La foto della Cnn pubblicatà con la didascalia “Voi cosa ci vedete? Lo sport che unisce o lo scontro di civiltà?” ha fatto discutere anche sulle nostre pagine fbk.
La posizione maggioritaria dei nostri utenti, è che in quella foto ci debba vedere solo una partita di beach volley. Segno forse che delle polemiche ne hanno abbastanza.
Tuttavia personalmente non ce la sentiamo di essere ipocriti. Per noi quella non è solo l’espressione di una partita di beach volley. Non ci vediamo lo scontro di civiltà (sic) come dice la Cnn che usa espressioni demenziali come se l’era Bush non fosse finita o come se fosse già iniziata quella Trump, tuttavia è palese che una delle due atlete non è libera di scegliere come vestirsi. Chi lo nega o è in malafede o pecca di buonismo (usiamo questa parola pur sapendo che è una delle preferite di Salvini).
Ora lasciamo perdere la tiritera sul fatto che neanche l’atleta tedesca possa scegliere come vestirsi e il bikini sia imposto dal marketing che sfrutta il corpo della donna.
La realtà è che in Germania una ragazza che sceglie di giocare a beach volley può tranquillamente scegliere se giocarci in tuta total body, in bikini, in pantaloncini o vestita da catwoman.
In Egitto no. Semplice. E anche se la legge non gli vieta (per adesso) di indossare il bikini se hai una famiglia islamica integralista o un marito islamico integralista non lo puoi fare.
Ora lasciamo perdere che di islam ce ne sono tanti (forse non quanti i cattolicesimi ma comunque tanti) e che anche le truppe delle guerrigliere kurde sono per la maggior parte islamiche, lo sappiamo. Ma rimaniamo sul fatto in se.
La discussione che è scaturita da questa foto (ad esempio sulla pagina del rapper Frankie Hi Nrg) ha visto giustificazioni più o meno sensate dell’episodio e anche il rapper voleva convincere tutti che l’Islam non è il nostro nemico. Ma anche questo non è il punto.
Il punto è che, le olimpiadi, i mondiali di calcio, la Formula uno e altri non servono per unire il mondo tramite lo sport, come vorrebbero raccontarci ma servono per farci vedere che insomma dai, tutto sommato il mondo va bene così. Si… c’è l’integralismo islamico in medio oriente ma la adidas progetta la tuta total body leggera e le ragazze possono fare sport. Si c’è la dittatura di Videla in argentina ma noi ci facciamo i mondiali così è una gran festa.
Ed è sinceramente deprimente pensare che le multinazionali dello sport progettino tute o costumi particolari per rispettare i dettami del Corano (ma se fosse qualunque altro libro sacro il discorso non cambierebbe di una virgola, vedi gli ebrei ortodossi). Ricorda un po’ il geniale medico italiano che aveva messo a punto l’infibulazione indolore.
Il fatto secondo noi è che prima di parlare di olimpiadi e di sport, prima il paese dovrebbe garantire i Diritti Umani al suo interno, altrimenti è facile usare lo sport come “arma di distrazione di massa”.
Qualcuno ha argomentato che, comunque, è un passo avanti e che magari alle prossime olimpiadi le egiziane giocheranno in pantaloncini corti. A nostro avviso, se continuiamo a giustificare i precetti religiosi confondendoli con la libertà di scelta, alle prossime olimpiadi giocheranno in tuta total body anche le nazionali europee.
E il problema non sarà, come qualche spiritosone scrive, che non potremo vedere più i culi delle atlete del beach volley; ma che sarà definitivamente scomparsa laicità dello Stato.
Non è nostra abitudine fomentare polemiche, ne’ tanto meno abbiamo voglia di rovinare la festa a chi si gode le olimpiadi. Però a noi ci sembra davvero pericoloso che lo sport sia condizionato dai dettami della religione.
Alessandro Chiometti

condivido pienamente, vorrei solo aggiungere un piccolo (ma non troppo) particolare: le nazionali del Qatar e dell’Arabia Saudita hanno dovuto inserire in squadra una donna ciascuno perchè altrimenti da regolamento CIO non sarebbero state ammesse: è chiaro che alla visibilità che dà lo sport ci tengono piu’ che alle loro donne. Sarebbe interessante magari anche alzare questa quota affinchè gli stati tutti garantiscano una reale e non fittizia partecipazione delle donne. Anche lo sport puo’ mandare segnali forti
E’ interessante vedere come parlando di argomenti oggettivamente irrilevanti, come senz’altro è il costume da beach volley, si finisca per toccare questioni importanti, come il diritto dell’individuo. Vedendo questa immagine di primo acchito sono restato colpito dal fatto che a quanto pare il corpo delle donne è un terreno di scontro tra l’islam che lo considera una proprietà maschile e il marketing occidentale che non fa gareggiare le pallavoliste nude solo perchè non avrebbe poi niente da vendere (le questioni tecniche per scegliere questa tenuta sono clamorosamente falsificate dal fatto che i pallavolisti uomini indossano una banalissima e poco sexy canotta …).
Ma quando poi sono passato a chiedermi se sia il caso di proibire questo la tenuta integrale alle olimpiadi o sulle comune spiagge la domanda che mi sono posto è: voglio vivere in un paese che dice ai propri cittadini come vestirsi? Alla fine se io voglio vivere in un paese libero devo accettare il fatto che questa libertà sia mal utilizzata da una parte di chi di godrebbe di questo bene senza prezzo. Mi viene in mente che io faccio senza dubbio tante cose riprovevoli che uno stato molto attivo nel tutelare gli interessi o le opinioni della maggioranza dei suoi cittadini vieterebbe. Non pensate male, non faccio niente di che ma comunque, ho letto libri e ascoltato musica sconveniente, bevo alcolici, mangio animali da compagnia come i conigli, ho fumato qualche sigaro, eccetera e non vorrei che lo stato decidesse che questi miei vizi siano da censurare per il mio bene. In sintesi preferisco uno stato che si occupi meno possibile dei suoi cittadini e che non legiferi su ogni cosa in cerca di consenso ma piuttosto si occupi di far rispettare le leggi che ci sono. Intendiamo ci spero di cuore che i burkini vengano abbandonati ma è vero progresso solo se questo passaggio avviene per una accresciuta consapevolezza delle donne e non per una ingerenza dello stato.