punto fondamentale di tutte queste misure è che vanno applicate appena possibile, subito. Un ritardo può renderle meno efficaci o completamente inutili.

Dagli studi effettuati sembra che la chiusura delle scuole per il minor tempo possibile (una settimana rinnovabile secondo le esigenze), il telelavoro per ridurre il numero di persone presenti in uno stesso luogo di lavoro e l’isolamento volontario, rappresentino i mezzi più praticabili e efficaci di distacco sociale.

Sorridendo sui tempi lì indicati, dopo 70 giorni circa di lockdown “totale” (che totale non è stato di certo) e grazie ai dati a disposizione sul sito de ilsole24ore.com possiamo ben valutare l’efficacia delle differenze dei vari lockdown messi in atto in Europa ed altrove.

In questo grafico ad esempio è evidente la differenza fra il più duro lockdown europeo (quello italiano) e un vero lockdown in cui si ferma effettivamente tutte le attività della zona fabbriche comprese (quello cinese) e una gestione dell’epidemia senza lockdown ma in modo molto più scientifico con isolamenti localizzati, tamponi e tracciamento dei contatti (Corea del Sud). Essendo stato il contagio cinese contenuto praticamente nella sola Huabei (60 milioni di abitanti) i tre paesi sono confrontabili anche con i valori assoluti.

Quindi già da questo primo grafico possiamo dire che quanto sapevamo all’inizio era corretto, il lockdown o distanziamento fisico (le parole sono importanti…) delle persone serve a poco. Meglio usare altre misure. Che ci sono a disposizione, soprattutto quando da ben due mesi è noto che c’è un rischio di pandemia virale, e la Corea del Sud lo dimostra.

Ora grazie ad un veloce confronto dei lockdown europei molto diversi tra loro (la fake news del “tutti fanno come l’Italia” è stata smontata da tempo) possiamo avere oggi anche un’ottima idea di quanto servono i diversi gradi di durezza in lockdown che comunque non prevedono il blocco totale delle industrie come in Cina. (“siamo una democrazia questo il massimo che si può fare come chiusura” ha ricordato Conte in tv forse incerto sull’aggiungere “peccato!”).

Italia e Spagna sono stati i lockdown più duri d’Europa, la Francia poco meno, la Germania è stato un lockdown soft, il Regno Unito non è stato un lockdown ma solo moral suation, cioè un invito pressante ai cittadini di stare a casa (questo fino alla fine di marzo poi le misure sono andate restringendosi).

Paesi con numeri di abitanti confrontabili, grafici normalizzati per l’inizio del contagio con il paziente uno.

Possiamo certamente dire che differenze apprezzabili non ce ne sono (ad essere cattivi dovremmo far notare che Spagna e Italia sono i paesi che sono andati peggio). Passiamo al numero dei morti.

 

 

 

 

In questo caso il grafico non è normalizzato per il giorno di inizio, possiamo darvi qualche dato al volo per facilitare il confronto (per chi vuole verificare basta andare sul sito: https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/ )
In un periodo di 30 giorni trascorso dall’impennata della curva di contagio (prendiamo arbitrariamente un giorno il cui numero dei morti si avvicina alla cifra di 100), abbiamo la macabra classifica del numero di vittime: Francia 17941, Spagna 17756, UK 15498, Italia 15362, Germania 4862.

L’enorme distacco fra i primi quattro e la Germania ci dice chiaramente che la differenza in termini di morti (o, se preferite, vite salvate) la fa l’efficienza del SSN del paese e altri fattori (stato di salute medio, organizzazione sociale) non certo i provvedimenti ridicoli  sul divieto di passeggiata, la chiusura dei parchi, le autocertificazioni, il proibire funerali ed eventi culturali anche quando fatti rispettando il distanziamento fisico delle persone.

Da tempo l’Oms si è raccomandata di far tamponi e analisi a tappeto, Marco Cattaneo (direttore de Le Scienze del National Geographic) nei suoi post pubblici è arrivato a supplicarlo quasi in lacrime di procedere con tamponi a tappeto. La risposta del governo e delle sue 15 task foce con 450 “esperti” è stata: “mascherine per tutti, godi popolo!“. Del resto di cosa ci meravigliamo? Stiamo parlando di un governo composto in buona parte da gente che fino a pochi mesi fa voleva sostituire la Democrazia Parlamentare con la piattaforma Rousseau.

Dicevamo la scienza… la maggior parte dei siti di informazione scientifica ha sprecato buona parte del suo tempo a convincere le persone che tamponi e test sierologici danno risultati non attendibili. Come se, oltre alla Corea del Sud, non ci fosse stato l’esempio della provincia di Padova a mostrare che fare i tamponi a tappeto era il modo per uscirne presto e psicologicamente sani.

Memorabile in tal senso un tentativo di ricalcolare la probabilità statistica in base alla diffusione della malattia su metodi già validati e messi in commercio con attendibilità del 95%. Roba che se ciò avesse un senso dovremmo buttar via tutti i testi clinici vero/falso che si usano per molti patogeni. Curiosamente hanno usato le stesse argomentazioni dei Sindonologi per confutare l’esame del C14 sulla Sindone di Torino. Ne abbiamo riso per anni e oggi per giustificare l’immobilismo del governo Conte rivalutiamo anche quel tipo di assurdità.

Inutile poi che gli stessi siti perdano tempo a confutare i curriculum delle nuove e vecchie bandiere del complottismo (Tarro, Montanari, Barnard etc) se è la scienza ufficiale ad appoggiare l’irrazionalità del governo che vuole a tutti i costi una “Fase 2” uguale per tutte le regioni. Il che è definibile solo con due spiegazioni: follia o totale ignoranza di come si gestisce di un’epidemia.

Ora o la scienza italiana ha gli attributi per dire al governo: “Non è questo il modo di gestire la cosa, ci sono soluzioni migliori e più gestibili e che non devono per forza far fallire il 30% delle piccole attività e causare danni psicologici a una vasta fetta di popolazione primi fra tutti i bambini” oppure tutta la scienza e la comunicazione scientifica affonderanno inevitabilmente con questo governo e si lascerà il campo all’irrazionalità fascio-leghista che raccoglierà il malcontento popolare.

Perché si può giocare sul fascino e la parlantina di Conte per un lasso di tempo anche considerevole come è stato questo pseudo-lockdown. Ma adesso i nodi verranno al pettine, in termini giuridici, sull’incostituzionalità dei provvedimenti applicati e in termini economici con una crisi alle porte che farà ricordare quella del 2009 come una barzelletta.
A proposito, in Italia quella crisi economica portò dal 2011 al 2015 in Italia un aumento di mortalità di anche cinquantamila morti all’anno per le persone che non avevano più soldi per curarsi e fare esami di accertamento diagnostico.

La salute non è solo evitare di contrarre un virus.

Alessandro Chiometti

28 Aprile 2020   |   articoli, filosofia e scienza   |   Tags: , , , ,