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	<title>maurizio magnani Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
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		<title>Perché la Sindone di Torino non é il lenzuolo funerario di Cristo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 22:42:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[maurizio magnani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della nuova &#8220;ostentazione&#8221; riteniamo utile riproporre lo studio di Maurizio Magnani. Stante che sei miliardi di persone nel mondo non s’importano nulla della Sindone, oltre cinque miliardi nemmeno di Gesù Cristo e che una parte dei cristiani detesti il “paganesimo” dei cattolici, con le centinaia dei loro santi e la primordiale venerazione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/perche-la-sindone-di-torino-non-e-il-lenzuolo-funerario-di-cristo-2/">Perché la Sindone di Torino non é il lenzuolo funerario di Cristo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/02/sindone_enrie.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft  wp-image-12131" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/02/sindone_enrie-188x300.jpg" alt="sindone_enrie" width="267" height="426" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/02/sindone_enrie-188x300.jpg 188w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/02/sindone_enrie.jpg 314w" sizes="(max-width: 267px) 100vw, 267px" /></a></p>
<p><em>In occasione della nuova &#8220;ostentazione&#8221; riteniamo utile riproporre lo studio di Maurizio Magnani.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Stante che sei miliardi di persone nel mondo non s’importano nulla della Sindone, oltre cinque miliardi nemmeno di Gesù Cristo e che una parte dei cristiani detesti il “paganesimo” dei cattolici, con le centinaia dei loro santi e la primordiale venerazione di reliquie (ebrei e musulmani considerano politeisti i cristiani, non avendo il Dio unico generato alcun figlio, secondo loro, ovvero Dio non si è fatto carne), la questione della Sindone va affrontata con la competenza e la serietà di chi desidera conoscere le cose del mondo, non trascurando neanche quello che altri giudicano inezia o superstizione. Quattro secoli or sono, Galileo (e altri scienziati e filosofi a seguire) ci ha fornito un prezioso suggerimento sul modo d’indagare la realtà, in maniera da avvicinarci il più possibile a una sua interpretazione affidabile, alla sintesi di una “mappa” attendibile del “territorio”. Egli ci parlò di “sensate esperienze e necessarie dimostrazioni” ammonendoci sulla modalità di raccolta, misurazione e registrazione delle esperienze, sia osservative che sperimentali, sia sensoriali che strumentali, ma anche di come la loro interpretazione dovesse seguire le regole indicate dal buon ragionare, dalla logica (le necessarie dimostrazioni) che è logica formalizzata, onde pervenire a una teoria, un quadro complessivo e integrato dei dati che sia coerente, ma anche che converga e concordi con altri dati e teorie esterne. In altre parole, non è sufficiente che una teoria o una tesi possieda una coerenza propria, ossia che al suo interno i dati trovino inquadramento e spiegazioni collimanti, non contraddittorie, resistenti a tutti i tentativi di confutazione e critica (la falsificazione di Karl Popper) ma è importante che essa converga con altre teorie e dati esterni, per esempio chimico-fisici, archeologici, antropologici, in una collettiva concordanza priva di dubbiosità, crepe, antinomie. Nel caso della fisica della materia, tanto per rifarci a una scienza esatta, la Teoria standard delle particelle mostra una ragguardevole coerenza interna, e così pure l’Astrofisica della sintesi stellare e dell’evoluzione degli oggetti astronomici, eppure siamo ancora lontani dall’affermare che le due teorie siano incontrovertibilmente compiute, anzi, esse si confrontano di continuo, alla ricerca di quella convergenza, di quel reciproco sostegno che dia a entrambe la concordanza sufficiente per corroborarsi vicendevolmente.<span id="more-13002"></span></p>
<p align="JUSTIFY">Veniamo alla Sindone, quella di Torino, una delle almeno quaranta sindoni (= lenzuolo, in greco) replicate nei secoli, insieme a una infinità di altre reliquie, incluse le piume dell’arcangelo Gabriele, da artisti e falsari di ogni genere ad uso e consumo dei pellegrini. I sindonologi cattolici reputano la reliquia torinese il sudario in cui Giuseppe di Arimatea avvolse la salma del Cristo, deposto dalla croce due o tre giorni dopo la morte. Chiunque abbia una minima pratica negli accertamenti giudiziari, nelle indagini di polizia forense, chiuderebbe la faccenda della Sindone con un “non luogo a procedere” poiché non abbiamo prove certe, scientifiche, né le avremo probabilmente mai, dato che nessuno raccolse reperti autenticati e precisamente identificativi di Gesù Cristo, come sangue e tessuti col Dna, impronte digitali o retiniche, o anche solo ritratti e calchi facciali vidimati da un notaio dell’epoca. Al massimo possiamo confrontare il Dna raccolto sul telo torinese con quello estratto da una qualche altra reliquia attribuita al Cristo (prepuzio circonciso, chiodi della croce, tuniche, spugna col fiele, punta della lancia che lacerò il costato, ecc): già, ma quali delle migliaia di copie sparse sul pianeta, ciascuna rivendicata originale, tanto che in passato si combatterono perfino guerre tra vescovadi contrapposti possessori di reliquie identiche? Ci tocca, allora, lasciare tutto nel mistero, facendo felici chi dal mistero trae conforto per le proprie credenze e tesi? oppure procediamo per via indiziaria accontentandoci di avvicinarci, per approssimazione, a una ricostruzione verosimile delle vicende della Sindone, giungendo a un verdetto probabilistico? I sindonologi hanno abbandonato ogni titubanza e si sono indaffarati nel far luce sul loro oggetto di culto con indefessa dedizione, pervenendo a un risultato che, secondo loro, chiarisce la vera origine del telo sindonico, autentico sudario di Gesù di Nazareth. Chi invece si oppone a quel risultato non rimprovera ai cattolici la fede religiosa ma il procedimento d’indagine, viziato in ogni fase proprio dal desiderio di pervenire alle conclusioni sperate e auspicate dalla fede. Vediamo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il procedimento di accertamento sulla Sindone, dovrebbe seguire tra fasi successive e conseguenti:</p>
<p align="JUSTIFY">1) Accertamenti scientifici e storici sul lenzuolo e l’immagine impressavi sopra, ovvero datazione del telo, sua origine, natura dei materiali, modalità di formazione dell’immagine, e così via; in tal modo, potremmo sapere se la Sindone risale all’epoca presunta in cui visse Gesù, se in essa vi fu avvolto effettivamente il corpo di un uomo morto per crocifissione, se i fluidi corporei e non pitture o altri mezzi fisici o chimici hanno determinato la comparsa della figura sul telo, e altro ancora;</p>
<p align="JUSTIFY">2)Identificazione delle caratteristiche del soggetto la cui effige è sul lino, in maniera da esser sicuri che l’uomo della Sindone fosse un uomo vissuto nel primo secolo, con determinate caratteristiche somatiche, una data età, un volto con date fattezze, eccetera; non avremmo comunque il nome di costui, la sua identità anagrafica</p>
<p align="JUSTIFY">3)Fase del raffronto tra l’uomo della Sindone e Gesù Cristo; essa ci avvicinerebbe al riscontro d’identità tra i due soltanto se potessimo comparare i tratti fisici, i dati antropometrici (altezza, peso, punti di repere cranici e ossei), particolari anatomici, oltre che le modalità di morte e peri-morte (segni di tortura, ecc). Per un confronto ineccepibile, dovremmo avere certezze intorno al Cristo, escludendo sosia o persone rassomiglianti oppure altri errori concernenti la persona fisica, ricorrendo a documenti certi d’archivio o testimonianze certificate.</p>
<p align="JUSTIFY">La questione se Gesù sia Iddio fattosi uomo e, dunque, l’uomo della Sindone sia il Cristo figlio di Dio e Dio medesimo incarnato, è questione di fede, che non discutiamo in questa sede.</p>
<p align="JUSTIFY">Sviluppiamo le tre fasi descritte, in modo sintetico, dacché codesto è un articolo e non un libro, traendo il materiale d’indagine da alcuni autori, quelli che si sono segnalati per una particolare ricorrenza dei loro studi nella oceanica bibliografia sul lino di Torino.</p>
<p align="JUSTIFY"><u>Fase 1</u> -Non possediamo notizie sicure sulla Sindone fino a metà del 14° secolo, allorquando comparve in Francia, a Lirey, ma subito dopo (1390) il vescovo di Troyes (nella cui diocesi si trovava Lirey) denunciò a papa Clemente VII la reliquia come imbroglio architettato dalla famiglia De Charny, nelle cui mani apparve il telo, per sfruttare la credulità popolare a proprio vantaggio. Sebbene per qualche storico la Sindone fossa custodita a Edessa, in Turchia, dalle origini paleocristiane fino al 944 d.C. (per poi passare a Costantinopoli, Atene, e in Francia) e per qualcun altro sia lo stesso oggetto nominato Mandylion (un grosso fazzoletto col volto, o forse un corpo intero, ma di uomo non morto), in verità siamo in presenza di testimonianze frammentarie, confuse, perfino contraddittorie. Anche il rimando alla “Dottrina di Adda” e altri vangeli apocrifi, per confortare la tesi di un antico lenzuolo, è di comodo, giacché poi vengono ignorate tutte le altre tesi di quei vangeli definiti appunto “apocrifi”. Non si dolgano gli storici cattolici se non accettiamo come essi piegano la storia e le testimonianze a loro convenienza, ma le verità storiche vanno accertate collettivamente e con approccio confutativo e critico a quello di chi è partigiano.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Il 14° secolo era fucina di reliquie, che avevano un mercato florido, particolarmente in Francia dove divenne ricorrente, nella settimana di Pasqua, recitare scene della flagellazione e crocifissione di Cristo, utilizzando statue in legno o in gesso cosparse di sangue o di pigmenti e poi avvolte in teli e deposte in un sepolcro: si sviluppò così la tradizione delle sindoni, costruite a decine in quel periodo, insieme a migliaia di altre reliquie: anche gli storici cattolici lo confermano. Non è da escludere che i cristiani francesi (e non solo) fossero a conoscenza dell’antico culto di Frigia (Turchia!) del Dio Atti o Attis, un Salvatore messianico nato da una vergine e che per teocrasia (fusione dei culti degli dei) confluì nel Dio salvifico Mitra, il Redentore “sole invitto” festeggiato il 25 dicembre, anche a Roma, e che per molti versi è assimilabile a Gesù Cristo. Ebbene, Atti era appellato “il Soter del sepolcro vuoto”, il Salvatore della “Sindone”, perché i suoi fedeli veneravano, parecchi secoli prima dei cristiani, il sudario con impressa l’effige del loro Dio avvolto in esso dopo la morte.<u> </u></p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; I vangeli canonici si contraddicono sulla deposizione di Cristo, e comunque mai si soffermano sui dettagli, tanto meno descrivendo un telo non molto largo ma lungo diversi metri, piegato in due a formare un fronte e un retro: i tre sinottici parlano di un lenzuolo, mentre Giovanni parla di bendaggi applicati dopo unzione corporea con abbondanti oli appositi, come in effetti era in uso fare tra gli ebrei. I vangeli non hanno attendibilità storica inappuntabile, come tutti gli esegeti e storici del mondo attestano, tranne i cristiani integralisti, pertanto non è possibile tentare confronti affidabili tra reperti concreti e le narrazioni evangeliche, anche perché artisti e falsari si sono proprio ispirati ai vangeli nel fabbricare i loro oggetti, spacciati per reliquie, ciascuno aggiungendo del proprio, mentre molti, troppi scienziati cristiani hanno diretto o adeguato le loro ricerche ai vangeli. E così avviene ancora oggi tra i sindonologi. Pur ammettendo, ma non concedendo, che i vangeli canonici ci raccontino la cronaca fedele della morte e deposizione di Gesù, avremmo comunque contraddizioni interne nei testi e con la reliquia, dato che secondo Giovanni dovremmo trovare untuosità e oli sul telo, mentre per i sinottici avremmo un lenzuolo applicato su di un corpo non lavato e sanguinolento, ma il sangue coagulato e rappreso di due o tre giorni non lascerebbe mai le tracce e i segni osservabili sulla Sindone. E vi sono altre discordanze tra i vangeli e il lenzuolo di Torino, come il lato della ferita al costato, le dita lunghissime della mano destra (non della sinistra), soprattutto l’indice più lungo del medio, a configurare un’anomalia anatomica rilevante eppure mai segnalata da alcuno scritto neotestamentario (la quale ci avrebbe dato un segno di riconoscimento non da poco) e spiegabile molto meglio con una disattenzione di un falsario. Appartengono poi all’immaginario cristiano, non alle usanze romane di crocifissione né a quelle giudee di sepoltura, un solo chiodo per unire i due piedi oppure incrociare le braccia con le mani a coprire i genitali, atto di pudicizia di un artista più che pratica funeraria ebraica su di un corpo flagellato e martoriato. A tal proposito, tra i giudei era considerata seria impurità, perciò peccato grave sanzionabile anche con la morte, manipolare più del necessario un cadavere, nonché trafficare con bende o altri oggetti sporchi di sangue di un morto ( non si dica che Giuseppe di Arimatea non seguiva la legge della Torah, dato che per i vangeli costui era membro autorevole del Sinedrio).</p>
<p align="JUSTIFY">-La stoffa della Sindone è un lino con tessitura a lisca di pesce, considerata dagli archeologi troppo complessa per i telai in auge nel 1°secolo, non per quelli del tredicesimo. Riguardo i pollini ritrovati sul telo, datati in laboratorio e che confermerebbero la sua origine medio-orientale del primo secolo, essi non sono invece mai stati datati (lo ha denunciato lo stesso scienziato che ha studiato i pollini), inoltre, sono stati rinvenuti su di esso anche pollini di piante già estinte prima dell’anno zero (i pollini resistono a lungo); ancora oggi si rinvengono in fibre vegetali dei pollini di piante di cinquantamila anni fa o più. Dunque, l’esame dei pollini è inconcludente.</p>
<p align="JUSTIFY">-Secondo alcuni sindonologi, si vedrebbero sul telo di Torino delle tracce spiraliformi riferibili a una moneta applicata su di un occhio, coniata al tempo di Ponzio Pilato; per altri, addirittura, si leggerebbe una scritta, in tre lingue (latino, greco e aramaico) lasciata da un cartiglio, che reciterebbe “Gesù Nazareno deposto sul far della sera, condannato a morte perché colpevole”. Oltre a costituire gravissima violazione della legge ebraica il porre oggetti su di una salma, con pena fino alla lapidazione, e oltre a non garantirci nulla sulla identità del sepolto (ma qui bisognerebbe aprire la discussione sulla inesistenza di Nazareth nel primo secolo e sul significato di nazareno-nazireo), quelle tracce e quelle scritte sulla Sindone non sono state riscontrate dagli specialisti non cattolici, i quali hanno evidenziato, invece, sporco e strinature sulle fibre di lino in quei punti. Comprendiamo la insistenza di probi fedeli come la sindonologa Barbara Frale, che insistono nel leggere ciò che altri non leggono (e non lo hanno mai letto per decenni prima di lei), ma psicologi e poeti sanno bene che il cervello interpreta ciò che l’occhio gli invia, talché in una stessa nuvola o in uno schizzo di fango su di un muro, il cristiano vede il profilo di Cristo e l’indù quello di Krishna. E quand’anche la scritta derivasse dal cartiglio e il segno spiraliforme dalla moneta, non avremmo prova che il telo è del primo secolo, non più che ritrovare un oggetto etrusco in una capanna e sostenere che essa fu eretta al tempo degli etruschi; anzi, semmai sostiene la tesi del falsario, che per spacciare il suo manufatto per originale ci avrebbe piazzato un oggetto del tempo, magari falsificando anche quello. La tesi, poi, che moneta o cartiglio furono collocati sul corpo di Gesù dai discepoli, per riconoscerlo successivamente, è pretestuoso, ancor più considerata l’anomalia delle dita lunghe di una sola mano che sarebbe stato segno più che distintivo; oltretutto, i vangeli ne uscirebbero male, dato che raccontano di un sepolcro appositamente preparato per il Cristo e del suo ritrovamento immediato (vuoto) dopo tre giorni.</p>
<p align="JUSTIFY">-L’immagine della Sindone non è certamente un dipinto tradizionale, né sono accreditabili varie teorie come quelle di un manufatto Leonardesco, ma l’insistenza dei fedeli sulla natura sovrannaturale dell’impressione della effige è irritante: l’impronta in negativo si è sviluppata per ingiallimento ossidativo delle fibre di cellulosa. Il sangue ritrovato sul lino è solo in tracce, e un esame ha riscontrato essere appartenente a una donna, segno evidente d’inquinamento del telo, passato per molte mani. Gli esami effettuati sul sangue non sono stati dirimenti, in alcun modo. E il sangue è un fluido altamente disponibile e usato da artisti e falsari di ogni epoca.</p>
<p align="JUSTIFY">-La datazione col radiocarbonio, effettuata nel 1988 in tre laboratori indipendenti, ha decretato che la Sindone è del 14° secolo (e ciò convergerebbe con i dati storici e altre prove scientifiche sul telo), collocabile in particolare tra 1260 e 1390. Questa datazione è stata contestata con diverse argomentazioni, a partire da quelle di un imbroglione russo a cui è stato dato credito oltre il dovuto, poiché quel tal Dmitri Kuznetsov garantì d’aver svolto indagini in istituti e biblioteche russi e uzbeki che poi si è scoperto neanche esistere. Secondo il russo e altri dopo di lui, i fumi di un incendio, quello di Chambery, avrebbe “ringiovanito” il lino, con rapporto di Carbonio14/12 inferiore, confondendo i risultati della datazione. Un secondo ordine di contestazione è di tipo statistico, come quella di Giulio Fanti di Padova, secondo il quale, l’intervallo di date fornito dalla indagine col radiocarbonio, eseguito su piccolo pezzo di stoffa, è troppo ampio per essere attendibile, e proverebbe l’inquinamento ambientale del tessuto, facendolo apparire assai più recente. Le due argomentazioni sono accettabili ma sono molto tirate. Vediamo perché. Il fumo dell’incendio di Chambery o di altri incendi, nonché inquinanti ambientali chimici, biologici e perfino fisici, non sono esclusivo problema della Sindone ma di qualsiasi reperto archeologico o paleologico o storico. I chimici e fisici specialisti in radiodatazione lo sanno da decenni e preparano i campioni da repertare con appositi lavaggi e trattamenti che allontanino gli inquinanti, i quali sono per lo più sugli oggetti e non incorporati negli oggetti (nelle fibre di cellulosa del lino). I tre laboratori hanno seguito tecniche diverse di preparazione (questo può spiegare in parte le divergenze di date tra di essi, divergenze accettabili in termini percentuali), ovvero hanno dilavato in gran parte la fuliggine dell’incendio e altre sostanze cosicché, sebbene la datazione possa essere risultata non precisissima, essa potrebbe aver errato di 100 o forse anche 300 anni, ma non certamente di 1200 anni. I tre laboratori hanno indicato in media la data del 1325 d.C circa, con indice di dispersione (errore standard), in più o in meno, di 70-75 anni, e intervallo fiduciale o di confidenza del 95%. Lo scostamento di 70-75 anni, rispetto a 1325 corrisponde a poco più del 5%, ma rispetto ai 5770 anni del tempo di dimezzamento radioattivo del C14, corrisponde allo 1,3% , valori non precisissimi, ma che pongono al riparo da qualsiasi presunto grossolano errore. Una nuova datazione non si discosterebbe molto da quella ottenuta: il telo è e resta del medioevo, secondo la fisica dei radionuclidi. Non discuto, invece la contestazione concernente il pezzo di stoffa studiato, che sarebbe stato prelevato da un rammendo medioevale della Sindone, ma mi domando dov’erano i sindonologi custodi della reliquia quando fu autorizzato il prelievo. A questa obiezione si può porre subito rimedio prelevando altro pezzo, ma in 22 anni non si è dato seguito a nuovo prelievo. O i sindonologi non credono nella loro stessa obiezione? Resta il fatto che il povero vescovo torinese che acconsentì al primo esame del telo è stato aspramente criticato e subissato di lettere anonime minacciose. Nel nome della verità.</p>
<p align="JUSTIFY"><u>Fase 2</u> – Osservando l’immagine sulla Sindone, non si può fare a meno di notare che l’uomo ritratto ha fattezze più caucasiche, germaniche o medie-europee, che fattezza semitiche, sia per il volto che per la corporatura e gli arti, pertanto è legittimo dubitare che non si sia in presenza del vestigio di un giudeo. D’altra parte, non v’è un solo scritto neotestamentario che sostenga che Gesù era diverso dagli altri ebrei del suo tempo, più alto, con viso allungato, dolicocefalo, ecc.</p>
<p align="JUSTIFY">-Alcuni anni fa, il Prof. Richard Neave, anatomo-patologo dell’università di Manchester, Inghilterra, ha coordinato un progetto, costato due milioni e mezzo di euro, basato sulle tecniche di ricostruzione del volto (usato dalle polizie scientifiche all’avanguardia) a partire da dati craniometrici, ossei facciali e antropometrici ottenuti da scheletri di palestinesi di duemila anni fa. Integrando il suo lavoro con quello di altri specialisti, inclusi esperti anatomisti e artisti che hanno studiato affreschi siriani del VI° secolo, Neave ha elaborato una immagine computerizzata di un ebreo palestinese del primo secolo: con tutte le varianti possibili, il ritratto ottenuto differisce moltissimo dall’uomo della Sindone, con tratti assai più brevilinei, viso tondeggiante, naso con radice ampia e altri tratti tipicamente medio-orientali.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Lo studiosi cattolico Carlo Papini, con grande onestà, sottolinea come l’uomo della Sindone non appare essere stato vittima di crocifissione alla maniera romana: la scoperta dello scheletro di un ebreo di nome Jehohanan (Giovanni), crocifisso a Gerusalemme nel primo secolo, mostra che la prassi della crocifissione romana era diversa da quella presupposta nella Sindone (Micromega, n° 4, 2000)</p>
<p align="JUSTIFY"><u>Fase 3</u> – Non è possibile sviluppare questa fase rispettando adeguatamente principi logici e scientifici d’accertamento della realtà, a cominciare dal fatto che i dati della fase due suggeriscono che l’uomo della sindone non sia rassomigliante ad un semita del primo secolo, ma a un europeo, e che i segni della sua crocifissione siano discordanti con quelli della crocifissione romana e dei racconti evangelici, almeno in parte. Ma la fase tre non è sviluppabile soprattutto perché i vangeli nulla dicono delle sembianze del Cristo, se non in maniera generica e grossolana, pertanto non è possibile alcun raffronto. Riguardo, poi, archivi storici o documenti attendibili non evangelici, non v’è nulla su Gesù, neppure in Giuseppe Flavio e altri storici contemporanei al Cristo, tanto che le ipotesi su chi costui fosse veramente sono numerose e perfino tra di esse contraddittorie, figuriamoci il suo aspetto esteriore!</p>
<p align="JUSTIFY">In definitiva, decenni di studi sulla Sindone Torinese non sono riusciti a confutare l’idea che si sia in presenza di un artefatto, ben architettato ma pur sempre un artefatto, databile intorno alla metà del 14° secolo, e che non esista alcuna possibilità di sostenere, se non per fede, non certo scientificamente, l’identità tra l’immagine dell’uomo sindonico e il Cristo evangelico, di cui si sa pochissimo o quasi nulla. Tutto il resto sono illazioni pretestuose di chi ha confidato nel telo torinese per aver conferma storica e oggettiva del Dio fattosi uomo. Riguardo la impossibilità di riprodurre l’effige della Sindone, a riprova della origine sovrannaturale di chi vi fu avvolto, ebbene, il Prof. Luigi Garlaschelli di Pavia ha riprodotto in laboratorio, con mezzi semplici e accessibili a un falsario del medioevo, un telo uguale preciso a quello venerato dai fedeli cattolici a Torino, facendosi tessere un lino con trama identica, a spina di pesce, disteso su un bassorilievo e tamponandolo con un pigmento acido color ocra: il risultato è sorprendente, tanto che perfino il volto, elaborato al computer, mostra le stesse caratteristiche tridimensionali della Sindone, una delle reliquie più amate dai “pagani” cattolici</p>
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		<title>Neuroscienze ed esercizio di libertà</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/neuroscienze-ed-esercizio-di-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 07:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio magnani]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terroristi che sterminano innocenti, fazioni politiche e religiose che si massacrano nel nome di ideologie e di Dei di cui nulla sanno, criminali che violentano e torturano prima di sopprimere vite, delinquenti senza più codici d’onore, ma anche ex amanti che deturpano con acidi i visi baciati fino a pochi giorni prima, inabili maltrattati e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Terroristi che sterminano innocenti, fazioni politiche e religiose che si massacrano nel nome di ideologie e di Dei di cui nulla sanno, criminali che violentano e torturano prima di sopprimere vite, delinquenti senza più codici d’onore, ma anche ex amanti che deturpano con acidi i visi baciati fino a pochi giorni prima, inabili maltrattati e vecchiette scippate di una miserabile pensione, e perfino madri che gettano nell’immondizia i loro nati e figli che uccidono padri per due soldi per la droga.<span id="more-12847"></span> <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/eutanasia.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11389" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/eutanasia-300x184.jpg" alt="eutanasia" width="300" height="184" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/eutanasia-300x184.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/eutanasia-1024x628.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2013/04/eutanasia.jpg 1864w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Eppoi, ovunque disonestà grandi e piccole di commercianti, banche, assicurazioni, politici e amministratori. E’ solo follia del mondo moderno? Ma prima dell’ISIS non c’erano i folli della ex Jugoslavia? e prima ancora Pol Pot, gli Utu e Tutsi, i dittatori del sud America e Hitler e via via indietro fino alla notte dei tempi? Sarebbe questo l’esercizio del libero arbitrio di cui gli dei avrebbero fatto dono agli umani dotati di raziocinio? Così fragile è la nostra moralità da frantumarsi d’innanzi al tornaconto personale, alle nostre pulsioni, ai nostri credi? E perché definire “follia” comportamenti che nessun trattato di psichiatria annovera nei suoi capitoli? I terroristi non si considerano folli, migliaia di fanatici non sono folli. Gli ottimisti ci ricordano che nel mondo si compiono anche molte azioni di generosità e altruismo, che le reti di solidarietà sono ramificate nelle nostre società e che le religioni promuovono anche compassione e misericordia. Non lo nego, ma le efferatezze compiute dagli umani nella loro storia sono innumerevoli e, talora, basta poco per disgregare qualsiasi principio etico di civile convivenza. Forse è il caso di ricordarci ogni tanto di che pasta siamo fatti, nel bene e nel male, e di mantenere alta l’attenzione sulle questioni morali, delle istituzioni certo, ma anche di noi persone comuni. Il contributo che offrirò nell’ambito del prossimo <i>Evolution day </i> concerne le principali acquisizioni neuroscientifiche in tema di <i>libero arbitrio e moralità umana</i>, e giacché in una oretta scarsa non potrei affrontare, neanche in sintesi, un argomento di così vasta e complessa portata, anticipo in questo articolo una nota introduttiva e fornisco un piccolo glossario di sicura utilità per il neofita.</p>
<p align="JUSTIFY">Se oggidì, si associa il comportamento al cervello, per molti secoli non è stato così. A causa della loro ignoranza scientifica e predisposizione alle credenze magiche e trascendenti, gli antichi hanno attribuito il pensiero razionale e morale a cause sovrannaturali, come il mondo ideale di Platone, lo Spirito Santo o le energie celesti del Tao. Nella nostra cultura, i greci indicavano con Psiché la mente, laddove psiche rimanda al respiro, alito, fiato e a spirito, così come anima rimanda ad animato, animarsi, cioè al movimento che distingueva gli oggetti viventi (in-animato= non vivente). In altre culture si ritrovano gli stessi concetti: Prana e Atman in sanscrito, Nephesh in ebraico, Uawa in indonesiano, Julio in azteco. Insomma, l’essenza dell’attività psichica e di quanto era creduto di etereo e divino in noi è stata pressoché ovunque, paradossalmente, associata alla esperienza somatica del respirare e del muoversi. In occidente bisogna attendere gli studi anatomici umanistici-rinascimentali per vedere al cervello attribuito il suo ruolo di organo del pensiero e del sentimento, ed è Cartesio (XVII sec.) che elaborò tra i primi una teoria meccanicista e dualista sul cervello, considerandolo sede d’incontro tra realtà materiale (res estensa) e psichica (res cogitans). Sebbene ancora oggi in alcuni scienziati e negli spiritualisti permanga la convinzione dualista, le crescenti conoscenze dell’encefalo spingono ad abbandonarla, a favore di una monista nella quale la mente è considerata una funzione emergente del cervello. Tuttavia, per decenni, le neuroscienze hanno privilegiato lo studio della componente cognitiva del cervello-mente (intelligenza, abilità matematiche e linguistiche, ecc.) relegando gli aspetti emozionali e affettivi in secondo piano, per l’antico retaggio di stimare il pensiero astratto e la morale come prodotti della ragione, mentre i sentimenti e le emozioni erano frutto degli istinti animaleschi. Invece, oggi stiamo capendo che le attività cognitive risentono anche degli stati emotivi, degli ormoni, della condizione fisica di tutto l’organismo, perfino dell’alimentazione, e che il cervello è strutturato socialmente, e non perchè ci piace cenare con gli amici e giocare a carte al bar ma perché per milioni di anni si è plasmato ed è evoluto in gruppi più o meno allargati (il numero di Dunbar è pari a 30-40 fino a un massimo di 150 individui che costituivano i gruppi di Australopiteci e umanoidi e che oggi fanno parte della cerchia di conoscenti di cui ricordiamo nome e volto). In altre parole, noi pensiamo e agiamo in termini sociali, perché senza gli altri, noi fragili esseri, saremmo stati persi, come un animale singolo nella savana. D’altronde, possediamo ricchissima mimica, posture, prossemica (come ci posizioniamo nello spazio sociale), prosodica (intonazioni della voce), oltre al linguaggio verbale, finalizzati alla comunicazione con gli altri (e con gli animali). E perché arrossiamo, proviamo vergogna e difendiamo dignità e onore se vivessimo solo per noi stessi? Noi non siamo robot che computano in assenza di sentimenti, affetti, passioni. Vero è che per capire a fondo il cervello oggi utilizziamo dei modelli cibernetici, le reti neurali, e ci ispiriamo alla scienza dei Sistemi Complessi e alla dinamica non-lineare, alla Teoria del Caos ed altro ancora, ma le nostre sinapsi neuronali si scambiano anche serotonina, noradrenalina e altri neuromodulatori delle emozioni. Pertanto è errato separare il cervello razionale da quello emotivo, ovvero separare le idee di qualcuno dalle sue esperienze affettive, i suoi pensieri dalle influenze emotive, i suoi giudizi dai condizionamenti educativi e dai suoi imprinting infantili, le sue azioni dai suoi desideri, gelosie, ambizioni. Anche nelle riflessioni e decisioni in apparenza più logiche e ragionate vi è sempre un pizzico di irrazionalismo emotivo (ricordo che emozione proviene da ex-movere, ossia muovere verso qualcosa, che indica bene il ruolo motivazionale delle emozioni). Sembra banale dire queste cose oggi, ma riflettiamo su noi stessi la prossima volta che ci osserviamo difendere o offendere una opinione, una fede religiosa o politica, verificando quanto di razionale e quanto di passionale vi sia nelle nostre parole, e chissà che non ci si renda conto che certe insofferenze verso gli interlocutori siano più emotive che logiche, come diremo a proposito dei “neuroni specchio”. Avvicinandoci a temi più specifici, come libero arbitrio e morale, si inizia a comprendere allora come tali concetti risultino incongrui per le neuro-psico-scienze se intesi tradizionalmente, non perchè l’uomo non sia responsabile delle proprie azioni ma lo sia in maniera assai complessa, integrando ragione e sentimento, conoscenza e affetti, motivazioni personali e sociali, credenze e costumi.</p>
<p align="JUSTIFY">Ritengo utile introdurre qui un piccolo glossario tecnico, che aiuti a capire i principali orientamenti teorici delle neuroscienze moderne, sebbene non vi sia unanimità epistemologica su tutto:</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211;<b>monismo</b>; la mente è proprietà emergente del cervello vivente e non una entità immateriale metafisica; nella prospettiva <i>pragmatista</i> si va oltre il semplice materialismo, poiché le popolazioni neuronali (moduli) e il loro funzionamento macroscopico sono descritte da teorie come quella della Complessità e del Caos, con particolare rilevanza delle dinamiche non-lineari e del ruolo degli <i>Attrattori</i> (si pensi a un grande mercato in cui le dinamiche economiche sono ben più che la somma semplice delle singole transazioni e vi siano modelli e schemi che “attraggono” le dinamiche stesse, così come una pallina sul bordo di un imbuto è attratta sul fondo ruotando)</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211;<b>evoluzionismo</b>; il cervello-mente umano è in continuità evolutiva con quello degli ominidi, dei pre-ominidi e mammiferi e perfino rettili, sebbene la regressione di certe strutture (archipallio e paleopallio, cioè cervello olfattivo e emozionale) e incremento di altre (neopallio o corteccia) abbia portato a differenze qualitative, oltre che quantitative, per es. linguaggio verbale e pensiero logico</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211;<b>modularismo</b>; le unità funzionali del cervello-mente sono specializzate e localizzate, i <i>moduli</i>, coordinati da meccanismi che si sviluppano dalla loro interazione e integrazione; si immagini una città composta da tanti palazzi e grattacieli, ciascuno con sviluppo specifico di mansioni e compiti: il palazzo dove si sa scrivere, quello dove si conoscono i nomi delle cose, quello dove si fanno calcoli, un altro dove si riconoscono i volti, e così via. I palazzi lavorano in autonomia, pur collaborando; si comprendono così le nostre contraddizioni (moduli contrastanti) e perché a lesioni cerebrali focali corrispondano deficit talora assai selettivi, come l’<i>anomia</i> (il paziente è normale ma non sa più dire i nomi delle cose, sebbene ne sappia descrivere l’uso) o la <i>prosopoagnosia</i> (persone care o note non si riconoscono più dal viso ma solo al tatto e dalla voce). Quando taluni specifici moduli operano integrandosi agli altri, compaiono funzioni e stati particolari, come la coscienza e l’autoconsapevolezza, che non hanno sede localizzata ma emergono dall’integrazione di più unità. Ne diremo di più all’incontro di Terni a febbraio.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Maurizio Magnani</strong></p>
<p align="JUSTIFY">-Michael Gazzaniga “Chi comanda?” Codice ed 2013; -M.D. Hauser “Menti morali; le origini naturali del bene e del male” Saggiatore 2007; &#8211; Oliver Sachs “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” Adelphi 1996; -Antony Damasio “L’errore di Cartesio” Adelphi 1998</p>
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		<title>Evviva Wojtyla santo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2014 14:01:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni paolo ii]]></category>
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		<category><![CDATA[maurizio magnani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L’incidente che il 24 aprile, a Cevo (BS) ha determinato la morte di un povero ragazzo che, a causa di problemi motori, non avrebbe fatto in tempo a scostarsi nella caduta di una grossa croce lignea dedicata all’ex papa polacco, è parso a molti un segno del cielo contro la sua santificazione. Ci sarebbe [&#8230;]</p>
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<p align="JUSTIFY">L’incidente che il 24 aprile, a Cevo (BS) ha determinato la morte di un povero ragazzo che, a causa di problemi motori, non avrebbe fatto in tempo a scostarsi nella caduta di una grossa croce lignea dedicata all’ex papa polacco, è parso a molti un segno del cielo contro la sua santificazione. Ci sarebbe da ridere su queste superstizioni se non fosse stata una tragedia. <span id="more-12315"></span><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/witila_pinochet.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-12316" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/witila_pinochet-300x219.jpg" alt="witila_pinochet" width="300" height="219" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/witila_pinochet-300x219.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2014/05/witila_pinochet.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nel libro “Spiegare i miracoli” ho chiarito che un miracolo non è un fatto ma una interpretazione di un fatto, per lo più connesso a una applicazione errata del principio di causalità, ovvero, è la mente del credente che associa un evento di guarigione, che la scienza considera “straordinario”, perché è una guarigione non contro natura ma agli estremi della curva statistica della distribuzione degli eventi (code), a un altro fatto che è la invocazione a un santo o alla Madonna oppure a una statua, una fonte d’acqua, a un dio Indù (es. Ganesh) o, come in passato, a totem, alberi, montagne sacre, ecc. Nel libro ho anche spiegato che, a rigore di logica e di applicazione delle leggi di probabilità, bisognerebbe computare nel calcolo e nella definizione degli eventi straordinari tutti i “miracoli mancati” (es. tutti i malati non guariti che pur hanno pregato e invocato la guarigione; oppure i tanti morti sotto un crollo d’edificio o di un incidente aereo o naufragio, rispetto ai pochi sopravvissuti miracolati) e anche gli “anti-miracoli”, come potrebbe essere l’incidente di Cevo. Ma questo non accade mai nella mente del fedele e dei cleri (di qualsiasi religione), troppo coinvolti nella ricerca del segno divino, per analizzare criticamente i fenomeni. Un credente mi obiettò una volta che le guarigioni miracolose non sono equiparabili a quelle straordinarie, perché “in substantia” cioè dal punto di vista anatomico e fisiologico sono identiche, però ciò che le differenzia sarebbe l’intervento causale divino: replicai che forse non si accorgeva della crudeltà della sua affermazione, avendo io, come medico, assistito alla morte di bambini piccoli e giovani innocenti, cristiani oranti come lui, e che avrebbe dovuto spiegare come Iddio decideva chi miracolare e chi no, e perché anche gli dei zoomorfi di varie religioni operassero tanti miracoli. Ma la diatriba non finirebbe mai, scontrandosi due prospettive opposte, quella fideista e quella critica. Ad ogni modo, la Chiesa di Roma ha deciso per la canonizzazione di Wojtyla, per un paio di miracoli compiuti, nonostante resistenze anche interne. Noi laici, negli anni passati abbiamo denunciato i molti aspetti negativi del pontificato del papa polacco, tra i quali l’uso politico della religione, il silenzio e/o la semicomplicità su dittatori sanguinari (quella apparizione al fianco di Pinochet!!), gli scandali dello IOR (il papa è l’unico sovrano che detiene personalmente i beni economici del suo stato), la copertura della pedofilia nel clero e delle innumerevoli violenze e soprusi morali perpetrate nei collegi e scuole cattoliche (es. le Maddalene in Irlanda) e altro ancora. Ma veniamo all’attualità. In tanti si sono domandati: perché santificare insieme Roncalli e Wojtyla? ossia, perché aspettare mezzo secolo per l’uno e pochi anni per l’altro? forse perché a Roncalli non sono stati attribuiti miracoli per molti anni e solo di recente si? questa ipotesi ci pare assai improbabile, poiché la Chiesa sa trovare miracoli ovunque, quando servono (si legga il capitolo dedicato alla distribuzione dei miracoli in 150 anni e l’appendice sul 67 miracolo di Lourdes, per avere conferma), inoltre il “papa buono” è sempre stato il più amato e invocato. E allora? Mi si perdoni la malizia, ma la santificazione dei due papi insieme ricorda tanto il “paghi uno, prendi due”, ovvero una furbata per soddisfare il popolo che chiedeva la santificazione di Wojtyla, sui quali sussistevano dubbi, e insieme tranquillizzare gli oppositori interni. Non è così? Forse, ma intanto si dovrebbe spiegare perché il 27 aprile piazza S. Pietro era bianca e rossa (i colori polacchi) mentre tutti gli altri colori del mondo erano sparute chiazze. Forse penso male, vedremo, ma intanto mi permetto di coniare un nuovo termine, la <i>bergogliata</i>, ossia un azione pacata, bonaria, sorridente, ma proprio per questo molto insidiosa per la laicità. Confesso che mi stava venendo a piacere molto papa Bergoglio, specie per i suoi sforzi di eliminare gravi aberrazioni della Chiesa, ma mi stavo dimenticando che è il pontefice supremo di una istituzione nefanda, mefitica, addirittura con un passato criminale (Deschner, Storia criminale del cristianesimo, Ariele) per la quale sempre più persone provano repulsione, fastidio, ripugnanza (ma davvero cari cattolici pensate che le mense, i lazzaretti, le varie forme di assistenza che avete posto e ponete in atto possano controbilanciare tutto il male che avete fatto per secoli? pensate davvero che la carità fatta coi soldi e il sudore altrui sia lodevole? pensate che una carezza di un prete possa annullare la sua pedofilia o il sorriso di una suora tutte le vergate e le punizioni distribuite alle educande? Io sono cresciuto nei vostri collegi, io vi conosco!). Poi è arrivato il 27 aprile, che senza l’assenso del nuovo papa argentino non avrebbe potuto svolgersi, e così ho di nuovo realizzato che, sarà anche buono, bravo, simpatico, retto e giusto, ma papa Bergoglio è e resta il capo della cattolicità, che per il non credente e i credenti non cristiani è una delle peggiori confessioni religiose della storia dell’umanità, verso la quale l’opposizione intellettuale e culturale deve essere continua, intransigente, permanente. E allora, viva il 27 aprile, viva Wojtyla santo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Maurizio Magnani</strong></p>
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		<title>Perché il Bosone di Higgs è stato essenziale per  la formazione dell’universo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 09:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[bosone di higgs]]></category>
		<category><![CDATA[fisica subatomica]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio magnani]]></category>
		<category><![CDATA[universo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo fisico di cui siamo parte è costituito da atomi (dimensioni di 10 -8 cm, un cento-milionesimo di cm), a loro volta composti da particelle elementari (elettroni e nucleoni di quark, dimensioni 10 -16 cm) suddivise in 3 grandi famiglie. Oltre alle 12 particelle fondamentali della materia (i Fermioni), esistono particelle che veicolano le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo fisico di cui siamo parte è costituito da atomi (dimensioni di 10 -8 cm, un cento-milionesimo di cm), a loro volta composti da particelle elementari (elettroni e nucleoni di quark, dimensioni 10 -16 cm) suddivise in 3 grandi famiglie. <span id="more-10697"></span>Oltre alle 12 particelle fondamentali della materia (i Fermioni), esistono particelle che veicolano le 4 forze fondamentali (elettromagnetica, gravitazionale, nucleare forte e debole) dette Bosoni. <a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/universo.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-10698" title="universo" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/07/universo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tutte queste particelle, ad eccezione di tre bosoni (fotoni, gluoni e gravitoni) possiedono massa, che viene misurata in elettronvolt e suoi multipli.  A complicare le cose, esiste, per ogni particelle di materia, una particella di antimateria (antiprotoni, positoni o antielettroni, ecc.) e altre particelle simili, cosiddette virtuali, che appaiono nelle realtà fisica solo per istanti, per poi riscomparire. Esse sono però strategiche per farci capire che il nulla non è il niente, ovvero che ciò che appare vuoto intorno a noi, il cosiddetto vuoto quantistico, è pervaso invece di energia, l’energia del vuoto, pronta a generare particelle complementari e di segno opposto, che possono vivere più o meno a lungo prima di tornare nel vuoto quantistico dopo reciproca annichilazione. La scoperta del vuoto quantistico ci consente di comprendere che il nostro universo di materia-energia (sinonimi, come esprime la ben nota E = mc2) nacque per fluttuazioni dell’energia del vuoto, con comparsa di particelle e antiparticelle ma, a causa di tempi di decadimento differenziato tra materia e antimateria, alla fine permase la materia, a formare le strutture cosmiche che vediamo. Importante passo della fisica dei quanti è stata la scoperta che alle particelle sono associati dei campi, generati dalle particelle stesse e con essi interagenti; per es. elettroni che scorrono in un filamento conduttore generano un campo elettromagnetico che  attrae altre particella cariche; analogamente, corpi dotati di massa generano un campo gravitazionale (come un peso poggiato su di un telo che viene infossato) il quale attira altre masse, ecc.  Il concetto di campo è rilevante per intendere il ruolo del bosone di Higgs, la particella che alle origini del cosmo attribuì massa a tutte le particelle (tranne alcune) proprio perché esse interagirono col Campo di Higgs, generato dal bosone stesso. (Tra l’altro, il fisico scozzese Peter Higgs, convinto agnostico, chiamò il bosone “particella maledetta” poiché non si faceva trovare negli esperimenti, e non particella – Dio o particella di Dio).  Per chiarire come l’Higgsone attribuì massa alle altre particelle si ricorre all’immagine di un campo innevato di fresco (il campo di Higgs ) sul quale passano diverse persone: un rapido sciatore lascia un leggero solco, un uomo con una racchetta ai piedi lascia una impronta maggiore, mentre uno con pesanti scarponi sprofonda fino al ginocchio, e così via.</p>
<p>Ecco, a seconda del tipo di interazione col campo, le particelle hanno assunto una propria massa agli inizi del cosmo. Veniamo adesso all’origine dell’universo. Negli anni venti del XX secolo, l’astronomo Edwin Hubble scoperse che dovunque puntasse il telescopio, egli riscontrava un allontanamento delle galassie tra loro, come succede a puntini disegnati su di un palloncino che poi viene gonfiato. Questa espansione dell’universo non accenna a fermarsi, anzi si è visto che ha addirittura accelerato a partire da oltre cinque miliardi di anni fa. Ebbene, se si potesse riavvolgere l’ipotetico filmato della storia del cosmo, si vedrebbe l’universo rimpicciolire fino a convergere tutto in un punto, una regione di spazio puntiforme, che avrebbe densità di materia-energia, temperatura e qualsiasi altro parametro fisico tendenti a valori infiniti: è la cosiddetta Singolarità, non descrivibile dalle leggi della fisica che valgono usualmente. In questa maniera nacque la teoria del Big Bang (grande scoppio) ovvero la nascita dell’universo, circa 13,76 miliardi di anni fa, a partire da una esplosione che coinvolse la singolarità originaria, portando alla formazione dello spazio-tempo, di particelle, di atomi e poi di stelle, pianeti, ecc.</p>
<p>La teoria del Big Bang è parte del Modello Cosmologico Standard, che si crede oramai accettato da tutti, ma non è così. In primo luogo, numerosi fisici detestano il valore infinito (i matematici invece lo adorano) perché è contraddetto da molte esperienze (P. Dirac scoperse l’antimateria proprio eliminando l’infinito dai suoi calcoli) e poi molti respingono l’idea di Singolarità (tutto l’universo in un puntolino?) e quella di esplosione iniziale, che comunque non fu tanto grande (Big), dato che l’universo nato dal presunto B.B. aveva le dimensioni di circa 10 -33 cm (33 zeri prima del numero ). Si tenga presente che la più piccola dimensione di spazio concepibile in fisica è la lunghezza di Planck, appunto 10-33 cm.  Comunque, la teoria del B.B. lasciava in sospeso una miriade di domande, tra le quali: perché l’universo è così omogeneo di fondo (isotropismo) ma contiene qua e là irregolarità di radiazione (anisotripismi) e grumi di galassie ammassate, tanto da ricordare una schiuma con grandi bolle di vuoto? Perché le galassie e le loro strutture sono così poco variate? Perché lo spazio-tempo cosmico appare così piano e liscio? Perché dal B.B. sono nati proprio quark, leptoni e le altre particelle che ormai conosciamo, e non altre? Perché non riusciamo a vedere oltre una certa distanza, detta Orizzonte di Hubble, e che cosa c’è dietro?</p>
<p>Dobbiamo al genio di Alain Guth, di Andrej Linde e alcuni altri cosmologi la soluzione di tanti enigmi sollevati dalla teoria del B.B.  Essi hanno infatti elaborato la Teoria dell’Inflazione dello spazio-tempo cosmico, integrata subito nel Modello Standard. Secondo l’Inflazione, l’universo appena nato, con le dimensioni di Planck, andò incontro a una rapidissima espansione, detta appunto fase di inflazione, la quale moltiplicò le dimensioni del cosmo di ben 10 50 volte (1 seguito da 50 zeri!) in una frazione di miliardesimi di miliardesimi di secondo (10 -35 sec.) portandolo alle dimensioni equivalenti a quelle di una galassia. L’universo fu così stirato e lisciato in un lampo e i suoi confini allontani tra loro in modo tale che neanche la luce (la cui velocità è assai più piccola di quella della fase inflattiva) poté più far comunicare i suoi estremi (non fu violata la Relatività Speciale di Einstein, perché qui fu lo spazio stesso a dilatarsi più veloce della luce, non un corpo a viaggiare nello spazio). Nella fase inflattiva, le minime variazioni di densità della materia-energia originaria, dovute alle normali fluttuazioni quantistiche (tutti i campi quantizzati fluttuano, con altalenanti valori di energia, come le onde) vennero amplificate, a generare così i semi delle future galassie. In questa maniera si spiega l’isotropia di fondo dell’universo e insieme le sue disomogeneità strutturali, incluse le grandi bolle di vuoto che arrivano anche a centinaia di milioni di anni luce di diametro.  Tutto a posto, allora? Neanche per sogno.  Infatti, la teoria della Inflazione si sta rivelando reticente a farsi inquadrare nel tradizionale Modello Cosmologico Standard, non accettando di essere secondaria al B.B. e proprio il campo di Higgs l’aiuta nel pretendere il ruolo di protagonista principale nella origine del cosmo. Vediamo come.</p>
<p>Abbiamo visto come il campo di Higgs, un campo quantizzato, generato dal bosone omonimo, ci circondi alla stessa tregua di altri campi (le particelle di materia-energia generano un proprio campo, espresso dalla propria funzione d’onda o di probabilità); ebbene, il campo di Higgs attuale è il residuo del campo di Higgs che agli inizi dell’universo attribuì le masse alle particelle, e che viene detto Inflatone. Senza Inflatone non ci sarebbero state particelle dotate di massa, così come senza fotoni non ci sarebbe stata luce. E infatti nell’universo appena nato non c’erano particelle perché non c’era l’Inflatone. Ma dopo soli 10-11 secondo (un cento-milionesimo di secondo) di vita, alla temperatura di 10 15 gradi (un milione di miliardi di gradi) l’Inflatone condensò, pervadendo il piccolissimo universo (intanto “dilatatosi” da 10 -33 a 10 -26 cm) e spingendolo a una fulminea espansione, appunto di 10 50 volte. L’espansione non dipese da una forza propulsiva positiva, una pressione che spinge, ma da una attrazione gravitazionale negativa, ossia una gravità repulsiva: soltanto così si spiega la geometria piana e liscia della trama spazio-temporale del cosmo (e anche la sua bassa entropia iniziale, in accordo col secondo principio della termodinamica). Ad ogni buon conto, l’espansione cosmica cessò quando la fluttuazione del campo di Higgs-Inflatone si assestò ai livelli minimi di energia, dato che la gran parte di essa si era convertita nella massa delle particelle, conversione via via più rapida col raffreddarsi dell’universo in espansione.  Proviamo a riepilogare. Un cosmo che più piccolo non si può (dimensione di Planck), si “dilata” da 10-33 a 10-26 cm (e questo sarebbe stato il Big Bang!), permettendo alla temperatura di “scendere” a 10 15 gradi e quindi al campo di Higgs o Inflatone di prendere consistenza. L’Inflatone scatenò subito la fase inflattiva di espansione cosmica, portando in un battibaleno  l’universo da 10-26 a 1024 cm  (ovvero 10 19 km). Da li in poi, l’universo non ha più smesso di espandersi, seppur enormemente più lentamente, e continuerà a farlo ancora a lungo, per molti miliardi di anni ancora, finché la energia espansiva (chiamata energia oscura) si esaurirà. La fine della fase inflattiva coincise con la materializzazione delle particelle elementari , e appena più tardi dei nuclei di idrogeno e elio e.. della materia oscura, qualsiasi cosa essa sia (particelle Wimp o altro).</p>
<p>Il lettore attento avrà, a questo punto, compreso che l’universo pre-inflattivo era pervaso di energia del vuoto, ovvero il vuoto quantistico con una energia immane che condensò nell’Inflatone, un campo capace di generare massa e di causare espansione dello spazio-tempo. Dunque il vero Big Bang è stata l’inflazione, che non fu certo esplosione ma espansione, seppur rapidissima e colossale (in ciò fu Big).  A questo punto possiamo domandarci: con la teoria dell’Inflazione può la cosmologia dirsi completata? No. Non solo perché esistono varianti della teoria inflazionaria e perfino suoi oppositori (che dovrebbero però spiegare parecchie cosucce) ma soprattutto perché non sappiamo che cosa fosse e da dove sia venuto l’ universo piccolino piccolino pre-inflattivo (siccome l’universo primordiale, di 10-35 cm, ovvero la dimensione di Planck, era tale al tempo 10-43 secondi, ovvero il tempo di Planck, la più piccola unità di tempo concepibile, non è detto che prima e altrove ci sia stato necessariamente qualcosa, cioè che l’universo pre-inflattivo derivi da qualcosa di precedente; oltretutto, per il principio di indeterminazione di Heisenberg, scendere ancor più nelle dimensioni spazio-temporali comporta, per noi come per qualsiasi altra “”intelligenza superiore”, l’impossibilità di definire con ragionevolezza e precisione altri parametri fisici come temperature, pressioni, ecc.). Per alcuni cosmologi, se il campo di Higgs originario condensò in un punto dell’universo primordiale, potrebbe aver ripetuto all’infinito la faccenda, dando luogo a innumerevoli inflazioni e altrettanti universi materiali. Entriamo però qui nella speculazione teorica più azzardata, seppure non inverosimile. Dunque, esiste un solo universo o infiniti universi? L’origine fu da un universo-madre o da un universo ciclico? Una provenienza da una realtà spazio-temporale precedente o una nascita autonoma? Le questioni irrisolte sono ancora tantissime, tuttavia, adesso che abbiamo avuto la pressoché totale certezza dell’esistenza del bosone di Higgs, abbiamo almeno idea di come sia originato il nostro universo, in pieno accordo con il Modello Standard delle particelle e la meccanica quantistica, e la faccenda non è di poco conto. Io per il momento mi accontento, e voi?</p>
<p><strong>Maurizio Magnani</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/perche-il-bosone-di-higgs-e-stato-essenziale-per-la-formazione-delluniverso/">Perché il Bosone di Higgs è stato essenziale per  la formazione dell’universo</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Dagli amici mi guardi iddio</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 17:58:45 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/dagli-amici-mi-guardi-iddio/">Dagli amici mi guardi iddio</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/03/lourdes_5.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-10472" title="lourdes_5" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2012/03/lourdes_5.jpg" alt="" width="260" height="188" /></a>Ci saranno rimasti male quei cattolici ingenui a leggere i giornali di ieri, 20 marzo; pensiamo soprattutto ai ferventi ascoltatori di Radio Maria che quotidianamente si sorbiscono i predicozzi chilometrici di padre Livio Fanzaga che nulla hanno da invidiare come durata agli assoli di Fidel Castro a Cuba (quando era ancora in forma). <em>Pontifex</em>, famigerato sito integralista, chiede la scomunica di Livio Fanzaga, colpevole a suo dire di venerare, e di propagandare, le apparizioni di Medjugorje in contrasto con quanto sostiene la Chiesa cattolica che, ufficialmente<em> ca va sans dire</em>, non le riconosce. <span id="more-10471"></span>Chi è portato a pensare che sia una lotta tra un’anima razionalista del cattolicesimo e una credulona, <strong>si fermi subito</strong>. Pontifex infatti sosteneva che il crollo del palco di Jovanotti (che causò la morte di un tecnico dello staff) fosse avvenuto perché l’artista era andato a sostenere l’utilità dei preservativi in televisione. Dall’altra parte Livio Fanzaga è quello che faceva dire ai suoi ascoltatori dall’ex vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei, che il terremoto in Giappone era un castigo di Dio. Uno scontro fra titani dell’integralismo e della superstizione quindi. In realtà chi ha seguito un po’ i fenomeni legati alle apparizioni, ai miracoli, alle guarigioni e a tutto quello che è legato alla parte più superstiziosa e ridicola del cattolicesimo sa bene che dietro di esse ci sono guerre feroci di potere fra le varie parti della Chiesa. Per sapere quello che c’è dietro alle <strong>falsissime</strong> apparizioni di Medjugorje basta leggere il libro di <strong>Marco Corvaglia</strong> “<a href="http://www.cronachelaiche.it/?s=Medjugorje+%C3%A8+tutto+falso">Medjugorje è tutto falso</a>”  o per lo meno il bell’articolo di<strong> Maurizio Magnani</strong> (autore di “<a href="http://www.ibs.it/code/9788822062796/magnani-maurizio/spiegare-i-miracoli-interpretazione.html">Spiegare i miracoli</a>” ) sul sito di<a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/medjugorie.html"> Civiltà Laica</a>. Nella storia recente del cattolicesimo ci sono decine di casi in cui presunti messia o sant’uomini sono entrati in conflitto con le gerarchie ecclesiastiche perché rappresentavano un potere “<strong>popolare</strong>” (legato al dolore e alla superstizione) che era imbarazzante e difficile da controllare. Spesso poi questi messia sono stati riconosciuti “miracolosi” dalla Chiesa dopo la loro morte, quando il fenomeno era più controllabile e gestibile. Ma riconoscere poteri soprannaturali a un uomo in vita significherebbe dargli un potere maggiore del papa, cosa ovviamente impensabile. Un nome su tutti, Padre Pio, oggi San Pio ma in vita etichettato senza mezzi termini dalle commissioni di inchiesta pontificie come millantatore. Certo a noi cattivoni atei-laicisti tutto questo ci fa sorridere, tutt’al più con una punta di amarezza pensando ai milioni di persone gravemente ammalate che cercano una speranza dove le percentuali di guarigione miracolosa sono inferiori a quelle della medicina tradizionale (ad esempio è statisticamente provato che andare a <strong>Lourdes</strong> allontana dal “miracolo” di guarigione, leggere il libro di Maurizio Magnani già citato per ulteriori informazioni). Ma il business del <strong>“viaggio della speranza</strong>” nei millanta santuari sparsi per il mondo non conosce sosta, il flusso di denaro è pressoché incalcolabile e i giochi di potere che ci sono dietro enormi. Lourdes, Fatima, San Giovanni Rotondo, Medjugorje, Calvi dell’Umbria dal novello messia Fra’ Elia, gli amici di Gesù che vanno in tour promettendo miracoli di guarigione nei palatenda&#8230; <em>poi dopo dice che uno diventa ateo</em>, direbbe Totò. Ma in realtà c’è poco da ridere.</p>
<div>Alessandro Chiometti</div>
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		<title>Perché l’epistemologia moderna salva comunque la Teoria di Einstein</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/perche-l-epistemologia-moderna-salva-comunque-la-teoria-di-einstein/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 19:16:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[filosofia e scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Agli inizi dell’autunno 2011, i media si sono occupati di una notizia che ha suscitato sensazione: quella riguardante alcuni neutrini, particelle elementari leptoniche, i quali avrebbero viaggiato più veloci della luce&#8230; lungo i 735 km di rocce sotterranee che separano il CERN di Ginevra (dove si trova l’acceleratore di particelle LHC, da cui sono stati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/perche-l-epistemologia-moderna-salva-comunque-la-teoria-di-einstein/">Perché l’epistemologia moderna salva comunque la Teoria di Einstein</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Agli inizi dell’autunno 2011, i media si sono occupati di una notizia che ha suscitato sensazione: quella riguardante alcuni neutrini, particelle elementari leptoniche, i quali avrebbero viaggiato più veloci della luce&#8230;<span id="more-10175"></span> lungo i 735 km di rocce sotterranee che separano il CERN di Ginevra (dove si trova l’acceleratore di particelle LHC, da cui sono stati emessi i neutrini veloci) e le caverne del Gran Sasso, dove si trovano i rilevatori di neutrini del progetto OPERA.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" title="neutrini" src="http://4.bp.blogspot.com/-KFv9S2VR8VA/Tnx8Qnb_b5I/AAAAAAAAALs/yfPjpdGSjw4/s400/861758.jpg" alt="" width="294" height="288" /></p>
<p>La sensazionalità della notizia, mal riportata e mal commentata dai non specialisti, a ennesima riprova che “un bel tacer non fu mai detto” (troppi giornalisti scrivono a vanvera), concerneva la conseguenza dell’esistenza di neutrini superluminali, ovvero il crollo della Teoria della Relatività di Albert Einstein (TdR), uno dei capisaldi della fisica, secondo la quale la velocità della luce (C = 299.792,458 km/sec.) costituisce limite di velocità insuperabile, certamente per corpi dotati di massa. Al di là delle molte considerazioni udite sulla disinformazione dei media, sulla gioia dei detrattori della scienza e dei fautori dell’assenza di solide leggi fisiche che tutto permetterebbe, inclusi i colloqui con gli spettri e i viaggi nelle altre dimensioni, vorrei in questo articolo esprimere la mia opinione di astrofilo e divulgatore scientifico chiarita dal titolo: anche se giungesse la conferma dell’esistenza di particelle più veloci di C la TdR non verrebbe confutata ma corretta e integrata. Cominciamo dalla TdR.<br />
Il fisico olandese H.A. Lorentz, alla fine del XIX secolo, rielaborò la teoria del campo elettromagnetico di J.C. Maxwell, poiché essa non contemplava l’esistenza degli elettroni (da lì a poco dimostrati definitivamente da J.J Thompson e A. Millikan). Nella sua revisione della teoria di campo, Lorentz utilizzò lo strumento matematico delle “trasformazioni”, dette poi trasformazioni di Lorentz (le trasformazioni consentono il passaggio da un sistema di coordinate, come lunghezza, massa, ecc. ad un altro, lasciando invariate le leggi di partenza): i risultati ottenuti furono sorprendenti, indicando che un oggetto, come l’elettrone appunto, che si approssima alla velocità C, vede incrementare la propria massa verso valori infiniti, contrarsi lo spazio nella direzione del moto, dilatarsi lo scorrere del tempo fino ad arrestarsi. Lorentz non intuì la portata delle sue scoperte, Einstein sì, e partì proprio da Lorentz e Maxwell (che fu tra l’altro il primo a comprendere che la luce è un fenomeno elettromagnetico) nonché dagli esperimenti di A. Michelson e E. Morley (che misurarono con buona precisione la velocità C, nel 1887) per elaborare un’idea semplice ma geniale perché controintuitiva: se la velocità C non può essere superata e la velocità è data dallo spazio percorso nell’unità di tempo, allora devono essere lo spazio e il tempo a dover variare, come dimostravano i calcoli di Lorentz. Bisognava aver coraggio a demolire la concezione Newtoniana, resistente da secoli, che lo Spazio e il Tempo non possiedono valore assoluto e invariante. Infatti, la TdR Speciale o Ristretta (la TdR Generale riguarda invece oggetti che si muovono di moto accelerato, non uniforme, dunque concerne la gravità e la curvatura dello spazio), sostiene che, a seconda del moto degli osservatori rispetto a un sistema di riferimento, il tempo non scorre alla stessa maniera e le distanze tra oggetti non si mantengono le stesse per tutti. Paradigmatico è il Paradosso dei gemelli: un gemello resta sulla Terra mentre l’altro si imbarca su un’astronave che viaggia al 99% di C, circa 297.000 km/s, per raggiungere una stella lontana 9,5 anni luce, corrispondenti a 90 mila miliardi km. Al ritorno sulla Terra, il gemello rimasto a casa misura in 180 mila miliardi i km percorsi dall’astronave e in circa 19 anni il tempo trascorso dalla partenza del fratello. Il contachilometri dell’astronave, invece, misura 7.800 miliardi di km percorsi e solo 0,9 anni il tempo trascorso, sicché un gemello risulterà invecchiato solo il 4,3% rispetto all’altro. Da questi dati appare evidente che concetti come simultaneità, sincronizzazione, ecc. non hanno validità assoluta, e se noi li usiamo tutti i giorni è perché a velocità non relativistiche, a cui siamo avvezzi, gli scarti di tempo e spazio tra osservatori diversi sono  irrilevanti. Veniamo ai neutrini, particelle appartenenti alla famiglia dei leptoni (= leggeri) insieme a elettroni (e-), muoni (μ) e particelle tau (τ). I neutrini vengono prodotti nelle stelle nel corso delle fusioni nucleari, nelle esplosioni stellari, nel decadimento degli isotopi radioattivi come l’uranio (decadimento beta, quando un neutrone si trasforma in un protone) e negli acceleratori di particelle, dove i protoni vengono fatti scontrare tra loro a elevatissime velocità. I neutrini possiedono talune caratteristiche uniche, come il fatto di oscillare, cioè di cambiare “sapore”; tre sono i sapori neutrinici: neutrini elettronici, muonici e tauonici a seconda se siano associati a emissione e decadimento dei rispettivi leptoni. Ebbene, mentre si spostano nello spazio-tempo, i neutrini mutano da elettronico a muonico o a tauonico, come accade, per esempio nel viaggio dal Sole alla Terra, ove giungono soltanto un terzo dei neutrini elettronici emessi dalla nostra stella (gli altri 2/3 sono intanto diventati μ e τ). Altra prerogativa assai importante dei neutrini, è la scarsissima interazione con le altre particelle di materia (sono soggetti alla sola interazione debole, la forza che si manifesta nei decadimenti radioattivi), cosicché essi possono attraversare montagne, pianeti, stelle, galassie intere, senza essere fermati o deviati, tanto da essere utilissimi in astronomia, poiché essi arrivano dall’altra parte dell’universo intatti, come furono generati dalla sorgente, permettendoci di ricevere informazioni originali da luoghi lontanissimi (oltretutto, mentre i fotoni di luce di ogni frequenza elettromagnetica, onde radio, I.R., U.V., raggi X e gamma, interagirono con la materia bollente al tempo dell’universo primordiale, cosicché noi possiamo “vedere” il cosmo soltanto quando si raffreddò a sufficienza da far trasparire i fotoni, 370 mila anni dopo la sua nascita, i neutrini invece si diffusero subito, pertanto, se potremo “fotografare” il primo istante del cosmo e, forse, prima, lo potremo grazie all’astronomia neutrinica).  Veniamo adesso alla cronaca recente.<br />
L’esperimento OPERA è stato ideato per verificare proprio le oscillazioni dei neutrini emessi dall’acceleratore LHC di Ginevra e indirizzati verso le caverne del Gran Sasso; in particolare, si è lavorato sui neutrini tau, e siccome la particella tau ha massa notevole, essendo la più pesante tra i leptoni, i neutrini necessari per l’esperimento dovevano essere assai veloci, cioè molto energetici (ricordiamo che la nota E = mc2  della TdR pone equivalenza tra massa e energia). Nel corso degli esperimenti, è stato registrato che questi neutrini superveloci hanno raggiunto il bersaglio non solo prima del previsto, ma addirittura hanno superato la velocità C, violando due volte la TdR Speciale, giacché i corpi dotati di massa non potrebbero neanche raggiungere la velocità C (la massa diventerebbe infinita), figuriamoci superarla. A questo punto, la notizia sarebbe scientificamente clamorosa. Ma vi sono molti aspetti da valutare e su cui riflettere:<br />
&#8211; i neutrini, particelle di cui sappiamo ancora poco e per molti versi “particolari”, hanno impiegato circa 2,5 millesimi di secondo per percorrere i 735 km sotto terra, mentre lo scarto, rispetto a C, è stato di 60 miliardesimi di secondo, dunque una frazione inferiore di decine di milioni di volte, uno scarto che potrebbe rientrare nell’errore sistematico di misurazione<br />
&#8211; l’esperimento, per quanto ripetuto, ha utilizzato lo stesso protocollo, pertanto necessita che i suoi risultati siano replicati in condizioni diverse, con altri strumenti, in altre circostanze (dagli Usa arriveranno nuovi dati entro un anno) e solo allora si potranno formulare conclusioni e ipotesi serie<br />
&#8211; in passato, molte volte è successo che nuove esperienze contraddicessero teorie consolidate; a volte le teorie sono state del tutto confutate, altre volte solo corrette, altre volte ancora hanno avuto ragione le teorie, come quando sembrava che la meccanica celeste di Newton fosse contraddetta dall’orbita irregolare di Urano, finché si scoperse Nettuno, vero responsabile delle irregolarità;<br />
&#8211; vi sono teorie che non meritano tale attributo, essendo ancora soltanto ipotesi di lavoro o congetture e pertanto nessuno trova eclatante la loro critica e demolizione; di recente, la osservazione di galassie ben formate, vecchie oltre 10 miliardi di anni (formatesi cioè dopo solo tre miliardi di anni dal Big Bang) contraddice i modelli teorici attuali di formazione delle galassie; la stella SDSSJ102915 composta di solo idrogeno e elio, sta mettendo in dubbio i modelli standard di formazione stellare: questi sono due esempi attualissimi di come teorie scientifiche siano rimesse in discussione, ma esse non sono teorie ancora degne di tale appellativo bensì modelli provvisori<br />
&#8211; la crisi della TdR sarebbe gravida di conseguenze, talune assai stimolanti, altre alquanto preoccupanti, giacché andrebbe in crisi anche la teoria del campo elettromagnetico di Maxwell ( è una teoria intrinsecamente relativistica, d’altronde Einstein partì proprio da lì), oppure, se si mantenesse intatta la TdR e la teoria di Maxwell, andrebbe in crisi la teoria della interazione elettrodebole (unione di elettromagnetismo e interazione debole, a cui soggiacciono i neutrini) che è teoria di campo relativistica e che è valsa il premio Nobel a A.Salam, C. Rubbia e altri<br />
&#8211; la TdR ha ricevuto migliaia e migliaia, forse milioni, di conferme sperimentali, dalle misurazioni degli scostamenti del tempo su veicoli spaziali e lontano da Terra, al tempo di sopravvivenza dei muoni prodotti dai raggi cosmici primari in atmosfera terrestre; dagli effetti relativistici negli acceleratori di particelle, alla luce di sincrotrone emessa dalla materia in caduta accelerata presso stelle e buchi neri; pertanto non è così semplice accettare che una singola esperienza possa negare la validità di una teoria che è stata verificata in molteplici e diversissime occasioni.<br />
Veniamo, allora, alla considerazione epistemologica. Tra la gente comune e gli scienziati è concezione diffusa che la Natura possieda una propria uniformità, una unitarietà, delle regolarità intrinseche, tali da poter giustificare il concetto di “Leggi di Natura”. Le teologie di numerose religioni, incluse quelle monoteiste, hanno contribuito a rinforzare questa idea, tanto che per connotare i fenomeni più aberranti si dice che essi sono “contro natura”, laddove la natura è creata e regolata dalla volontà di Dio e ne rispecchia la perfezione. La fiducia degli scienziati quando indagano la natura, e della gente nella scienza, si fonda sul presupposto che la scienza sappia identificare, svelare e descrivere le regolarità e le invarianze della natura, ovvero le sue Leggi, sotto forma di teorie scientifiche. Questa prospettiva ha fatto sì che le teorie scientifiche siano state caricate di valore nomico (= legiforme), che in realtà possiedono soltanto in parte. In altri termini, un certo numero di filosofi, come i positivisti e i neopositivisti e anche alcuni filosofi analitici recenti, hanno attribuito a certe teorie delle scienze “dure” (fisica in primis) proprietà di “verità fondamentali di validità universale” che invece non possiedono, non sempre. La filosofia della scienza più recente ha riconsiderato che cosa sia una legge scientifica, riconoscendone valore fondamentale ma in precisi ambiti di dominio, limitandone le pretese di universalismo, enfatizzando la clausola “ceteris paribus” ossia “a parità di condizioni.., a certe condizioni.., a condizione che..,” con ciò significando che le teorie scientifiche possono non rendere conto di fenomeni che si svolgono o succedono in determinate condizioni. Queste riconsiderazioni non sminuiscono il valore delle leggi scientifiche, tutt’altro, e contrastano l’opinione dei filosofi, quali T. Kuhn e P. Feyerabend, che intravedono una instabilità paradigmatica nella scienza che la rende mai certa e mai portatrice di verità definitive. A titolo di esempio, la meccanica gravitazionale di Newton non è stata smentita dalla Relatività Generale di Einstein, bensì ricondotta a particolari condizioni, quelle non relativistiche; né la meccanica quantistica ha demolito il determinismo della fisica classica, ma lo ha confinato al suo dominio: si provi, ad esempio, a osservare un masso in caduta, per vedere se lo si sposta come si fa con una particella (ruolo dell’osservatore nella fisica dei quanti), io vi consiglio di scostarvi. Proprio la meccanica dei quanti, parlando di “proprietà relazionali” tra oggetti e tra fenomeni ed enfatizzando gli aspetti probabilistici, corrobora la prospettiva del “realismo contestuale” delle teorie scientifiche: a seconda di come misuro un sistema quantizzato come la luce, farò emergere le proprietà disposizionali ondulatorie (es. fenomeni d’interferenza) oppure corpuscolari (es. effetto fotoelettrico). In altre parole, la luce possiede entrambe le proprietà strutturali e funzionali disposizionali, onda e corpuscolo, e noi faremo emergere le une o le altre contestualmente alla misurazione, assieme al corteo di leggi che le descrivono.<br />
Ben prima dei neutrini superluminali, la TdR Speciale ha mostrato di non saper spiegare la dinamica dell’universo a grande scala, tant’è che dobbiamo ipotizzare l’esistenza della Energia Oscura, di cui abbiamo solo vaga idea di che cosa possa essere. E in effetti, nessuno è in grado di dire se materia oscura e talune particelle come i neutrini (che da tempo si sa violare principi come quelli di parità e l’invarianza di Lorentz) potrebbero non ubbidire alla TdR., né escludere che la TdR si manifesti diversamente o non valga in particolari condizioni.<br />
In definitiva, è parecchio che non si confutano più le teorie scientifiche moderne ma le si corregge, modifica, contestualizza, a meno che esse non siano ancora teorie verificate e consolidate ma modelli, ipotesi, congetture. Chi difende ancora la prospettiva positivista  di una scienza fatta di leggi universalmente valide, si scontra con scienze come la cosmologia che lo smentiscono, ma anche chi pensa di demolire teorie solide e confermate da milioni di esperimenti, non ha capito molto della scienza moderna, che si tratti della scienza della Relatività o un’altra.</p>
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		<title>Il signore di Collazzone</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-signore-di-collazzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 20:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[il signore di collazzone]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio magnani]]></category>
		<category><![CDATA[valerio bruschini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>D&#39;AVVENTURE, D&#39;ARMI, D&#39;AMORI E DI FILOSOFIE&#160; IO CANTO &#8230; [1] 1) Giano dei Montemarte &#232; il protagonista del libro scritto da Maurizio Magnani: &#8220; Il Signore di Collazzone&#8221;, [2] di cui il sottotitolo offre un&#39;avvincente sintesi: Romanzo d&#39;avventure, d&#39;armi, d&#39;amori e di filosofie di un ghibellino libertario del XIII secolo. Le avventure del giovane iniziano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
	<br />
	<span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">D&#39;AVVENTURE, D&#39;ARMI, D&#39;AMORI E DI FILOSOFIE&nbsp; IO CANTO &hellip; [1]</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
	<br />
	<span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">1) Giano dei Montemarte &egrave; il protagonista del libro scritto da Maurizio Magnani: &ldquo; Il Signore di Collazzone&rdquo;, [2] di cui il sottotitolo offre un&#39;avvincente sintesi: Romanzo d&#39;avventure, d&#39;armi, d&#39;amori e di filosofie di un ghibellino libertario del XIII secolo.</p>
<p>	Le avventure del giovane iniziano nel 1220, quando, a diciotto anni, &egrave; costretto a fuggire dal borgo natio, dopo averlo strenuamente difeso, messo a ferro e fuoco dalle milizie di Todi nel corso di una delle innumerevoli, piccole, ma comunque sanguinose, guerre, che, nel Duecento, scandiscono la storia dell&#39;Umbria, cos&igrave; come delle altre regioni d&#39;Italia.</p>
<p>	Trovato scampo nel monastero di Norcia, vi rimane per il periodo invernale, ma, appena saputo dell&#39;incoronazione ad Imperatore di Federico II, decide di partire per raggiungerlo e mettersi al suo servizio.</p>
<p>	Durante il viaggio, prende le difese di una giovane vedova, a cui un uomo intendeva usare violenza, nonch&eacute; dei suoi due piccoli figli, finendo per trattenersi con loro un anno, alla fine del quale Maria muore di parto, cosicch&eacute; Giano, dopo aver provveduto a Matteo ed a Luca, collocandoli in un convento&nbsp; di Ascoli Piceno, riprende il suo cammino.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
	<br />
	<span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">2) Tuttavia, giunto a Pescara, la sua innata propensione a prendere le difese dei pi&ugrave; deboli, lo induce a salvare un mercante dalle grinfie di alcuni banditi, che si erano gi&agrave; impadroniti della sua nave.</p>
<p>	Omar abu Zeid, il ricco commerciante egiziano, riesce a convincere Giano a seguirlo ad Alessandria, in modo da potersi sdebitare con lui, che gli aveva salvato la vita.</p>
<p>	Divenuto uomo di fiducia di Omar ed acquisite sufficienti nozioni di arte della mercanzia, il Nostro trascorre tre anni ad Alessandria, tra viaggi, dotte discussioni filosofico-religiose con Amir, figlio di Omar, nonch&eacute; avventure amorose.</p>
<p>	L&#39;assistere impotente alla lapidazione di una donna, accusata d&#39;infedelt&agrave;, spinge Giano a mettere subito in atto il progetto, sempre presente in cuor suo, di lasciare l&#39;Egitto, per realizzare il suo autentico desiderio: entrare al servizio di Federico II.</p>
<p>	Sbarcato a Trani nel Marzo del 1226, riesce poco dopo a coronare il suo sogno, divenendo, per di pi&ugrave;, il comandante della guardia personale dell&#39;Imperatore, formata esclusivamente da Saraceni.</p>
<p>	Cos&igrave;, Giano prende parte, per quasi 15 anni, a tutte le vicende, che scandiscono la storia d&#39;Italia; tuttavia, per rispetto dell&#39;Autore e, soprattutto, dalla/del Lettrice/lettore non facciamo menzione n&eacute; di queste, n&eacute; di quelle che si svolgono altrove.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
	<br />
	<span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">3) L&#39;elemento che maggiormente caratterizza Giano, in sintonia con il suo nome, &egrave; la duplicit&agrave;: contrario alla violenza, &egrave; costretto frequentemente ad uccidere, per non essere ucciso e per difendere gli inermi; amante del libero pensiero e della ricerca inesausta ed inesauribile della Verit&agrave;, ha a che fare principalmente con persone, che ritengono di averla nella propria tasca e che, come se fosse la cosa pi&ugrave; naturale del mondo, vorrebbero imporla a tutti, con le buone e con le cattive maniere.</p>
<p>	Campione della Laicit&agrave;, vive nel secolo tenuto a battesimo dalla teocrazia di Innocenzo III; tollerante al punto da far propri usi e costumi molto diversi dai propri, &egrave; costretto a vivere in un secolo, che, come molti altri, ha fatto dell&#39;intolleranza una ragione di vita e di &hellip; morte.</p>
<p>	Sicuramente avvincenti, pur se ardui da seguire, sono i dibattiti tra Giano&nbsp; ed i suoi molti interlocutori: frate Bernardo, Omar abu Zeid, Amir, il Legato Pontificio Berardo di Castaccia, il saggio giudeo Akiba ben Moshe, incontrato sulle rive del Mar Morto; questi dialoghi chiariscono, comunque, i motivi per cui&nbsp; il Nostro matura una decisa e fondata avversione nei confronti di ogni religione.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
	<br />
	<span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">4) &ldquo;Il signore di Collazzone&rdquo; pu&ograve;, quindi, essere considerato un Bildungsroman/romanzo di formazione: l&#39;inesperto diciottenne, che fugge dal paese in fiamme, quale novello Ulisse desideroso di:</p>
<p>	&ldquo;<em>&#8230;&nbsp; divenir del mondo esperto<br />
	e de li vizi umani e del valore</em>&ldquo; [3],<br />
	raggiunge la sua personale Itaca, il Sapere, accogliendo l&#39;invito dell&#39;altro Poeta:<br />
	&ldquo;.<em>.. fa&#39; voti che ti sia lunga la via,<br />
	e colma di vicende e conoscenze.<br />
	Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi<br />
	o Posidone incollerito: mai<br />
	troverai tali mostri sulla via,<br />
	se resta il tuo pensiero alto, e squisita<br />
	&egrave; l&#39;emozione che ti tocca il cuore<br />
	e il corpo.<br />
	&hellip; Recati in molte citt&agrave; dell&#39;Egitto,<br />
	a imparare imparare dai sapienti</em>&rdquo; [4].</p>
<p>	Caratterizza, infine, questo romanzo un lessico ed un periodare volutamente desueti, poich&eacute; l&#39;Autore ha voluto ricreare, pure a livello linguistico, l&#39;atmosfera&nbsp; del secolo in cui si svolgono le gesta di Giano, il Signore di Collazzone.</p>
<p>
	<strong>Valerio Bruschini</strong></span></span></p>
<p></p>
<p style="text-align: justify;">
	<span style="font-family: tahoma,geneva,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">NOTE<br />
	[1] Ariosto Ludovico:<br />
	&ldquo;Le donne, i cavallier, l&#39;arme, gli amori,<br />
	le cortesie, l&#39;audaci imprese io canto &#8230;&rdquo;<br />
	da: &ldquo;Orlando Furioso&rdquo;, versi 1-2.<br />
	[2] Magnani Maurizio, Il Signore di Collazzone, stampato in proprio, 2010; per contatti con l&#39;Autore: <a href="mailto:mauriziovim@hotmail.it">mauriziovim@hotmail.it</a> , nonch&eacute; <a href="mailto:info@civiltalaica.it">info@civiltalaica.it</a> .<br />
	[3] Dante, Divina Commedia, Inferno, CantoXXVI, versi 98-99.<br />
	[4] Kavafis Costantino, Itaca, Poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1994.</span></span></p>
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