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	<title>Filosofia e attualità (C. Talenti) Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
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	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 26 Jan 2011 11:11:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ripensare la posizione dell’uomo nel mondo</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/ripensare-la-posizione-dell%e2%80%99uomo-nel-mondo/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 10:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra specie si è diffusa in tutti gli ecosistemi del pianeta riuscendo vincente nella competizione con tutte le altre specie viventi. Questo successo  ha accumulato un&#8217;aggressività che, in mancanza di competitori esterni, è diventata ridondante e ha cominciato a scaricarsi all&#8217;interno della specie stessa, generando e consolidando la differenza tra popolazioni umane in rapporto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra specie si è diffusa in tutti gli ecosistemi del pianeta riuscendo vincente nella competizione con tutte le altre specie viventi. Questo successo  ha accumulato un&#8217;aggressività che, in mancanza di competitori esterni, è diventata ridondante e ha cominciato a scaricarsi all&#8217;interno della specie stessa, generando e consolidando la differenza tra popolazioni umane in rapporto alla distribuzione casuale delle risorse offerte dal territorio o da conquistare ai gruppi competitori. <span id="more-305"></span></p>
<p>Territori caratterizzati da climi diversi,  da flora e fauna diverse hanno attirato e continuano ad attirare  gruppi umani provenienti da residenze provvisorie diverse La diversità degli adattamenti coincide con la diversità delle culture.  Così, dalla competizione inter-specifica &#8211;attraverso una competizione intra-specifica &#8211; siamo passati inavvertitamente alla competizione inter-culturale. Siamo diventati &#8211; anche a nostro danno &#8211; gli animali più aggressivi del pianeta; dunque la nostra aggressività non è una causa innata, è un effetto dei due fini non negoziabili che caratterizzano la trasmissione della vita: competere per la predazione    confliggere  per la riproduzione. Per altro, come accade in tutte le specie viventi, la competizione intra-specifica  non può essere tanto  distruttiva da mettere in pericolo la sopravvivenza della specie che la pratica;  perciò, con un processo retro-attivo, essa viene  canalizzata in varie forme di ritualizzazione della violenza.<br />      La religione è sorta e si è consolidata  come la forma più efficace di ritualizzazione  per una specie come la nostra che, unica, ha ristrutturato nel linguaggio verbale il potere agonistico  e quello  rappresentativo della comunicazione biologica. Il linguaggio verbale serve anzitutto per dare ordini esprimere preghiere, cioè per definire rapporti di dominanza e sottomissione. In funzione di questi ha sviluppato una rappresentazione del mondo sempre più ampia e analitica, fino a includere il funzionamento del proprio specifico potere di comunicazione. <br />Solo il linguaggio verbale è autoriflessivo, in quanto può prefigurare la funzione di emittente e di ricevente, di dominante e di dominato Residui della comunicazione chimico-olfattiva, di quella tattile, di quella gestuale, di quella audiovocale pre-verbale e  di quella iconica , sono confluiti nel il sacrificio, cioè nell&#8217;uccisione ritualizzata di uno o più individui della propria specie, oppure di una specie particolarmente pregiata, e infine di  una specie addomesticata. E proprio attraverso al linguaggio verbale il rito si è trasformato in narrazione, fino a produrre drammaturgie    sublimatorie ed espiatorie ad un tempo. Qui l&#8217;uomo è presente come protagonista che partecipa alla lotta tra forze buone o malvagi, &#8211; trascendenti oppure immanenti nella natura &#8211; per il  trionfo del bene sul male che ristabilisce l&#8217;ordine misterioso del mondo.  Nei modi più diversi,  in tutte le culture l&#8217;uomo partecipa a questa lotta e ne subisce l&#8217;esito positivo o negativo. Così,  in tutte le drammaturgie religiose, l&#8217;ordine del mondo non si riduce soltanto alla semplice descrizione dei fenomeni e delle loro trasformazioni, ma è carico di prescrizioni e divieti che regolano  il comportamento umano in rapporto all&#8217;effetto benefico o malefico dei vegetali,degli animali e di tutte le forze e di tutti i  corpi inorganici. <br />Questo schema è manifestamente presente ancora oggi nei film di fantascienza e di magia. Purtroppo, col tempo, le drammaturgie religiose delle origini, con il loro carico normativo, sono diventate fonti di conflitti inter-culturali sempre più aspri e cruenti e hanno legittimato drammaturgie epiche, che trasfigurano il bene e il male nelle figure di eroi cosmici.. grandi guerrieri, protetti dalle forze magiche delle divinità lottano contro grandi guerrieri di popoli nemici, anche loro protetti da altri dèi. La sublimazione e la trasfigurazione di queste lotte serviva per giustificare la conquista di territori stranieri  ricchi di nuove risorse per la crescita dei popoli invasori.</p>
<p><a href="../../..//documenti/talenti/postuom.mond.pdf" target="_blank">PDF testo completo</a></p>
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		<title>L&#8217;imbroglio laico</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/limbroglio-laico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 11:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1.&#160;&#160;&#160; Su la Repubblica del 13 aprile 2004, mentre crescevano sempre più intensamente i contrasti e le incompatabilità tra &#34;laici della laicità&#34; e &#34;laici del laicismo&#34;, Michele Serra aveva denunciato&#160;&#160; a tutta voce l&#39;invisibilità degli atei e degli agnostici nelle polemiche&#160; assillanti tra gli integralismi religiosi dei nostri giorni. &#34;Spiazzati, anzi sfrattati dal rinvigorire furibondo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>1.&#160;&#160;&#160; Su la Repubblica del 13 aprile 2004, mentre crescevano sempre più intensamente i contrasti e le incompatabilità tra &quot;laici della laicità&quot; e &quot;laici del laicismo&quot;, Michele Serra aveva denunciato&#160;&#160; a tutta voce l&#39;invisibilità degli atei e degli agnostici nelle polemiche&#160; assillanti tra gli integralismi religiosi dei nostri giorni. &quot;Spiazzati, anzi sfrattati dal rinvigorire furibondo delle fedi religiose noi senzadio siamo ai margini di ogni discorso&quot;. Questo grido di indignazione era stato successivamente da lui ribadito lasciando intendere che l&#39;epoca delle distinzioni pudiche tra laicità e laicismo era&#160; ormai finita. Insomma, gli sforzi di molti laici deboli per esorcizzare l&#39;agnosticismo e l&#39;ateismo e fare della loro militanza un puro &quot;metodo di dialogo&quot; entro un limbo ideologico dove si dovrebbero elaborare per il legislatore politico soluzioni di compromesso tra una concezione del mondo e delle pratiche morali di valore perenne &#8211; come tale fondata su una rivelazione &#8211; e una concezione della posizione dell&#39;uomo nel mondo fondata su accertamenti storici e verifiche sperimentali, nell&#39;Italia ormai colonia del Vaticano, sono un&#39;impresa che non ha prospettive di successo.<br /><a href="../../../documenti/talenti/imbroglio laico.pdf" target="_blank"><br />PDF testo completo</a></p>
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		<title>Credenze</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/credenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 14:32:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#34;Credere&#34; è un verbo di vasta estensione, diffuso confusamente nel linguaggio comune senza restrizioni riferite a vincoli cognitivi. All&#39;origine delle nostre culture troviamo quasi sempre qualche divinità depositaria di un messaggio oscuro e indecifrabile nel quale è nascosto il potere che dovrebbe garantire la nostra salvezza dai pericoli ai quali la vita ci espone. Oppure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&quot;<em>Credere</em>&quot; è un verbo di vasta estensione, diffuso confusamente nel<br />
linguaggio comune senza restrizioni riferite a vincoli cognitivi.<br />
All&#39;origine delle nostre culture troviamo quasi sempre qualche divinità<br />
depositaria di un messaggio oscuro e indecifrabile nel quale è nascosto<br />
il potere che dovrebbe garantire la nostra salvezza dai pericoli ai<br />
quali la vita ci espone. Oppure il messaggio è nascosto nell&#39;ordine e<br />
nel disordine stesso delle cose del mondo, e del suo potere liberatorio<br />
dovremmo essere partecipi nel fondo misterioso della nostra energia<br />
vitale.</p>
<p><span id="more-303"></span><br />&#160;&#160;&#160;&#160; Ma quando la rassicurazione depositata nelle nostre credenze viene messa alla prova da sofferenze e sventure imprevedibili e ingiustificate, cominciamo ad esercitare la capacità del <em>confronto</em> e scopriamo l&#39;<em>iniquità della giustizia</em> nella quale siamo cresciuti. Allora&#160; impariamo a porre vincoli cognitivi alla nostra capacità di &quot;<em>credere</em>&quot; e a mettere un po&#39; d&#39;ordine nelle nostre <em>comparazioni</em>, nella speranza di scoprire il motore nascosto che la sostiene e la alimenta. E presto ci troviamo di fronte a tre procedure: <em>le testimonianze</em> di coloro che ci hanno preceduto e hanno costruito le tradizioni che conservano la memoria delle origini; <em>gli accertamenti</em> sui documenti delle tradizioni e degli eventi nei quali è depositato il messaggio della nostra liberazione e della nostra salvezza; <em>le argomentazioni</em> dei custodi della inviolabilità delle origini. Ma queste tre procedure di difesa delle credenze sono intricate e piene di insidie. <em>Le argomentazioni persuasorie</em> dipendono dalla scaltrezza degli emittenti e dall&#39;ingenuità dei riceventi. Gli accertamenti storici quasi sempre sono accessibili solo se confermano l&#39;inviolabilità delle tradizioni e delle origini.&#160; Le testimonianze &#8211; come nei processi in tribunale &#8211; sono credibili in base all&#39;onestà mentale del testimone e alla sua capacità di spogliarsi della <em>rielaborazioni</em> dei propri ricordi: una procedura che richiede una dedizione ferrea all&#39;imparzialità.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Così, alla fine, scopriamo che soltanto <em>le argomentazioni logiche</em> sono immuni dalla tendenziosità. Come possiamo verificare in due semplici esempi, accessibili al senso comune: la somma di due numeri dispari dà sempre come risultato un numero pari; la somma degli angoli interni di un triangolo dà sempre come risultato 180° gradi. Purtroppo dobbiamo concludere che le argomentazioni logiche producono <em>certezze intellettuali</em>, ma non <em>rassicurazioni</em> contro i pericoli della nostra vita; se intanto abbiamo scoperto che le credenze non appartengono all&#39;universo della logica, potremmo rassegnarci a considerarle provvisorie e relative all&#39;educazione che abbiamo ricevuto; nei confronti della quale siamo stati per lungo tempo impotenti.&#160; E dunque il segreto delle credenze sta nel &quot;<em><strong>Potere</strong></em>&quot;.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Del potere facciamo esperienza ingenua e spontanea fin dall&#39;infanzia quando esploriamo i nostri rapporti con coloro ai quali siamo affidati e con le cose che ci circondano. E presto avvertiamo forze che ci resistono. Dapprima non sappiamo distinguere il potere di coloro che ci allevano da quello imposto dalla natura&#160; delle cose, e solo col tempo siamo costretti ad accettare che quest&#39;ultimo è più forte&#160; non solo delle nostre&#160; preferenze&#160; e dei nostri desideri&#160; ma anche del potere degli adulti. Quando ciò non accade ci troviamo avviati&#160; sulla strada dell&#39;infelicità oppure su quella della prepotenza. Ci ribelliamo vanamente e costruiamo un&#39;immagine del mondo che sogna l&#39;onnipotenza. Ma i più vivono mediocremente senza imparare a cogliere le distinzioni che contano nel corso dell&#39;esistenza.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Nasciamo, cresciamo, operiamo e moriamo entro <em>rapporti asimmetrici&#160; e gerarchici</em>: figli di fronte ai genitori, bambini e adolescenti di fronte agli adulti, malati di fronte ai sani, vecchi di fronte a donne e uomini&#160; in età lavorativa, dilettanti di fronte a specialisti, venditori delle nostre attitudini e delle nostre competenze di fronte a signori dei mercati del lavoro induriti dalla concorrenza.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;<strong><em> Ma la presa di coscienza retrograda di queste dipendenze arriva sempre in ritardo</em></strong>. Quando scopriamo i nostri desideri, le nostre preferenze&#160; sono già state orientate. Quando scopriamo i nostri gusti, la nostra sensibilità è già stata educata. Quando scopriamo la nostra curiosità, la nostra immaginazione è già stata sfrondata. Quando scopriamo la nostra intelligenza, l&#39;orizzonte del nostro sapere è già stato segnato. Quando scopriamo la nostra solitudine, la nostra interiorità è già stata violata. Quando scopriamo la nostra <em>socievolezza</em>, la nostra solidarietà è diventata da tempo una virtù domestica e di buon vicinato. Quando scopriamo la nostra <em>socialità</em>, il nostro impegno è da tempo castigato nel territorio delle azioni doverose e legali.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; Così, se abbiamo successo e ne siamo felici, stiamo raggiungendo un adattamento perfetto a ciò che gli altri volevano. Se al contrario siamo disadattati e insoddisfatti, perdiamo sicurezza e siamo pronti per i ruoli della rassegnazione, della viltà e dell&#39;impotenza. Faticosamente e confusamente arriviamo ad ammettere che <em>il potere subìto</em> è incomparabilmente maggiore di quello che riusciamo ad esercitare. E allora gli orizzonti di libertà che le narrazioni religiose e quelle eroiche ci hanno educato ad amare ci appaiono angosciosamente ristretti.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Inevitabilmente, l&#39;esercizio della nostra libertà inizia sempre con una verifica dei nostri poteri inter-personali e intra-personali, ma <em>si ritrova sempre impegnato a gestire comportamenti di ruolo</em>. Ruoli dell&#39;infanzia, dell&#39;adolescenza e dell&#39;età adulta. Ruoli parentali e ruoli sociali. Ruoli affettivi e ruoli cognitivi. Ruoli dell&#39;apprendimento, del lavoro e del divertimento. Ruoli pubblici e privati. Ruoli dell&#39;amicizia, dell&#39;amore e dell&#39;intelligenza. Ruoli della vecchiaia e della morte annunciata. E quasi manca il tempo di chiederci che cosa della nostra esistenza veramente ci appartiene. E quando finalmente ci accorgiamo di essere attori sociali di drammi banali e dimenticati, scopriamo la differenza incolmabile tra la vita e il palcoscenico.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Ma il disagio che ci procurano tutte queste ricognizioni può portarci ad una simulazione più realistica delle nostre interazioni sociali. Finalmente siamo costretti a riconoscere che la libertà è un potere minore, non di rado minimo, per molti inesistente, che si annida nel corpo di un Potere maggiore: <em>la Forza e insieme l&#39; Autorità di far fare, far agire, far parlare e finalmente far sentire e pensare; e dunque anche di impedire tutte queste&#160; cose</em>. Più grande del <em>Potere</em> esiste soltanto la <em>Forza della Natura</em>, che non ha altra <em>autorità</em> all&#39;infuori di quella che riceve dal riconoscimento degli uomini. Senza di questo essa si presenta come <em>pura violenza</em>. Predazione e competizione sessuale. Vita e morte indissolubilmente congiunte. Trasformazione impersonale e senza scopo della materia e dell&#39;energia.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; In fondo <em>il Potere è il volto umano della Violenza Naturale</em>. Maschera quest&#39;ultima e la distribuisce con un&#39;iniquità regolata. Pone argini al caso e simula la necessità. Esercita un <strong><em>arbitrio</em></strong> e instaura una suo <strong><em>arbitrato</em></strong>. Privilegia alcuni individui, ma controlla la società.&#160; <em>Legittima alcune violenze e ne esclude altre</em>. Per questo il rito del <em>Sacrificio (sacrum-facere)</em> fonda le culture scegliendo&#160; arbitrariamente le vittime che dovrebbero garantire la sopravvivenza in una <em>Natura benigna</em>. Dunque, <strong><em>l&#39;origine di tutte le nostre credenze è arbitraria</em></strong> e non possiamo illuderci che il potere della ragione trovi facile il transito <em>dalla credenza alla non-credenza</em>. Invece dobbiamo prendere atto che questo percorso è tentato solo da pochi, ai quali la perseveranza del loro coraggio concede la forza di dichiarare pubblicamente la <em>non-credenza</em> in prima persona: <strong><em>non credo</em></strong>. Purtroppo <strong><em>le ragioni del potere sono più forti del potere della ragione</em></strong>.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Allora non dobbiamo stupirci se <em>l&#39;origine del Potere coincide sempre con l&#39;origine del Sacro, che poi&#160; si perpetua nelle tradizioni religiose</em>. E non dobbiamo stupirci se <em>in origine tutti gli arbitrati sono crudeli</em> e legittimano più o meno esplicitamente la <em>schiavitù</em>, cioè lo sfruttamento dell&#39;uomo sull&#39;uomo. Dobbiamo ricordarci che prima di&#160; essi c&#39;è stata una plurimillenaria competizione dell&#39;uomo con le altre specie viventi. Alla padronanza della sua differenza specifica &#8211; cioè della sua capacità di produrre strumenti mediante precedenti strumenti indefinitamente &#8211; <em>Homo Sapiens</em> è giunto come un competitore vincente, pronto a trasferire all&#39;interno della propria specie la competizione tra le diverse culture, che egli aveva prodotto nel corso degli insediamenti distribuiti nei luoghi più differenti del pianeta Terra.</p>
<p>&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; E dunque, inevitabilmente, tutte la nostre ribellioni si consolidano nell&#39;<strong><em>arbitrarietà di un Contro-Potere</em></strong> <em>che maschera anch&#39;esso la violenza della Natura</em>. Così, nonostante le seduzioni epiche delle nostre culture, i<strong><em>l Potere ha sempre l&#39;ultima parola; anche nel suo esercizio oppositivo</em></strong>. E il percorso che ci potrebbe liberare da credenze illusorie e crudeli per renderci disponibili ad <em>arbitrati puramente umani </em>&#8211; che almeno riducano l&#39;iniquità della giustizia accumulata nei millenni sotto alla protezione del Sacro e delle istituzioni religiose che lo hanno instaurato nella storia delle nostre culture &#8211; insomma <em>il percorso del <strong>disincanto della ragione</strong> è una lunga marcia dentro queste ultime per liberarci gradualmente dalla violenza del loro incantesimo</em>.&#160; &#160;</p>
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		<title>Riflessioni sull&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/riflessioni-sullitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2008 20:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In risposta al post di Alessandro Petrucci sul blog di Civiltà laica Caro Alex, cari amici e compagni tutti. Avevo già in mente di scrivere alcune riflessioni a Nicoletta per Civiltà Laica in merito agli stessi problemi che la tua lettera circolare mette in campo.&#160; Lo faccio ora, volentieri, rispondendo al tuo invito.In prospettiva la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta al <a target="_blank" href="http://civiltalaica.splinder.com/post/17026864/Cari+cittadini%2C+amici%2C+compagn">post di Alessandro Petrucci</a> sul <a target="_blank" href="http://www.civiltalaica.splinder.com">blog di Civiltà laica</a></p>
<p><em>Caro Alex, cari amici e compagni tutti.</p>
<p>Avevo già in mente di scrivere alcune riflessioni a Nicoletta per Civiltà Laica in merito agli stessi problemi che la tua lettera circolare mette in campo.&#160; Lo faccio ora, volentieri, rispondendo al tuo invito.<br />In prospettiva la situazione si presenta ancora più nera di quanto appare nel disorientamento di cui ti fai portavoce dopo la vostra assemblea. Anche se si verificasse una convergenza favorevole di circostanze &#8211; usura del modello Berlusconi, indignazioni delle parti sociali che si sentiranno deluse dalle promesse del governo di destra, rovesciamento dell&#39;attuale tendenza destrorsa della Comunità Europea&#160; e simili &#8211; anche se queste portassero fra cinque anni&#160; all&#39;alternanza di un governo di centrosinistra, la devastazione della sensibilità sociale, civile e politica provocata da vent&#39;anni di berlusconismo, peserà per tutta un&#39;altra generazione e si farà sentire almeno fino alla metà del secolo.</p>
<p></em><a target="_blank" href="../../../documenti/talenti/risposta a AP.pdf">PDF testo completo</a><br /><em /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Monsignore in cattedra&#8230;</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/monsignore-in-cattedra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 23:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Monsignore in cattedra nel salotto buono del capitalismo Il fascino discreto della sana laicità. 1. Le recenti cronache di settembre 2007 hanno registrato il trasferimento di Monsignor Gianfranco Ravasi dalla sede di Milano &#8211; ove dirigeva la prestigiosa Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana &#8211; a quella vaticana, per assumere l&#39;incarico di ministro della cultura della Santa Sede su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/monsignore-in-cattedra/">Monsignore in cattedra&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><br />Monsignore in cattedra nel salotto buono del capitalismo</p>
<p>Il fascino discreto della sana laicità.</strong></em></p>
<p><strong>1.</strong> Le recenti cronache di settembre 2007 hanno registrato il trasferimento di Monsignor Gianfranco Ravasi dalla sede di Milano &#8211; ove dirigeva la prestigiosa Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana &#8211; a quella vaticana, per assumere l&#39;incarico di ministro della cultura della Santa Sede su nomina di papa Ratzinger. Per l&#39;occasione Ravasi è stato nominato arcivescovo dell&#39;arcidiocesi di Villamagna di Proconsolare, antico centro romano vicino a Cartagine, nell&#39;antica Africa cristiana. Egli stesso ha dichiarato che, avendo ricevuto l&#39;eccezionale privilegio di scegliere la sede arcivescovile, ha preferito Cartagine come luogo che lo rimanda idealmente all&#39;orizzonte agostiniano, caro alla memoria&#160; della sua formazione giovanile.</p>
<p><a href="../../../documenti/talenti/monSBcapit.pdf" target="_blank">PDF testo completo</a></p>
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		<item>
		<title>La &#8220;porosità&#8221; delle parrocchie cattoliche</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-porosita-delle-parrocchie-cattoliche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2007 21:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe de Rita, noto sociologo cattolico responsabile della pubblicazione annuale del CENSIS e autorevole sostenitore del modello di società &#34;piccolo è bello&#34;, caro al Vaticano,&#160; ha pubblicato su la Repubblica di sabato 17 marzo 2007 l&#39;articolo Noi cattolici e i falsi profeti della modernità, dove esercita sapientemente il ruolo vittimistico che i cattolici&#160; hanno da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-porosita-delle-parrocchie-cattoliche/">La &#8220;porosità&#8221; delle parrocchie cattoliche</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giuseppe de Rita, noto sociologo cattolico responsabile della pubblicazione annuale del CENSIS e autorevole sostenitore del modello di società &quot;piccolo è bello&quot;, caro al Vaticano,&#160; ha pubblicato su la Repubblica di sabato 17 marzo 2007 l&#39;articolo Noi cattolici e i falsi profeti della modernità, dove esercita sapientemente il ruolo vittimistico che i cattolici&#160; hanno da tempo imparato ad alternare a quello tracotante di depositari privilegiati della Verità.</p>
<p><a href="../../../documenti/talenti/laicigiust.pdf" target="_blank" /><a target="_blank" href="../../../documenti/talenti/poros.parrcatt.pdf">File in formato pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-porosita-delle-parrocchie-cattoliche/">La &#8220;porosità&#8221; delle parrocchie cattoliche</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>La laicità della giustizia</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/la-laicita-della-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 May 2007 21:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Troppo spesso si dimentica che la battaglia in difesa della laicità è stata condotta anzitutto in nome della libertà: di credenza, di coscienza, di opinione, di pensiero, di critica, di stampa, di sensibilità, di aspirazioni, di preferenze, di desideri, di costumi e di impegni politici. File in formato pdf</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-laicita-della-giustizia/">La laicità della giustizia</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo spesso si dimentica che la battaglia in difesa della laicità è stata condotta anzitutto in nome della libertà: di credenza, di coscienza, di opinione, di pensiero, di critica, di stampa, di sensibilità, di aspirazioni, di preferenze, di desideri, di costumi e di impegni politici.</p>
<p><a href="../../../documenti/talenti/laicigiust.pdf" target="_blank">File in formato pdf<br /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/la-laicita-della-giustizia/">La laicità della giustizia</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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		<title>Il punto sulla resistenza laica</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-punto-sulla-resistenza-laica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cladmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2007 08:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e attualità (C. Talenti)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se prendiamo l&#39;inizio del Novecento come epoca di riferimento per&#160; valutare il potere attuale della chiesa cattolica, troviamo molti elementi che contano come prove di un suo rafforzamento nel mondo contemporaneo. Certo si tratta di un rafforzamento di tipo istituzionale, consolidato da corposi intrecci con i poteri profani &#8211; politico, economico, mediatico e quando occorre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-punto-sulla-resistenza-laica/">Il punto sulla resistenza laica</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se prendiamo l&#39;inizio del Novecento come epoca di riferimento per&#160; valutare il potere attuale della chiesa cattolica, troviamo molti elementi che contano come prove di un suo rafforzamento nel mondo contemporaneo. Certo si tratta di un rafforzamento di tipo istituzionale, consolidato da corposi intrecci con i poteri profani &#8211; politico, economico, mediatico e quando occorre persino militare &#8211; che per altro non è andato a scapito della dottrina. E anche quelle che sono sembrate aperture del concilio Vaticano secondo non sono gran cosa, e comunque sono state prontamente riassorbite nell&#39;intransigenza dogmatica e pedagogica dei successori di Giovanni XXIII. L&#39;ortodossia è sempre quella del Concilio di Trento, confermata in pieno Ottocento dal Sillabo che denuncia gli errori perversi della modernità. </p>
<p><a href="../../../documenti/talenti/punto.resistlaic.pdf" target="_blank">File in formato pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-punto-sulla-resistenza-laica/">Il punto sulla resistenza laica</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
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