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	<title>suicidio assistito Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Eutanasia, combattiamo l&#8217;ipocrisia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 16:19:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I temi dell’eutanasia, del suicidio assistito, del testamento biologico tornano periodicamente a svegliare questo paese dalla sua sonnolenta ipocrisia. Anche questa volta, come nel caso di Mario Monicelli e Lucio Magri, c’è voluto il suicidio di un personaggio famoso, Carlo Lizzani, a ricordare agli smemorati italiani, tutti presi dalla retorica dell’apprezzamento di Papa Francesco, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I temi dell’eutanasia, del suicidio assistito, del testamento biologico tornano periodicamente a svegliare questo paese dalla sua sonnolenta ipocrisia.</p>
<p>Anche questa volta, come nel caso di Mario Monicelli e Lucio Magri, c’è voluto il suicidio di un personaggio famoso, Carlo Lizzani, a ricordare agli smemorati italiani, tutti presi dalla retorica dell’apprezzamento di Papa Francesco, che in questo paese manca una legge che permetta di morire dignitosamente.<span id="more-11812"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/10/eutanasia_0.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11813" alt="eutanasia_0" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/10/eutanasia_0.jpg" width="300" height="295" /></a></p>
<p>Anzi, in questo paese per dirla tutta, è ancora punito con una pena che va dai 6 ai 15 anni di reclusione il reato di “omicidio del consenziente”.</p>
<p>Non solo, qui in Italia manca anche quel semplice “registro dei testamenti biologici” che garantirebbe, per lo meno, l’applicazione di un diritto costituzionale: quello di poter rifiutare le cure.</p>
<p>Per sanare questa mancanza di diritti civili sono state raccolte oltre sessantamila firme in questi mesi per una legge di iniziativa popolare che depenalizzi l’eutanasia e istituisca il registro dei testamenti biologici. Le firme sono state consegnate ma abbiamo in realtà ben poche speranze che questa, come succede di solito con queste leggi popolari, non venga bloccata in qualche commissione senza neanche giungere in aula.</p>
<p>Tuttavia in questi giorni per lo meno se ne parla, e oltre ai soliti testimonial delle ragioni laiche si vocifera che anche il teologo dissidente Hans Kung voglia lanciare un’ultima sfida alla Chiesa Cattolica richiedendo per se stesso il suicidio assistito (il teologo infatti soffre di Parkinson). “<i>Non voglio continuare a vivere come l’ombra di me stesso</i>” ha recentemente scritto Kung ed ha tutta la nostra comprensione.</p>
<p>Il dibattito sul tema del fine vita ora produrrà la stanca e trita retorica cattolica secondo cui la vita non è disponibile, che la sofferenza avvicina a dio etc. E come al solito i cattolici integralisti dimenticheranno il punto focale della discussione, ovvero che nessuno chiederà a loro di ricorrere all’eutanasia o di rifiutare le cure.</p>
<p>Come sempre la differenza sarà fra una visione laica che vuole garantire i diritti di tutti, cattolici e non, e una che vuole imporre la propria visione a tutti che non possiamo definire in altro modo se non integralista.</p>
<p>Come al solito sentiremo strillare contro di noi parole come “assassini” e “nazisti” e come sempre i mass media mescoleranno nel calderone temi che c’entrano come i cavoli a merenda.</p>
<p>Per fortuna che siamo in Italia, sai che noia a vivere in un paese dove tutti i diritti sono riconosciuti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Alessandro Chiometti</b></p>
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		<title>Dolore garantito per legge</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/dolore-garantito-per-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 18:45:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[dagoberto frattaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la notizia del suicidio assistito di Vittorio Bisso, consigliere comunale di un paese del Veneto, colpito appena due anni fa dalla SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia ad andamento progressivo che conduce nell’arco di alcuni anni alla completa paralisi del corpo e, infine, alla morte. Consapevole degli sviluppi della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la notizia del suicidio assistito di Vittorio Bisso, consigliere comunale di un paese del Veneto, colpito appena due anni fa dalla SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia ad andamento progressivo che conduce nell’arco di alcuni anni alla completa paralisi del corpo e, infine, alla morte. <br />Consapevole degli sviluppi della sua malattia, Bisso aveva da qualche tempo pensato al proprio trapasso.<span id="more-10679"></span><img decoding="async" class="alignnone" title="eutanasia" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/eutanasia.jpg" alt="" width="250" height="230" /> Era fermamente deciso a tenere lontano da sé tubi, sondini, flebo e macchine pulsanti, strumenti utili solo a prolungare una vita sempre più difficile e si era organizzato per evitare a sé e ai suoi cari tutto questo. Fino a che era in grado di scegliere ha voluto farlo e i familiari l’hanno sostenuto in questa scelta. Aveva preso contatti con l’Associazione Dignitas, che si occupa di suicidi assistiti in territorio elvetico, e aveva salutato i parenti e gli amici incontrandoli uno a uno. Lunedì scorso è partito per la Svizzera con la moglie e martedì mattina le sue mani hanno portato con difficoltà alla bocca il mix di farmaci che avrebbe spento la sua vita. In pochi minuti ha perso conoscenza e poco dopo è morto. Il tutto senza ombra di dolore. I giornali ci dicono che quando le sue ceneri torneranno in Italia i parenti e gli amici si riuniranno per commemorarlo con una sobria cerimonia laica.<br />Bisso ha voluto morire serenamente e in modo coerente con le idee che più volte aveva espresso: “No all’accanimento terapeutico” e “Decido io della mia vita”. <br />Quello che colpisce in questa vicenda, così come ci viene raccontata, è la pacatezza dei sentimenti e il clima di serenità in cui Bisso e i familiari hanno vissuto gli ultimi giorni di vita. Non c’è alcun senso di disperazione né dolore fisico straziante, ma solo la constatazione dell’ineluttabilità di un evento e la matura consapevolezza delle proprie scelte.<br />Quest’alta testimonianza di dignità personale suscita rispetto e ammirazione, ma subito dopo nascono gli interrogativi. Perché mai per avere una morte dignitosa come quella di Bisso occorre andare all’estero, sobbarcandosi gravi disagi per il malato e la sua famiglia e gravosi oneri economici che non tutti sono in grado di sostenere?<br />Perché anche in Italia non si consente di poter volontariamente terminare la propria vita sottraendosi al dolore di una lunga agonia, priva di scopo e di speranza, che lacera il corpo del malato e disgrega la rete dei sentimenti familiari? <br />Perché il malato che non voglia affrontare un futuro privo di dignità in un letto di ospedale non ha oggi vie d’uscita se non quella di un tragico e violento suicidio?<br />In che cosa la Svizzera è diversa dall’Italia? Perché là sono permessi comportamenti in Italia non consentiti? <br />In Italia un’uscita “dolce” dalla vita non è possibile &#8211; anzi è addirittura vietata e punita dalla legge – e, quel che è peggio, non si parla affatto di una sua futura diversa regolamentazione. E’ un argomento assente dai dibattiti pubblici e dai programmi dei partiti. Sembra proprio che le forze politiche non abbiano alcun interesse a sollevare un problema spinoso che creerebbe gravi contrasti e soprattutto entrerebbe in collisione con una certa cultura che ancora oggi non riconosce un diritto fondamentale della persona, quello all’autodeterminazione, e si oppone ad ogni possibile minima apertura.<br />Mi riferisco al pensiero della Chiesa cattolica, organizzazione in grado di imporre ai cittadini italiani comportamenti coerenti con le sue astruserie teologiche che affermano l’indisponibilità da parte dell’individuo della propria vita. “Siamo figli di Dio, Egli ci ha regalato la vita e quindi solo a lui spetta togliercela” ci dice il Catechismo. E ancora “Il suicidio è inaccettabile al pari dell’omicidio: un simile atto costituisce il rifiuto della sovranità di Dio e del suo disegno di amore” insegna Giovanni Paolo II. <br />Il guaio è che chi non crede a queste puerilità è costretto a vivere e comportarsi come se ci credesse, perché la Chiesa, nonostante il rispetto per il prossimo continuamente proclamato, fa di tutto per sottrarre ai cittadini, credenti o non credenti, il diritto di disporre della loro vita e del loro corpo.. <br />Può sembrare che la posizione della Chiesa cattolica e quella di chi afferma l’autodeterminazione dell’individuo sulle questioni di fine vita &#8211; che definiremo per brevità “laici” &#8211; siano equivalenti anche se opposte, ma a ben guardare non siamo alla presenza di una pura contrapposizione tra sì e no. Non si tratta di scegliere tra la vita e la morte come opportunisticamente talvolta si afferma: non è vero che i laici sono per la morte e la Chiesa cattolica per la vita. I laici sostengono per sé e per gli altri, in nome della libertà individuale, il diritto di morire dignitosamente mentre la Chiesa nega tale diritto. Se la posizione laica consente di scegliere cosa fare del proprio fine vita la posizione cattolica impone invece il divieto di scelta. A una facoltà si contrappone quindi un divieto. <br />Poiché le vigenti leggi italiane non consentono il suicidio assistito né tantomeno l’eutanasia, la Chiesa Cattolica non ha alcun interesse a modificarle. Quasi tutto il mondo politico, attentissimo a tutto ciò che è gradito a Oltretevere, di cui è disposta a esaudire i desideri prima ancora che siano espressi, si guarda bene dal proporre o sostenere qualunque progetto di legge che introduca elementi di novità sull’argomento del fine vita, a meno che questo non peggiori la situazione esistente. <br />E’ quello che è successo con il disegno di legge Calabrò, relativo alle disposizioni anticipate di fine vita ancora all’esame del Parlamento, progetto che se approvato, peggiorerebbe la situazione esistente costringendo i malati, credenti e non credenti, a un’infinita agonia in un letto di ospedale. Pur di raggiungere questo scopo il disegno di legge giunge a contrastare l’orientamento della comunità scientifica quando classifica la nutrizione artificiale come “sostentamento vitale” sottraendola così alla possibilità di poterla rifiutare. <br />Intorno agli eventi di fine vita si assiste ancora una volta alla drammatica rappresentazione di quella filosofia del dolore in cui nei secoli si è esaltata la mistica cattolica, ma ancor oggi pienamente valida ed attuale come opportunamente ricordato da papa Giovanni Paolo II: ”Il dolore è una partecipazione alla Passione di Cristo ed è unione al sacrificio redentore che ha offerto in ossequio alla volontà del Padre”.</p>
<p><strong>Dagoberto Frattaroli</strong></p>
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		<title>Se il diritto alla morte è questione di censo</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/se-il-diritto-alla-morte-e-questione-di-censo/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:49:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il suicidio assistito di Lucio Magri dello scorso novembre ha suscitato i più disparati commenti. Tra chi ha condannato e chi ha semplicemente scelto il silenzio, unica espressione di rispetto per l’altrui libertà, non sono mancati quelli che si sono permessi di sindacare sulle modalità del gesto, declassando il suo suicidio alla serie B solo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<strong> suicidio assistito</strong> di Lucio Magri dello scorso novembre ha suscitato i più disparati commenti. Tra chi ha condannato e chi ha semplicemente scelto il silenzio, unica espressione di rispetto per l’altrui libertà, non sono mancati quelli che si sono permessi di sindacare sulle modalità del gesto, declassando il suo suicidio alla serie B solo perché  non avrebbe avuto il “coraggio” di buttarsi dal quinto piano,<span id="more-10360"></span> imponendo a familiari e amici lo scempio del suo corpo, o di lasciare aperto il gas, magari per far saltare in aria qualche inconsapevole vicino di casa. Il <strong>dazio </strong>da pagare per essere liberi (dal peccato?).</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" title="suicidio assistito" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/07/bed.jpg" alt="" width="357" height="350" />Ma parliamo di chiacchiere e al più di commenti giornalistici; in un paese come il nostro, in cui la vita viene imposta a colpi di sondino, non c’è stato <strong>spazio politico</strong> per una riflessione seria. Il moralismo italiota dice no a tutto ciò che esce dalle sue maglie e che poi questo “ciò” succeda comunque non è affare che possa cambiare le regole del gioco. Lo Stato non può punire il suicidio (a meno di non rimandare a giudizio i morti) ma non può ammetterlo, così come non può autorizzare prostituzione e droga. E pazienza che esista  il mercato del sesso e chi lo pratica sia esposto – proprio perché non riconosciuto – a ogni forma di rischio; pazienza che ci sia chi di droga muore ogni giorno perché la somministrazione è al di fuori delle regole riconosciute. L’evidenza della realtà non costituisce elemento di discussione di certezze tanto granitiche quanto ottuse.</p>
<p>E così il suicidio assistito è diventato una<strong> pratica per ricchi</strong>, al pari della fecondazione eterologa. Qui no, ma altrove si può. Basta prendere un aereo. L’ipocrisia del Bel Paese continua a reprimere la libertà personale per concederla solo a quelli che possono ottenerla altrove. Chi può va in Svizzera a cercare una morte dignitosa o in Spagna a cercare un figlio con gameti diversi. Per poi tornare sull’italico suolo finalmente soddisfatto del suo desiderio di morire o procreare. A meno che nel primo caso non voglia sfracellarsi sul selciato e nel secondo cornifichi il coniuge per <em>nobili fini</em>. Questo no, non si può (ancora) impedire.</p>
<p>Non così insensibili si stanno dimostrando sul tema del suicidio assistito gli <strong>inglesi</strong>. Al pari della normativa italiana, che punisce con la reclusione da cinque a dodici anni «<em>chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione</em>» (art. 580 del Codice penale), anche quella inglese attualmente in vigore prevede fino a 14 anni di reclusione per chi aiuti una persona a suicidarsi. Solo che al parlamento inglese non è sfuggita la diaspora di malati terminali che si recano in Svizzera per cercare una fine dignitosa alle loro sofferenze. E infatti la Commissione britannica per la morte assistita ha previsto, nei giorni scorsi, di diramare un’informativa per chiedere la <strong>depenalizzazione del suicidio medicalmente assistito</strong> per i malati terminali con meno di un anno di vita. Il che significa, in soldoni, dare a tutti cittadini che sono in quella condizione lo stesso diritto a prescindere dal conto in banca. Il primo passo verso uno Stato che invece di  preoccuparsi di tramutare l’insindacabile diritto di morire in dovere di vivere, si ponga come obiettivo quello di non alimentare una <strong>sperequazione sociale</strong> basata sul censo.</p>
<p>E chi è convinto che oggi il nostro governo abbia altre priorità – la crisi! – che non occuparsi di dignità della vita (e della morte) ci dica anche quali fossero quelle dei governi precedenti, da sempre coesi nell’avallare l’ipocrisia dell’”occhio non vede cuore non duole” con tutte le ricadute sul piano sociale pur di salvare una facciata che nel terzo millennio, era di extraterritorialità, mostra tutte le sue crepe.</p>
<div id="cercaAutore"><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2012/01/se-il-diritto-alla-morte-e-questione-di-censo/">Cecilia Maria Calamani &#8211; Cronache Laiche</a></strong></div>
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		<title>Intervista a Chiara Rapaccini</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-a-chiara-rapaccini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 22:52:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiara Rapaccini,  autrice di libri per ragazzi, scrittrice e artista, ha accettato di scambiare qualche parola con noi in occasione dell&#8217;anniversario della morte del suo compagno Mario Monicelli. È passato poco più di un anno dalla morte del suo compagno Mario Monicelli, oggi possiamo dire che neanche quel suo gesto così estremo è riuscito a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-a-chiara-rapaccini/">Intervista a Chiara Rapaccini</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiara Rapaccini<em>,  autrice di libri per ragazzi, scrittrice e artista, ha accettato di scambiare qualche parola con noi in occasione dell&#8217;anniversario della morte del suo compagno Mario Monicelli.<span id="more-10306"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/Rapaccini.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-10307" title="Rapaccini" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/Rapaccini.jpg" alt="" width="183" height="183" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/Rapaccini.jpg 183w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2011/12/Rapaccini-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px" /></a></em></p>
<p><strong>È passato poco più di un anno dalla morte del suo compagno Mario Monicelli, oggi possiamo dire che neanche quel suo gesto così estremo è riuscito a smuovere le torbide acque della politica italiana sui temi del fine vita. Perché è così difficile secondo lei far capire a chi ci governa che la richiesta di una morte dignitosa è un diritto civile?</strong></p>
<p>Direi che il motivo è molto semplice, ed è contenuto nel nome della vostra associazione, semplicemente non siamo in una civiltà laica. La società italiana è perennemente sotto l&#8217;ombrello del suo ingombrante vicino, il Vaticano. Anche questo ultimo governo Monti che, per carità, presenta  i suoi indubbi miglioramenti rispetto al precedente, è composto tuttavia da gente cattolica e che fa vanto del suo esser cattolica; e dato che per i cattolici la vita non è nostra ma di Dio, legiferare su questi temi è praticamente impossibile. Di fatto siamo uno Stato cattolico e non laico, dove chi non è cattolico è discriminato. In altri paesi, come l&#8217;Olanda, la laicità è una cosa che si respira nell&#8217;aria, chiunque c&#8217;è stato lo può confermare, e non solo per il riconoscimento del diritto all&#8217;eutanasia.</p>
<p><strong>Eppure anche in Italia tutti i sondaggi dicono che la maggioranza della popolazione è favorevole all&#8217;eutanasia (si parla di percentuali oltre il 60%), e tuttavia il governo vuole negare finache il Testamento Biologico che è la semplice possibilità di rifiutare le cure. Perché chi governa non è all&#8217;altezza dei governati?</strong></p>
<p>Le istituzioni sanno benissimo come stanno le cose. Non solo conoscono le cifre dei sondaggi ma conoscono la realtà in cui l&#8217;eutanasia è praticata clandestinamente, a casa o grazie alla complicità di un infermiere pietoso. Tuttavia cercheranno sempre di impedirla, sempre per non importunare i dogmi dello scomodo vicino. Noi a Roma li vediamo i politici che vengono qua, fanno i perbenisti in televisione e poi tradiscono le mogli o sperperano i loro soldi in frivolezze. Ma “il patto” con il Vaticano va portato avanti comunque e a ogni costo.<br /> Poco importa se poi l&#8217;effetto di queste decisioni è causare una differenza fra chi ha i soldi per andare a morire in Svizzera come Lucio Magri e chi non ce l&#8217;ha. Anche con l&#8217;aborto era la stessa storia, e ancora ci sono problemi per una donna che deve abortire e che invece di essere aiutata viene umiliata. I motivi di questo? Beh, rispondendo con una domanda posso dire: perché nella politica lacrime e sangue di Monti non è stata fatta pagare l&#8217;Ici alla Chiesa Cattolica?</p>
<p><strong>Ne ha accennato lei quindi glielo chiedo. La scelta di Lucio Magri ha generato negli ultimi giorni molte discussioni, qualcuno dice che questo gesto così premeditato non si può accomunare a quello di Mario Monicelli. Ovvero che non si può accomunare un malato terminale a un depresso, lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Guardi, io penso che sull&#8217;esercito di suicidi che decide di togliersi la vita nessuno, e dico nessuno, ha il diritto esprimere giudizi se non parlarne dal punto di vista politico come stiamo facendo io e lei. Questa storia che un depresso guarisce sicuramente se segue la giusta cura &#8220;psicofarmaci più psicoterapia&#8221; io la trovo semplicemente assurda. Qui si dimentica che non tutti i suicidi sono dei depressi, c&#8217;è chi sceglie razionalmente e lucidamente di togliersi la vita. Di mettere un punto. Di dire basta. E noi che diritto abbiamo di giudicare?<br /> Non parlo degli adolescenti che a causa di tanti fattori non sono in grado di controllare le loro reazioni, ma la storia che un uomo di 60 o 70 anni si toglie la vita solo perché è depresso è una favoletta che si racconta alla gente per esorcizzare la loro paura.<br /> Il fatto è proprio questo, che la gente ha paura della morte. Perché? Questo dobbiamo domandarci. Le faccio un esempio, io lavoro con i bambini e tante volte affronto con loro il tema della morte. Quando dico a scuola “oggi parliamo della morte” le maestre sbiancano e a volte se ne vanno; invece i bambini ne parlano con assoluta serenità per ore ed ore.<br /> La realtà è che siamo in un paese dove di fronte a questi argomenti si fanno ancora i gesti scaramantici, la morte è un tabù. Se lei va in Francia trova centinaia di libri per bambini che affrontano il tema, nel nostro paese neanche uno, a me li hanno sempre rifiutati!<br /> Il mio libro autobiografico che è uscito da pochissimo (“La bambina buona” &#8211; Sonzogno editore) racconta anche di questo, di come i miei familiari e anche Mario mi hanno abituato ad essere serena di fronte all&#8217;idea della morte. Non è curioso che chi ha ricevuto un imprinting laico non abbia paura della morte e chi ha avuto quello cattolico sì?<br /> E poi le dico una cosa, anche la storia che noi laici non abbiamo riti e che invidiamo il funerale cattolico è una sciocchezza. Chi dice queste cose dovrebbe vedere che cosa abbiamo organizzato in memoria di Mario, quartieri addobbati, il teatro Valle gremito. Noi laici al mondo cattolico non dobbiamo invidiare proprio niente.</p>
<p><strong>Per chiudere le dico solo un nome: Paola Binetti.</strong></p>
<p>Guardi, l&#8217;onorevole Binetti ha sbagliato a prendere la palla al balzo della morte di Mario per difendere le sue idee sull&#8217;eutanasia. Ma noi l&#8217;abbiamo denunciata per un motivo molto semplice, ovvero che lei non doveva permettersi di dire che Mario era stato lasciato solo. Così facendo ha diffamato non solo me ma tutti i suoi amici che non hanno mai smesso di cercarlo e di aiutarlo.<br /> Mi ha chiamato Ettore Scola e mi ha chiesto se volevo partecipare alla denuncia collettiva, ovviamente ho risposto di sì, mi sembrava doveroso. C&#8217;era un rione intero a Roma che adorava Mario, cosa ne vuol sapere la Binetti?</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/intervista-a-chiara-rapaccini/">Intervista a Chiara Rapaccini</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>La scelta di Lucio Magri</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 20:14:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Difficile, davvero difficile, leggere le prime pagine de “il manifesto” di oggi (30 Novembre 2011) e non commuoversi di fronte ai ricordi dei compagni di Lucio Magri che ha scelto di morire in una clinica svizzera. Magri era malato di depressione in seguito alla perdita della compagna di vita a cui era stato legato per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile, davvero difficile, leggere le prime pagine de “il manifesto” di oggi (30 Novembre 2011) e non commuoversi di fronte ai ricordi dei compagni di Lucio Magri che ha scelto di morire in una clinica svizzera. Magri era malato di depressione in seguito alla perdita della compagna di vita a cui era stato legato per un quarto di secolo, i suoi compagni de il manifesto conoscevano le sue intenzioni e hanno atteso insieme la telefonata che li informasse dell’avvenuto suicidio assistito. In questo ultimo viaggio è stato<span id="more-10283"></span> accompagnato da Rossana Rossanda fondatrice come lui del suddetto giornale. <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" style="padding: 10px; float:left;" title="magri" src="http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1322558139451_0.JPG" alt="" width="250" height="408" />Erano i <strong>comunisti eretici</strong> della fine degli anni ’60, storie che hanno caratterizzato a fondo la sinistra italiana e che oggi molti conoscono pur essendo nati dieci o venti anni dopo quei fatti. Se c’è una cosa che colpisce è l’austerità e la sobrietà dei commenti, poco spazio per inutili retoriche sui migliori che se ne vanno, molto per i ricordi personali ma il tutto con un comune fattore, il rispetto per una scelta. Magari non condivisa, ma comunque rispettata in quanto scelta personale sulla propria vita. Valentino Parlato in particolare scrive: “<em>il suicidio è una fondamentale libertà della persona. Chi è padrone della propria vita, come ogni umano lo è, può legittimamente e moralmente decidere di mettere la parola fine</em>” . E se altri suoi compagni dicono senza mezza termini che il suo errore più grande è stato andarsene in questo modo (ad es. Luciana Castellina), comunque rispettano la sua scelta.</p>
<p>Ovviamente non possiamo sperare che questi discorsi così limpidi e coerenti possano modificare le opinioni di altre persone che hanno fatto dell’integralismo la loro ragione di vita. Per sintetizzare il credo di costoro basta leggere quanto scrive il teologo<strong> Luigi Lorenzetti</strong> sul sito di <a href="http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/lucio-magri-suicidio-assisitito_301111095245.aspx">Famiglia Cristiana</a>: “<em>Nessuno ha un dominio incondizionato e assoluto sulla vita, così che possa arbitrariamente decidere se, come e quando darsi la morte. Se il non credente non arriva a comprendere (</em>poveraccio, nda)<em> che il padrone della vita è Dio, di certo può comprendere che il padrone della vita non è lo Stato. Questo, di conseguenza, non può concedere a nessuno, meno che meno al medico, la licenza di uccidere</em>.” Infatti nessuno Stato e nessun medico ha ucciso Luigi Magri, si parla di suicidio (sebbene assistito); forse il teologo dovrebbe informarsi su quello di cui sta parlando. Ma del resto se in così tanti hanno fatto confusione (e persistono a farla in modo palesemente doloso) fra eutanasia e suicidio assistito, cosa possiamo aspettarci se non farfugliamenti confusi e stantii? Sono sempre granitiche le certezze dogmatiche, lo dimostra <strong>Giuseppe Sanzotta</strong> che sul sito de <a href="http://www.iltempo.it/politica/2011/11/30/1305560-fine_lucio_magri_amore_utopia.shtml?refresh_ce">“il tempo”</a> afferma: <em>“Possiamo comprendere le ragioni di chi, agonizzante, chiede sia messa fine alla propria esistenza. Ma quelle cliniche dove si pagano 5 mila euro per morire non sono un simbolo di civiltà</em>.” A parte il fatto che gli euro richiesti sono circa la metà, e non sono molti di più di quello che costa un funerale decente nel nostro paese, ma ci chiediamo: quali sarebbero i simboli di civiltà? Gli Stati che costringono i malati terminali ad aprire le finestre del quinto piano dell’ospedale e a buttarsi di sotto per porre fine alle proprie sofferenze? Gli Stati che condannano al carcere le persone che hanno fatto un gesto pietoso verso un consenziente che da anni vedevano tormentato dal dolore e dalle cure inutili? “Chi si suicida sarà severamente punito”. Queste parole, che sembrano prese da una striscia delle sturmtruppen e che invece riassumono la nostra “civiltà” invocata dal Sanzotta in opposizione alle cliniche svizzere, hanno senso? Se la risposta è no, come noi riteniamo, dovremmo smettere di essere ipocriti e rispettare veramente le scelte altrui perché “<em>su se stesso sulla sua mente e sul suo corpo, l&#8217;individuo e&#8217; sovrano</em>” (J.S. Mill).</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
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		<title>Il Dottor Morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 19:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di cura]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio assistito]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><img decoding="async" alt="" src="http://www.ozlemsarac.com/wp-content/uploads/you_don_t_know_jack01.jpg" style="width: 300px; height: 240px" /></p>
<p>	&Egrave; andato in onda Marted&igrave; 22 Marzo 2011 sui canali Sky il film TV &ldquo;<i>You don&rsquo;t know Jack</i>&rdquo; ovvero la ricostruzione della vicenda di Jack Kevorkian, medico di origine armena che divise l&rsquo;America assistendo e mettendo a disposizione i mezzi per suicidarsi senza soffrire a ben 129 pazienti. Quello che fece con il centotrentesimo, ovvero praticare &ldquo;l&rsquo;eutanasia attiva&rdquo;, gli cost&ograve; una condanna per omicidio di secondo grado e dovette scontare poco pi&ugrave; di otto anni di carcere.</span></span></p>
<p>	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">Nei panni del medico c&#39;&egrave; un Al Pacino quasi irriconoscibile per il trucco d&rsquo;invecchiamento, ma magistrale come suo solito nell&rsquo;interpretazione; al suo fianco Susan Sarandon (<i>Thelma</i> <i>e Louise, Dead man walking</i>) e John Goodman (<i>Il grande Lebowsky, Il tocco del male</i>) completano un cast di alto livello per questo lavoro del regista Barry Levinson (<i>Good Morning Vietnam, Rain Man)</i> che va a riaprire una discussione mai chiusa nonostante i tentativi di politici di assopirla.</span></span></p>
<p>	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">La trama, per quel che &egrave; mi &egrave; dato di conoscere tramite la wikipedia inglese, rispecchia abbastanza fedelmente, la storia del &ldquo;Dr. Death&rdquo; com&rsquo;era chiamato dai media americani. Convinto del suo dovere (come medico) di dover alleviare le sofferenze del paziente quando queste diventano insopportabili, Kevorkian ide&ograve; una &ldquo;macchina della piet&agrave;&rdquo; (Mercy Machine) attraverso la quale il paziente, anche con un semplice movimento della testa, poteva dare il via a un flusso di sedativo che l&rsquo;avrebbe dapprima mandato in coma e quindi al flusso del cloruro di potassio che avrebbe fermato i suoi battiti cardiaci. L&rsquo;azione diretta del paziente era necessaria per evitare la prigione al dottore e ai suoi assistenti, trucco medico-legale che funzion&ograve; alla perfezione. Infatti nonostante la persecuzione nei suoi confronti del procuratore Thompson, Kevorkian risult&ograve; sempre vincente in tutti i processi a suo carico.</span></span></p>
<p>	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">La scelta di &ldquo;andare oltre&rdquo; e cominciare a combattere per ottenere la legalizzazione dell&rsquo;eutanasia praticandola attivamente sul suo centotrentesimo paziente, Thomas Youk, come detto gli cost&ograve; la condanna per omicidio di secondo grado. Condanna ottenuta dallo stato del Michigan in un processo farsa in cui non furono ammessi a testimoniare i parenti della presunta vittima, per paura che i loro racconti delle sofferenze patite a causa della SLA influenzassero (come gi&agrave; avvenuto in passato) la giuria.</span></span></p>
<p>	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">Il film mostra come anche in un paese fondamentalmente puritano come gli USA il discorso sul Testamento Biologico sia da tempo ampiamente superato, e il diritto di rifiutare qualunque tipo di terapia medica non &egrave; in discussione. Le azioni di Kevorkian infatti andavano oltre, volevano legalizzare il suicidio assistito in modo che il paziente non fosse costretto a lasciarsi morire di fame e di sete o a compiere (quando gli risulta possibile) gesti estremi per porre fine alle sue sofferenze.</span></span></p>
<p>	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">Quello che risulta evidente dal film &egrave; l&rsquo;ipocrisia di porre dei limiti tecnici all&rsquo;atto medico. Se il paziente stacca da solo il meccanismo che porta alla sua morte (o quello della mercy machine descritto, o la bombola di monossido di Carbonio non fa differenza), allora l&rsquo;azione &egrave; legalmente non punibile. Se il Dottor Morte gli inietta la soluzione letale allora &egrave; omicidio di secondo grado. </span></span></p>
<p>	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px">Ipocrisie e contraddizioni derivanti da grottesche morali irrispettose della libert&agrave; (e della sofferenza) altrui che da secoli appestano questo mondo.</span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify; margin-bottom: 0cm">	<span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 14px"><b>J. Mnemonic </b></span></span></p>
<p></p>
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