<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>cristopher nolan Archivi - Associazione Culturale Civiltà Laica</title>
	<atom:link href="https://www.civiltalaica.it/cms/tag/cristopher-nolan/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.civiltalaica.it/cms/tag/cristopher-nolan/</link>
	<description>Per un movimento culturale volto a difendere la Laicità dello Stato.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Aug 2020 10:14:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Tenet, un disastro termodinamico</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/tenet-un-disastro-termodinamico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 10:01:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristopher nolan]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[j mnemonic]]></category>
		<category><![CDATA[tenet]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.civiltalaica.it/cms/?p=17979</guid>

					<description><![CDATA[<p>[voto 4,5/10]  [attenzione spoiler] Dire che si rimane perplessi alla fine della visione di Tenet significa abusare degli eufemismi. La realtà è che neanche dieci visioni del film potrebbero essere sufficienti a far capire allo spettatore se l’architettura spregiudicata del regista londinese è effettivamente coerente o è solo un’immensa presa in giro dello spettatore concepita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/tenet-un-disastro-termodinamico/">Tenet, un disastro termodinamico</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.civiltalaica.it/cms/index.php/tenet-un-disastro-termodinamico.html/tenet" rel="attachment wp-att-17980"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-17980" src="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet.jpg" alt="" width="1600" height="900" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet.jpg 1600w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet-300x169.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet-1024x576.jpg 1024w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet-768x432.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet-1536x864.jpg 1536w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2020/08/tenet-280x158.jpg 280w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p><strong>[voto 4,5/10]</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>[attenzione spoiler]</strong></p>
<p>Dire che si rimane perplessi alla fine della visione di <em>Tenet</em> significa abusare degli eufemismi.</p>
<p>La realtà è che neanche dieci visioni del film potrebbero essere sufficienti a far capire allo spettatore se l’architettura spregiudicata del regista londinese è effettivamente coerente o è solo un’immensa presa in giro dello spettatore concepita a seguito di qualche peperonata mal digerita.</p>
<p>Il problema di questo film è chiaro fin dal principio, la speculazione del regista si basa sulla presunta (e ancora discussa) inversione termodinamica dell’Entropia nei livelli subatomici dove valgono le equazioni della meccanica quantistica.</p>
<p>Ma cosa c’entra questa inversione entropica e delle teorizzazioni di alcuni fisici come Putman e Feynman con i viaggi nel tempo? Come ricorda <a href="https://www.focus.it/scienza/scienze/esperimento-qubit-invertito-direzione-del-tempo">l’astrofisica MariaTeresa Crosta in un intervista</a>, assolutamente nulla, perché: “<em>I viaggi nel tempo sono altra cosa: sono previsti dalle leggi fisiche, ma pertinenti a una fisica diversa. Per spiegarli si ricorre alla Relatività Generale: sono influenzati dal campo gravitazionale e sono in relazione al tempo percepito tra almeno due osservatori. Non bisogna confondere il concetto di inversione di stato con quello di viaggio nel tempo.”</em></p>
<p>Cerchiamo di spiegarlo in modo semplice per quanto non siano concetti facili: l’Entropia è una funzione che indica il grado di disordine di un sistema. Questa, in un sistema isolato (e quindi solo nell’Universo nel suo complesso e non in un sistema pur grande come la Terra) è una funzione non decrescente nel tempo.  Ma anche se io invertissi l’Entropia di un oggetto questo sarebbe solo più “ordinato” non andrebbe certo indietro nel tempo.</p>
<p>L’Entropia non ha alcuna capacità di regolare il flusso temporale, altrimenti dovremmo pensare che riordinando la nostra camera potremmo tornare bambini.</p>
<p>Non solo, ricordiamo anche a questi spesricolati consulenti “fantascientifici” del regista che la vita, già per sé stessa è anti-entropica (o ad “Entropia invertita” come dicono loro). Partire da semplici atomi, formare molecole complesse, proteine, acidi nucleici membrane cellulari etc. è un processo che riduce l’Entropia di un sistema. Quindi “invertito”.</p>
<p>Questo è possibile grazie al contributo energetico del Sole, perché la “spontaneità” totale di un processo non è data solo dall’Entropia (S) ma anche dall’Entalpia che insieme sono raccolte nella formula del Secondo principio della Termodinamica con cui si calcola la variazione di Energia Libera (G) di un processo: dG = dH –TdS.</p>
<p>Quindi è l’energia Libera la vera discriminante della spontaneità di un processo e non è vero che in ogni zona dell’Universo l’Entropia cresce sempre in modo continuo. Altrimenti la vita non sarebbe possibile.</p>
<p>Ok, torniamo al cinema prima di confonderci troppo.</p>
<p>Nolan non solo unisce in modo spericolato l’inversione entropica e i viaggi temporali,  ma fa assumere al tutto un aspetto grottesco mostrando il viaggio a ritroso nel tempo in macchine ed uomini che si muovono al contrario durante la linea temporale canonica. Se vi fa male la testa solo ad immaginarlo pensate al povero spettatore che si deve subire sequenze montate al contrario per due ore e mezza di fila.</p>
<p>In <em>Interstellar</em>, finale escluso, Nolan aveva fatto un buon lavoro anche divulgativo sulla relatività (con i limiti dovuti al dover fare comunque un film commerciale), in <em>The prestige </em>aveva simpaticamente enfatizzato alcune teorie visionarie sul teletrasporto e in <em>Memento</em> aveva effettivamente costruito un capolavoro di montaggio delle linee temporali. Ma qui Cristopher Nolan toppa clamorosamente in tutto ciò che è scienza e anche in ciò che è fantascienza. Perché il film è fin troppo fuori dalla “sospensione dell’incredulità” che si richiede allo spettatore.</p>
<p>Di certo il film è spettacolare e può risultare piacevole se ci si disinteressa totalmente alla trama e si rimane a mirare le fin troppo numerose sequenze di inseguimenti su autostrade, aeroporti, luoghi di guerra. Ma per quello ci sono già i vari <em>Die Hard</em> o <em>Fast and Furious</em>, perché complicarsi la vita con una trama traboccante di assurdità?</p>
<p>Sarà un nostro difetto, lo riconosciamo, ma se un film (in particolare quelli appartenenti al mondo del Fantastico) parte da premesse che riteniamo sballate ci risulta impossibile apprezzarli per altre, pur meritevoli, cose.</p>
<p><strong>J. Mnemonic</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/tenet-un-disastro-termodinamico/">Tenet, un disastro termodinamico</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>It&#8217;s not fair. Note su Dunkirk</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/its-not-fair-note-dunkirk/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2017 09:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cristopher nolan]]></category>
		<category><![CDATA[dunkirk]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[ww2]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.civiltalaica.it/cms/?p=14326</guid>

					<description><![CDATA[<p>Christopher Nolan non ha bisogno che si esalti per l’ennesima volta la sua straordinaria capacità di rileggere i generi – in questo caso il war movie sul secondo conflitto mondiale. Non ha bisogno che si parli ancora della sua maestria nel raccontare storie sfasando i piani temporali, blindandone la tenuta narrativa con meccanismi a orologeria. Tanto meno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/its-not-fair-note-dunkirk/">It&#8217;s not fair. Note su Dunkirk</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.civiltalaica.it/cms/index.php/its-not-fair-note-dunkirk.html/war-cemetery" rel="attachment wp-att-14327"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-14327" src="http://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/war-cemetery.jpg" alt="" width="375" height="251" srcset="https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/war-cemetery.jpg 960w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/war-cemetery-300x201.jpg 300w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/war-cemetery-768x514.jpg 768w, https://www.civiltalaica.it/cms/wp-content/uploads/2017/09/war-cemetery-239x160.jpg 239w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></a></p>
<p>Christopher Nolan non ha bisogno che si esalti per l’ennesima volta la sua straordinaria capacità di rileggere i generi – in questo caso il <em>war movie</em> sul secondo conflitto mondiale. Non ha bisogno che si parli ancora della sua maestria nel raccontare storie sfasando i piani temporali, blindandone la tenuta narrativa con meccanismi a orologeria. Tanto meno ha bisogno che si esaltino le sue doti puramente registiche, capaci di rendere claustrofobico un film che si svolge su tre livelli – terra, mare, aria – raccontandoti la stessa storia dalle tre angolazioni con un andamento diacronico, e con un uso dirompente del contrasto tra silenzio e rumore, tra gesto e parola.</p>
<p>Sotto questi aspetti <em>Dunkirk</em> è l’ennesimo film di Nolan indimenticabile, nel senso letterale di impossibile da dimenticare, che resta impresso a fuoco nell’immaginario cinematografico, e costringe i successori a un confronto diretto.</p>
<p>Ma c’è dell’altro che colpisce, e spinge a una riflessione su quello che accade oggi in Europa e perfino quaggiù nella sua propaggine meridionale.<span id="more-30290"></span></p>
<p><em>Dunkirk</em> per un verso potrebbe raccontare la Gran Bretagna ai tempi degli attentati terroristici dell’ISIS. L’epoca in cui i cittadini sono esposti ai colpi di un nemico invisibile, che può essere ovunque. In tutto il film i tedeschi non sono mai nominati. Sono «il Nemico». E non compaiono mai. Sparano da punti nascosti, oppure dal cielo, o da sott’acqua. Ma sono del tutto invisibili e disincarnati. Non è dei tedeschi che vuole parlarci Nolan. Né di altri nemici particolari. Ciò che mostra è l’umanità sotto minaccia. Un’umanità sconfitta, derelitta, fiaccata nel morale, e pronta a tutto per salvarsi la pelle.</p>
<p>Non proprio a tutto. C’è qualcuno che si lascia prendere dal panico e si disumanizza completamente, cedendo al <em>mors tua vita mea</em>, e magari individuando nell’allogeno (un francese) la zavorra di cui sbarazzarsi per avere una possibilità in più. Ma c’è anche chi afferma che quel principio non è giusto: <em>«It’s not fair»</em>. Non è giusto trovare un capro espiatorio in un altro povero cristo che sta solo cercando come te di salvarsi. Quelle centinaia di miglia di soldati inermi, in attesa di un passaggio per l’Inghilterra, non possono non far pensare alla città dei profughi di Calais, che <a href="https://www.internazionale.it/foto/2016/10/24/calais-campo-profughi-foto">meno di un anno fa </a>sorgeva proprio sulla sponda francese della Manica e raccoglieva i fuggiaschi delle mille battaglie perse –  contro la guerra, contro la persecuzione, contro la miseria.</p>
<p>Perfino il personaggio più retorico, l’ammiraglio che sovrintende all’evacuazione (un bravissimo <strong>Kenneth Branagh</strong>), condivide l’idea che non sia giusto lasciare indietro qualcuno solo perché non inglese, e sceglie di restare fino all’ultimo per provare a imbarcare quanti più francesi sia possibile.</p>
<p><em>It’s not fair</em>. C’è un elemento morale che non può essere cancellato dalla guerra. Restare umani è soltanto questo: resistere alla paura e impedirle di trasformarci in bestie. Cioè nei nazisti di noi stessi.<br />
Sembra proprio questo il messaggio veicolato dal film di Nolan. Al netto delle manifestazioni di coraggio, del grande slancio patriottico delle imbarcazioni civili che andarono a recuperare “i nostri ragazzi” a Dunkirk e li riportarono a casa, c’è il richiamo a un senso prepolitico di giustizia. L’umanesimo contro l’antiumano.</p>
<p>Ecco perché il film parla anche dell’Italia di oggi e di tutto l’Occidente «assediato» dai profughi e minacciato dai nazislamisti, cioè dai propri stessi spettri, dalla propria nemesi post-coloniale.</p>
<p>Il celeberrimo discorso di Churchill che chiude il film (<a href="https://www.theguardian.com/theguardian/2007/apr/20/greatspeeches1">«Combatteremo sulle spiagge…»</a>), e nel quale si sono cimentati negli anni fior fior di attori che hanno interpretato Sir Winston, viene messo in bocca a un giovane soldato, che lo legge sul giornale. Non è la voce inconfondibile e biascicata del vecchio Winnie, e nemmeno la prova mimetica di un grande attore, ma la voce di un ragazzo. In bocca a lui le famose parole «We shall never surrender!» suonano pacate, cariche della stanchezza di un reduce che sa di avercela fatta soltanto per adesso e che la lotta in realtà è appena cominciata.</p>
<p>Ecco, la lotta continua. Qualcuno si era illuso che certi sentimenti e idee fossero state sepolte sotto le macerie della Seconda guerra mondiale, che appartenessero al passato o alle sue sopravvivenze<span class="Apple-converted-space">  </span>nostalgiche e residuali. «Tu che credevi nel progresso e nei sorrisi di Mandela…», canta il saggio <strong>Brunori Sas</strong>. Per quanti anni, perfino in Italia, dove il fascismo è nato e dove il neofascismo ha avuto e ha un ruolo pesantissimo, gli antifascisti militanti si sono sentiti dire che erano ancorati a vecchie contrapposizioni, che bisognava andare oltre. In fondo erano «ragazzi» anche quelli di Salò, disse un giorno il presidente della Camera <strong>Luciano Violante</strong>. Anni dopo qualcuno è giunto a dire che se destra e sinistra sono contrapposizioni superate, anche quella tra fascisti e antifascisti lo è. E tanti saluti alla storia.</p>
<p>Sì, tanti saluti. In questi anni di esplosione del dibattito su migrazioni, sbarchi, xenofobia, e di progressivo ritorno in auge di certi pensieri neri, nessun regista o produttore italiano ha nemmeno provato a guardare indietro alla nostra storia. Nell’immaginario mediatico seguita a non comparire la nostra vicenda di colonialisti in Africa (Eritrea, Libia, Etiopia, Somalia) o di invasori nei Balcani (Jugoslavia, Albania, Grecia). Si seguita a fingere di essere sempre stati un paese di emigranti e non già anche un paese di oppressori razzisti, perché nessun senso di colpa/responsabilità può essere innescato nella coscienza nazionale. Gli italiani sono sempre stati vittime della storia. Vittime della povertà, dell’ignoranza, di Mussolini, di Hitler, degli Americani, del Pentapartito, di Berlusconi, di Grillo… Vietato voltarsi indietro per cercare qualcosa di più. Gli unici eroi possibili sono i poliziotti e i giudici antimafia, i tutori della legalità contro i cattivi mafiosi.</p>
<p>Ma prima della legalità ci sarebbe la giustizia, l’equità. Il giusto e l’ingiusto. Concetti assai più complessi, che implicano una presa in carico di responsabilità, appunto, ben più della mera ubbidienza e applicazione delle leggi, che in certi momenti storici sono state anche leggi speciali e leggi razziali, e sono state combattute da bande di illegali.</p>
<p><em>It’s not fair</em>. In Gran Bretagna i conti con il passato qualcuno li ha fatti e continua a farli. E nell’epoca degli attentati e del sindaco musulmano di Londra il più geniale regista britannico fa un film in cui afferma la necessità di salvarsi il culo il più collettivamente possibile. Nolan ci dice che il valore aggiunto sta in questo: nel farlo. È in quell’agire per salvare il prossimo che si riafferma l’umanità contro il nazismo, ma anche contro il cinismo e la realpolitik (Churchill si sarebbe accontentato di salvare un decimo di quei ragazzi).</p>
<p>Assunzione di responsabilità, anche tra le generazioni. Quella del borghese già attempato che dice più o meno: «Sono stati uomini della mia età a mandarvi in guerra, non vedo perché adesso non dovremmo cercare di salvarvi.» Si dovrebbe accostare questo gentleman, che con la sua barca da diporto e senza nemmeno allentare il nodo alla cravatta sfida la Luftwaffe e la Kriegsmarine per salvarne quanti più possibile, a figure prosaiche come Poletti e Minniti, per vedere l’effetto che fa.</p>
<p>Così come bisognerebbe considerare che il film di Nolan dice una cosa chiara e tonda. L’antiumano va combattuto senza quartiere, dentro e fuori di noi. Sappiamo che sarà una lotta lunga, generata da una sconfitta, da una rotta, quella nella quale ci troviamo e nella quale si trovò l’Europa nel 1940, sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo gli anni di liberismo selvaggio e dopo gli anni della crisi del liberismo; dopo i diktat e i commissariamenti della BCE; davanti non abbiamo le meravigliose sorti e progressive dell’Europa Unita, già morta e sepolta. Abbiamo anni di lotta durissima contro il nuovo nazismo sorgente su entrambe le sponde dello «scontro di civiltà», con la consapevolezza che l’unico scontro di civiltà da combattere è proprio questo.</p>
<p>Si tratta di resistere alle pulsioni che risorgono dalle fogne in cui erano state sprofondate. Il cinismo o la sprovvedutezza di chi seguita a parlare del nazifascismo come di qualcosa pertinente il passato, sono parte consistente del problema. A spaventare non è <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2016/06/casapound-rapporti-con-lestrema-destra-nel-ventre-del-partito-renziano/">la <em>liaison</em> con gruppi o gruppetti di estrema destra</a> ormai perpetrata da vari esponenti del sedicente centrosinistra, e nemmeno la consistenza numerica dei suddetti gruppi, quanto piuttosto il fatto che questa apertura all’antiumano in nome del post-ideologico strizza l’occhio a pensieri e atteggiamenti che si diffondono nella società. La società postmoderna che si vuole aconflittuale e dove c’è posto per tutti.</p>
<p>La politica miserabile non fa che adeguarsi. Invece di chiamare alla resistenza gli uomini e le donne di buona volontà, invece di rafforzare la barriera culturale e politica, preferisce blandire l’onda montante dell’odio per gli straccioni stranieri, assai meno impegnativo e più facile da gestire dell’odio per le banche (dai risvolti sistemici e anticapitalistici), durato appena qualche anno.</p>
<p>Ecco allora che il film di Nolan rappresenta bene dove siamo adesso. Su una spiaggia desolata, bersagliati da ogni parte da bombe e proiettili e pulsioni antiumane. Non ancora annientati, però. Anche dalla più cupa sconfitta infatti può nascere una vittoria. Dunque, senza fanfare e senza enfasi retorica, dalla spiaggia di Dunkirk è ancora possibile e necessario dirsi l’un l’altro – e far sapere al nemico – che non ci arrenderemo mai.</p>
<p><a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2017/09/dunkirk/#comment-30987">Wu Ming 4 &#8211; da Giap</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/its-not-fair-note-dunkirk/">It&#8217;s not fair. Note su Dunkirk</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Cavaliere Oscuro ritorna, ma è di destra o di sinistra?</title>
		<link>https://www.civiltalaica.it/cms/il-cavaliere-oscuro-ritorna-ma-e-di-destra-o-di-sinistra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alexjc]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2012 16:47:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[300]]></category>
		<category><![CDATA[batman]]></category>
		<category><![CDATA[christian bale]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cristopher nolan]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[j mnemonic]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.civiltalaica.it/cms/?p=10764</guid>

					<description><![CDATA[<p>Batman è tornato nelle sale cinematografiche per concludere maestosamente la trilogia diretta da Cristopher Nolan. Dopo aver visto l’anteprima dell’ultimo capitolo possiamo dire che i tre film di Nolan rendono finalmente giustizia ad uno degli eroi di carta più popolari del mondo; speriamo che adesso si possano relegare per sempre nel dimenticatoio i tristi esperimenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-cavaliere-oscuro-ritorna-ma-e-di-destra-o-di-sinistra/">Il Cavaliere Oscuro ritorna, ma è di destra o di sinistra?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Batman è tornato nelle sale cinematografiche per concludere maestosamente la trilogia diretta da Cristopher Nolan. Dopo aver visto l’anteprima dell’ultimo capitolo possiamo dire che i tre film di Nolan rendono finalmente giustizia ad uno degli eroi di carta più popolari del mondo;<span id="more-10764"></span><img decoding="async" class="alignnone" title="batman" src="http://lanfrancocaminiti.files.wordpress.com/2012/07/batman.jpg" alt="" width="311" height="194" /> speriamo che adesso si possano relegare per sempre nel dimenticatoio i tristi esperimenti precedenti di Tim Burton con un Michael Keaton improponibile (salviamo per carità di patria Jack Nicholson nei panni del Joker e Michelle Pfeiffer in quelli di Catwoman) e i seguiti assolutamente senza senso interpretati prima da Val Kilmer e poi da George Clooney.</p>
<p>Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro e Il Cavaliere Oscuro &#8211; il ritorno hanno portato finalmente sullo schermo l’atmosfera apocalittica dei fumetti (con chiaro riferimento a quelli aventi come autore principale Frank Miller) rispettandone spirito, regole e filosofia.</p>
<p>La trilogia si regge essenzialmente sul pilastro centrale, il secondo capitolo, che, oltre al cast stellare con Christian Bale nei panni dell’uomo pipistrello, Gary Oldman (commissario Gordon), Morgan Freeman (J. Fox) e Michael Caine (il maggiordomo Alfred) si è potuto avvalere anche della magistrale interpretazione del mai abbastanza rimpianto Heath Ledger nei panni del Joker (premio oscar postumo per questa interpretazione).</p>
<p>Il terzo capitolo era forse il più complesso da realizzare, in primo luogo perché portava sulla scena il criminale che sconfisse Batman nei fumetti ovvero Bane e poi perché doveva chiudere in modo convincente la trilogia.</p>
<p>Possiamo dire che l’impresa è riuscita. Forse non tutti i dettagli saranno al posto giusto per i puristi del fumetto, ma dal punto di vista cinematografico il film è pressoché perfetto, evitiamo di svelare i dettagli della trama che vede Gotham City (fin troppo facile identificarla con New York) assediata da una pseudo rivoluzione guidata da criminali.</p>
<p>Ora il tema che lasciamo volentieri approfondire ai fomentatori di polemiche sterili in cerca di spazio sui quotidiani nazionali è l’annosa domanda se Batman sia di destra o di sinistra, domanda vecchia ormai come il cucco e riproposta ogni qualvolta la storia di un eroe o di un gruppo di eroi raggiunge il successo. è avvenuto con Tex, con l’uomo ragno, con i vendicatori etc.</p>
<p>Sinceramente queste discussioni non ci appassionano più di tanto, perché se è pur evidente che certe storie abbiano un retrogusto più reazionario e militarista di altre (parliamo ad esempio di 300) quello che dovrebbe essere lapalissiano è che ogni autore ha il diritto di mettere le sue convinzioni politico-filosofiche nella storia che sta scrivendo. Così se Watchmen di Alan Moore è quasi un inno all’anarchia e l’apoteosi del complottismo, 300 e Batman probabilmente possono essere letti in chiave più reazionaria. Diciamo probabilmente però per vari motivi.</p>
<p>Il primo che ci viene in mente è che molti commentatori “di sinistra” pronti a denunciare la propaganda militaristica di 300 dimenticano che il mito dell’eroe militare non è cultura esclusiva di destra; basta ricordare i legittimi miti della resistenza italiana o tanto per fare un esempio internazionale quello di Vassili Zajcev in Unione Sovietica.</p>
<p>Il secondo è che è sempre difficile catalogare eroi fumettistici che per loro natura sono essenzialmente anarchici e restii ad ogni forma di catalogazione. Lo stesso Batman / Bruce Wayne che dovrebbe essere l’esempio dell’eroe di destra <em>ipso facto</em> in realtà ha una natura molto complessa sovvenziona: con i suoi soldi ricerche per le energie alternative, toglie dai militari le tecnologie che giudica troppo pericolose e sovvenziona il welfare nella sua città.</p>
<p>Insomma lasciamo volentieri ad altri la discussione su quale eroe dei fumetti sia positivo e quale sia negativo, per noi le storie vanno comunque assaporate quando sono raccontate bene ed in questo senso la trilogia di Cristopher Nolan lo è certamente.</p>
<p><strong>J. Mnemonic</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.civiltalaica.it/cms/il-cavaliere-oscuro-ritorna-ma-e-di-destra-o-di-sinistra/">Il Cavaliere Oscuro ritorna, ma è di destra o di sinistra?</a> proviene da <a href="https://www.civiltalaica.it/cms">Associazione Culturale Civiltà Laica</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
