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	<title>Ilaria Alleva Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 09 May 2026 11:35:22 +0000</lastBuildDate>
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		<title>RIVISTA &#8220;CIVILTÀ LAICA&#8221; N. 37 -PACIFISMO O BARBARIE</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/pacifismobarbarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agnieszka Goclowska]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 10:39:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra è un’impresa maschile a cui siamo estranee (Virginia Wolf) L’unica guerra che sentiamo di dover dichiarare è quella al patriarcato. Con questo numero di Civiltà Laica abbiamo scelto di parlare di guerre, di pacifismo, di femminismo. La pratica femminista e quella pacifista hanno molto in comune, a partire dalla scarsa considerazione che ricevono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pacifismobarbarie/">RIVISTA &#8220;CIVILTÀ LAICA&#8221; N. 37 -PACIFISMO O BARBARIE</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>La guerra è un’impresa maschile a cui siamo estranee <em>(Virginia Wolf)</em></h3>
<p>L’unica guerra che sentiamo di dover dichiarare è quella al patriarcato. Con questo numero di Civiltà Laica abbiamo scelto di parlare di guerre, di pacifismo, di femminismo.<br />
La pratica femminista e quella pacifista hanno molto in comune, a partire dalla scarsa considerazione che ricevono come saperi. Parlando di guerre e militarismo, entrambi mettono al centro dell’analisi sistemi oppressivi che alimentano dinamiche di potere in cui non c’è spazio né voce per chi ne subisce le conseguenze.<br />
Le guerre vengono dichiarate storicamente come promesse di raggiungimento di pace e democrazia, a popolazioni che non hanno voce in capitolo e che ne subiscono le conseguenze in termini di morte, distruzione, cancellazione di intere generazioni, abbandono.<br />
La pace non si può raggiungere attraverso la guerra; la libertà, l’equità e la tutela dei diritti fondamentali non possono essere raggiunte attraverso i conflitti armati che acuiscono la struttura patriarcale già dominante nella società. Violenze e stupri fanno parte della pratica della guerra, e restano invisibili agli occhi del mondo, sepolti sotto i cumuli di macerie, come se non facessero parte della quotidianità di quella promessa di pace, di conquista, di giustizia. Le conseguenze di ciò che avviene sulla pelle delle donne non trovano spazio, restano lì sommerse. E quando mai lo hanno trovato? Ah sì, quando c’erano più donne coinvolte nei processi decisionali, quando le donne guidavano i processi di pace, ricordate? No? Non è mai accaduto?<br />
Allora perdonatemi, probabilmente la mia mente ogni tanto si fa un viaggio in altri mondi, una specie di vacanza.<br />
Continuare a diffondere i saperi del pacifismo e del femminismo come uniche alternative concrete e risolutive rispetto alle guerre agite da pochi a danno di molti/e, ci sembra l’unica pratica che possiamo mettere in campo. Spiegare che pacifismo e neutralità non sono la stessa cosa, continuare a mettere al centro l’ottica femminista nella narrazione delle guerre e delle dominazioni colonialiste, costruire relazioni e collaborazioni, condividere saperi e agire confronti, è ciò di cui abbiamo bisogno per produrre un cambiamento che non può attendere ancora.<br />
Vi auguro una buona lettura, e ringrazio chi ha voluto contribuire a questo numero!</p>
<p><strong>Silvia Menecali</strong></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/06/cl37.pdf">DOWNLOAD RIVISTA</a><br />
<br />
<a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2024/06/cl37.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max" data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">cl37</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pacifismobarbarie/">RIVISTA &#8220;CIVILTÀ LAICA&#8221; N. 37 -PACIFISMO O BARBARIE</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>A PASQUA TUTTI CELEBRIAMO LA RESURREZIONE… DELLA TERRA</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/a-pasqua-tutti-celebriamo-la-resurrezione-della-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 11:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Alleva]]></category>
		<category><![CDATA[paganesimo]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche questa Pasqua è passata. Abbiamo avuto modo di leggere qualche articolo sulle origini di questa festa. Abbiamo letto di riti ebraici e cristiani, ma lasciate che vi diciamo la verità: gli autori non sono andati abbastanza indietro. Come la maggior parte delle nostre feste, anche la Pasqua è legata al ciclo solare e alle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/a-pasqua-tutti-celebriamo-la-resurrezione-della-terra/">A PASQUA TUTTI CELEBRIAMO LA RESURREZIONE… DELLA TERRA</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Anche questa Pasqua è passata. Abbiamo avuto modo di leggere qualche articolo sulle origini di questa festa. Abbiamo letto di riti ebraici e cristiani, ma lasciate che vi diciamo la verità: gli autori non sono andati abbastanza indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">Come la maggior parte delle nostre feste, anche la Pasqua è legata al ciclo solare e alle stagioni: quello che è pervenuto sino a noi è soltanto uno dei moltissimi modi per festeggiare la Primavera. Quando infatti noi festeggiamo la resurrezione di Cristo, in realtà festeggiamo la rinascita dei campi e della natura che, dopo un lungo e arido inverno, inizia un nuovo ciclo vitale. Di questi riti abbiamo ancora indizi sia nella cultura popolare che di massa. Ma andiamo con ordine: di quale festa pagana si è appropriato il Cristianesimo stavolta?</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/a-pasqua-tutti-celebriamo-la-resurrezione-della-terra.html/gesu-compagnone" rel="attachment wp-att-20067"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-20067" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/gesu-compagnone.jpg" alt="" width="600" height="475" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/gesu-compagnone.jpg 600w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/gesu-compagnone-300x238.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/gesu-compagnone-202x160.jpg 202w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p class="western"><strong>MISTERI ELEUSINI E ALTRI RITUALI NEL MONDO</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Se restiamo “in casa”, non serve andare troppo lontano: nell’antica Roma, infatti, si celebravano i <b>Misteri Eleusini</b>, culto ereditato dall’antica Grecia. I Misteri Eleusini sono probabilmente il più famoso culto religioso pagano dal rito segreto di tutta la civiltà greca. Sono legati al mito di Persefone: si narra che la dea, figlia della dea della fertilità Demetra, fosse stata rapita da Ade, il re degli Inferi. Demetra fece di tutto per recuperare sua figlia, tanto che chiese alla regina di Eleusi di innalzarle un tempio, dove si rifugiò. Da lì provocò un’aridità tale che tutta la Terra ne fu colpita. Zeus tentò di far ragionare Demetra e farla tornare sull’Olimpo, ma invano: la dea non si sarebbe mossa dal tempio (né avrebbe fatto tornare la vegetazione sulla Terra) finché sua figlia non fosse tornata dall’Ade. Così, Zeus consentì a Persefone di passare sei mesi con la madre e sei mesi con lo sposo. Ogni volta che Persefone torna sulla Terra e ride, Demetra fa <b>rifiorire</b> la natura.</p>
<p align="JUSTIFY">Si dice che il rito misterico di Eleusi, che trova origine nel 1600 a.C., avesse a che fare con delle visioni dall’aldilà, per questo erano coinvolte anche sostanze psichedeliche; è stato anche ipotizzato che fosse una prosecuzione di un rito minoico. Anche il mito di Persefone è il mito di una <b>resurrezione</b>: c’è infatti una <i>descensus ad Inferos</i>, letteralmente (anche se per <i>Inferos</i> dobbiamo intendere, come i latini, semplicemente il regno dei morti e non il nostro inferno), una ricerca (Demetra che cerca la figlia perduta), e un’ascensione (il ritorno di Persefone nel mondo dei vivi, da cui nessuno può tornare). Nonostante i rituali fossero segreti, oggi noi sappiamo che gli iniziati erano convinti dell’esistenza di una <b>vita dopo la morte</b>. I Misteri Eleusini furono celebrati sino al 392 a. C., quando l’imperatore cristiano Teodosio li chiuse per decreto.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma andiamo ancora un po’ più indietro e un po’ più lontano: nello stesso periodo in cui noi festeggiamo la Pasqua, i Babilonesi festeggiavano e onoravano la <b>resurrezione</b> del dio Tammuz, riportato in vita dagli inferi da quella che in alcuni miti è sua moglie, in altri sua madre: <b>Ishtar</b>, la cui pronuncia è <i>Easter</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Più a nord, invece, si celebrava la dea <b>Ostara</b>, dea della fertilità, che dava il nome al mese di aprile (<i>Eostre-monath</i>), associata spesso anche alla <b>lepre</b>, animale particolarmente prolifico. Tutti questi miti, quindi, hanno a che fare con l’equinozio di Primavera. Non vi sembra tutto molto familiare?</p>
<p class="western"><strong>I SIMBOLI</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Perché i conigli e le uova? Come già anticipato, il coniglio, o la lepre, è un animale che rappresenta la <b>fertilità</b> (pensiamo ai modi di dire, alcuni poco eleganti, di uso comune anche oggi); questo è abbastanza semplice.</p>
<p align="JUSTIFY">Sull’<b>uovo</b>, invece, ci sono diversi aspetti da considerare: il primo è quello mitologico. In moltissime religioni di tempi e luoghi diversi, l’uovo è un simbolo <b>cosmogonico</b>, cioè rappresentante l’origine dell’universo: dalla Polinesia all’India, dalla Cina alla Grecia, dalla Finlandia all’America centrale. Molte statue di Dioniso spesso lo rappresentano con un uovo in mano e sappiamo che i culti orfici prevedevano il consumo di uova per rappresentare una volontà di fuga dal ciclo infinito delle <b>reincarnazioni</b>.</p>
<p align="JUSTIFY">I romani, così come i babilonesi o i russi, o i greci, avevano già l’abitudine di <b>nascondere uova</b> nel terreno dopo averle dipinte. I Persiani si <b>scambiavano</b> uova di gallina come dono in onore della Primavera.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma c’è anche un motivo pratico: non molti ormai sanno che <b>le galline non depongono uova</b> durante la stagione invernale a causa della mancanza di luce: l’esposizione ad essa è una parte fondamentale per la stimolazione ormonale e una gallina necessita di almeno 14 ore al giorno per poter deporre un uovo. Ecco perché l’uovo è simbolo della Primavera prima di tutto nel mondo agrario.</p>
<p align="JUSTIFY">In moltissime tradizioni paesane e folkloriche c’è anche l’infiorata per il Corpus Domini. Anche se i quadri floreali hanno una tradizione più recente di quelle citate finora, c’è da dire che nel Medioevo era usanza per la notte dell’equinozio di Primavera che i ragazzi piantassero <b>alberi in fiore</b> davanti alle case delle loro innamorate, per buon auspicio. Queste tradizioni sono rimaste non solo nelle infiorate di carattere religioso, ma anche in alcuni eventi locali, come il <b>Cantamaggio</b> o la corsa dei Ceri di Gubbio (che si ritiene derivi da un culto pagano in onore della dea romana Cerere e della primavera).</p>
<p align="JUSTIFY">Come sempre, l’umanità trova modi per festeggiare gli eventi solari. È sorprendente quanto i rituali siano simili in tutto il mondo e a distanza di secoli: ennesima dimostrazione che ciò che ci accomuna in quanto esseri umani è più di quanto ci divide come individui.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ilaria Alleva</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/a-pasqua-tutti-celebriamo-la-resurrezione-della-terra.html/ilaria" rel="attachment wp-att-20066"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-20066" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-243x300.jpg 243w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-830x1024.jpg 830w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-768x948.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-1244x1536.jpg 1244w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-1659x2048.jpg 1659w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/04/ilaria-130x160.jpg 130w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a></p>
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		<title>We wish you a Merry Christ&#8230; ah no!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/we-wish-you-a-merry-christ-ah-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 08:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[culti cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Merry Christmas, Feliz Navidad, Buon Natale a tutti! Credevate di esservi salvati dall&#8217;annuale promemoria su come il paganesimo influenzi la nostra vita molto più del cristianesimo? E invece no. Finché ci sarà chi usa l&#8217;argomentazione delle &#8220;nostre tradizioni&#8221;, io farò sfoggio di tutto il mio sapere a riguardo. Ogni anno in questo periodo incombe [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/we-wish-you-a-merry-christ-ah-no.html/grinch" rel="attachment wp-att-16498"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-16498" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/grinch.jpg" alt="" width="850" height="478" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/grinch.jpg 850w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/grinch-300x169.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/grinch-768x432.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/12/grinch-280x157.jpg 280w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /></a></p>
<p><em>Merry Christmas</em>, <em>Feliz Navidad</em>, <em>Buon Natale</em> a tutti! Credevate di esservi salvati dall&#8217;annuale promemoria su come il paganesimo influenzi la nostra vita molto più del cristianesimo? E invece no. Finché ci sarà chi usa l&#8217;argomentazione delle &#8220;nostre tradizioni&#8221;, io farò sfoggio di tutto il mio sapere a riguardo. Ogni anno in questo periodo incombe la lotta per la presenza dell&#8217;albero nelle scuole, di Babbo Natale, del presepe&#8230; peccato che solo quest&#8217;ultima sia una tradizione davvero cristiana. Il resto è stato ripreso (come gran parte delle nostre festività) non da uno, ma</p>
<p>da <em>vari</em> paganesimi. Partiamo dal simbolo più famoso del Natale: <strong>l&#8217;albero</strong>!</p>
<h4 style="text-align: center;">Un sempreverde contro le tenebre</h4>
<p>Il tipo di albero che usiamo, ovvero l&#8217;abete, è un albero sacro nelle tradizioni pagane germaniche e nordiche: con l&#8217;incombere della più tetra oscurità durante il solstizio di inverno, in attesa che le giornate tornassero ad allungarsi e il sole a splendere, il sempreverde rappresentava l&#8217;immortalità dato che non perdeva le foglie nemmeno nelle giornate più gelide, e in particolare per i Vichinghi l&#8217;abete rosso aveva addirittura dei poteri magici; dunque veniva tagliato e portato a casa per poi essere decorato con frutti atti a propiziare il ritorno della primavera e la fertilità della terra. Nella tradizione germanica, inoltre, l&#8217;abete è l&#8217;albero sacro del dio Odino, uno dei più potenti del pantheon. Ricorre nella festività di <em>Yule</em>, che ha diverse declinazioni a seconda dei Paesi.</p>
<h4 style="text-align: center;">Un dio generoso</h4>
<p>Sempre durante <em>Yule</em>, il folclore germanico narrava che Odino organizzasse una grande battuta di caccia accompagnato dagli altri dèi e dai guerrieri caduti. Se i bambini lasciavano i loro stivali nel caminetto pieni di carote, zucchero o paglia per sfamare il cavallo volante di Odino, questi avrebbe lasciato loro dei dolcetti o dei regalini. E chi è che porta i regali ai bambini su un carro trainato da renne volanti la notte di Natale? Le leggende su <strong>Babbo Natale</strong> sono però moltissime, e vengono da molte tradizioni diverse: c&#8217;è quella, sempre germanica, del demone assoggettato al santo, quella islandese dei folletti che portano i regali ai bambini buoni, fino alle origini cristiane (stavolta sì, almeno in parte) della leggenda di San Nicola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Della leggenda del Dio Agrifoglio e del Dio Quercia dei Celti e degli Scandinavi, invece, per tornare ai sempreverdi, ho già parlato<a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/origini-del-solstizio-destate.html"> qui</a> e, non volendo ripetermi, vi invito a leggere l&#8217;altro articolo (se siete interessati). Anche gli antichi romani avevano l&#8217;abitudine di decorare i pini per l&#8217;anno nuovo, che, tuttavia, iniziava il 21 marzo, con la primavera.</p>
<h4 style="text-align: center;">Merry Saturnalia</h4>
<p>Nel periodo del solstizio d&#8217;inverno, invece, i nostri avi festeggiavano i <em>Saturnalia</em> (o Saturnali): la celebrazione della venuta di Saturno nel tempio iniziava con grandi <strong>banchetti</strong>. Ci si scambiava poi dei <strong>pacchettini regalo</strong> accompagnati dall&#8217;augurio &#8220;io Saturnalia&#8221; (e da alcuni bigliettini piuttosto originali, a volte, di cui ho parlato <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/merry-saturnalia.html">qui</a>). I festeggiamenti erano caratterizzati dal rovesciamento dell&#8217;ordine sociale: gli schiavi erano considerati uomini liberi ed eleggevano un principe che avrebbe indossato una maschera rossa in onore di <strong>Saturno</strong> o Plutone. Il Natale romano era inoltre fuso con il <strong>Carnevale</strong>: i romani erano convinti che durante l&#8217;inverno gli dèi Inferi, preposti alla protezione delle anime defunte, ma anche dei campi, vagassero sulla Terra in corteo. Dovevano dunque essere placati con offerte votive e sfilate in loro onore che li avrebbero indotti a tornare nelle viscere del suolo. Addirittura fu necessario emanare una legge che imponeva un<strong> limite massimo di spesa</strong> per i banchetti durante questo periodo.</p>
<div id="attachment_1617" style="width: 567px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.scrittorisopravvissuti.it/wp-content/uploads/2019/12/christmas-winter-presents-gifts-6488.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1617" class=" wp-image-1617" src="http://www.scrittorisopravvissuti.it/wp-content/uploads/2019/12/christmas-winter-presents-gifts-6488.jpg" alt="" width="557" height="371" /></a><p id="caption-attachment-1617" class="wp-caption-text">Free picture (Christmas Gifts) from https://torange.biz/christmas-gifts-6488</p></div>
<p>Anche la <strong>ghirlanda</strong> che appendiamo alla porta discende da tradizioni pagane: per i greci e i romani era una corona simbolo di vittoria e veniva appesa alle porte degli atleti vincitori; per i germani il cerchio simboleggiava l&#8217;eternità della natura ed era una protezione contro il buio. Spesso era illuminata da quattro candele e ornata di vari fiori e nastri.</p>
<h4 style="text-align: center;">Sperando che il Sole rischiari anche le menti</h4>
<p>Insomma, l&#8217;unica tradizione veramente cristiana pare essere quella del <strong>presepe</strong>, di origini medievali, in onore della natività di Gesù. Ma ricordate sempre che la nascita del Messia coincide con quella di molte altre divinità, perché tra il 21 e il 25 dicembre si festeggia la <strong>nascita del Sole</strong> e la vittoria della luce sulle tenebre. Dunque, in virtù di tutto questo, voglio chiedere un regalo a coloro che difendono le &#8220;nostre tradizioni&#8221;: adottate l&#8217;usanza che più vi piace, ma smettetela di rompere le palle di Natale con l&#8217;imposizione agli altri non delle &#8220;vostre tradizioni&#8221; ma della vostra ignoranza. Per piacere. Acculturatevi.</p>
<p>E a tutti gli altri, dal canto mio, non posso che augurare un felice <em>Sol Invictus</em> e allegri <em>Saturnali</em>!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Ilaria Alleva</strong></p>
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		<title>Gay Pride 2019</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/gay-pride-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 12:51:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Civiltà Laica comincia ad avere il dono dell&#8217;ubiquità, mentre partecipavamo al primo Pride di Amelia (di cui potete leggere qui il resoconto)   altri soci e socie dell&#8217;associazione distribuivano la nostra rivista al pride di Roma. Fra quest&#8217;ultimi la nostra Ilaria Alleva che commenta così la sua prima esperienza al gay pride. Sabato scorso sono stata al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/gay-pride-2019.html/pride19-01" rel="attachment wp-att-16159"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-16159" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/pride19.01.jpg" alt="" width="453" height="301" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/pride19.01.jpg 960w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/pride19.01-300x200.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/pride19.01-768x511.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/06/pride19.01-240x160.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></p>
<p><em>Civiltà Laica comincia ad avere il dono dell&#8217;ubiquità, mentre partecipavamo al primo Pride di Amelia <a href="https://tuttoggi.info/amelia-pride-concluso-levento-arcobaleno-gli-organizzatori-un-successo/519129/">(di cui potete leggere qui il resoconto) </a>  altri soci e socie dell&#8217;associazione distribuivano la nostra rivista al pride di Roma. Fra quest&#8217;ultimi la nostra Ilaria Alleva che commenta così la sua prima esperienza al gay pride.</em></p>
<p>Sabato scorso sono stata al Gaypride. Era il mio primo pride. Pur non facendo direttamente parte della comunità lgbt, ritenevo importante manifestare per la parità di diritti. La nostra società è estremamente retrograda in questo: nell&#8217;antica Grecia era considerato vero amore quello omosessuale; c&#8217;erano scuole in cui era prevista anche l&#8217;educazione sessuale omoerotica (basti pensare a Saffo); gli antichi romani non avevano termini per eterosessuale o omosessuale, ma moltissimi termini per i ruoli attivi-passivi nella coppia. Si dice che lo stesso Nerone abbia celebrato nozze omosessuali. Nessuno Stato, nessun Dio, nessuna istituzione, nessuno in assoluto dovrebbe avere il diritto di mettere bocca su chi sono e chi scelgo di amare. L&#8217;omofobia non è che una odiosa declinazione del brutto vizio di non sapersi fare gli affari propri. Cosa c&#8217;è che vi schifa tanto in due persone che si amano piuttosto che negli uomini che picchiano le loro compagne (per esempio)? Non vi rendete conto che se vedete qualcosa di profondamente sbagliato nel primo caso più che nel secondo, quel che c&#8217;è di davvero sbagliato è dentro di voi? Quelli che si nascondo dietro un Dio fanno ridere: quale Dio, semmai esistesse, si cruccerebbe per l&#8217;amore? Perché questo è ciò che ho visto sabato: l&#8217;amore. Ovunque. Nei baci teneri delle coppie, nei sorrisi di chi finalmente poteva essere sé stesso senza giudizi, nel carnevale di colori sgargianti scaldati dal sole romano e nei coriandoli sotto al Colosseo. In un clima profondamente disumanante, fatto di odio e intolleranza, assistere a cose del genere è vitale: sperare che un mondo migliore e più giusto possa esistere è vitale per continuare a lottare. Ho visto molti cartelli che dicevano &#8220;abbiamo diritto a essere diversi&#8221;. Credo sia più appropriato &#8220;abbiamo diritto a essere felici&#8221;. @ Rome, Italy</p>
<p><strong>Ilaria Alleva<br />
</strong></p>
<p><em>Potete vedere il bel reportage fotografico di Ilaria sulla <a href="https://www.facebook.com/civiltalaica/">nostra  pagina facebook</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carnevalone liberato</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/carnevalone-liberato-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 10:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[come è andata?]]></category>
		<category><![CDATA[carbevalone liberato]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale anticlericale]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Alleva]]></category>
		<category><![CDATA[poggio mirteto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Brucia nel rogo il mammoccio dell’offesa, Brucia davanti alle scale della chiesa; Alte le fiamme che in piazza divampano, Battono i piedi coloro che danzano; Scorrono fiumi di vino sconsacrato, Sorgenti del carnevale liberato; Lungo le strade si fan grandi parate Di demoni e fate, di persone mascherate! I tamburi battono note tribali Perfette [&#8230;]</p>
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<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/carnevalone-liberato-2.html/poggio-17" rel="attachment wp-att-15835"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15835" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/03/poggio-17.jpg" alt="" width="421" height="315" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/03/poggio-17.jpg 960w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/03/poggio-17-300x225.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/03/poggio-17-768x576.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2019/03/poggio-17-213x160.jpg 213w" sizes="auto, (max-width: 421px) 100vw, 421px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Brucia nel rogo il mammoccio dell’offesa,</p>
<p>Brucia davanti alle scale della chiesa;</p>
<p>Alte le fiamme che in piazza divampano,</p>
<p>Battono i piedi coloro che danzano;</p>
</div>
<div class="last column">
<p>Scorrono fiumi di vino sconsacrato,</p>
<p>Sorgenti del carnevale liberato;</p>
<p>Lungo le strade si fan grandi parate</p>
<p>Di demoni e fate, di persone mascherate!</p>
<p>I tamburi battono note tribali</p>
<p>Perfette per tali occasioni triviali.</p>
<p>Maschere d’ogni specie e d’ogni sorta</p>
<p>Alla follia apron liete la porta.</p>
<p>Il vescovo viene ridicolizzato</p>
<p>Dalla gente del Poggio autoproclamato.</p>
<p>Cose da pazzi per il parrocchiano:</p>
<p>questo è un vero rituale pagano!</p>
<p>Crede ai dannati bruciati e a Belzebù</p>
<p>Chi non s’accorge che l’Inferno è quaggiù.</p>
<p><strong>Ilaria Alleva</strong></p>
</div>
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		<title>Merry Saturnalia</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/merry-saturnalia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 12:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Alleva]]></category>
		<category><![CDATA[paganesimo]]></category>
		<category><![CDATA[pagani]]></category>
		<category><![CDATA[regali di natale]]></category>
		<category><![CDATA[saturnali]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte, durante le feste, vi scervellate cercando di trovare una frase carina per un biglietto da corredare ai regali dei vostri cari, cercando di non scadere in banalissimi “Tanti Auguri” o “Buon Natale“? Consolatevi: non siete né i primi né gli ultimi. E dobbiamo andare molto indietro per trovare i primi! Addirittura all’antica Roma. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/merry-saturnalia.html/regalo-natale-2" rel="attachment wp-att-15583"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-15583" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/regalo-natale-2-300x152.jpg" alt="" width="497" height="252" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/regalo-natale-2-300x152.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/regalo-natale-2-768x389.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/regalo-natale-2-280x142.jpg 280w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/regalo-natale-2.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 497px) 100vw, 497px" /></a></p>
<p>Quante volte, durante le feste, vi scervellate cercando di trovare una frase carina per un biglietto da corredare ai regali dei vostri cari, cercando di non scadere in banalissimi “Tanti Auguri” o “Buon Natale“? Consolatevi: non siete né i primi né gli ultimi. E dobbiamo andare molto indietro per trovare i primi! Addirittura all’antica Roma. Già, perché il Natale, checché se ne dica, al giorno d’oggi miscuglio di credenze e feste religiose di ogni tipo, trova origine negli antichi Saturnalia, feste dell’antica Roma durante le quali ci si scambiava dei doni. Ovviamente, anche i doni dei nostri avi erano accompagnati da dei bigliettini, alcuni più originali di altri, tanto da divenire storia letteraria: è il caso di Marziale, famoso letterato romano del primo secolo dopo Cristo. Notoriamente, Marziale scriveva epigrammi, una forma letteraria che veniva dall’antica Grecia, prevalentemente associata ai riti funebri (si trattava perlopiù di incisioni sulle lapidi), di carattere dedicatorio-celebrativo, e che poi con lo scorrere dei secoli si è sempre più avvicinata alla poesia. Tuttavia, la caratteristica principale dell’epigramma sta nel suo essere breve e incisivo.</p>
<p>Tra l’84 d.C. e l’85 d.C., il poeta latino pubblica due raccolte di epigrammi corrispondenti al tredicesimo e al quattordicesimo “Liber de Spectaculis“, chiamate rispettivamente “Xenia” (ξενία) e “Apophoreta” (ἀπο-ϕόρητα), parole di origine greca che designano il concetto di ospitalità e dunque i “doni per gli ospiti” per estensione, e i “doni da portar via” alla fine di un convivio (vi ricorda, per caso, il Cenone della Vigilia?). Con queste denominazioni, Marziale intendeva dare lustro e letterarietà ai suoi componimenti, che in realtà altro non erano che biglietti di auguri accompagnati ai regali. Ma cosa avevano di particolare questi bigloettini per diventare letterari? Semplice: l’inventiva e l’originalità messa in versi! Marziale utilizzava i regali e le persone cui erano assegnati come fonte di ispirazione, scrivendo dunque sull’oggetto e magari creando qualche battuta giocosa o goliardica sulla relazione che suddetto oggetto avrebbe avuto con il destinatario.</p>
<p>Un’altra usanza legata, invece, agli Apophoreta era il fatto che si pescassero in maniera del tutto casuale, cosicché si venissero a creare anche situazioni divertenti e improbabili di cui ridere, come l’assegnazione di un pettine a un calvo. Anche noi oggi (moda in voga soprattutto tra i più giovani) facciamo una cosa simile, ma rovesciata: il Babbo Natale segreto (oggetto anche di una puntata della serie televisiva New Girl), in cui si fa il regalo alla persona di cui si è pescato il nome senza che questa lo sappia. Tuttavia, Marziale era anche famoso per la sua poca sensibilità: i suoi componimenti avevano sempre la battuta finale, ma fin troppo spesso questa risultava cinica, in alcuni casi anche cattiva, rivelando la sua visione disincantata della società. Infatti, il poeta era un satirico, e criticava aspramente la società, deridendone i modi tramite l’impietoso giudizio su vizi e difetti degli uomini che la popolavano.</p>
<p>Se i vostri biglietti d’auguri vi sembrano sempre banali, tenete presente che potreste usare lo stile di Marziale e accompagnare ogni regalo a un breve componimento con una battuta di spirito finale, ma fate attenzione a ció che scrivete: magari tra mille anni sarà letteratura, ma qualche convitato permaloso potrebbe offendersi, e voi attualmente non disponete di licenze poetiche che vi giustifichino! E non lesinate:</p>
<p>“I regali fatti agli amici non sono preda del fato: avrai soltanto le ricchezze che hai donato”.</p>
<p>Buone feste!</p>
<p><strong>Ilaria Alleva</strong></p>
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		<title>La notte più lunga</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-notte-piu-lunga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 13:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Alleva]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sol invictus]]></category>
		<category><![CDATA[solstizio d'inverno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Tramonta il globo di luce dietro la rocca narnese oltre le montagne che circondano la valle.  Cala la notte la più lunga, la più oscura. Ma non c&#8217;è oscurità che possa impedire l&#8217;alba e il ritorno dei raggi infuocati. Basta sapersi difendere dal freddo e dal buio fino al sorgere della stella più luminosa: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/la-notte-piu-lunga.html/sol-invictus-18" rel="attachment wp-att-15573"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-15573" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/sol-invictus-18-300x164.jpg" alt="" width="410" height="224" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/sol-invictus-18-300x164.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/sol-invictus-18-768x419.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/sol-invictus-18-280x153.jpg 280w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2018/12/sol-invictus-18.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tramonta il globo di luce<br />
dietro la rocca narnese<br />
oltre le montagne<br />
che circondano la valle. <span class="text_exposed_show"><br />
Cala la notte<br />
la più lunga,<br />
la più oscura.<br />
Ma non c&#8217;è oscurità<br />
che possa impedire l&#8217;alba<br />
e il ritorno dei raggi infuocati.<br />
Basta sapersi difendere<br />
dal freddo e dal buio<br />
fino al sorgere della stella<br />
più luminosa:<br />
il Sole invincibile che sempre,<br />
per quanto lunga e oscura<br />
possa essere la notte,<br />
trionferà su di essa.</p>
<p><strong>Ilaria Alleva</p>
<p>Buon Sol Invictus a tutti dall&#8217;Associazione Culturale Civiltà Laica</strong></span></p>
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		<item>
		<title>Paola Barbato al Terni Horror Fest #3</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 09:09:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[come è andata?]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Alleva]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[paola barbato]]></category>
		<category><![CDATA[terni horror fest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la terza edizione del Terni Horror Fest, festival dedicato all’orrore (e che infatti si tiene nei giorni intorno ad Halloween, dal 28 ottobre al 1 novembre) tra le varie iniziative c’è stata la possibilità di parlare con l’autrice Paola Barbato del suo ultimo romanzo, già recensito in un precedente articolo su questo sito, e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3.html/dsc_0105" rel="attachment wp-att-14444"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14444" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0105-1024x687.jpg" alt="" width="403" height="270" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0105-1024x687.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0105-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0105-768x516.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0105-238x160.jpg 238w" sizes="auto, (max-width: 403px) 100vw, 403px" /></a></p>
<p>Durante la terza edizione del <em>Terni Horror Fest</em>, festival dedicato all’orrore (e che infatti si tiene nei giorni intorno ad Halloween, dal 28 ottobre al 1 novembre) tra le varie iniziative c’è stata la possibilità di parlare con l’autrice Paola Barbato del suo ultimo romanzo, già recensito in un precedente articolo su questo sito, e della sua esperienza con la Bonelli. L’intervista è stata gestita da me e dallo scrittore e Presidente dell’<em>Associazione Civiltà Laica </em>che cura la direzione artistica del festival, Alessandro Chiometti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A.</strong>: “‘<em>Non Ti Faccio Niente</em>’ è il quarto romanzo di Paola, che inizia come sceneggiatrice di <em>Dylan Dog</em>, e l’ho conosciuta come autrice del fumetto. Poi ho scoperto che pubblicava anche dei bellissimi libri, ed io ho iniziato a leggerla con ‘<em>Il Filo Rosso</em>’, anche se questo mi è piaciuto di più e credo che sia, senza piaggeria, il miglior thriller italiano degli ultimi dieci anni. La struttura di questo romanzo è molto complessa, dato che si sviluppa su due linee temporali distanziate da vent’anni, e questo ricorda un altro classico dell’horror, ‘<em>It</em>’ di Stephen King. La cosa particolare è nell’idea di partenza, ovvero: c’è una persona negli anni ’80 che rapisce i bambini in modo seriale, ma non è una persona cattiva. Li rapisce per dargli la possibilità di vedere che c’è un mondo migliore rispetto a quello che hanno conosciuto. […] Come è venuta questa idea, Paola?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Ho iniziato questo libro nel 2013: lo avevo proposto, in dodici pagine, ma lo avevano rifiutato perché poco interessante, mi avevano addirittura detto che era banale e già sentito. Dunque non ricordo bene come sia nata l’idea. So che allora sono partita in quarta ma sono stata raffreddata dalla reazione degli editor e sono passata ad altro fino all’anno scorso, quando mi sono ricapitate per caso queste dodici pagine cristallizzate e ho deciso di riprenderlo in mano. È un libro che parla delle buone intenzioni, a cui non sempre corrisponde un risultato positivo: moltissime delle buone intenzioni del romanzo portano ad eventi negativi, e tutti i personaggi, positivi e non, hanno delle motivazioni di cui sono profondamente convinti, quindi in un certo senso tutti sono spinti da buone intenzioni. Dunque c’è molto da valutare su quali siano le ombre dei personaggi. Il protagonista è un criminale. È un rapitore seriale di bambini, non importa se è un criminale bianco che non fa del male. C’è da chiedersi cosa significa essere una brava persona e cosa essere una persona deprecabile. I bambini rapiti sono 32, una cifra enorme, tanto che alla fine del romanzo ho aggiunto una lista con le indicazioni dei nomi, dei luoghi, delle date e della durata dei rapimenti. Sono così tanti per due ragioni: la prima è che mi sono documentata, e le sparizioni negli anni ‘80 erano veramente <strong>moltissime</strong>, e spesso non venivano denunciate, poiché si imputavano le cause a situazioni di disagio in famiglia, a piccole fughe. Quando venivano fatte le denunce, passavano 3 giorni prima di completare l’iter burocratico. Una follia! In quei 3 giorni, il rapitore non sarebbe stato cercato, e dunque non ci sarebbero state conseguenze. E poi all’epoca c’era una concezione completamente diversa dell’infanzia: oggi i genitori sono sempre angosciati e iperprotettivi; all’epoca, ero una bambina anch’io, alle 3 e mezza il bambino usciva di casa e non rientrava prima dell’orario di cena, e basta. Dove andava? Era con gli amici? In bici, a piedi? Bo! ‘<strong><em>Qualcuno l’avrebbe guardato</em></strong>’, era questo il concetto della società. In realtà non era così automatico come si sperava. Il fatto è che gli anni ’80 erano seguiti agli anni ’70, anni pesanti, che avevano richiesto sempre un enorme impegno, in tutte le cose. Negli anni 80 si è cercata un po’ di leggerezza. Forse un po’ <strong>troppa</strong>. E infatti i quarantenni di oggi raccontano il mare magno di molestie subite in quegli anni nei quali anche solo la parola pedofilia era tabù e non se ne parlava, c’era solo ‘Il Maniaco’, ‘<em>stai attento al maniaco che viene da fuori arriva ti prende e ti porta via!</em>’ si diceva. Poi si è iniziato a capire che forse il maniaco invece vive nella casa affianco e sono cambiati i parametri.”</p>
<p><strong>I.</strong>: “Leggendo il libro ho notato tantissimi personaggi messi più o meno tutti sullo stesso piano, e mi chiedevo come fosse possibile riuscire a gestirne così tanto senza sminuirne nessuno.”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Eh, non lo so! Io non sono una scrittrice che riesce a lavorare in maniera schematica, scrivo <em>in progress.</em> Fondamentalmente non scrivo di un personaggio se non mi interessa, non lo creo proprio se non mi incuriosisce, lo seguo solo nel caso contrario. Va sottolineato che mi incuriosiscono anche dei personaggi che non mi piacciono [&#8230;]. Mi incuriosiscono molto <strong>i deboli</strong>, gli ignavi, quelli che non sanno mai prendere posizione, come Mariangela o Daniele […]. E siccome queste persone <strong>esistono</strong> e sono la maggioranza (non esistono il bianco e il nero, il grande eroe e il super cattivo, sono tutti grigi, sfumati). I grigi sono molto interessanti; anche se non condivido quello che fanno e spesso non capisco quello che fanno, queste non sono buone ragioni per non metterli in scena per quello che sono. È troppo facile mettere in scena un poveraccio e dopo o bastonarlo o fargli venire il moto di eroismo. Uno può essere poveraccio dall’inizio alla fine e avere comunque la sua dignità di personaggio, ed è una cosa per cui mi batto tantissimo, perché gli stereotipi mi hanno stancata. Preferisco avere dei personaggi di cui posso dire ‘<em>Ehi! Guarda quello come somiglia al moroso della Francesca!</em>’. Quelli sono i personaggi che <strong>ci sono</strong> nella vita di tutti, sempre.”</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3.html/dsc_0055" rel="attachment wp-att-14442"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14442" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-1024x687.jpg" alt="" width="506" height="339" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-1024x687.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-768x516.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0055-238x160.jpg 238w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" /></a></p>
<p><strong>I.</strong>: “Il protagonista invece è molto atipico; questo fatto del rapitore buono è venuto da indagini psicologiche oppure è venuto proprio da una tua idea?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Sì, probabilmente è una delle mie teorie. Quando dico che negli anni ’80 i bambini venivano guardati troppo poco lo dico a ragion veduta. […] Il fatto è che […] l’essere umano ha perso quasi completamente la sua parte animale e istintiva che tanto ci faceva bene. […] Una delle nostre capacità rimaste è la <strong>paura</strong>, l’istinto di autoconservazione. […] La paura è uno dei nostri ultimi istinti, ed è salvifica in piccole dosi, ci consente di essere prudenti e tutelarci. Quel po’ di paura che il rapitore mette addosso ai genitori dei bambini, avrebbe fatto bene a tanti genitori degli anni ’80.”</p>
<p><strong>I.</strong>: “Sei un’autrice già affermata, eppure hai scelto di scrivere su <em>Wattpad</em>. Queste piattaforme ormai sono moltissime, non riusciamo più nemmeno a contarle. Come mai proprio <em>Wattpad</em>?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Mi è capitata quella: l’anno scorso, a luglio, mi scrisse un’amica dicendomi che aveva ritrovato delle poesie di sua mamma e che voleva pubblicarle, e mi chiese un consiglio ‘<em>Wattpad o WordPress?</em>’ e io ho risposto ‘<em>eh!?</em>’. Non avevo idea di cosa fosse <em>Wattpadd</em>,<em> WordPress</em> vagamente. Poi ho scoperto che su <em>Wattpad</em> ognuno può pubblicare ciò che vuole. Io non avevo più un editore, avevo scritto tanta roba mi sono detta ‘<em>perché no?</em>’. Considero <em>Wattpad</em> <strong>l’approdo</strong> <strong>degli incipit perduti</strong>. Io avevo cinque romanzi che non erano andati avanti, ho aperto la mia pagina e ho deciso di pubblicarli lì. Mi è ricapitato questo incipit, il più bello, e ho pensato che era un peccato non andare avanti. […] In 67 giorni ho scritto tutto. Erano molti anni che non mi dedicavo così esclusivamente a un romanzo e ne avevo proprio bisogno, è stato disintossicante, mi sono trovata così bene (anche nel rapporto coi lettori) che ne sto scrivendo un altro, sempre su <em>Wattpad</em>.”</p>
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<p>Dopo aver letto i due incipit del romanzo, si riparte con le domande.</p>
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<p><strong>A.</strong>: “La <strong>paperella</strong> è una cosa particolare: uno potrebbe pensare che sia il segno del rapitore che vuole farsi ritrovare. Ma in questo libro delle paperelle <strong>non importa niente a nessuno</strong>, c’è solo un poliziotto che ha preso un vago appunto. Il rapitore sa che è il proprio simbolo e capisce che c’è qualcosa che non va quando lo rivede nella seconda linea temporale, ma gli investigatori non ne tengono conto. A me è sembrata una presa in giro di quei gialli secondo cui basta guardare in giro e gli investigatori trovano le firme sempre più particolari.”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Sì, è un po’ una presa in giro, ma in realtà deriva da una cosa che lessi moltissimi anni fa: quando venne liberato, Cesare Casella scrisse, insieme a un giornalista, un libro in cui raccontava del suo rapimento. E quando i rapitori lo costrinsero a scrivere una lettera ai genitori dettandogli cosa doveva scrivere, Casella, siccome aveva visto un sacchetto della spesa con il nome di un paese che secondo lui era vicino ma in realtà era lontanissimo, scrisse alcune parole maiuscole, componendo il nome di questo paese. E alla fine dei saluti aggiunse ‘<em>maiu</em>’. Su questo <em>maiu</em>, che per lui era la contrazione di ‘<em>maiuscolo</em>’, gli investigatori si interrogarono tantissimo, arrivando alla conclusione che probabilmente era una ragazza che lui aveva frequentato e che chiamava così, ma che non conosceva nessuno. Tutto questo sforzo titanico che lui ha fatto per cercare di far capire il nome di questo paese quindi, non è servito a niente. Non perché gli investigatori siano stupidi, è che <strong>queste cose funzionano nei romanzi</strong>. Non è automatico nemmeno nel mio romanzo, perché le paperelle vengono lasciate dal rapitore per una sua motivazione personale. […] Lascia la prima paperella per sbaglio, perché la voleva usare per attirare un bambino, poi trova un uccellino che funziona meglio allo scopo e quando se ne va vede la paperella nello specchietto retrovisore. Nella sua mente si crea una sovrapposizione: la papera è in pericolo, il bambino è salvo, e gli pare cosa buona e giusta. Dato che è un ossessivo, comincia a farlo tutte le volte, con la speranza che qualcuno lo noti. <strong>Non se ne accorge nessuno</strong>, solo in due si fanno qualche domanda. Alla fine diventa un simbolo molto forte per i lettori e per il protagonista. C’è ma è come se non ci fosse, come effettivamente credo che capiti in molti casi, suscitando anche la frustrazione del criminale in questione.”</p>
<p><strong>A.</strong>: “Prima mi dicevi che hai una specie di staff che ti aiuta a mantenere la credibilità e la verosimiglianza della trama, mi dicevi del gps, che non rimanda un segnale, lo acquisisce e basta. La gente ormai è convinta che da una macchia di sangue si possano avere milioni di informazioni, quando non è vero. Invece in ‘<em>Non ti faccio niente</em>’ si trova una costruzione fantastica, i thriller più belli sono quelli credibili. Le cose che ci sono, sono <strong>verosimili</strong>. Quanto questi tuoi amici ti aiutano?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Moltissimo. Ci sono due anatomopatologhe, uno che lavora coi RIS, e un becchino (cosa da non sottovalutare, perché i corpi si decompongono in maniera diversa a seconda dei posti, del tempo, e di tanti altri fattori, e se scrivi di queste cose non puoi ignorarlo. Il tufo può cambiare un intero romanzo!)”</p>
<p><strong>A</strong>.: “Quante ricerche ci vogliono per un romanzo così?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Quelle che servono, anche quelle banali. Le due anatomopatologhe mi hanno svelato, ad esempio, l’esistenza del tecnico di obitorio, un ruolo di cui ignoravo completamente la presenza e la funzione. Ma anche solo se un personaggio va da Genova a Pordenone, io devo sapere quanto ci mette, e se ci vogliono due ore e un quarto ma il personaggio è in stato di shock, ci metterà di più. Non devo farmi fare l’obiezione né da un anatomopatologo né da un camionista che mi legge. […] Sono banalità, ma ti può leggere chiunque e dunque devi essere preciso per tutti i tuoi possibili lettori.”</p>
<p>Anche il pubblico, durante la presentazione, si è dimostrato molto coinvolto e partecipativo, tanto che sono state fatte importantissime domande sul finale e sulla struttura dei personaggi. La Barbato ha risposto dicendo che spesso la prima cosa che scrive è proprio il finale (è il caso di “Mani Nude”, di cui l’ultima frase corrisponde alla prima scritta dall’autrice), e per quanto riguarda i personaggi afferma che, sebbene non faccia schemi, riesce a tenere ben presente il personaggio in testa e a gestirlo in maniera coerente. Poi sono state fatte delle domande inerenti al lavoro come sceneggiatrice per Dylan Dog.</p>
<p><strong>A.</strong>: “Io ti conosco per la <em>Sergio Bonelli</em>. In particolare, per il numero 200, che raccontava del passato di Dylan Dog, quando era un alcolista, e per il ventennale, una delle storie doppie, ‘<em>Xabaras</em>’ e ‘<em>Il nome del padre</em>’, dove riprendi due personaggi che stanno molto a cuore ai lettori, tra cui il gatto nero Cagliostro. Mi ha colpito molto, per quanto riguarda il ventennale, il fatto che tu sia entrata in una storia già esistente (di Sclavi), ma hai svelato dei lati oscuri di Xabaras senza modificare la storia precedente e riuscendo a far tornare tutto. È stato molto difficile o sbaglio?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Sì, e poi queste cose le chiedono sempre a me! Mi è stato chiesto anche di riscrivere ‘<em>Il Lungo Addio</em>’. Non ho toccato la storia originale, ma ho cercato di inserirmi nelle anse lasciate tra un pezzo e l’altro. È difficile, sì, ma non puoi imbrogliare, devi poterti muovere negli spazi vuoti. È la grande lezione che Stephen King ci ha dato con ‘<em>Misery</em>’, dove l’antagonista spiegava allo scrittore che se in una storia lui aveva fatto morire la protagonista, non poteva imbrogliare, doveva farla morire e poi riportarla in vita. Il lettore non è un imbecille, bisogna essere molto liquidi e sapersi incastrare.”</p>
<p><strong>A.</strong>: “Secondo te che impatto ha avuto ‘<em>Dylan Dog</em>’ sulla letteratura in generale?”</p>
<p><strong>P.</strong>: “Al di là del ribaltamento del punto di vista di Sclavi (che si mette dalla parte dei mostri, che spesso hanno dignità maggiore rispetto a chi dovrebbe rappresentare la nostra umanità), ha creato <strong>l’eroe debole</strong>. Perché Dylan non fa altro che sbagliare, avere deduzioni non realistiche, fare il contrario di ciò che dice e questo ha consentito un avvicinamento enorme tra lettore e personaggio. Dylan non si mette sul piedistallo, ma dice ‘<em>sono a terra tanto quanto te, se allunghi la mano mi tocchi</em>’. Prima i personaggi a fumetti e non venivano messi in una posizione per cui il lettore doveva limitarsi ad osservarli. Il paradosso è che lo stesso effetto l’ha avuto Tex, che è l’esatta antitesi. I lettori si sono divisi in due posizioni: chi vuole qualcuno da ammirare e chi vuole qualcuno con cui identificarsi.”</p>
<p><strong>Ilaria Alleva</strong></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3.html/dsc_0065" rel="attachment wp-att-14443"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14443" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-1024x687.jpg" alt="" width="501" height="337" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-1024x687.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-768x516.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/11/DSC_0065-238x160.jpg 238w" sizes="auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/paola-barbato-al-terni-horror-fest-3/">Paola Barbato al Terni Horror Fest #3</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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