Verrebbe da pensare che la storia di Charlie, piccolo umano di dieci mesi afflitto da un terribile male incurabile, l’abbia mandata qualche entità superiore per ridar fiato alle grancasse esauste del Movimento per la Vita.
In realtà il can can mediatico che è stato costruito sopra non può essere casuale, infatti nel prossimo mese, prima delle sacre ferie estive i parlamentari dovranno decidere se dotare, finalmente, il nostro paese di una legge sul fine vita o lavarsene per l’ennesima volta le mani e rimandare il tutto alle prossime legislature.
In questi giorni in cui gli integralisti hanno fatto risuonare i loro tromboni ne abbiamo sentite di tutte i colori, dal solito complotto pluto-giudo-massonico-comunista per governare al mondo, a chi sarebbe pronto a scommettere 100 euro su Charlie prossimo vincitore dei 100 metri alle olimpiadi, a chi ne approfitta per esternare il suo odio verso gli animali e accusare la società moderna di lassismo morale perché salva i gatti e lascia morire i bambini (ebbene si, c’è anche questa gente che gira).
È chiaro che il caso così come era stato presentato dai mass media (e poi parliamo di fake news?) ci ha fatto riflettere, perché la posizione laica da tempo è che l’eutanasia va richiesta dal diretto interessato o dal suo tutore e non disposta per atto del medico. Quindi come Associazione ci siamo interrogati su quale fosse la posizione giusta da prendere.
Però come fa notare un nostro socio il “caso Charlie” ha molto più a che fare con il caso Stamina che con l’eutanasia. In effetti qui siamo di fronte a una coppia di genitori comprensibilmente disperati che chiede per il figlio cure sperimentali con possibilità praticamente zero di riuscita e non vuole accettare il fatto che, come consigliano tutti i medici che non vendono aria fritta, sarebbe meglio far smettere di far soffrire il piccolo invece di sottoporlo a nuove “torture” senza speranza di successo terapeutico.
Se anche uno come il Mons. Paglia che pure ha scritto recentemente un ridicolo e offensivo libello contro ogni forma di eutanasia e testamento biologico, ha invitato i cattolici a stare calmi e non utilizzare il piccolo Charlie come eroe, il sedicente Movimento per la Vita avrebbe dovuto pensarci due volte prima di lanciare con tutta la loro forza questo boomerang.
Così nelle ultime ore abbiamo Donald Trump che si propone per l’affido di Charlie (sarebbe interessante che gli arrivasse attraverso il Messico) e anche l’Ospedale Bambin Gesù di Roma che conferma che non c’è una cura ma che da loro Charlie avrà tanto amore. I medici inglesi i bambini li cucinano stufati nel porridge, è cosa nota.
Quante ore mancano prima che si torni a ragionare non è dato sapere, tuttavia una domanda a questo punto è necessaria. Ma se coloro che sono contrari al Testamento Biologico ripetono fino allo sfinimento (nostro) che con questo documento si toglierebbe potere ai medici e quindi saremmo in pericolo di vita, perché questa volta non accettano i consigli dei medici?
A coloro che sopravviveranno all’ondata di caldo e di bufale estive l’ardua sentenza.
Alessandro Chiometti


La notizia, ripresa e amplificata dai media nei giorni scorsi, suscita, accanto ad una doverosa pietà per i genitori,
un moto di reazione nei confronti dei media stessi che ormai preda di una deriva scandalistica manipolano con titoli e frasi
ad effetto ogni notizia che possa colpire il lettore.
Non si dica che il giornalismo ha il dovere-diritto di informare perchè in questo caso, come in troppi altri, c’è solo la volontà di coinvolgere emotivamente il lettore per vendere la notizia, che può essere anche vera, ma viene così distorta e ingigantita per i fini commerciali di chi la vende che spesso rende irriconoscibile il fatto originario.
Per quanto riguarda la vicenda siamo di fronte ad un bambino malato, senza possibilità di guarigione tenuto in vita artificialmente, nel cui futuro non c’è alcuna speranza. Chi fa intravedere cure efficaci è un ciarlatano e chi si offre di mantenere sine-die un cuore battente in un corpicino senza vita autonoma è probabilmente animato da fanatismo ideologico.
Se si tenessero in una vita artificiale tutti i malati che si trovano in fin di vita senza alcuna seria prospettiva medico-scientifica di guarigione solo per il fatto che “un domani” sarà scoperta una cura, faremmo come coloro che hanno fatto ibernare il proprio corpo e ne hanno disposto la conservazione in vista di una improbabile resurrezione.
Un giusto modo di interpretare l’amore da parte di questi genitori nei confronti di questo loro disgraziato bambino sarebbe, a mio
avviso, quello di lasciarlo dignitosamente andare, per il suo bene e per quello dei genitori stessi, senza tanto chiasso intorno ad una vicenda che merita invece compassione e silenzio.
Dagoberto Frattaroli
6 luglio 2017