Perché Sì
di Alessandro Chiometti
Quando da attivista della sinistra extraparlamentare ho detto che avrei votato sì a questa riforma, non mi aspettavo di essere una mosca bianca.
Parimenti non pensavo di vedere una lunga fila di nomi che sono sempre stati, per me, punti di riferimento, come Rodotà e Zagrebelski, portare argomentazioni, per il no alla riforma, a mio giudizio meno che ridicole. Lo dico sinceramente, in questi mesi ho letto e riletto in modo quasi maniacale le argomentazioni del fronte del no, sforzandomi in tutti i modi di farmi convincere.
Alla fine, tralasciando (almeno qui) le demenzialità da social network del tipo: “voto no perché la riforma è fatta da figli di massoni”, nel fronte del no ho trovato soltanto due argomenti che hanno un minimo di senso. Il primo è che su una riforma così vasta il referendum poteva effettivamente essere spacchettato in più quesiti in modo da rendere più democratica la consultazione. Il secondo è che bisogna fermare Renzi ad ogni costo. Su quest’ultimo ci tornerò alla fine.
Sul perché votare sì alla riforma cito le prime motivazioni che mi vengono in mente:
- Riduzione dei costi della politica. Su questo punto se ne sono sentite di ogni tipo, “si risparmia solo un caffè al giorno per ogni italiano”, “bastava un f35 in meno”, “si potevano dimezzare anche i deputati”. Chiacchiere. Con questa riforma i costi della politica diminuiscono almeno di cinquanta milioni di euro l’anno (cifra ammessa anche dal fronte del no). Pochi? Tanti? Non lo so, ma sono cinquanta milioni di euro risparmiati, e sinceramente per una volta che non sono tagli al welfare non vedo perché continuare a spenderli.
- Superamento del bicameralismo. Anche su questo punto si può ciurlare nel manico quanto si vuole, ma i fatti dicono che le funzioni del Senato saranno inparte ridotte. La fiducia al governo viene solo dalla Camera e molte leggi non saranno più intrappolate nell’eterno ping pong fra Montecitorio e Palazzo Madama. Il bicameralismo perfetto è un sistema anacronistico che non esiste più in quasi nessun Stato.
- Soppressioni di organi e istituzioni inutili, come lo Cnel e i senatori a vita. E spero davvero che questa motivazione sia lapalissiana.
- Maggiore governabilità del paese. Il terrore verso una possibile repubblica presidenziale non lo capisco, sento parlare del rischio dell’instaurazione di una dittatura come se fossimo nel Nicaragua degli anni ’70. La maggior parte dei paesi occidentali sono repubbliche presidenziali e non mi risulta che in questi anni si siano mai instaurate dittature. Si ripete continuamente: “Con questa riforma il governo e il primo ministro possono fare quello che vogliono!”. In primo luogo non mi sembra che siano aboliti organi di garanzia come la Corte Costituzionale (tanto per citarne uno) e poi qui davvero cadiamo nel ridicolo. Dopo cinque anni di governi tecnici e di maggioranze impossibili da formare in parlamento il pericolo è che chi vince le elezioni governi il paese?
Inoltre non mi sembra che nonostante la “costituzione più bella del mondo” (per me non lo è mai stata) si siano mai evitate aberrazioni come la legge Fornero, il Jobs Act, la cancellazione dei diritti dei lavoratori e tanto altro. A sentire il fronte del no dovremmo star vivendo in un paese fantastico. Non è così. Piuttosto ci si dovrebbe chiedere dov’erano alcune forze, soprattutto sindacali, mentre succedeva tutto quello che ho detto. Transeat.
Mi fermo qui, di ragioni per il sì ce ne sarebbero altre ma lo spazio è tiranno. Ci sono molte perplessità sul fatto che i cento senatori del nuovo Senato non siano eletti, ma a mio avviso, dato che vengono scelti tra gli eletti negli enti locali (e il nuovo Senato avrà voce quasi esclusivamente sulle questioni locali) e per di più in maniera proporzionale ai risultati delle elezioni di quella regione, non capisco dove sia lo scandalo. Semplicemente sappiamo che d’ora in poi quando, eleggiamo il nostro rappresentante locale questo potrà essere chiamato anche al Senato.
Concludo dando uno sguardo al “bisogna fermare Renzi ad ogni costo”. Da tempo si dovrebbe essere capito che “il fine giustifica i mezzi” (al di là del fatto che Macchiavelli abbia detto o meno questa frase) è una cagata pazzesca. I mezzi modificano il fine, e un fine ottenuto con mezzi sporchi probabilmente ti farà rimpiangere il fatto di averlo raggiunto. Almeno per chi ha un etica. Questo per dire che da sempre aborro chi usa i referendum per “altro” ovvero per indebolire i governi. Ogni referendum va considerato per il quesito che pone. Punto.
Ammesso e non concesso che il no al referendum fermi Renzi, ci ritroveremmo ad andare a votare con l’Italicum per la Camera e il mattarellum per il Senato (quindi non abolito) con la conseguenza di altri cinque anni di governi tecnici, almeno.
Detto questo un ultima riga la voglio dedicare al modo di comunicazione politica di tutte le forze alternative ai recenti governi di grossa coalizione italiani. Personalmente non ne posso più di veder affrontata ogni questione politica come se dovesse essere l’ultima spiaggia. Spaventare la gente può pagare in un primo momento ma poi si pagano pesantemente le conseguenze dell’aver gridato “al lupo” inutilmente.
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Perché No
di Simone Guerra
Ormai ci siamo: ancora poche settimane e si voterà per cambiare la Costituzione.
A questo punto, dopo mesi di dibattiti televisivi, è piuttosto difficile avere l’ambizione di aggiungere qualcosa originale o che almeno non sia già stato ripetuto fino alla noia. Per questo proverò a ribaltare i termini della discussione.
Di solito all’inizio dei dibattiti tra i partiti così come nei confronti diretti con gli elettori si tende a dire che bisogna fare un confronto nel merito di ogni singolo aspetto della riforma, salvo poi virare verso considerazioni di carattere politico. Io, da non costituzionalista, partirei da questo secondo argomento. Il voto del 4 dicembre è un voto eminentemente politico, nel senso più alto di questa parola. Saremo infatti chiamati ad esprimerci su una proposta che vuole modificare profondamente la forma e la sostanza della nostra democrazia.
Peccato che questo Parlamento non abbia una piena legittimità costituzionale, né politica, per poter mettere mano alla Carta. Con la Sentenza numero 1 del 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale, in particolare nel premio di maggioranza. Non solo. La riforma costituzionale è stata approvata con numeri molto ristretti, creando un precedente pericoloso. La costituzione deve valere per tutti e non a caso l’Assemblea costituente venne eletta con il proporzionale, in modo da dare voce e rappresentanza a tutte le sensibilità politiche.
Dunque Renzi, a capo di una maggioranza risicata di un parlamento eletto con una legge dichiarata anticostituzionale, invece di cambiarla e ridare voca agli italiani, ha usato questa risicata maggioranza per riscrivere la “legge” fondamentale dello Stato. Ecco quindi il primo motivo per cui voto No: credo che non sia possibile cambiare la Costituzione con questo metodo. Io non so se sia la più bella del mondo, ma sono convinto che questo sia il modo più sbagliato per migliorarla.
Al di là delle questioni di metodo credo che la domanda che ognuno di noi dovrebbe farsi per decidere è la seguente: quanto conterò io se vince il sì? Avrò meno o più diritti? Proviamo a capirlo.
Le parole magiche del si sono semplificazione, velocità e riduzione dei costi della politica. Vediamo cosa significa in realtà. La riforma prevede l’accentramento dei poteri sul governo diminuendo sia quello del parlamento che di noi cittadini. Si trasformerà il Senato in una Camera non più eletta dai cittadini che avrà quindi meno legittimità di una Camera eletta a suffragio universale. Viene rafforzato direttamente il potere dell’esecutivo con l’istituto del “voto a data certa” per far votare in 70 giorni al massimo disegni di legge considerati essenziali per l’attuazione del programma di governo. Sono leggi da approvare necessariamente entro una certa data, facendo decadere anche gli emendamenti e riducendo così i margini dell’iniziativa parlamentare. Come sappiamo uno degli argomenti preferiti del presidente del Consiglio e proprio quello di ripetere spesso che “È l’ora di una democrazia che decide, che l’Italia non ha mai avuto”. Cosa, questa, totalmente infondata come dimostra l’azione del governo stesso che in circa due anni ha portato a casa, con il vecchio bicameralismo, molti provvedimenti: dal jobs act, con l’abrogazione dell’articolo 18, alla Buona Scuola, alle Unioni Civili. Siano state decisioni buone, discutibili o pessime sta ad ognuno di noi dirlo ma è oggettivo che sono state prese ed attuate in pochissimo tempo. Quando una legge si attarda in Parlamento, come ad esempio quella sulla tortura, la causa, più che il bicameralismo, è nelle le divisioni politiche all’interno delle forze di governo e all’influenza di poteri esterni. Per risolvere questi problemi sarebbe necessaria una riforma di partiti e non certo della costituzione. Ma non Basta. Noi conteremo meno anche perché conteranno meno gli enti locali. Con la clausola di supremazia il Governo potrà infatti richiamare a sé qualunque decisione che interessi le comunità locale, come ad esempio la costruzione di un qualche tipo di impianto pericoloso, esautorandoci di fatto su una decisione che riguarda il territorio.
Sulla riduzione dei costi della politica, infine, è già intervenuta la ragioneria di stato a svelare il bluff, ridimensionando il risparmio effettivo, passando dai 500 milioni dichiarati del governo ai 50 effettivi.
Quello che emerge da questa riforma è dunque una visione di fondo della democrazia e del potere in linea con le esigenze della globalizzazione finanziaria. I livelli decisionali si sono spostati sempre più in alto verso organismi sovranazionali e spesso neanche eletti. Questo sistema che sta emergendo mal sopporta istituzioni che danno voce al popolo attraverso i loro rappresentanti: sono considerati perdite di tempo che intralciano gli affari.
Le parole magiche di qualche paragrafo fa, velocità e decisionismo, la relazione diretta premier-popolo facilitata dai nuovi media, vanno a braccetto con una costituzione velocizzata, con i poteri del premier rafforzati, con una sola Camera, che grazie alla legge elettorale già approvata, sarà composta da candidati scelti da segretario di partito e quel partito sarà super rappresentato grazie al premio di maggioranza.
Tutte queste ragioni portano a rispondere alla domanda che facevo: quanto conterò io se vince il sì? La vittoria del sì porterà a ridurre sostanzialmente lo spazio di partecipazione attiva alla vita democratica di ciascuno di noi.


Una risposta articolata alle ragioni del sì esposte da Alessandro:
https://lodedelladialettica.wordpress.com/2016/11/17/la-riforma-e-la-teiera-di-russell/
1) Caro Giovanni, tu mi conoscerai pure da molto tempo e mi stimerai pure ma mi sembra che ricostruisci gli avvenimenti a tuo uso e consumo.
Cominciamo a dire che continuare a tirare in ballo la teiera di russel come se fosse una mossa così geniale mi ricorda la Lorenzin che rispolvera per quattro volte il fertility day nonostante che tutti le dicano “ebbasta!”.
Per l’ultima volta, la teiera di Russel non c’entra un emerito organo di riproduzione maschile. La teiera di Russel è un discorso per spiegare a chi crede nell’amico immaginario che è lui che deve provare l’esistenza dell’amico immaginario non tu che devi provare a lui che l’amico immaginario non esiste. Non è applicabile nel contesto di chi alla pari ha pareri opposti (Si ≠ No) sul fatto che una riforma (che indubbiamente esiste) possa essere utile o no al paese.
Non so più come dirtelo, è evidente che pensi di aver avuto chissà che pensata geniale, ma fidati, è una cagata pazzesca.
Anche perché io non ti voglio convincere di niente, forse non l’hai capito ma a me di evangelizzare la gente nun me ne po’ frega’ de meno. Quindi io non ti devo dimostrare niente, ti posso solo spiegare i motivi per cui, nonostante io non appoggi certo Renzi, questa riforma va mantenuta. E quindi non posso far altro che ripetere (una volta sola però) ciò che tu cerchi di confutare con argomentazioni già prese in esame nella mia descrizione.
(transeat) transeat un solito organo di riproduzione maschile, è sempre stato di pessimo gusto discutere la forma quando si parla nel merito. Siamo in un blog/sito non professionale. Stare a parlare della forma è quanto di più scorretto e idiota si possa fare. Evidentemente che già sai che le tue argomentazioni valgono poco e niente e cerchi di sviare l’attenzione altrove.
2) Riduzione dei costi della politica. 50 milioni. (che a mio giudizio saranno alla fine di più almeno il doppio, ma parliamo per pietà di quelli ammessi anche da voi e dalla tesoreria su cui evito di entrare nel merito). Non sono tagli al welfare, non sono tagli alla sanità. Vuoi continuare a spenderli? cazzi tuoi. Se permetti da tempo sostengo che per essere di sinistra non occorre prendersi a bottigliate sulle palle come tafazzi. Il resto, come già detto sono chiacchiere.
3) Superamento del bicameralismo. Ecco, questa è una delle tante cavolate portate da gente peraltro rispettabile come Zagrebelski e Rodotà. Improvvisamente tutti i rivoluzionari degli ultimi trent’anni scoprono di vivere nel migliore degli Stati possibili e guai a cambiare le regole perché chissà che succede. Il grafico da te riportato su come l’Italia sia il secondo stato promulgatore di leggi all’anno evita accuratamente di precisare una cosa nota e arcinota e denunciata dagli stessi costituzionalisti testé citati fino all’anno scorso. Ovvero l’alto numero di leggi è dovuto all’abuso del meccanismo ddl+ fiducia che priva il parlamento (eletto) del potere per darlo al governo (non eletto). Il bello è che fin quando lo faceva Berlusconi tutti a urlare “abominio abominio” oggi le stesse persone dicono che questo va benissimo e camera e senato possono restare così com’è.
La realtà (piuttosto evidente e soprattutto nota a chiunque si occupi di politica) che è proprio a causa dei continui rimbalzi dell’iter parlamentario se abbiamo dovuto aspettare vent’anni le leggi sui diritti come l’Obiezione di coscienza al servizio militare… o trent’anni la prima legge sulle unioni civili che per inciso a causa del ping pong è ben al di sotto del minimo sindacale sui diritti lbgt.
4) vabbè se ritieni utile lo cnel, ciaone proprio. I senatori a vita vengono aboliti (i 5 nominati hanno durata limitata, 7 anni mi sembra). Per il resto le solite chiacchiere sul “si risparmia ma poco quindi continuiamo a spendere di più”.
5) Si governabilità, mi sembra che l’unica fallacia logica stia nel chiamare in ballo rischi di instaurazioni di dittatura di fronte alla crescita della governabilità di un paese. Sinceramente, ripeto non vedo nessun pericolo a copiare il sistema di governo Francese tanto per fare un esempio. e credo che con il bicameralismo perfetto ci siamo rimasti solo noi in europa. Chi vede questi tremendi pericoli nell’aumentare la governabilità di un paese voterà no. Però per favore non fatevi più sentire frignare quando c’è il prossimo governo tecnico.
6) Gran finale: di la verità ti eri stancato e l’hai buttate la’ come ti venivano. Beh non ti sono venute bene sappilo. Una su tutte… Medici di base che fanno gli amministratori di condominio per paragonare un eletto al consiglio regionale a cui viene chiesto di andare anche ogni tanto in senato? Va beh, dai capita eri stanco, affaticato, ti rendi conto che di argomenti nei hai pochi e quindi le spari senza controllarle. Altro che fallacie logiche mio caro, il tuo capitolo finale sembra scritto da uno che ha dimenticato che cos’è la politica e l’interlocuzione. Difatti chiudi citando altri che gridano al lupo (dalla parte del sì ovviamente, ma qui dimostri di non aver capito quello che sto dicendo perché la mia parte politica non è quella che sostiene il si quindi di quello che fa Veltroni non me ne po’ frega’ de meno) e quindi questo, per il tuo ragionamento, giustifica te che gridi al lupo.
Sinceramente, non ho tempo ne voglia di spiegarti perché questo modo di fare non porterà da nessuna parte ne a te, ne tanto meno la parte politica che vuoi rappresentare, se ce n’è una.
Perché? Beh, una volta era chiaro. Spero che a sinistra qualcuno rinsavisca presto perché siamo in ritardo. E di molto.
Riporto il commento di un socio che ha qualche problema con la connessione a Disqus…
Nella dimensione della democrazia rappresentativa quanto contano gli elettori è una domanda strettamente correlata alla qualità degli strumenti della rappresentanza ossia la qualità della classe politica e della loro organizzazione i partiti. La china che abbiamo preso da questo punto di vista è evidente: all’ultima degenerazione familistica se ne è sostituita una ancora peggiore una politica ammiccante con i peggiori sentimenti dell’elettorato. Da questo punto di vista cioè quanto vale veramente “uno” mi pare che la riforma degli strumenti di democrazia diretta referendum e proposte di leggi di iniziativa popolare siano argomenti a favore del si per chi è preoccupato del destino del simulacro della democrazia in questo paese. Personalmente sono ancora sospeso ed appartengo al numeroso popolo del “forse”, la decisione che maturerò però non dipenderà da considerazioni politiche pro o contro lo “status quo” ma più verso le parti mancanti di questa riforma verso le quali qualcosina esiste ossia la rivisitazione dell’italicum e la riforma dei partiti.
Giuseppe
per completezza di discussione riporto che il “Raffronto tra il testo vigente della Costituzione e il testo di legge costituzionale” è visibile a questo indirizzo http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf