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	<title>recensioni Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Uno stato da due spicci</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/uno-stato-da-due-spicci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 15:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se il successo di &#8220;Due spicci&#8221;, la nuova serie targata ZeroCalcare, era pressoché scontato, molto meno erano scontate le dimensioni di questo successo. E in particolare le diecimila persone accorse al Circo Massimo per l&#8217;anteprima della serie. Questo e il diluvio di recensioni entusiaste (una media di 8.5/10 su Imdb dopo le prime seicento) hanno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/uno-stato-da-due-spicci/">Uno stato da due spicci</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-40084" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1.jpg" alt="" width="1080" height="1350" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1.jpg 1080w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1-240x300.jpg 240w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1-819x1024.jpg 819w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1-768x960.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2026/06/it_it_ds_main_main_ka_-_vertical_4_x_5__v__1080px1350p_rgb_predate_1-128x160.jpg 128w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Se il successo di &#8220;Due spicci&#8221;, la nuova serie targata ZeroCalcare, era pressoché scontato, molto meno erano scontate le dimensioni di questo successo. E in particolare <strong><a href="https://www.romatoday.it/attualita/due-spicci-circo-massimo-zerocalcare-evento-netflix-video.html">le diecimila persone accorse al Circo Massimo</a></strong> per l&#8217;anteprima della serie.</p>
<p>Questo e il diluvio di recensioni entusiaste (una media di 8.5/10 su Imdb dopo le prime seicento) hanno evidentemente spaventato qualcuno, ai c.d. piani alti, visto che (scoop!!!) uno dei punti di riferimento verso il basso della storia politica italiota (il sempre imbarazzante Gasparri) <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/31/zerocalcare-due-spicci-gasparri-interrogazione-notizie/8404719/">ha tuonato e minacciato interrogazioni parlamentari</a> dopo aver scoperto, udite udite, che in Italia ci sono lavoratori malpagati finanche nel mondo artistico e televisivo.<br />
I suoi amichetti di Mediaset, per non parlare delle redazioni degli amichetti editori, invece evidentemente hanno sempre elargito compensi da nababbi ai lavoratori. Ne prendiamo atto.</p>
<p>Fatto sta, che al di la delle risposte che giungeranno al rappresentante dello stato e del governo dagli autori della serie, tutto ciò ci da l&#8217;occasione di parlare, in questo 2 giugno, festa di una repubblica ormai oligarchica (a proposito, le maiuscole mettetecele voi su certe schifezze) del fatto che caratterizza più di ogni altro la terza serie animata di Zerocalcare. <strong>La totale assenza dello stato.</strong></p>
<p>Dando per scontato che tutti (escludendo Gasparri &amp; co., ovviamente)  riconoscano all&#8217;autore romano una capacità straordinaria nell&#8217;arte del raccontare storie, <strong>così bravo da aver sdoganato in Italia le graphic novel</strong> nella grande distribuzione editoriale, e ora di averle traslate in questo nuovo format di molto diverso da qualunque cosa <strong>&#8220;a cartoni animati&#8221;</strong> (sorry ze&#8217;&#8230; sono boomer) avessimo visto finora; vogliamo sottolineare proprio questo aspetto.<br />
Non possiamo non notare che in una storia che (fra le tante risate che Zero ti costringe a fare con il suo surrealismo fin troppo realistico) parla soprattutto di usura, malavita, esattori, buffi, suicidi, omicidi, soprusi, violenza maschilista praticamente non si vede una sola divisa delle &#8220;forze armate&#8221; o di figure istituzionale.</p>
<p>Lo stato, e le sue forze armate e le sue istituzioni, non sono qualcosa di lontano&#8230; ma qualcosa <strong>totalmente inesistente</strong>. Viene chiamato in causa solo per denunciare la sua assenza: &#8220;A<em>more mio,  ce stanno 50 posti letto messi a disposizione dal comune di fronte a 2000 richieste, noi provamo a mettece le pezze ma lo vedi anche tu come stemo messi.</em>&#8221;<br />
O per denunciare in modo impietoso che non c&#8217;è molta differenza fra i metodi violenti della criminalità e mettere in galera qualcuno per dieci anni. E sì, per carità <em>&#8220;Non me poi dì che è la stessa cosa!&#8221; </em>Certamente! Ma<em> &#8220;Bella, io con lo stipendio del centro commerciale o ce pago l&#8217;affitto o ce magno, e mi fratello s&#8217;è impiccato in cella dopo che là dentro aveva fatto più buffi che fori, quindi scusame non so la tipa adatta per fa le distinzioni.</em>&#8221;</p>
<p>In poche parole, in cinque minuti di dialogo tutto quello che nessuno ha il coraggio di dire: l&#8217;Ita&#8230; l<strong>&#8216;Assurdistan</strong> è l&#8217;unico paese dell&#8217;occidente dove lavori 40 ore a settimana, anche con mansioni altamente qualificate, e sei <strong>POVERO</strong>.</p>
<p>Povero, sì. I soldi non ti bastano mai, soprattutto in una città come Roma&#8230; e a Milano e Firenze è anche peggio. <strong>Sei povero</strong>, e non te ne rendi conto&#8230; ma se hai i figli e un mutuo quando arriva l&#8217;imprevisto lo realizzi subito che il tuo stipendio non basta. Grazie allo stato e alle sue sovrastrutture bancarie basta un piccolo sospeso (o anche per motivi politici, come dimostra il caso <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/29/sanzioni-usa-francesca-albanese-morte-civile-notizie/8403464/">Francesca Albanese</a>) e nessuno ti da un prestito legalmente. E allora che fai? Trovi il doppio lavoro e per sostenere dodici ore di lavoro al giorno pippi la cocaina, e la spacci, sennò non tela puoi permettere.  In attesa della svolta. Della scommessa giusta, del gratta e vinci giusto, della morte dello zio giusto.</p>
<p>Nel frattempo Gasparri &amp; co. &#8211; <strong>20mila euro al mese quando non hanno ulteriori extra</strong> &#8211; ti dicono che il problema è l&#8217;immigrato che ti ruba il lavoro (quale?) e puniscono con il carcere duro un diciottenne che ha due grammi di hascisc in tasca. Poi ti dicono comprare i cacciabombardieri perché Putin ci vuole invadere e spendono lì in fondi europei che servivano a rimettere in sesto il SSN.<br />
Così quando tua madre o tuo figlio hanno bisogno di un&#8217;operazione urgente, magari non salvavita, ma comunque urgente per avere una vita normale, le liste di attesa dello stato ti dicono &#8220;ripassa fra due anni&#8221;. Quindi cosa ti resta da fare? Chiamare l&#8217;amico Tartaruga e chiedergli diecimila euro per pagare il chirurgo. Chirurgo che opererà i tuoi familiari nella struttura pubblica,  ma intascando i tuoi soldi grazie <strong>all&#8217;intramoenia</strong> e&#8230; no scusate quest&#8217;ultima parte non c&#8217;è sulla serie &#8220;Due spicci&#8221;.</p>
<p>Vabbè lo ammetto mi son sbagliato.<br />
Come mio nonno. Quando pensava che resistendo sulle montagne quei due inverni avrebbe potuto contribuire alla formazione di un paese decente. Col cazzo che ce l&#8217;avreste fregato se avesse avesse avuto la premonizione di vedere cosa saremmo diventati.</p>
<p>Ciao Ze&#8217;! Se semo visti. Tanta stima.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</p>
<p></strong>p.s. ne frattempo è arrivata l<a href="https://www.instagram.com/reel/DZFEg1NMFDL/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==">a risposta di ZeroCalcare alle polemiche sui salari.</a> Precisa e puntuale come sempre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/uno-stato-da-due-spicci/">Uno stato da due spicci</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Stephen King contro tutti.</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/stephen-king-contro-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 15:32:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[mr mercedes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#8220;Steve-O, Steve-O&#8230; così rimarrai marchiato per sempre come scrittore di genere horror! Poi non dire che non ti avevo avvertito&#8221; L&#8217;aneddoto che Stephen King riporta nella nota conclusiva di Stagioni Diverse (1982) mostra come siano volatili i desideri degli uomini; quelle sopra sono infatti parole del suo primo manager e risalgono alla fine del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/09/Stephen_King_at_the_2024_Toronto_International_Film_Festival_2_cropped.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-37771" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/09/Stephen_King_at_the_2024_Toronto_International_Film_Festival_2_cropped.jpg" alt="" width="800" height="991" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/09/Stephen_King_at_the_2024_Toronto_International_Film_Festival_2_cropped.jpg 800w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/09/Stephen_King_at_the_2024_Toronto_International_Film_Festival_2_cropped-242x300.jpg 242w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/09/Stephen_King_at_the_2024_Toronto_International_Film_Festival_2_cropped-768x951.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2025/09/Stephen_King_at_the_2024_Toronto_International_Film_Festival_2_cropped-129x160.jpg 129w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a>&#8220;Steve-O, Steve-O&#8230; così rimarrai marchiato per sempre come scrittore di genere horror! Poi non dire che non ti avevo avvertito&#8221;</p>
<p>L&#8217;aneddoto che Stephen King riporta nella nota conclusiva di <strong>Stagioni Diverse</strong> (1982) mostra come siano volatili i desideri degli uomini; quelle sopra sono infatti parole del suo primo manager e risalgono alla fine del 1976 quando, dopo il successo dei suoi primi due romanzi horror (<strong>Carrie </strong>e<strong> Salem&#8217;s Lot</strong>), cercava di convincere il suo assistito a cambiare genere per evitare il rischio di essere categorizzato con un&#8217;etichetta che si sarebbe portato dietro per il resto della vita. In sintesi, per proteggere la sua carriera non voleva proporre <strong>Shining</strong> agli editori (<em>sic!</em>).<br />
Steve-O (forma colloquiale usata dagli <em>yankee</em> per denigrare e sbeffeggiare amichevolmente l&#8217;interlocutore) decise, per sua fortuna, che non aveva problemi ad essere messo in compagnia di <strong>Lovecraft, Poe, Chambers e Stoker</strong>; quindi andò per la sua strada e Shining&#8230; vabbè non infieriamo oltre sul suo povero manager.</p>
<p>Anche perché le parole di cui sopra vengono riportate per far risaltare  il cambio di paradigma quando il nostro, nel 1981, presentò allo stesso manager il progetto di <strong>Stagioni Diverse,</strong> ovvero storie che con l&#8217;horror non c&#8217;entravano nulla. Dopo aver ascoltato le sinossi de <strong>Il corpo</strong>, <strong>Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank </strong>e <strong>Un ragazzo sveglio</strong> il manager chiese al già indiscusso <strong>Re dell&#8217;horror</strong>: &#8220;&#8230; ma non potremmo inserire un&#8217;altra storia che riporti un po&#8217; al tuo horror classico? Una sorta di &#8216;stagione consueta&#8217;?&#8221;<br />
E lui sorridendo, visto che aveva già in mente  <strong>Il metodo di Respirazione</strong>, acconsentì.</p>
<p>Una lunga introduzione-aneddoto per dirvi che voi, amanti del thriller classico,  dovete assolutamente leggere la trilogia kinghiana <strong>Mr Mercedes,</strong> <strong>Chi perde paga</strong> e <strong>Fine turno.</strong> Con questi tre libri fantastici il Re (o &#8220;<strong>lo zio</strong>&#8221; per i fan) dà lezioni di thriller a destra e manca, e il fatto che l&#8217;ultimo capitolo è stato dedicato in apertura a <strong>Thomas Harris</strong> non sarà bastato di certo ai suoi colleghi per indolcire l&#8217;amara pillola.<br />
Del resto già con <strong>Misery, Il gioco di Gerald, e Dolores Claiborne</strong> aveva ben chiarito la sua capacità di tenere il lettore sul filo del rasoio senza dover ricorrere ad elementi paranormali&#8230;  e tralasciamo in questa sede la vecchia discussione sulla necessità che l&#8217;horror debba contenerli per forza per essere catalogato come tale o no.<br />
Aggiungiamoci poi che con <strong>The Dome</strong> e <strong>22/11/&#8217;63</strong> aveva già dato lezioni di Sci-Fi, se con la bellissima serie de<strong> La torre Nera</strong> aveva creato uno dei mondi Fantasy più originali della storia. Per non parlare poi di come con <strong>Il miglio verde</strong> abbia decisamente travalicato ogni confine della letteratura magica e semplicemente regalato emozioni a palate ai suoi lettori, per le sceneggiature c&#8217;è <strong>La tempesta del Secolo</strong>,  e i 360° della letteratura, romance a parte, sono praticamente coperti tutti!</p>
<p>Quando pensate a Stephen King non lasciatevi ingannare dall&#8217;innegabile successo commerciale (<strong>500 milioni di copie vendute</strong>) perché quelli per i suoi libri sono davvero soldi ben spesi; ormai lo ammette anche la maggior parte di coloro che per troppo tempo l&#8217;hanno considerato letteratura di serie B: ha il talento di scavare come nessun altro nel fondo dell&#8217;animo umano e quindi far comprendere davvero le <strong>emozioni</strong> dei suoi protagonisti. <strong>E quindi le tue, fedele lettore e fedele lettrice</strong>.</p>
<p>Questa sua capacità, applicata ad una storia thriller, semplicemente rende il libro impossibile da interrompere. Le tue mani si incollano alle pagine e a un certo punto semplicemente non puoi smettere di leggere.<br />
Se il tuo treno è arrivato a destinazione scendi e ti siedi sulla prima panchina per continuare la lettura, se dovevi andare al lavoro telefoni per dire che hai un gran mal di testa e non riesci a guidare la macchina, se dovevi accompagnare tua moglie all&#8217;Ikea beh&#8230; magari a malincuore ma ci vai all&#8217;Ikea, perché contro certe cose neanche la magia di King può far molto.</p>
<p>Il primo libro della trilogia di Mr Mercedes parte con <strong>un&#8217;idea tanto geniale quanto cattiva</strong>. Da una scena degna di <strong>Furore</strong> ma ambientata nel 2009 (appena dopo la crisi finanziaria che colpì al cuore il mondo finto del capitalismo infinito) con centinaia di persone in fila durante la notte a sfidare il freddo per aspettare l&#8217;apertura della fiera del lavoro (una delle vere kermesse americane dove le aziende offrivano ai primi disperati che arrivavano dei posti di lavoro, e gli schiavisti muti!), si passa all&#8217;incubo in cui le stesse persone vengono travolte alle prime luci dell&#8217;alba da un pazzo sadico omicida che ha appositamente rubato una Mercedes per compiere questa impresa. E una volta compiuta riesce anche a farla franca, ma per sua sfortuna il detective <strong>Bill Hodges</strong> e la sua aiutante <strong>Holly Gibney</strong> gli dedicheranno le loro attenzioni.</p>
<p>Nel secondo libro King intreccia una storia iniziata nel 1978 (dove torna su uno dei suoi vecchi temi, ovvero <strong>le paure di uno scrittore</strong>) con una che inizia nel 2009 (dalla strage del primo libro) e si concluderanno entrambe nel 2014. L&#8217;ennesima prova di bravura uno scritture che sa costruire trame complesse e risolverle come quasi nessun altro. Il tutto arricchito da un omaggio alla letteratura, ai lettori e ovviamente ai libri cioè a quelle storie che, come questa, non ti fanno staccare gli occhi dalle pagine.</p>
<p><strong>Fine turno</strong> conclude le avventure legate a quella maledetta Mercedes, ma non è tanto il ritorno a qualcosa di paranormale (psicocinesi, telepatia) che è da sottolineare (che è quasi un buffetto amichevole come a dire &#8220;Ehi, sono sempre Stephen King!&#8221;) ma un&#8217;altra idea cattiva. Cattivissima. <strong>L&#8217;istigazione al suicidio</strong>. King sceglie di affrontare uno dei temi tabù dell&#8217;informazione che vuole proteggere i benpensanti americani; <strong>parla di come sia facile per degli stronzi istigare al suicidio una persona fragile,</strong> e anche meno fragile.<br />
E in tempi degli  <strong>shit &#8211; <em>social</em> &#8211; storming</strong> che avvengono per i motivi più idioti non è possibile definire questa terribile idea come &#8220;qualcosa che fa pensare&#8221;. No.<br />
È letteralmente un pugno nello stomaco della nostra cecità e un calcio in culo agli stronzi di ogni età e nazione; ai leoni da tastiera che sanno ferire con due parole ben studiate, ai pennivendoli che poi si nascondono dietro &#8220;il diritto di cronaca&#8221;, a tutti quelli del &#8220;me ne frego&#8221; che siano nostalgici del ventennio o semplicemente merde.</p>
<p>Questo è Stephen King. Uno scrittore contemporaneo per cui un Nobel per la letteratura non basterebbe neanche più a far capire la sua grandezza. E se vi chiedete perché nel 2025 stiamo recensendo e parlando di libri usciti dieci anni beh, non possiamo che ammetterlo.<br />
Ogni tanto anche i grandi amori hanno bisogno delle pause e,<strong> lo confessiamo con un po&#8217; di vergogna</strong>, e intorno al 2008 le ultime produzioni del Re non ci erano piaciute. <strong>Duma Key, Cell, La storia di Lisey</strong> ci avevano dato l&#8217;idea di uno scrittore al tramonto e che, dopo aver concluso <strong>La torre nera</strong> in un modo che in confronto la serie tv de Il trono di spade è stata banale, stentava a ritrovare storie alla sua altezza.</p>
<p>Poi abbiamo recuperato <strong>Notte buia senza stelle.</strong><br />
Poi abbiamo recuperato<strong> 22/11/&#8217;63</strong>.<br />
Poi abbiamo recuperato <strong>Joyland</strong>.<br />
E con questa trilogia siamo ormai consapevoli di aver lasciato alle spalle un bel po&#8217; di roba buona, lo sappiamo, ma abbiamo quasi recuperato tutto.</p>
<p><strong>Lunga vita al King!</strong> (e vergogna perpetua sull&#8217;accademia di Stoccolma).</p>
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		<title>Quando c’era ancora un domani</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/quando-cera-ancora-un-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 00:36:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paola Cortellesi debutta alla regia con un film praticamente perfetto. Con buona pace di qualche penna critica che soffre di stipsi emozionale fino al punto di scambiare le scene volutamente surrealistiche con “personaggi troppo caricati” (sic.) e qualche vecchia conoscenza del giornalismo on line[1] che non perde l’occasione di puntare il dito sugli aspetti totalmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Paola Cortellesi debutta alla regia con un film praticamente perfetto.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Con buona pace di <a href="https://www.barbadillo.it/111689-ce-ancora-domani-tutte-le-sbavature-nel-film-di-cortellesi/">qualche penna critica</a> che soffre di <b>stipsi emozionale </b>fino al punto di scambiare le scene volutamente surrealistiche con “personaggi troppo caricati” (sic.) e qualche vecchia conoscenza del giornalismo on line<sup>[1]</sup> <a href="https://www.linkiesta.it/2023/11/cortellesi-film-sposa-voto-donne-emancipazione-femminile/">che non perde l’occasione di puntare il dito sugli aspetti totalmente secondari e trascurabili</a> , l’opera rappresenta di certo uno dei migliori debutti alla regia negli ultimi decenni del cinema italiano.<br />
Personalmente lo accomuniamo nel 10/10 che avevamo assegnato, nell’altro secolo, all&#8217;opera prima di Luciano Ligabue, <b>Radiofreccia</b>. Con tutte le differenze del caso, ovviamente.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abbiamo aspettato un po’ a parlarne perché, in primo luogo volevamo smaltire l’emozione iniziale (ebbene sì abbiamo pianto nel finale, non abbiamo mica problemi di emozioni costipate, noi!) per non farne una facile agiografia; e in secondo luogo perché non volevamo svelare il finale del film per coloro che non erano ancora andati al cinema. “Ma non è un thriller” direte voi! No, ma il <b>colpo di scena</b> finale è sorprendente quanto quello di Profondo Rosso.</span></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27934" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg" alt="" width="420" height="600" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina.jpg 420w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina-210x300.jpg 210w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/12/locandina-112x160.jpg 112w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il film è praticamente perfetto dicevamo. E la debuttante regista centra in pieno ogni scelta. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Gli <b>interpreti</b> in primo luogo, dove tutti fanno una bellissima figura. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La ricostruzione scenografica della <b>Roma post WWII</b>: dettagliata, precisa e accurata.<br />
La <b>colonna sonora</b>; perfetta anche quando la regista decide di mescolare le carte con pezzi e ritmi moderni quasi in distonia con le immagini.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma in particolar modo è vincente la scelta di <b>non mostrare in modo cruento la violenza</b> che la protagonista, Delia (la stessa Paola Cortellesi) subisce per mano del marito Ivano (Valerio Mastandrea); il film sarebbe diventato drammatico e insostenibile per i ragazzi <b>under 14</b>. Invece così diventa è un film adatto ad ogni età, ed anzi ne andrebbe sollecitata la proiezione nelle scuole.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La violenza qui si intuisce nei lividi che appaiono fra i risvolti del vestito di Delia; appare per un attimo ma viene cancellata così come il sangue sul volto di lei dopo il pugno del marito e in quell&#8217;occasione la violenza, diventa poi un <b>surreale ballo</b> a cui lo spettatore assiste raggelato perché sa benissimo quello che “in realtà” sta succedendo.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E ancora più vincente è la bravura della regista nel mostrare come la prevaricazione dell’uomo sulla donna nella famiglia (lo esplicitiamo per quelli che ancora oggi proprio <i>nun ce vonno sta</i>’: <b>leggasi patriarcato o società patriarcale</b>) non era una questione di censo. Le donne non dovevano avere una loro opinione ma solo quella che le consentiva il marito; così era per la povera Delia così era per le signore più benestanti a cui andava a prestare servizio, così come per la madre del ragazzo benestante a cui Ivano voleva dare in sposa la figlia. Il tutto nonostante le prime elezioni aperte alle donne erano incombenti (<strong>referendum Monarchia &#8211; Repubblica del 1946</strong>).</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Altro bellissimo passaggio del film, l&#8217;accorgersi da parte di Delia che la figlia Marcella viveva nella sua relazione gli stessi meccanismi in cui era caduta lei con il marito (anche qui esplicitiamo: la spirale della violenza) per cui il possesso ossessivo da parte dell&#8217;uomo sulla compagna diventa sempre più esplicito. Dal semplice &#8220;non ti devi vestire troppo carina al lavoro&#8221; al togliere il rossetto con forza perché &#8220;te devi trucca&#8217; soltanto per me!&#8221; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Durante tutti questi passaggi il film resta leggero ed ironico e lo ripetiamo volutamente surreale. Si ride quasi sempre, fatta eccezione per le scene descritte. La Cortellesi ha appreso in pieno le lezioni che ci hanno lasciato Scola e Monicelli. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma è la costruzione del finale il vero capolavoro. O per meglio dire il ceffone che Paola rifila a quasi tutti noi spettatori e ci fa accorgere di quanto, oggi, siamo “distratti” (per non dire di peggio).<br />
Tutti stavamo pensando che Delia stesse progettando, attraverso vari <i>escamotage</i>, a una fuga d&#8217;amore con il suo ex Nino (Vinicio Marchionni), che la invita esplicitamente a lasciare Ivano e a fuggire con lui verso il nord. Pensavamo che il “c’è ancora domani” del titolo si riferisse all&#8217;ultimo giorno a disposizione per raggiungere il suo amante, pensavamo che la lettera nascosta gelosamente era l&#8217;indirizzo di Nino dove poteva raggiungerlo, o comunque una lettera dove le dichiarava il suo amore. Ma quando la fuga avviene si scopre che quella lettera era il certificato elettorale e il pensiero di Delia era stato quello di poter fuggire il tempo necessario per andare ad esercitare il suo <b>diritto di voto</b>.<br />
E ci sembrava quasi di sentirla Paola Cortellesi, mentre scorrevano le immagini finali accompagnate dalla significativa canzone di Daniele Silvestri &#8220;<strong>A bocca chiusa</strong>&#8220;, con i suoi modi scanzonati guardarci e dirci: “Aho, ma non l’avevate capito che stavo a parla’ delle elezioni? Ma quanto siete scemi! Ve l’ho detto tutto il film che le donne stavano per vota&#8217; per la prima volta e voi stavate a pensa’ alla fuga d’amore? Ma che c’avete sulla testa? Ah fregnoni!” </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La lacrima ci è scesa, perché abbiamo realizzato di non aver capito quanto poco tempo è passato, relativamente parlando, in cui è stato concesso un diritto così importante. Perché ci rendiamo conto di aver perso la contezza dell’importanza dei diritti, del diritto di voto in particolare. E di tutti gli altri.<br />
Abbiamo perso tutti la testa in una società in cui <b>l’inutile è essenziale e l’essenziale è dato per scontato. </b>Ed è proprio per questo che si rischia di perderlo.</span></p>
<p>Potremmo ora iniziare una serie di considerazioni sulle necessità della difesa e della riscoperta dell&#8217;importanza dei nostri diritti e di quelli che ancora mancano; ma sinceramente adesso è solo il momento di alzarsi in piedi e tributare un lungo applauso a Paola Cortellesi dicendole grazie, per questo ceffone che, speriamo, risvegli qualche coscienza.<br />
Che, forse, domani c&#8217;è ancora.</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Alessandro Chiometti</b></span></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">[1] Dopo aver raggiunto il record nella specialità olimpica dell&#8217;essere fuori luogo appoggiando e promuovendo la cagnara contro ZeroCalcare che aveva il torto di parlare romano, Guia Soncini supera se stessa e per sminuire il film della Cortellesi giunge a porsi la fondamentale domanda: &#8220;ma come ha fatto la protagonista a parlare con l’americano di colore coordinando il fallimento del matrimonio della figlia se nelle scene precedenti lei non capiva l’inglese?&#8221; Al di la&#8217; degli indubbi complimenti per cogliere le vicende più importanti nella narrazione a cui si assiste, ci sentiamo di rimembrare alla Soncini tre semplici parole inglesi che compongono una regola cardine del cinema e della scrittura: &#8220;Show don&#8217;t tell&#8221;. Ovvero, quando la descrizione di un fatto è pressoché inutile alla trama e giustificabile in mille modi (come in questo caso&#8230; fra l&#8217;altro era passato diverso tempo dall&#8217;ultimo incontro con il soldato e l&#8217;amica di Delia l&#8217;inglese lo capiva benissimo tant&#8217;è vero che smerciava le loro sigarette), è meglio lasciar fluire la narrazione senza stare ad appesantirla. </span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/quando-cera-ancora-un-domani/">Quando c’era ancora un domani</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Nero, rosso, blu&#8230; poi il buio&#8230; e ora il viola.</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/nero-rosso-blu-poi-il-buio-e-ora-il-viola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 21:52:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristiana stori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggere i romanzi di Cristiana Astori che hanno come protagonista Susanna Marino rientra di certo nella cromoterapia. Che insieme al piacere di leggere gli ottimi passaggi quasi lirici dell&#8217;autrice torinese, forma uno dei rimedi più efficaci per ogni malattia dello spirito (e del corpo, visto che qui siamo in pieno esoterismo). Se avete avuto l&#8217;occasione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26771" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75.jpg" alt="" width="500" height="766" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75.jpg 500w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75-196x300.jpg 196w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/06/9788869436826_0_536_0_75-104x160.jpg 104w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a><br />
Leggere i romanzi di <strong>Cristiana Astori</strong> che hanno come protagonista <strong>Susanna Marino</strong> rientra di certo nella cromoterapia. Che insieme al piacere di leggere gli ottimi passaggi quasi lirici dell&#8217;autrice torinese, forma uno dei rimedi più efficaci per ogni malattia dello spirito (e del corpo, visto che qui siamo in pieno esoterismo).</p>
<p>Se avete avuto l&#8217;occasione di seguire qualche presentazione dell&#8217;autrice saprete che è davvero impossibile non associare il personaggio dell&#8217;improbabile detective/cacciatrice di film scomparsi alla scrittrice stessa; del resto<strong> è lei la prima a mettersi in gioco in tal senso e</strong> questa volta lo fa anche in copertina del libro. I confini tra protagonista e scrittrice ad ogni capitolo della saga cromoterapeutica sembrano sempre più assottigliarsi.</p>
<p>Grazie alle avventure di Susanna la scrittrice condivide con i lettori la sua grande passione per il cinema. Questi hanno così la possibilità di conoscere affascinanti attori, registi, artisti, dipinti e pellicole che forse non sono mai arrivati ai fasti dei <strong>blockbuster hollywoodiani</strong> ma che hanno lasciato un segno indelebile del loro passaggio. Pensiamo ad esempio alla meravigliosa <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Soledad_Miranda">Soledad Miranda</a> in &#8220;Tutto quel nero&#8221; o all&#8217;inquietante <strong>Autuomo</strong> di &#8220;tutto quel blu&#8221;.<br />
In questo quinto capitolo il lettore farà la conoscenza, fra gli altri, di <a href="https://lorenzoalessandri.com/">Lorenzo Alessandri</a> e della sua inquietante e conturbante modella Angelika, nonché del misterioso film italiano &#8220;<strong>Sortilegio</strong>&#8220;&#8230; uno di quei film così maledetti che è meglio non nominare. (<strong>Superstizione? Noi non lo siamo, anche perché porta sfortuna essere superstiziosi.</strong>)</p>
<p>In bilico come sempre fra esoterismo, paranormale, spietati collezionisti e misteriosi incarichi, la Astori ci regala un&#8217;altra storia indimenticabile della sua Susanna, che resta a nostro avviso la detective (per quanto improbabile sia) più originale che ci sia mai capitato di conoscere.</p>
<p>Qualche anno fa si parlava spesso del  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/New_Italian_Epic"><strong>New Italian Epic</strong></a> definizione coniata da <strong>Wu Ming 1</strong> per definire non solo le opere del  collettivo omonimo ma in cui rientrano ad esempio molti romanzi di <strong>Valerio Evangelisti, Stefano Tassinari e Carlo Lucarelli</strong>.<br />
Dando un&#8217;occhiata alle<strong> regole-manifesto del genere</strong> pensiamo di poterle vedere rispettate nelle opere della scrittrice di origini piemontesi: metastorie, riferimenti storici precisi che il lettore può verificare con sopralluoghi o con i manuali di storia, punti di vista obliqui, narrazione non distaccata.</p>
<p>Non sappiamo a che punto sia la discussione intorno al New Italian Epic, ma questa incredibile cinquina di titoli che uniscono cinema e letteratura è senz&#8217;altro dentro ai suoi confini.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8230;e intanto Antonio Lanzetta non sbaglia un libro!</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/lanzettanonsbagliaunlibro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 16:35:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Io non miro con la mano; colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io miro con l&#8217;occhio. Io non sparo con la mano; colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io sparo con la mente. Io non uccido con la pistola; colui che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/odio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25991" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/odio.jpg" alt="" width="424" height="600" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/odio.jpg 424w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/odio-212x300.jpg 212w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/odio-113x160.jpg 113w" sizes="auto, (max-width: 424px) 100vw, 424px" /></a></p>
<p align="left"><i>Io non miro con la mano; colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.</i></p>
<p align="left"><i>Io miro con l&#8217;occhio.</i></p>
<p align="left"><i>Io non sparo con la mano; colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.</i></p>
<p align="left"><i>Io sparo con la mente.</i></p>
<p align="left"><i>Io non uccido con la pistola; colui che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre.</i></p>
<p align="left"><i>Io uccido con il cuore. </i></p>
<p align="left">Questo il giuramento, allenamento, mantra che i pistoleri di Gilead pronunciavano in difesa della loro città. La difesero finché poterono, fino all’ultimo uomo, fino a quando tradimenti e inferiorità numerica segnarono la fine della civiltà e il mondo andò avanti. O meglio, uno dei mondi che compongono la ruota eterna ed a-dimensionale del “karma kinghiano” collegati tutti ad una forse irraggiungibile, Torre Nera (da cui il nome della saga fantasy kinghiana) al centro nella quale risiede, forse, il potere sui mondi.</p>
<p align="left">Chi meglio di Antonio Lanzetta, lo Stephen King italiano <i>as the Sunday Times says</i>, poteva capire il senso profondo del giuramento dei personaggi kinghiani che, al di là della retorica, impegna la scelta di chi giura protezione armata a un sogno, un re o a sua maestà la Vendetta?</p>
<p align="left">“Il tempo dell’odio” (La Corte Ed. 2022, 224 pag. 18,90€) è ambientato negli anni della seconda guerra mondiale in Cilento.</p>
<p align="left">Non è un libro sulla resistenza propriamente detta, ma sul male di cui gli uomini sono capaci, sull’odio e sul rancore. E su un modo di regolare i conti molto al di fuori del politically correct.</p>
<p align="left">È una storia sul come la contingenza porta a diventare uomini in fretta, anche quando non hai l&#8217;età per esserlo.</p>
<p align="left">È un libro sui mostri, che scelgono consapevolmente di essere tali perché non è mica vero che i mostri non esistono. Fascisti, bambini, militari, contadine, briganti e brigantesse, nazisti… non manca nulla nel libro di Lanzetta; neanche uno sguardo compassionevole agli animali, cosa che conoscendo l’autore non può mancare, in un momento in cui non ci poteva essere animalismo propriamente detto visto che non c’era spazio neanche per la semplice umanità.</p>
<p align="left">È semplicemente un libro da leggere, una storia fuori dal buonismo e dalla retorica ma proprio per questo una di quelle storie che aiuta meglio a comprendere quegli anni particolari.</p>
<p align="left">Al di là del complimento che il Sunday Times regalò all’autore salernitano ai tempi della trilogia dello Sciacallo, possiamo dire che Antonio Lanzetta ha ben compreso una cosa della scrittura del Re. L’importanza intrinseca nel raccontare storie.</p>
<p align="left"><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p align="left"><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/io-e-lanzetta.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25989" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/io-e-lanzetta.jpg" alt="" width="696" height="497" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/io-e-lanzetta.jpg 696w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/io-e-lanzetta-300x214.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2023/03/io-e-lanzetta-224x160.jpg 224w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></a></p>
<p align="left"><em>[foto del Terni-Narni Horror Fest 2021]</em></p>
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		<title>Pif ci dice: &#8220;Futti, futti&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/pif-ci-dice-futti-futti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2021 12:24:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[dio perdona tutti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; che Dio perdona a tutti!&#8221; (ed Feltrinelli, 2018) La conclusione di questo amaro proverbio siciliano è il titolo del romanzo che ci ha visto scoprire il poliedrico Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, come scrittore di romanzi. Non conosciamo i precedenti letterari di Pif, ma questo  libro ci è piaciuto molto ed è stata una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pif-ci-dice-futti-futti/">Pif ci dice: &#8220;Futti, futti&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/12/pif.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-22044" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/12/pif.jpg" alt="" width="536" height="825" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/12/pif.jpg 536w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/12/pif-195x300.jpg 195w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/12/pif-104x160.jpg 104w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></p>
<p>&#8220;<em>&#8230; che Dio perdona a tutti!</em>&#8221; (ed Feltrinelli, 2018)<br />
La conclusione di questo amaro proverbio siciliano è il titolo del romanzo che ci ha visto scoprire il poliedrico <strong>Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto</strong>, come scrittore di romanzi.</p>
<p>Non conosciamo i precedenti letterari di Pif, ma questo  libro ci è piaciuto molto ed è stata una delle scoperte letterarie più gradevoli degli ultimi tempi; non solo per le frecciatine che Pif  l&#8217;autore lancia contro l&#8217;ipocrisia di molti sedicenti cristiani o per l&#8217;esilarante e irriverente scena in cui il protagonista si torva ad essere il protagonista principale della<strong> Via Crucis</strong>, ma anche per la forma scanzonata e irriverente con cui affronta molte tematiche importanti. Cosa che purtroppo non è frequente, purtroppo, trovare nella narrativa Italiana; forse è più presente nel cinema italiano, anche se ormai anche quello sta virando troppo verso il serioso/pretenzioso con risultati non sempre all&#8217;altezza delle aspettative.</p>
<p>Il libro di Pif invece è una gradevole lettura che fra golosità dolciaria, passione per il calco e il calcetto, l&#8217;amore e l&#8217;ammore (<strong>citazione colta</strong> ndr) porta l&#8217;autore ad aver l&#8217;occasione di parlare di come l&#8217;ipocrisia costruisca il solido pilastro della società siciliana ma che di certo sono riconducibili a tutta la penisola italica.</p>
<p>Anche se non è un thriller cerchiamo di svelare il meno possibile la storia e lasciare ai lettori il gusto di scoprirla: il protagonista è il palermitano Arturo, agente immobiliare che conquista con varie  performance più o meno artistiche la pasticcera Lisa. Ragazza di famiglia benestante e inserita nella Palermo &#8220;che conta&#8221;. Il fatto che lei sia la proprietaria di una delle pasticcerie più famose di Palermo permette ad Arturo di unire passione per i dolci e per le donne, commette l&#8217;errore di farsi scoprire impreparato sulla messa.<br />
Infatti durante una messa senza molti partecipanti Lisa si accorge che Arturo (<strong>orrore!</strong>) biascica le parole e addirittura volte non sa cosa rispondere alle imbeccate canoniche del prete.  Interrogato sulla propria fede e costretto a una ritirata sulle posizioni &#8220;<strong>mediamente credenti</strong>&#8221;  che non necessitano troppi approfondimenti Arturo si prende una bella lavata di testa dalla sua amata. Lavata di testa che pensa proprio di non meritarsi.</p>
<p>Allora, così sollecitato a non essere superficiale, prende un libretto di catechismo assegnato ai cresimanti e decide che per tre settimane (<strong>ben 21 giorni</strong>) si comporterà da cristiano osservante. Sarà un fondamentalista della fede in Cristo, non la imporrà agli altri ma lui la rispetterà alla lettera. Cosa potrà mai succedere vi chiederete?</p>
<p>Beh, questo è un romanzo e ovviamente tutti i disastri che capitano al povero Arturo sono frutto di artifici letterari, di certo è improbabile che nella realtà avvengano in un lasso di tempo di appena tre settimane. <strong>Nella realtà ce ne vorrebbero almeno quattro</strong>, ne conveniamo.</p>
<p>Potete infatti facilmente immaginare le conseguenze di dover dire sempre e comunque la verità per un agente immobiliare o quelle per un portiere che sta disputando la finale del torneo di calcetto interrogato sul goal/non goal. Ma potete anche immaginare cosa comporta per chi, in un ambiente vip di cene e riunioni pseudo-benefiche, proponga di spendere i soldi non per la solita &#8220;<em>nuova campana per la parrocchia del Sacro Cuore&#8221;</em> (citazione nostra, di <strong>Claudio Lolli</strong>, &#8220;Vecchia piccola borghesia&#8221;)  per costruire centri di accoglienza verso i migranti.</p>
<p>Insomma, quello che è certo è che la vita di Arturo ne uscirà un bel po&#8217; sconvolta da queste tre settimane da cristiano fondamentalista. A differenza della società che continuerà a &#8220;<em>mentire con cortesia, cinismo e vigliaccheria facendo dell&#8217;ipocrisia la sua formula di poesia</em>&#8221; (citazione sempre nostra, sempre di Claudio Lolli, sempre &#8220;Vecchia piccola borghesia&#8221;).</p>
<p>Insomma, da anticlericali e miscredenti nonché apostati della fede in <em>latae sententiae </em>quali siamo il libro di Pif ci è proprio piaciuto e non ci interessa di sapere nulla sulla fede di Pif se ne ha una, perché ci sembra che il <strong>ragazzo</strong> (lo chiamiamo così in quanto coetanei)  abbia colto il nocciolo fondamentale della questione.</p>
<p>L&#8217;essenziale, come si suol dire.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg" alt="" width="277" height="300" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/pif-ci-dice-futti-futti/">Pif ci dice: &#8220;Futti, futti&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>OLD &#8211; Anche Shyamalan vittima del Tempo</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/old-anche-shyamalan-vittima-del-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 14:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[anomalie temporali]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[voto 5,0/10] [ALLERTA SPOILER: il film viene svelato totalmente o quasi] Se sul concetto di tempo è caduto anche Cristopher Nolan con l&#8217;insopportabile Tenet, M. N.Shyalaman, che di certo non è un perfezionista come il collega, crolla ben più rovinosamente. Nel passato il regista aveva dimostrato di avere già le idee confuse su diverse tematiche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/old-anche-shyamalan-vittima-del-tempo.html/old" rel="attachment wp-att-20734"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-20734" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/old-1024x752.jpg" alt="" width="1024" height="752" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/old-1024x752.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/old-300x220.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/old-768x564.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/old-218x160.jpg 218w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/07/old.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><strong>[voto 5,0/10]</strong></p>
<p><strong>[ALLERTA SPOILER: il film viene svelato totalmente o quasi]</strong></p>
<p>Se sul concetto di tempo è caduto anche Cristopher Nolan con l&#8217;insopportabile <em>Tenet</em>, <strong>M. N.Shyalaman</strong>, che di certo non è un perfezionista come il collega, crolla ben più rovinosamente.</p>
<p>Nel passato il regista aveva dimostrato di avere già le idee confuse su diverse tematiche (fanta)scientifiche, con <em>Signs </em>ma soprattutto <em>After Earth,</em> e anche con questo <strong>Old</strong> conferma di chiedere agli spettatori una &#8220;<strong>sospensione dell&#8217;incredulità</strong>&#8221; eccessiva, condannando così il film a un&#8217;inevitabile bocciatura.</p>
<p>Forse avremmo apprezzato meglio il film se fossimo entrati in sala senza sapere nulla, ma proprio nulla, della trama. Ma fin dai trailer era ben chiaro che lo <em>scorrere del tempo</em> era al centro della vicenda e quindi la suspense è stata per noi praticamente nulla nonostante i giochi di inquadratura &#8220;svelo e non svelo&#8221; con la macchina da presa in cui Shyalaman è maestro.</p>
<p><strong>[SPOILER]</strong></p>
<p>Il film racconta di un resort di lusso in cui, fra i molti ospiti, ci sono delle famiglie in cui almeno uno dei loro membri ha un problema grave di salute (tumore, schizofrenia, epilessia, coagulazione, sclerosi).<br />
Queste famiglie (una decina di persone in tutto) vengono indirizzate durante la colazione del secondo giorno di permanenza nella struttura,  in una spiaggia bellissima che il direttore del resort consiglia solo ai suoi clienti preferiti.<br />
Il pulmino della struttura (<strong>guidato dallo stesso  Shyalaman in un cameo</strong>) li accompagna all&#8217;inizio di un sentiero che, attraversando un canyon fra degli enormi costoni di roccia, li condurrà a questa spiaggia effettivamente bellissima.<br />
Lì trovano un uomo silenzioso (che scopriremo essere il famoso rapper Mid-Size Sedan) seduto vicino alle rocce dalla sera prima, o per lo meno da qualche ora (il regista ci ha mostrato poco prima della colazione al resort una scena, ambientata all&#8217;alba o al tramonto, in cui Sedan era già in quella spiaggia a guardare la sua compagna mentre questa si denudava e si tuffava in acqua).</p>
<p>Queste undici persone (e un cane) dopo poco che sono lì scoprono il cadavere della suddetta  che galleggia nell&#8217;acqua ma, neanche il tempo di litigare con il rapper, ovviamente sospettato di omicidio, che devono fare i conti con la scoperta che in quella spiaggia il tempo scorre molto più rapidamente che altrove.<br />
La più anziana del gruppo muore e poco dopo anche il suo cane, i bambini che avevano sei e dieci anni ne dimostrano improvvisamente dodici e diciotto, tornando ai cadaveri si scopre che si sono decomposti rapidamente e c&#8217;è rimasto solo scheletro. Quando è quindi chiaro che è il tempo il loro nemico, provano a fuggire, ma dal canyon non si può passare: una sorta di barriera li fa svenire (&#8220;<em>come se fosse la pressione quando risali dagli abissi che ti fa svenire</em>&#8221; dice uno dei protagonisti chiamando in causa la relatività, ma la cosa non ha seguito e il &#8220;perché&#8221;  dell&#8217;anomalia temporale non viene svelata); sviene anche una delle protagoniste che tentava la fuga attraverso una scalata delle rocce e così cade al suolo sfracellandosi, e sviene anche chi tentava di allontanarsi a nuoto morendo anche lui affogato.</p>
<p>Insomma, fra chi impazzisce per la schizofrenia latente, chi muore perché ucciso dallo schizoide, chi impazzisce perché da top model qual&#8217;è non sa vedersi vecchia, chi invecchia e muore tranquillamente di vecchiaia dopo il tramonto, all&#8217;alba del giorno dopo restano<strong> fratello e sorella</strong> che, ormai cinquantenni scoprono, grazie ad un aiutino, che i coralli proteggono la fuga da quella spiaggia.</p>
<p>Non vi sveliamo perché i cattivoni di turno (diciamo solo che sono cattivoni oggi molto di moda), che non hanno creato quella spiaggia ma l&#8217;hanno scoperta e quindi sfruttata, organizzino tutto questo, ma alla fine il bene trionfa e tutti i cattivi  pagheranno per le <strong>centinaia di persone</strong> che hanno fatto scomparire lì.</p>
<p>Elenco, probabilmente non esaustivo, dei buchi di trama /errori grossolani del film:<br />
1) se il tempo scorre velocemente e un giorno vale 50 anni per il resto del mondo dopo qualche minuto i protagonisti <strong>dovrebbero avere capelli, barba e unghie così lunghi e crespi da assomigliare a dei grizzly</strong>. Il regista se la cava facendo dire ad uno dei protagonisti che l&#8217;effetto &#8220;evidentemente&#8221; non avviene sule cellule morte. <strong>Toppa peggiore del buco</strong>, visto che i capelli e i peli non sono certo cellule.</p>
<p>2) I batteri non sono certo cellule morte e subiscono l&#8217;effetto del tempo (decomposizione del cadavere) e se ne ha la prova quando uno dei protagonisti viene ferito da un coltello arrugginito e muore così per tetano nel giro di pochi secondi (&#8220;la ruggine è veleno per il sangue&#8221; dice la protagonista, <strong>altro errore</strong> è il Clostridium Tetani che spesso è su di essa per via della terra o altro materiale con cui è stato a contatto il metallo arrugginito). Quindi com&#8217;è possibile che i cibi continuino ad essere commestibili dopo ore  su quella spiaggia? Avete presente che succede se mangiate un&#8217;insalata di pollo dopo due anni che è stata preparata?</p>
<p>3) A proposito di questi cibi che vengono forniti all&#8217;inizio della sfortunata gita dal resort in quantità abnorme dentro un&#8217;enorme cesto di vimini (&#8220;i ragazzi hanno sempre fame&#8221; dice il complice alla guida del pulmino di fronte alle rimostranze contro lo spreco di uno dei genitori), uno dei protagonisti dice che i ragazzi mangiano così avidamente perché stanno crescendo in modo veloce e il cibo serve per l&#8217;aumento delle ossa o della massa muscolare&#8230; ma per quanti glie ne abbiano potuti dare, come si può pensare che possano bastare per il consumo necessario di tre corpi che da sei anni passano a diciotto?</p>
<p>4) <strong>(voragine di trama</strong>) Sulla spiaggia trovano un quaderno un cui uno dei precedenti ospiti ha annotato i nomi delle persone che erano lì con lui, dai dialoghi dei &#8220;cattivi&#8221; si capisce che loro sono il settantunesimo gruppo inviato lì per motivi di studio&#8230; quindi al di là dell&#8217;anomalia temporale, nessuno si è mai accorto di settecento persone scomparse che come destinazione finale avevano tutte lo stesso resort?</p>
<p>5) (<strong>voragine di trama</strong>) Ma come è possibile che il rapper di colore sia stato lì ore prima di loro (almeno quattro se parliamo dell&#8217;alba nove o dieci se parliamo del tramonto) e nella notte non abbia percepito nulla di strano se non il sanguinare del suo naso? E perché non è invecchiato? E perché il cadavere della sua donna in acqua da ore ha aspettato loro per decomporsi in 5 minuti?</p>
<p>Peccato, perché  il film offre spunti molto interessanti, bambini nel corpo di adulti, adulti messi di fronte alla vecchiaia e alla morte in anticipo, la bellezza che scava a fondo nell&#8217;anima fino  a non farti più accettare il passare del tempo sul tuo corpo. Però con tutta la buona volontà non è un film presentabile e ancora una volta siamo costretti a chiederci come sia possibile che questo regista indo-statunitense possa passare da geniali capolavori  a questi  disastri.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg" alt="" width="262" height="284" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 262px) 100vw, 262px" /></a></p>
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		<title>James Ellroy, Martin Scorsese e la distruzione del mito kennediano</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/jame-ellroy-martin-scorsese-e-la-distruzione-del-mito-kennediano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 11:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro chiometti]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[jfk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La vera Trinità di Camelot era Piacere, Spaccare il culo e Scopare. Jack Kennedy è stato la punta di diamante mitologica di una fetta particolarmente succosa della nostra storia. Spandeva merda in modo molto abile e aveva un taglio di capelli di gran classe. Era Bill Clinton senza l&#8217;onnipresenza dei media e qualche rotolo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/jame-ellroy-martin-scorsese-e-la-distruzione-del-mito-kennediano.html/irish-tabloid" rel="attachment wp-att-19617"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-19617" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid.jpg" alt="" width="643" height="495" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid.jpg 643w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid-300x231.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2021/01/irish-tabloid-208x160.jpg 208w" sizes="auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px" /></a></p>
<p>“<i>La vera Trinità di Camelot era Piacere, Spaccare il culo e Scopare. Jack Kennedy è stato la punta di diamante mitologica di una fetta particolarmente succosa della nostra storia. Spandeva merda in modo molto abile e aveva un taglio di capelli di gran classe. Era Bill Clinton senza l&#8217;onnipresenza dei media e qualche rotolo di grasso.&#8221;</i></p>
<p>(American Tabloid. Dall&#8217;introduzione dell&#8217;autore)</p>
<p>Immaginate di pubblicare un romanzo in Italia in cui ricostruite complicità di alti funzionari statali nell&#8217;organizzare traffici di eroina per finanziare colpi si stato all&#8217;estero, in cui prendete di petto uno dei politici progressisti più amati nella storia del paese e lo descrivete come un affamato di sesso, drogato ed eletto grazie alle amicizie mafiose del padre che hanno fatto votare in suo favore anche i morti.</p>
<p>Immaginate le conseguenze delle cause legali che vi pioverebbero addosso e statene pur certi che non vi basterà vendere tre miliardi di copie per uscirne con qualche centesimo ancora in tasca. Ammesso che riusciate a restare liberi. E vivi.</p>
<p>Ma <b>l&#8217;America</b> è la <b>Terra delle Libertà</b> e quindi, a quanto sembra si può fare; tant&#8217;è vero che “American Tabloid” (1995) racconta (in estrema sintesi) proprio quanto appena detto del (falso) mito JFK. La sua ascesa non limpida e il suo assassinio dopo aver tradito la mafia nella vicenda della Baia dei Porci.</p>
<p>Complottismo allo stato puro? Beh, non proprio, visto che di riscontri ce ne sono molti e puntuali, a cominciare del ruolo dei “personaggi realmente esistiti” (cioè quasi tutti): <b>Howard Hughes, J. Edgar Hoover, Jimmy Hoffa i fratelli Kennedy e il loro papà Joe</b>. Poi c&#8217;è tutto quello che , ormai è appurato, ruotava intorno al famoso <b>fondo prestiti</b> del sindacato più potente degli Usa, quello dei <b>Teamster</b> di Jimmy Hoffa, quasi completamente infiltrato dalla mafia.<br />
Ci sono i riscontri della enorme divergenza di vedute fra Hoover che vedeva la mafia come un piccolo pericolo per il paese e finanche una risorsa tattica contro il <b>Grande Pericolo Comunista</b> e Robert Kennedy (il vero idealista della famiglia) che invece vedeva proprio la mafia come il più grande pericolo per la democrazia in Usa.</p>
<p>Abbiamo preso in mano questo romanzo grazie a un consiglio in una discussione seguita dalla lettura di 22/11/&#8217;63 il fantasy di Stephen King in cui manda uno dei suoi protagonisti indietro nel tempo per salvare JFK. Inevitabilmente, quando si parla dell&#8217;assassinio di JFK si finisce sempre per chiedersi e chiedere “Ma tu ci credi davvero che Oswald abbia agito da solo?”<br />
Il nostro saggio amico ci disse di preferire un approccio più olistico e per l&#8217;appunto ci suggerì di leggere American Tabloid.</p>
<p>Il romanzo di Ellroy parte da <b>Los Angeles</b>, dai dossieraggi scandalistici tramite i tabloid che Howard Hughes faceva per affinità politica con J.E. Hoover per poi attraversare tutto il paese nordamericano, da Chicago, a Las Vegas, a New York fino alla Cuba rivoluzionaria.<br />
Racconta del continuo aumento dei disaccordi fra la mafia e Jimmy Hoffa a causa del supporto di questa <b>all&#8217;elezione come presidente Usa di JFK</b> (Hoffa si sentiva perseguitato dal fratello Robert che intentava contro di lui innumerevoli cause per dimostrare la presenza della mafia nel sindacato).</p>
<p>Ma la mafia si fidò delle famiglie amiche di Joe Kennedy, il padre dei due, con la promessa di supportare la deposizione di <b>Fidel Castro</b> affinché i mafiosi americani potessero riprendere a fare affari con i loro <b>Casinò e aziende agricole</b> a Cuba. Ma ciò non avvenne a causa del disastro della baia dei porci per l&#8217;appunto. In quella notte in cui furono annientate le truppe paramilitari degli esuli cubani organizzate dalla Cia (finanziando il tutto con il traffico di eroina cubana) spingersi oltre ed intervenire direttamente a supporto con degli aerei avrebbe significato una guerra aperta non solo con Cuba ma con l&#8217;Urss. JFK si tirò indietro, rimettendoci quasi tutta la sua credibilità ed evitando una guerra. Ma gli costò la vita; perché con la mafia i tradimenti si pagano.</p>
<p>Si ferma qui James Ellroy (non abbiamo ancora letto i due romanzi che completano la trilogia<b> Underworld &#8211; Usa </b>come viene chiamata, ovvero “Sei pezzi da mille”<b> </b>e “Il sangue è randagio”) ma per i pezzi che mancano a completare il puzzle Kennedy-Hoffa-Mafia ci ha pensato <b>Martin Scorsese</b> portando nel 2019 sul grande schermo le “memorie” di <b>Jack Sheeran</b>, il braccio destro di Jimmy Hoffa e che ha confessato post-mortem la sua colpevolezza per la sua uccisione e la successiva sparizione.</p>
<p>“<b>The Irishman” </b>rappresenta l&#8217;apoteosi di tutti i film di Scorsese sulla mafia americana: <b>Joe Pesci, Robert De Niro e Al Pacino</b> si riuniscono in un&#8217;eccezionale <i>last dance</i> in una storia che stavolta ha ben poco di inventato dal regista. Questa è infatti la trasposizione delle memorie di Jack Sheeran riportate nel saggio “<b>L&#8217;irlandese. Come ho ucciso Jimmy Hoffa”</b> a firma del giornalista <b>Charles Brandt,</b> pubblicate un anno dopo la morte di Sheeran e, guarda caso, si integrano perfettamente con “American Tabloid” ampliando e spiegando i rapporti di complicità e ambiguità fra Hoffa e la mafia.</p>
<p>Il giudizio artistico sul film (comunque ottimo) non può non rilevare alcune scelte discutibili; ad esempio quella di far interpretare agli stessi attori anziani, seppur truccati, le scene in cui sono giovani. I risultati sono molto discutibili. Molto spesso come spettatori si è spaesati, visto anche i continui saliti della linea temporale. “Ma qui è più anziano o più giovane?” ci si domanda inevitabilmente. Il trucco non può tutto e, con buona pace dei tre mostri sacri, sarebbe stato meglio cambiare l&#8217;attore.<br />
Tuttavia la bellezza e l&#8217;importanza del lungometraggio sono fuori discussione.</p>
<p>Al Pacino interpreta Jimmy Hoffa, Robert De Niro è nei panni di Jack Sheeran (l&#8217;irlandese, per l&#8217;appunto), e Joe Pesci, sempre inappuntabile, il capomafia Russel Bufalino.</p>
<p>L&#8217;apice della tensione nel film avviene negli anni successivi all&#8217;assassinio di Kennedy, quando Hoffa, dopo essere stato in carcere a lungo senza mai fare i nomi delle famiglie mafiose che avevano beneficiato dei fondi del sindacato Teamster, cerca di riprendersi il suo ruolo.<br />
Ma non può, ci sono ormai al vertice del sindacato persone più vicine alla mafia e che danno più garanzie. Jack Sheeran che è sempre stato il suo “numero due” cerca di calmarlo in tutti i modi, fa da tramite con Bufalino che a sua volta è il referente sul campo delle “famiglie”; ma alla fine la decisione che Hoffa deve esser fatto sparire viene presa.</p>
<p>E come spesso succede nella mafia raccontata da Scorsese, se devono far fuori qualcuno chi preme il grilletto è quasi sempre quello che gli è più vicino. Magari uno così stretto da essere ormai quasi un fratello; in primo luogo perché l&#8217;altro non se lo aspetta e in secondo luogo e perché comunque devi dimostrare di essere fedele alla mafia e non a chi controlli per essa. Come potrebbero continuare a fidarsi di te se ti rifiuti?</p>
<p>Così ecco la scena clou: <b>Sheeran-DeNiro</b> supplica <b>Pacino-Hoffa </b>di ripensarci e stare al suo posto ma ottiene come risposta: “Non temere Jack ho troppi documenti scomodi per loro, non mi possono toccare”; lui lo guarda come se fosse un bambino di sei anni e gli dice: “Jimmy, hanno eliminato un presidente, tu chi pensi di essere?” il volto di Al Pacino prima si gela di paura e poi sorride in un ghigno a tranquillizzare il suo interlocutore. Sta scegliendo di andare incontro al suo destino.<br />
Beh, lo confessiamo, ci siamo commossi anche se sappiamo di star parlando di <b>Bravi Ragazzi, </b>nel senso “scorsese” del termine.</p>
<p>Sappiamo che poi ci sono stati numerosi studi che hanno smentito delle parti del racconto di Sheeran. Ad esempio la casa indicata per il luogo dell&#8217;uccisione del sindacalista non sarebbe stata quella; è stato sì rilevato del sangue dietro le pitture superficialia ma, sembra, non fosse quello di Jimmy Hoffa.</p>
<p>Ma a nostro avviso tutto questo ricercare i dettagli della verità dimostra solo, probabilmente, la voglia di non accettarla questa verità.</p>
<p>Giusto fare ogni accertamento, ma questo è compito del detective. Per chi vuol capire i fatti storici incaponirsi sui dettagli vuol dire perdere il quadro di insieme.</p>
<p>Lo sappiamo già che la mafia è una mare di menzogne e una montagna di merda, non ci caverai mai un ragno dal buco, un <strong>reo confesso</strong> può star coprendo il vero colpevole, un <strong>pentito</strong> può essere tale solo per convenienza o per intorbidire le acque.</p>
<p>Ma se invece di guardare il dettaglio cerchiamo di elevarci e diamo un&#8217;occhiata complessiva dall&#8217;alto le cose importanti risultano chiare.</p>
<p>Siamo ragionevolmente certi del fatto che Oswald non abbia agito da solo e che le cose siano andate diversamente da quella famigerata Versione Ufficiale della commissione Warren. Lo dimostra la relazione sul fucile Carcano fatta da chi l&#8217;ha costruito (<a href="https://www.johnkennedy.it/?p=25"><strong>chiarendo che NON poteva sparare quel numero di colpi</strong></a>) e lo dimostra oltre ogni nostro ragionevole dubbio il filmato di Zapruder.</p>
<p>Tuttavia leggere Ellroy e vedere The Irishman ci ha permesso di inquadrare la faccenda in un modo diverso e più corretto.<br />
Il “chi” e il “come” appartengono al gusto fetish dei dettagli macabri.</p>
<p>Nella Storia è capire il contesto e intuire il perché che conta.</p>
<p><strong>Alessandro Chiometti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/the-new-pope-e-il-solito-sorrentino.html/alessandro" rel="attachment wp-att-16678"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-16678" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg" alt="" width="243" height="264" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-scaled.jpg 2363w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-277x300.jpg 277w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-945x1024.jpg 945w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-768x832.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1418x1536.jpg 1418w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-1890x2048.jpg 1890w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/02/alessandro-148x160.jpg 148w" sizes="auto, (max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/jame-ellroy-martin-scorsese-e-la-distruzione-del-mito-kennediano/">James Ellroy, Martin Scorsese e la distruzione del mito kennediano</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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