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	<title>walter peruzzi Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Ci ha lasciato Walter Peruzzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2014 09:34:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci ha lasciato il 25 Maggio scorso Walter Peruzzi: scrittore, saggista, critico. Voce lucida e tagliente pronta a stigmatizzare l&#8217;ipocrisia della chiesa cattolica e non solo.Fra i suoi saggi più riusciti ricordiamo &#8220;Cattolicesimo Reale&#8221; (che da anche il titolo al suo blog e &#8220;Svastica verde&#8221; sull&#8217;ingombrante presenza della Lega in una democrazia fragile come quella italiana.In collaborazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci ha lasciato il 25 Maggio scorso Walter Peruzzi: scrittore, saggista, critico. Voce lucida e tagliente pronta a stigmatizzare l&#8217;ipocrisia della chiesa cattolica e non solo.<br />Fra i suoi saggi più riusciti ricordiamo &#8220;Cattolicesimo Reale&#8221; (che da anche il titolo al suo blog e &#8220;Svastica verde&#8221; sull&#8217;ingombrante presenza della Lega in una democrazia fragile come quella italiana.<span id="more-12419"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/wperuzzi.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12420" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/wperuzzi-300x211.jpg" alt="wperuzzi" width="300" height="211" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/wperuzzi-300x211.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/wperuzzi.jpg 490w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />In collaborazione con il circolo dell&#8217;Uaar lo avevamo ospitato tempo fa qui a Terni a presentare il suo &#8220;Cattolicesimo  Reale&#8221; per l&#8217;appunto, ma a causa di diversi impegni non avevo potuto conoscerlo personalmente. Il mio rapporto con lui si basava sulle mail che ci scambiavamo come redattori di Cronache Laiche, testata giornalistica con la quale anche lui collaborava, e posso dire che mi ha sempre colpito la sua franchezza e la sua causticità nel tagliar corto su argomenti che non erano di suo gradimento. <br />Il 27 Maggio a Milano ci sarà una cerimonia di commiato laico.</p>
<p>Addio Walter e grazie di tutto.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>(Alcuni articoli di Walter Peruzzi ripresi per Civiltà Laica)</p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/dove-vola-lavvoltoio.html">Dove vola l&#8217;avvoltoio</a></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/sede-vacante.html">Sede Vacante</a></p>
<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/linsostenibile-leggerezza-dellinfallibilita.html">L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;infallibilità</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dove vola l&#8217;avvoltoio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2013 17:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; destino dei cattolici del dissenso muoversi lungo l&#8217;incerta linea di confine che separa l&#8217;eresia dalla complicità finendo per essere, volta a volta, spine nel fianco della Chiesa, di cui denunciano le vergogne, o foglie di fico che le coprono, restituendo all&#8217;istituzione un credito immeritato. Si potrebbe anche dire che molti di loro si muovono lungo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; destino dei cattolici del dissenso muoversi lungo l&#8217;incerta linea di confine che separa l&#8217;eresia dalla complicità finendo per essere, volta a volta, spine nel fianco della Chiesa, di cui denunciano le vergogne, o foglie di fico che le coprono, restituendo all&#8217;istituzione un credito immeritato. <span id="more-11496"></span><br /><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/funerali-gallo.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11497" alt="funerali gallo" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/funerali-gallo-300x187.jpg" width="300" height="187" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/funerali-gallo-300x187.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/05/funerali-gallo.jpg 490w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Si potrebbe anche dire che molti di loro si muovono lungo tale linea fino a essere alternativamente l&#8217;una cosa e l&#8217;altra, in una costante ambiguità, e fungendo in ultima analisi da copertura di sinistra per l&#8217;istituzione, che li emargina e li usa in base al tornaconto del momento. Così la Chiesa fece con i cattolici liberali del risorgimento o con i cattolici democratici sotto il fascismo e così continua a fare oggi con i molti cattolici pacifisti, antirazzisti, impegnati contro la mafia o contro Berlusconi, che a queste lodevoli iniziative abbinano un deplorevole silenzio se non un&#8217;aperta condivisione (cito per tutti Pax Christi o Famiglia cristiana) quando si parla di «valori non negoziabili». </p>
<p>Non mancano tuttavia alcuni cattolici (pochi ma buoni), che sono prevalentemente scomode spine nel fianco per la franchezza con cui sbugiardano e criticano la Chiesa proprio sui famigerati «valori non negoziabili». Si tratta di laici o preti cattolici che si battono al fianco dei &#8220;laicisti&#8221; per le coppie di fatto, contro l&#8217;omofobia, per l&#8217;eutanasia, per il diritto d&#8217;aborto e contro l&#8217;ora di religione o contro l&#8217;esposizione del crocifisso negli spazi pubblici. Cattolici come Enzo Mazzi, il parroco dell&#8217;Isolotto, non per caso colpito dalle censure ecclesiastiche in vita e ignorato in morte, o come don Andrea Gallo, il cui funerale è stato salutato dai pugni chiusi, al canto di «Bella ciao». Rispetto a Mazzi, però, Gallo aveva un di più di risonanza mediatica che ha reso impossibile alla Chiesa ignorarne la morte e ha consigliato al generale Angelo Bagnasco di celebrarne i funerali, anche a costo di sfidare quel dissenso cattolico che si era raccolto intorno al «don». </p>
<p>Così al pacifista Gallo è toccato di essere benedetto, insieme alla bandiera arcobaleno, dallo stesso aspersorio che il general Bagnasco adopera per benedire le truppe &#8211; con i fedeli che zittiscono l&#8217;ipocrita omelia cardinalizia, ma subito dopo se ne scusano, ristabilendo l&#8217;autorità del vescovo. Si tratta di un&#8217;ambiguità inevitabile se, come ha detto Luigi Ciotti, «Andrea era per la Chiesa che non dimentica la dottrina, ma che non permette diventi più importante dell&#8217;attenzione agli ultimi». Il guaio, infatti, è proprio la dottrina. Quella insensata in materia sessuale (che Gallo almeno, ma non Ciotti o Zanotelli, pubblicamente irrideva). Quella del peccato originale, messo in conto a un&#8217;umanità incolpevole da un dio capriccioso e ingiusto. Quella dell&#8217;infallibilità di papi e concili, cento volte smentita dalla storia. Quella della giustizia che il Gesù dei Vangeli, nonostante le leggende sul Gesù socialista, rimanda &#8211; per tranquillità dei ricchi epuloni &#8211; all&#8217;altra vita. </p>
<p>Se non si dimentica questa dottrina, e non si rompe con essa, nessuna attenzione agli ultimi potrà bastare. E ai cattolici del dissenso non basterà neppure essere spine nel fianco da vivi per avere la sicurezza di non diventare foglie di fico da morti. </p>
<p><b>Walter Peruzzi</b></p>
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		<title>Sede Vacante</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/sede-vacante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 18:13:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le dimissioni di Benedetto XVI hanno fatto scalpore, anche perché infrangono un antico proverbio popolare secondo cui «morto un papa se ne fa un altro». Il che nell’età moderna è stato sempre vero. Abbandoni più o meno forzati del soglio papale non sono invece mancati in età medioevale,anche se a prevalere sono state di gran [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/sede_vacante_1930515.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11263" style="float:left; padding:0 8px 5px 0;" alt="sede_vacante_1930515" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/sede_vacante_1930515-211x300.jpg" width="211" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/sede_vacante_1930515-211x300.jpg 211w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/sede_vacante_1930515.jpg 353w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a></p>
<p>Le dimissioni di Benedetto XVI hanno fatto scalpore, anche perché infrangono un antico proverbio popolare secondo cui «morto un papa se ne fa un altro». Il che nell’età moderna è stato sempre vero. Abbandoni più o meno forzati del soglio papale non sono invece mancati in età medioevale,anche se a prevalere sono state di gran lunga le furibonde contese per impadronirsene.</p>
<p><strong>Un trono ambito</strong></p>
<p>Fra i primi ad accapigliarsi per l’ambito titolo furono, già pochi decenni dopo la concessione della libertà di culto ai cristiani, i partigiani di Damaso e di Ursino. La battaglia infuriò per tre giorni, con morti e feriti.  «L’ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede episcopale», scrive lo storico pagano Ammiano Marcellino, «superava qualsiasi ambizione umana….Damaso ebbe la meglio: la vittoria, dopo molti scontri, arrise al suo partito; nella basilica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, furono trovati 137 morti…. Non c’è comunque da meravigliarsi … che un premio così ambito accendesse il desiderio di uomini maliziosi e determinasse le lotte più feroci e ostinate. Una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace della fortuna assicurata dalle donazioni delle matrone, si va in giro in cocchio vestiti elegantemente, si partecipa a banchetti più lussuosi di quelli della tavola imperiale». Damaso fu papa (366-84) e, dopo morto, santo.<span id="more-11262"></span></p>
<p>Un secolo più tardi le due fazioni principali di Roma elessero ognuna un proprio vescovo. Ebbe la meglio Simmaco (498-514) dopo scontri durati giorni: «un gran numero di preti, diaconi e laici», scrive Luigi Desanctis nel saggio ottocentesco <em>Il papa non è successore di Pietro</em>, «furono uccisi nella mischia, e ciascuno dei due papi dichiarava santi e martiri coloro che morivano per sostenere lui, e dannati coloro che morivano per il partito opposto. Paolo Diacono e Anastasio bibliotecario dicono che in quella guerra si commisero da una parte e dall’altra atrocità da cannibali; le vergini consacrate a Dio appartenenti a un partito, erano prede dall’altro esposte nude alle beffe del popolo e battute con verghe<a href="http://www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/sede-vacante/#_ftn2">»</a>. Simmaco divenne papa e poi, come al solito, santo.<br />Anche molte altre volte, nei secoli, gli aspiranti papi ricorsero al delitto per assicurarsi il trono. Vigilio (537-55), per esempio, fece deporre Silverio e lo imprigionò nell’isola di Palmaria, facendolo morire di fame.</p>
<p><strong>Abdicazioni? Poche o strumentali</strong></p>
<p>Ci fu qualche volta anche chi abdicò, ma spesso perché costretto, come Clemente I o Gregorio XII. Un caso curioso fu quello di un altro Benedetto, vissuto nell’XI secolo. Salito al trono giovanissimo come Benedetto IX (1032-1044), corrotto e violento, definito «ladro e assassino» dai suoi successori, dopo varie peripezie fu detronizzato da una sollevazione popolare. Gli succedette Silvestro III, ma per poco: nel 1045 Benedetto lo cacciò e tornò papa per ventun giorni, giusto il tempo di vendere l’ambita carica in cambio di una rendita e di abdicare un’altra volta. Il trono papale lo attirava però irresistibilmente. Così nel 1047, liberatosi col veleno di Clemente II, si fece  rieleggere papa per la terza volta (unico caso nella storia), finché l’imperatore lo costrinse a togliere per sempre il disturbo nel 1048.</p>
<p>Ben più seria e drammatica l’abdicazione di Celestino V (1294), eremita incapace di resistere alle pressioni politiche e agli intrighi della curia, dove molti gli erano ostili. Consapevole di questo decise di abdicare, anche per l’interessato consiglio del cardinale Caetani, che gli succedette come Bonifacio VIII e – temendo un suo ripensamento o che diventasse punto di riferimento per i suoi molti nemici – lo fece catturare e imprigionare in una rocca, dove morì due anni dopo.</p>
<p><strong>La “libera” scelta di Ratzinger</strong></p>
<p>La scelta di Benedetto XVI ha certo ben poco a che vedere con quelle del precedente Benedetto, mentre si potrebbe essere tentati di stabilire qualche analogia con Celestino V. E’ un azzardo, date le molte differenze del contesto storico, ma non del tutto se si pensa alla crisi della Chiesa, alle accuse per lo scandalo dei preti pedofili o allo svolazzare a stento sopito di troppi corvi, agli scandali finanziari, alle voci di attentati alla vita del papa. Mettere l’accento, come hanno fatto i portavoce vaticani, sul carattere assolutamente libero della scelta di Ratzinger e collegarla unicamente alla salute e all’età potrebbe anche essere un modo per cacciare sotto il tappeto una polvere che forse a breve verrà fuori.</p>
<p> <strong>Walter Peruzzi &#8211;<a href="http://www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/sede-vacante/"> Cattolicesimo Reale</a></strong></p>
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		<title>Chiesa e libertà di coscienza, diritto o delirio?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/chiesa-e-liberta-di-coscienza-diritto-o-delirio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2013 16:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Concilio Vaticano II, con la dichiarazione Dignitatis humanae(1965), ha definito la libertà, e in particolare la libertà di coscienza e di culto, un diritto che «va sempre rispettato, specie in campo morale e religioso», sottolineando che «l&#8217;uomo non deve essere costretto ad agire contro coscienza e non si deve neppure impedirgli, entro i limiti del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Concilio Vaticano II, con la dichiarazione <i>Dignitatis humanae</i>(1965), ha definito la libertà, e in particolare la libertà di coscienza e di culto, un diritto che «va sempre rispettato, specie in campo morale e religioso», sottolineando che «l&#8217;uomo non deve essere costretto ad agire contro coscienza e non si deve neppure impedirgli, entro i limiti del bene comune, di operare in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso» (Catechismo della Chiesa cattolica. Compendio, 2005). <span id="more-11163"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/chiesa-e-liberta-di-coscienza-diritto-o-delirio.html/inquisition-wheel" rel="attachment wp-att-11164"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-11164" alt="inquisition-wheel" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/inquisition-wheel.jpg" width="300" height="298" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/inquisition-wheel.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/02/inquisition-wheel-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><b>Ma ieri?</b><br />Secondo Benedetto XVI questa dichiarazione del Concilio Vaticano II è in armonia col «patrimonio più profondo della Chiesa», che «ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuità ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identità». Si cerca così di ridurre l&#8217;opposizione plurisecolare della Chiesa alla libertà di coscienza a alcune «decisioni storiche» errate, ma prive di rilevanza anzi contrastanti con la dottrina. Le cose stanno però diversamente. La Chiesa, richiamandosi a quanto insegna la Bibbia, sostenne fin dal IV secolo, quando l&#8217;imperatore Teodosio dichiarò il cattolicesimo religione di Stato, il dovere di punire chiunque si allontani dalla vera religione. I pagani furono perseguitati. Gli eretici vennero messi a morte per tutti i secoli dell&#8217;Inquisizione. Nel 1311-12 il Concilio di Vienne vietò di elevare preghiere, in terre cristiane, al «perfido Maometto». Solo agli ebrei fu permesso di seguire la propria religione, ma nei loro ghetti. Nelle Americhe i conquistatori imposero il cattolicesimo con la forza. </p>
<p><b>Molte condanne in punta di dottrina</b><br />Anche quando i tribunali dell&#8217;inquisizione furono chiusi dai principi illuminati e da Napoleone la libertà di coscienza e di culto continuarono a essere condannate in punta di dottrina. Gregorio XVI, nell&#8217;enciclica <i>Mirari vos</i> (1832), definì «assurda ed erronea sentenza o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo». Pio IX ribadì tale posizione nell&#8217;enciclica <i>Quanta cura</i> (1864), condannando quanti «non temono di caldeggiare l&#8217;opinione&#8230; dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio» e in appendice all&#8217;enciclica, nel <i>Syllabo</i>, espose in forma di proposizioni condannate le «prave opinioni» dell&#8217;epoca. Fra esse questa: «È libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera». Della stessa opinione era il &#8220;progressista&#8221; Leone XIII, che nell&#8217;enciclica <i>Libertas </i>(1888) condanna «la cosiddetta libertà di culto», secondo cui « è facoltà di ognuno professare la religione che gli piace, oppure di non professarne alcuna» poiché «la giustizia e la ragione vietano che lo Stato sia ateo o che &#8211; cadendo di nuovo nell&#8217;ateismo &#8211; conceda la stessa desiderata cittadinanza a tutte le cosiddette religioni, e gli stessi diritti ad ognuna indistintamente». «La peste della età nostra», scrisse Pio XI nella <i>Quas primas</i> (1925), «è il così detto laicismo» che ha negato alla Chiesa il diritto «di ammaestrare le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità» e ha uguagliato la religione cristiana «con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste». Egli negò anche che col Concordato «si sia inteso assicurare assoluta libertà di coscienza» perché «in Stato cattolico, libertà di coscienza e di discussione, devono intendersi e praticarsi secondo la dottrina e la legge cattolica» (Lettera al segretario di stato, 30 maggio 1929). </p>
<p><b>E adesso?</b> <br />Solo con il Concilio Vaticano II si ebbe finalmente la correzione di rotta che Benedetto XVI oggi vanta come il «patrimonio più profondo della Chiesa». Ma la Chiesa stessa non volle e non vuole accompagnare tale &#8220;svolta&#8221; col riconoscimento di aver insegnato il falso e di aver indotto in errore i fedeli per quindici secoli! Mancata ammissione inquietante perché, unita alla persistente vocazione teocratica e ai tentativi di imporre a tutti i cittadini, compresi i non credenti, delle leggi fondate sulla morale cattolica, fa dubitare sulla sincerità con cui si intende rispettare davvero ogni libera scelta. </p>
<p><b>Walter Peruzzi &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49648&amp;typeb=0&amp;Chiesa-e-liberta-di-coscienza-diritto-o-delirio-">Cronache Laiche</a></b></p>
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		<title>La dottrina sociale cristiana</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-dottrina-sociale-cristiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 18:45:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla base della dottrina sociale cristiana, che cominciò a chiamarsi così verso la fine dell&#8217;Ottocento, c&#8217;è il solidarismo interclassista, già professato dai cristiani nei primi secoli, ma depurato dalle aspre invettive contro i ricchi presenti in molti padri della Chiesa. Oratores, bellatores, laboratores Per il solidarismo interclassista cristiano l&#8217;esistenza di ricchi e poveri è conforme a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla base della dottrina sociale cristiana, che cominciò a chiamarsi così verso la fine dell&#8217;Ottocento, c&#8217;è il solidarismo interclassista, già professato dai cristiani nei primi secoli, ma depurato dalle aspre invettive contro i ricchi presenti in molti padri della Chiesa.<span id="more-11063"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/fiom.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11064" title="fiom" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/fiom-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/fiom-300x199.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/fiom-1024x681.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/01/fiom.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>Oratores, bellatores, laboratores </strong><br />Per il solidarismo interclassista cristiano l&#8217;esistenza di ricchi e poveri è conforme a natura e regolata in base al principio che i &#8220;grandi&#8221; si occupano dei &#8220;piccoli&#8221; e questi ultimi si subordinano ai primi. «Il forte si prenda cura del debole», esortava alla fine del I secolo Clemente I, «e il debole si preoccupi del forte; il ricco sostenga il povero, ma il povero ringrazi Dio per aver dato tanto a coloro per mezzo dei quali si soccorre alla sua indigenza». «Al povero», diceva Agostino, «spetta di chiedere e al ricco di donare». E nel 1020 Adalberone, vescovo di Laon, ripropone in questa nuova versione l&#8217;apologo di Menenio Agrippa: «La casa di Dio, che è creduta una, è divisa in tre: gli uni pregano, gli altri combattono, altri ancora lavorano.. i servizi resi da una sono la condizione delle opere delle altre due; ciascuna a sua volta si incarica di aiutare l&#8217;insieme». E del resto, aveva osservato nel V secolo Teodiceto, vescovo di Cirro, se tutti fossero ricchi «Chi starebbe allora a picconare nelle cave, eppoi chi fornisce pietre da costruzione, chi le ordina e le dispone a dovere, chi costruisce le case, se a ciò non lo spinge la povertà, se non lo obbliga il lavoro?. Il reggitore dell&#8217;universo ha destinato, con piena equità e ragione, povertà per gli uni e ricchezza per gli altri».</p>
<p><strong>La questione sociale </strong><br />Nel secondo Ottocento la Chiesa, di fronte all&#8217;avanzata dei socialisti e dei comunisti, ripropose e aggiornò questo interclassismo con l&#8217;intento di conciliare le richieste dei lavoratori con le esigenze dei ricchi e la difesa delle loro proprietà. Se Pio IX si limitò a condannare quanti usano i «poverelli», «gli operai e le altre persone di basso stato» per «invadere, manomettere, dilapidare le proprietà», Leone XIII affermò che la Chiesa, pur riconoscendo «disuguaglianza tra gli uomini, naturalmente diversi per forze fisiche ed attitudine d&#8217;ingegno» e ritenendo «inviolabile per tutti il diritto di proprietà.che dalla stessa natura deriva», non dimentica «la causa dei poveri. anzi, con materno affetto, se li stringe al seno. Incalza poi i ricchi col gravissimo precetto di dare ai poveri il superfluo, e li spaventa intimando loro il giudizio divino, secondo il quale se non verranno in aiuto dell&#8217;indigenza saranno puniti con eterni supplizi» nell&#8217;altra vita. Infine favorisce lo sviluppo delle «società artigiane ed operaie» &#8211; veri sindacati gialli &#8211; «che, poste sotto la tutela della Religione, avvezzino tutti i loro soci a considerarsi contenti della loro sorte, a sopportare la fatica e a condurre sempre una vita quieta e tranquilla». Anche nella prima enciclica sociale, la Rerum novarum (1891), il papa non va oltre questo: benché attento a suggerire provvidenze per i lavoratori, indica come «diritto di natura» la proprietà privata dei mezzi di produzione ribadendo che le disuguaglianze sono giuste, volute da Dio e socialmente utili come la diversità delle membra nel corpo umano, secondo l&#8217;indimenticato apologo di Menenio Agrippa. Dolore e fatica, poi, si spiegano secondo il papa come «ree conseguenze del peccato», che peserebbero su alcuni più che su altri non si sa perché.</p>
<p><strong>L&#8217;elemosina ultima frontiera</strong><br />Dopo il crollo del socialismo reale Giovanni Paolo II sentì l&#8217;esigenza di non appiattirsi del tutto sulla difesa della proprietà privata capitalista. Ma lo sforzo di tenere insieme la tradizionale difesa della proprietà privata con una rivalutazione della proprietà comune, elogiata da molti padri della Chiesa, sfocia in questo pasticciato compromesso del Catechismo della Chiesa cattolica (1992): «La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio». (§ 2403). Ma come si potrà assicurare una destinazione universale dei beni, se la loro proprietà e il loro uso resta un diritto esclusivo dei privati che li detengono? La soluzione la suggerisce Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima 2008, spiegandoci che i padroni non sono «proprietari bensì amministratori» dei loro beni, i quali «non vanno considerati come esclusiva proprietà, ma come mezzi attraverso cui il Signore chiama ciascuno di noi a farsi tramite della sua provvidenza verso il prossimo». In altre parole spetta ai padroni, in quanto «amministratori», di decidere se e come i loro beni debbano avere una «destinazione universale» e essere usati, come raccomanda Benedetto e già dicevano Clemente I e Leone XIII, per «soccorrere i poveri» e «dare il superfluo». L&#8217;elemosina resta per la Chiesa, anche nel terzo millennio, il top della dottrina sociale cristiana. </p>
<p><strong>Walter Peruzzi &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44776&amp;typeb=0&amp;La-dottrina-sociale-cristiana">Cronache Laiche</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;infallibilità</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 14:34:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[dogmi cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[infallibilità papale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infallibilità del papa rientra nelle verità di fede, benché si tratti di una delle più recenti. Fu infatti fermamente voluta da Pio IX e proclamata, dopo aspre discussioni e fra molte opposizioni, solo nel 1870, dal Concilio Vaticano I, ma con ovvio valore retroattivo. Esso decretò: «Insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infallibilità del papa rientra nelle verità di fede, benché si tratti di una delle più recenti. Fu infatti fermamente voluta da Pio IX e proclamata, dopo aspre discussioni e fra molte opposizioni, solo nel 1870, dal Concilio Vaticano I, ma con ovvio valore retroattivo. <span id="more-11043"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/leggerezza.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11044" title="leggerezza" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/leggerezza-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/leggerezza-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/12/leggerezza.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Esso decretò: «Insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica che una dottrina riguardante la fede o i costumi dev&#8217;essere ammessa da tutta la chiesa, gode, per quell&#8217;assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto fosse dotata la sua chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la fede o i costumi».</p>
<p><strong>L&#8217;elastico dell&#8217;infallibilità</strong><br />Il papa si ritiene dunque infallibile sia per quanto riguarda i dogmi, sia per quanto riguarda le norme morali anche se la formulazione è abbastanza elastica da permettere di far rientrare o uscire questa o quella affermazione dal novero di quelle infallibili restando ad esempio indeterminato quando il papa parli ex cathedra e quando no.<br />A rendere la formula ancor più elastica concorsero poi i successori di Pio IX, che in più occasioni liquidarono con fastidio le obiezioni sentenziando in modo perentorio, come Leone XIII: «Quello che si deve credere e quello che si deve operare, appartiene per diritto divino. alla Chiesa e al Sommo Pontefice. Per tali motivi il Pontefice deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no. Allo stesso modo deve indicare ciò che è onesto o turpe; ciò che si deve fare e cosa fuggire per raggiungere la salvezza; altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all&#8217;uomo nell&#8217;agire» (Sapientiae Christianae, 1890). Ancora più arrogante e stizzito Pio X, per il quale «quando si ama il Papa, non si fanno discussioni intorno a quello che esso dispone od esige, o fin dove debba giungere l&#8217;obbedienza ed in quali cose si debba obbedire. non si limita il campo in cui Egli possa e debba esercitare la sua autorità; non si antepone all&#8217;autorità del Papa quella di altre persone per quanto dotte che dissentano dal Papa, le quali se sono dotte non sono sante, perché chi è santo non può dissentire dal Papa» (Discorso agli iscritti dell&#8217;unione cattolica,1912).<br />Ma, specie dopo il Concilio Vaticano II, l&#8217;elastico funzionò anche nel senso di limitare e ridurre i pronunciamenti sicuramente infallibili &#8211; specie nel tentativo di fronteggiare le smentite provenienti dalla storia, cioè i numerosi &#8220;errori&#8221; commessi dagli &#8220;infallibili&#8221;. I teologi cattolici in particolare, nota il teologo dissidente Hans Küng nel suo saggio su L&#8217;infallibilità, si sono industriati a «arginare la messa in questione dell&#8217;infallibilità con una ricetta in fondo abbastanza semplice: o l&#8217;errore non sussisteva affatto, oppure &#8211; quando alla fine non si era più in grado di contestare, reinterpretare, minimizzare e sfumare &#8211; non c&#8217;era stata una decisione infallibile».</p>
<p><strong>Anche la Chiesa è infallibile</strong><br />Va poi ricordato che se a far discutere è soprattutto l&#8217;infallibilità personale del papa, secondo la dottrina cattolica è infallibile anche la Chiesa nel suo insieme. Essa, come afferma il Catechismo romano del Concilio di Trento, «appunto perché governata dallo Spirito Santo non può errare nell&#8217;insegnamento della fede e dei costumi» (§ 115). E il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992 ribadisce: «Cristo, che è la verità, ha voluto rendere la sua Chiesa partecipe della propria infallibilità» (§ 889). Oltre che nel Romano Pontefice «L&#8217;infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel Corpo episcopale, quando questo esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro, soprattutto in un Concilio Ecumenico» (§ 891).</p>
<p><strong>Le smentite della storia</strong><br />Ma i papi e la Chiesa si sono poi dimostrati davvero infallibili? In realtà non sembra, dato che la Chiesa ha cambiato molte dottrine importanti. Qualche esempio, in materia di norme morali: ieri legittimava la schiavitù e oggi la condanna; fino a Pio XII affermava che la donna deve essere subordinata all&#8217;uomo e oggi almeno verbalmente ammette la parità (fuorché nell&#8217;accesso al sacerdozio); la libertà di coscienza, oggi difesa da Benedetto XVI, fu condannata in forma solenne come &#8220;delirio&#8221; da Gregorio XVI e Pio IX; uccidere in nome di Dio è ritenuto un grave peccato da Benedetto XVI mentre era un dovere, premiato con la remissione dei peccati, per Urbano II, Innocenzo III, Gregorio IX, Pio V e tanti altri papi. La Chiesa ha cambiato idea anche su questioni di fede: Pelagio fu condannato nel 391 per avere sostenuto che i bambini si salvano anche senza battesimo e il Concilio di Trento lanciò contro tale posizione l&#8217;anatema. Oggi una commissione approvata da Benedetto XVI afferma che si può sperare, con «solide basi teologiche», che vadano in Paradiso. Altri dogmi, come quelli sulla verginità e l&#8217;immacolata concezione, sono contestati da preti e laici cattolici. E la Chiesa tace su questo dissenso ma scomunica per gli stessi motivi teologi più famosi (come Tissa Balasurya).<br />Per non dire di papa Onorio che professò la dottrina monofisita (secondo cui in Cristo v&#8217;è una sola natura e non due) poi condannata dal III Concilio ecumenico di Costantinopoli del 680-81, che lo dichiarò eretico. O &#8220;l&#8217;infallibile&#8221; Adriano VI che nel 1523 dichiarò che il papa può «errare, persino in materia di fede» e che «molti pontefici romani .erano eretici». E potremmo continuare. </p>
<p><strong>Walter Peruzzi &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44777">Cronache Laiche</a></strong></p>
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		<title>Concilio Vaticano II: nell&#8217;anniversario di un&#8217;illusione</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 18:02:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Chiesa Cattolica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 11 ottobre è caduto il cinquantesimo anniversario dell&#8217;apertura del Concilio Vaticano II: un evento ricordato in doverosa sordina sia da Ratzinger, che ha sempre lavorato per ridurlo a una «novità nella continuità» da far dimenticare quanto prima; sia dai media che su quanto riguarda il mondo cattolico usano fanfara o silenziatore a seconda [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 11 ottobre è caduto il cinquantesimo anniversario dell&#8217;apertura del Concilio Vaticano II: un evento ricordato in doverosa sordina sia da Ratzinger, che ha sempre lavorato per ridurlo a una «novità nella continuità» da far dimenticare quanto prima; sia dai media che su quanto riguarda il mondo cattolico usano fanfara o silenziatore a seconda di come il papa comanda. <span id="more-10904"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/sunset.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10905" title="sunset" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/sunset-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/sunset-300x199.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/10/sunset.jpg 604w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>Una rondine che non fa primavera</strong><br />
Così a commemorare il Vaticano II sono stati solo quei cattolici progressisti che videro e continuano a vedere nel movimento conciliare l&#8217;inizio di un rinnovamento irreversibile della Chiesa.<br />
Si tratta peraltro di una visione animata da buone intenzioni ma distorta perché il &#8220;rinnovamento&#8221; avviato allora fu un&#8217;aspirazione destinata a restare tale, senza tramutarsi in realtà. Il fallimento del pontificato di Pio XII e la forte domanda di cambiamento della base cattolica spinsero infatti la Chiesa a mutare il suo atteggiamento e ad aprirsi al dialogo con il mondo moderno. Ma ciò non si tradusse, o solo in minima parte, in un mutamento della pratica e della dottrina.<br />
L&#8217;enciclica simbolo di quegli anni, la <em>Pacem in terris</em>, ribadì la vocazione teocratica della Chiesa, affermando il suo diritto a orientare le scelte politiche dei cattolici e il dovere dello stato di favorire il bene «ultraterreno» dei cittadini. Il Concilio confermò l&#8217;inerranza della Bibbia, in quanto ispirata da Dio, nell&#8217;interpretazione che ne dà la Chiesa. Anche la riconosciuta parità della donna si arenò di fronte all&#8217;ipotesi seccamente respinta del sacerdozio femminile. Il tentativo di innovare la morale sessuale si limitò a riconoscere valore al piacere sessuale ma soltanto nel matrimonio e ove non sia disgiunto dalla finalità procreativa, quindi col divieto assoluto dei contraccettivi. Uniche novità la condanna della guerra (ma non di quella «giusta»), la revoca dell&#8217;antisemitismo e il riconoscimento della libertà di coscienza (oggi già rimesso in forse).</p>
<p><strong>Aspettando Godot</strong><br />
Troppo poco e per troppo poco tempo. Questo timido tentativo di rinnovamento durò infatti appena una manciata di mesi su diciassette-diciotto secoli in cui la Chiesa fu intollerante, fondamentalista e reazionaria come seguitò ad essere, prima ancora di cominciare a cambiare, a concilio appena finito, con le sortite di Paolo VI contro la pillola e contro la teologia della liberazione o sull&#8217;attualità del diavolo. E dopo, in modo definitivo, con Wojtyla e Ratzinger, che segnano non l&#8217;eccezione ma la regola, il ritorno alla normalità vigente dal Concilio di Nicea del 325 ad oggi.<br />
Coltivare il mito del Vaticano II, senza avvertirne questo carattere effimero e illusorio, seguitare a vagheggiare un cattolicesimo &#8220;altro&#8221;, libero da dogmi ingombranti e impresentabili, fino a ritenerlo imminente o addirittura reale, assolve solo alla funzione consolatoria di rendere possibile restare dentro la vecchia Chiesa dogmatica dicendosi che è cambiata. O che, prima o poi, cambierà.</p>
<p><strong>Walter Peruzzi &#8211; <a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=37546&amp;typeb=0&amp;Concilio-Vaticano-II-nell'anniversario-di-un'illusione">Cronache Laiche</a></strong></p>
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		<title>Le streghe esistono?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 16:34:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cheisa cattolica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante considerare le sue idee sulle streghe. Le streghe non esistonoNei primi secoli cristiani e per tutto l&#8217;Alto Medioevo vi era molta cautela nel riconoscere l&#8217;influenza del diavolo nelle vicende umane e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante considerare le sue idee sulle streghe.<span id="more-10789"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/NEWS_59285.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-10790" title="NEWS_59285" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/NEWS_59285-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/NEWS_59285-300x227.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/09/NEWS_59285.jpg 490w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>Le streghe non esistono</strong><br />Nei primi secoli cristiani e per tutto l&#8217;Alto Medioevo vi era molta cautela nel riconoscere l&#8217;influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si accettava l&#8217;idea di esseri umani dotati di poteri straordinari.<br />Secondo il Canon Episcopi (IX-X secolo), poi confluito nel Corpus Iuris canonici, Satana può «tentare donne depravate», cui fa credere di avere poteri straordinari, come «cavalcare la notte certune bestie». Ma si tratta di inganni «che accadono solo nello spirito» e solo sciocchi, ottusi e stupide donnicciuole possono credere che «avvengono anche nel corpo». Della stessa idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean de Salisbury.</p>
<p><strong>Sì, le streghe esistono</strong><br />Sennonché, solo cinquant&#8217;anni dopo, Gregorio IX afferma nella bolla Vox in Rama (1233), che c&#8217;erano &#8220;assemblee di reprobi&#8221;, adoratori di Satana, in cui comparivano &#8220;una specie di rana&#8221; o &#8220;rospo&#8221;, grande come &#8220;la bocca di un forno&#8221;, che veniva baciata sull&#8217;ano, e &#8220;un uomo il cui corpo dai fianchi in su è brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e peloso come quello di un gatto&#8221;. La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari testi, dove compaiono anche le streghe che «ballavano et el diabolo sonava. Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una».<br />Nel XIII secolo, intanto, Tommaso d&#8217;Aquino spiegava nella Somma teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) come il diavolo possa accoppiarsi con donne e generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe di unioni carnali col demonio). Cominciarono nel XIII secolo anche i processi alle streghe e furono accesi i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d&#8217;Adige.<br />Nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava quanti «stringono un&#8217;alleanza con la morte e stipulano un patto con l&#8217;inferno: fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano. chiedono responsi, li ricevono». Era semmai il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato a dubitare dei poteri delle streghe cui afferma di credere solo perché la Chiesa ne affermava l&#8217;esistenza.<br />Dalla fine del XV secolo, poi, la credenza della Chiesa cattolica nelle streghe e la caccia alle stesse furono ribadite con la bolla Summi desiderantes affectibus di Innocenzo VIII del 1484 dove si afferma esserci «in alcune regioni della Germania parecchie persone di ambo i sessi&#8221; che &#8220;non temono di darsi carnalmente ai diavoli, di far deperire e morire la progenie delle donne e degli animali, le messi della terra; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli, biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; di impedire agli uomini di generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie di compiere il loro coniugale dovere [&#8230;]».<br />Il papa incaricò di perseguitare le streghe i due inquisitori domenicani, Enrico Insistoris e Giacomo Sprenger, che scrissero il Malleus maleficarum (Martello delle streghe), testo-base nei processi alla streghe, più diffuso della Bibbia, di cui l&#8217;università di Colonia certificò nel 1487 la «conformità dottrinaria alla verità cattolica». Tesi centrale del libro è &#8220;l&#8217;esistenza degli stregoni&#8221;, tanto che pensare il contrario è &#8220;eretico&#8221;.<br />Gli stregoni, secondo i due misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono soprattutto streghe, che esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto attiene alla sfera sessuale. «Il trasferimento da un luogo all&#8217;altro è una delle loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali. Vi sono certe [streghe] che sono solite divorare e mangiare i bambini della propria specie; esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procurano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo».</p>
<p><strong>Tre secoli di bolle e stragi</strong><br />Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento si consumò una strage di cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò anche dopo: ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, in Val Sesia, perché ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la &#8220;stria Gatina&#8221;.<br />Stragi e persecuzioni furono costantemente accompagnate da bolle papali &#8211; dalla Cum acceperimus (1501) di Alessandro VI alla Dudum (1523) di Adriano VI; dalla Coeli et terrae (1585) di Sisto V alla Inscrutabilis (1631) di Urbano VIII &#8211; in cui si confermava la credenza cattolica in &#8220;sortilegi&#8221; e &#8220;malie&#8221; che &#8220;distruggono uomini, bestie e campi&#8221;; in streghe e stregoni che, avendo &#8220;eletto il diavolo a loro signore&#8221;, danneggiano &#8220;le bestie e i frutti della terra&#8221; o prevedono &#8220;casi futuri&#8221;; nel dovere per gli inquisitori &#8220;a procedere liberamente, reprimere e punire&#8221; condannando a morte i responsabili di malefici mortali (Gregorio XV, Omnipotentis dei, 1623).</p>
<p><strong>Ma insomma le streghe esistono o no?</strong><br />In conclusione, per almeno tre secoli, le più risibili e inverosimili credenze furono coltivate e insegnate da quel papato che, secondo Leone XIII, «deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no. altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all&#8217;uomo nell&#8217;agire». (Sapientiae Christianae).<br />Oggi sembra di poter dire che la Chiesa cattolica non crede più alle streghe. Anche se non dice espressamente di essersi sbagliata a propagandare tale credenza e ad aver fatto ammazzare decine o centinaia di migliaia di donne come &#8220;streghe&#8221;, ossia di non essere stata, in questa come in molte altre materie, per secoli, né guida sicura per l&#8217;uomo né interprete sicura di Dio. </p>
<p><a href="http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=32444&amp;typeb=0&amp;Ma-le-streghe-esistono-"><strong>Walter Peruzzi &#8211;  Cronache Laiche</strong></a></p>
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